A Torino, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia dà il via alla sua programmazione estiva inaugurando la direzione artistica di François Hébel. E lo fa con un debutto assoluto: la prima grande retrospettiva in Italia dedicata a Harry Gruyaert, maestro belga della fotografia contemporanea e celebre membro dell’agenzia Magnum Photos. Questa mostra celebra un pioniere che, tra gli anni Settanta e Ottanta, ha rivoluzionato radicalmente il linguaggio visivo europeo.

In un’epoca in cui la fotografia d’autore era rigorosamente celebrata in bianco e nero, Gruyaert compie una scelta controtendenza. Insieme a giganti americani come Saul Leiter e William Eggleston, decide che il colore deve avere una dimensione puramente creativa, percettiva ed emotiva. Nelle sue mani, la luce cromatica diventa lo strumento per costruire una visione fortemente grafica e autonoma del mondo.
Il viaggio della retrospettiva si apre a Londra, nel 1972, con la celebre serie “TV Shots”. Influenzato dalla Pop Art e dall’immaginario televisivo, Gruyaert manipola l’antenna del suo televisore, trasformando i programmi trasmessi in composizioni vibranti e astratte. Le Olimpiadi, le commedie e i primi passi dell’uomo sulla Luna si trasformano così in icone di una nuova cultura visiva, simbolo di una televisione che in quegli anni si reinventava proprio attraverso il colore.

Il percorso si sposta poi nella sezione “Francia-Belgio”, tra la sua terra natale e Parigi. Qui Gruyaert impara a modellare territori inizialmente difficili da interpretare, sfruttando le insegne commerciali, gli oggetti dai colori vivaci anni Settanta e le geometrie industriali.
Ma la vera svolta espressiva arriva con la sezione “Sud”. Il Marocco è per lui una vera rivelazione visiva. La luce abbacinante, le ombre profonde e le tonalità vellutate ridefiniscono la sua poetica, spingendolo a viaggiare dall’Egitto all’India, dalla Spagna alla Turchia, fondendo la presenza umana con l’architettura in un’esperienza sensoriale avvolgente.

Questa straordinaria ricerca estetica trova uno sbocco inaspettato anche nel mondo del lavoro. Nella sezione “Industrie”, scopriamo le immagini realizzate per campagne aziendali e opuscoli finanziari. Gruyaert trasforma centrali nucleari, laboratori e impianti siderurgici in composizioni quasi astratte, dominate da contrasti cromatici e rigore geometrico.

Una tensione visiva che si riflette perfettamente nel dialogo di “Est incontra Ovest”. Da un lato, i colori artificiali e seducenti del sogno americano; dall’altro, le atmosfere spoglie e incerte della Russia post-sovietica. Il colore si fa così strumento di lettura politica e sociale.
Verso la fine del percorso, la mostra affronta la sfida della ripetizione. Come realizzare un’immagine originale di paesaggi già infinite volte fotografati? Nella serie “Litorali”, le coste diventano una sfida visiva che Gruyaert risolve riducendo tutto all’essenziale. Cielo, sabbia, mare e orizzonte costruiscono immagini minimali e sospese.

La retrospettiva di Harry Gruyaert a CAMERA non è solo una mostra, ma un invito a guardare il mondo con occhi nuovi. Un’esperienza visiva totale, visitabile a Torino dal 18 giugno al 4 ottobre 2026. Da non perdere.
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