martedì , 29 Novembre 2022
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Louise Gaarmann dalla Danimarca al Museo della Ceramica di Mondovi

Sarà possibile ammirare sino al 2 giugno al Museo della Ceramica di Mondovì le ceramiche dell’artista Louise Gaarmann (1975) realizzate nell’ambito del progetto Turning Tables. The Memory of a Landscape, a cura di Elena Inchingolo e Paola Stroppiana.

Louise Gaarmann

Il progetto nasce nell’ambito del Grant Danish Crafts and Design Abroad, istituito dalla Danish Arts Foundation, ed è stato possibile grazie alla collaborazione del Museo della Ceramica di Mondovì, partner ospitante del progetto, e al sostegno dell’Ambasciata di Danimarca in Italia.

L’inedita proposta si è articolata in differenti fasi: la possibilità per l’artista danese Louise Gaarman di usufruire di una residenza d’artista di due settimane presso il Museo della Ceramica e la sua Unità Produttiva, una lecture organizzata in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino in cui ha illustrato il suo approccio alla materia e  infine una mostra inserita nel percorso espositivo del Museo della Ceramica in cui l’artista ha presentato i lavori realizzati nel corso della residenza.

Il Museo della Ceramica di Mondovì è stato inaugurato il 12 dicembre 2010 nelle splendide sale del settecentesco Palazzo Fauzone di Germagnano. Il Museo ospita l’allestimento permanente delle collezioni ceramiche distribuite nelle 17 sale dei piani nobili del Palazzo. Sono esposti oltre seicento pezzi ceramici distribuiti su quasi 600 metri quadrati; duemila pezzi sono poi custoditi nei depositi visitabili, destinati a studiosi, collezionisti, cultori della materia. Le ceramiche provengono dalle collezioni di Marco Levi (1910-2001), ultimo proprietario e direttore della fabbrica “Vedova Besio e figlio”, e di Carlo Baggioli. Quella di Baggioli – la più ricca collezione di ceramiche del distretto monregalese – era stata acquistata negli anni Novanta del secolo scorso da Marco Levi, che l’aveva poi donata insieme alla propria alla Fondazione Museo della Ceramica “Vecchia Mondovì”. Sin da allora Marco Levi dsesiderava trasmettere la memoria storica di una plurisecolare esperienza.

Oggi il Museo vuole rendere viva questa memoria collegandola al tempo presente attraverso nuove dinamiche legate al mondo della produzione, della formazione giovanile specializzata, della creazione artistica contemporanea. Questo è reso possibile anche grazie alla presenza di un’Unità Produttiva attrezzata per realizzare tutte le fasi del ciclo della ceramica, in grado di permettere e favorire la sperimentazione di artisti contemporanei in occasione di progetti espositivi o residenze d’artista.

Il progetto presentato dalle curatrici e dall’artista Louise Gaarmann, vincitore del Grant, ha proposto, come suggerito dall’espressione idiomatica inglese che rimanda ad un rovesciamento di prospettive, una “tavola nuova” contemporanea, riccamente addobbata di ceramiche. Il lavoro, come nelle intenzioni del progetto, è stata pensato in dialogo e allo stesso tempo in corto-circuito con gli oggetti presenti nel percorso del Museo ospitante, la maggior parte dei quali proprio destinati alla tavola, creando nuove chiavi di lettura per il visitatore e testimoniando con forza il ruolo protagonista della ceramica nell’ambito delle espressioni artistiche antiche e contemporanee.

Di comune accordo con le curatrici e la direttrice del Museo, Christiana Fissore, Louise Gaarman ha scelto di lavorare sui temi del paesaggio e della tavola, riflettendo specificatamente sull’idea del cibo come esito della stretta relazione con il paesaggio e la natura. Natura che l’artista ha lungamente ammirato dalle finestre del Museo, che, data la posizione rilevata, si aprono a perdita d’occhio sulle colline delle Langhe sino alle Alpi: un profilo molto diverso dal paesaggio danese, elemento che per lei è stato ulteriore spunto di riflessione e motivo di ispirazione.

Louise, grazie ad un assiduo lavoro nell’Unità Produttiva, di cui ha apprezzato funzionalità e gestione, ha realizzato una serie di piatti e tazze la cui diretta ispirazione proviene da una personale memoria del paesaggio, filtrata dalla propria cultura, e “ripensata” grazie all’utilizzo degli stampi in gesso della collezione storica del Museo: i piatti possono evocare un campo o assumere le forme di un  arcobaleno; ogni tazza può ricordare una cascata o le gocce di pioggia sulla superficie di un lago.

I sottopiatti si ispirano a nuvole e montagne, i cucchiai diventano piccole api. Grazie alle terrecotte soffici pressate negli stampi ha realizzato più elementi in sovrapposizione da utilizzare come moduli, ‘blocchi’ da impilare per costruire nuove forme e visioni, alberi, fiori, e poetiche ed eteree e montagne stilizzate, che andranno ad arricchire la collezione permanente del Museo. I colori scelti sono stati il blu e il bianco, in omaggio alla Royal Copenhagen e alla ceramica di Mondovì, entrambe caratterizzate storicamente dalla medesima palette cromatica: un ulteriore elemento di incontro fra le due culture, un fil rouge tra Italia e Danimarca che ha arricchito il progetto.

Per info 

Museo della Ceramica di Mondovi

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