giovedì , 11 Agosto 2022
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La Via del Teatro a Milano, Il Teatro Out Off – Intervista a Mino Bertoldo e Roberto Traverso

‘Fare Teatro a Milano’: L’offerta teatrale è fatta di tante diverse identità o si sta uniformando? Si cerca di catturare più pubblico possibile? I teatri con una sola sala rischiano di perdere la propria identità? Continua il Reportage La Via del Teatro a Milano con l’intervista a Mino Bertoldo e Roberto Traverso, Direttori artistici del Teatro Out Off di Milano.

Per voi anche le anticipazioni della nuova Stagione 2019-2020.

Fare Teatro

“In generale, manca attenzione da parte dei mezzi di comunicazione.  Il Teatro dovrebbe essere un tema del quotidiano. Un’occasione di profonda riflessione sulla qualità del nostro agire e del nostro vivere. Dovremmo sentire l’esigenza di notizie sulla cultura, tanto quanto di quelle su attualità e cronaca.
Manca l’approfondimento, si resta in superficie.
Un altro punto abbastanza squalificante sono i numeri. Numeri alti, di pubblico o di cassa, purtroppo quasi automaticamente fanno sottintendere ‘è andata bene’, non è sempre così, non è l’unico fattore da considerare. La quantità sta portando più verso un Teatro consolatorio, quando il Teatro dovrebbe invece scatenare le contraddizioni e far emergere difficoltà o bisogni veri e autentici.
Manca la vera critica teatrale. Il critico teatrale è la figura che ad un certo punto interviene, riporta a una visione più complessiva dando il giusto valore a chi fa Teatro.  Non ci si improvvisa drammaturgo, regista, attore, tecnico… è un mestiere.  Altrimenti sembra che chiunque con un po’ di pubblico possa fare Teatro.
Invece il Teatro è una forma d’arte intima, rituale, da vivere con molto rispetto. Quando il Teatro riesce a muovere in noi qualcosa, allora ha fatto il suo lavoro.
C’è chi fa tutto questo, però ho purtroppo l’impressione che oggi siano meno ascoltati, meno seguiti, meno sostenuti.”
Mino Bertoldo

a Milano

“Il mercato teatrale a Milano è cambiato, una volta ogni sala aveva un’identità precisa, oggi esistono le multisale frequentate da un pubblico che assorbe potenzialmente tutti i diversi interessi e le categorie di spettatori. Il Piccolo Teatro, il Franco Parenti e l’Elfo Puccini insistono non più su un solo segmento di pubblico, ma su tutti. Una volta gli appassionati di Teatro tradizionale frequentavano queste grandi istituzioni milanesi. Il Piccolo in particolare era specializzato nell’offerta di spettacoli internazionali, che oggi invece troviamo anche al Franco Parenti e all’Elfo. Oggi tutti e tre i Teatri offrono anche una programmazione di testi e di gruppi sperimentali. Insomma, c’è un po’ un rimescolamento delle carte. E quindi cosa succede? I Teatri che hanno una sola sala, e quindi un’unica proposta, devono confrontarsi con chi invece ha la possibilità di insistere su tutti i segmenti di pubblico, rischiando di perdere la propria identità. Ad esempio, noi siamo stati per tanti anni, e lo siamo ancora, il punto di riferimento per la drammaturgia contemporanea e il nuovo Teatro, ma naturalmente se anche il Piccolo Teatro diventa competitor di questo segmento e anche il Franco Parenti e anche Elfo Puccini, la nostra specificità risulta meno efficace e soprattutto meno riconoscibile dal pubblico. D’altro canto, se noi come Teatro generalista inserissimo all’interno della nostra programmazione spettacoli più trasversali, per un pubblico meno specializzato e specialistico, nella concorrenza con gli altri Teatri risulteremmo inevitabilmente perdenti.” Roberto Traverso

Milano e il mondo

“Milano è poco Internazionale è vero, ma non c’è un unico problema, ce ne sono tanti, e quindi andrebbero affrontati come sistema. E’ necessario innanzitutto avere più risorse per far venire qui compagnie internazionali, non è così automatico. Bisognerebbe attivare una serie di collegamenti, di servizi e di possibilità da offrire agli artisti stranieri, che ovviamente in questo momento non ci sono.
Certamente all’estero sono in generale abituati meglio, anche rispetto al pubblico che è più acculturato e segue di più il Teatro. E’ un pubblico che va a vedere autori nuovi con la stessa curiosità con cui forse qui si va al cinema a vedere l’ultimo film d’autore. Ci sono più opportunità per i giovani, più visibilità, c’è tutta una struttura che premia la creatività anche contemporanea. Insomma, da noi c’è un po’ un’idea radicata che il pubblico sia solo interessato al classico o alla sua riscrittura, e questo porta  ad una stagnazione e omologazione delle produzioni. Anche le compagnie giovani devono confrontarsi con questo per essere ascoltate. Ovviamente qualcuna riesce a sfondare e ad essere apprezzata, ma ce ne sono tante, e anche brave, che fanno una fatica tremenda.” Roberto Traverso

Milano e Roma

“Io credo che, nel modo di fare Teatro, Milano sia un po’ più avanti e più vivace rispetto a Roma, ma non sempre questo viene riconosciuto in termini di contributi ministeriali. D’altro canto, i teatranti Romani hanno in casa il Ministero, e quindi la possibilità di essere ascoltati e magari, ripeto magari, di essere anche considerati. Alcuni aspetti logistici, come la facilità nel raggiungere i Teatri a Milano attraverso i mezzi pubblici, sembrano marginali rispetto all’argomento Teatro, mentre invece sono molto importanti nell’organizzazione del tempo libero di chi vuole andare a Teatro. Sono considerazioni soggettive, ovviamente, raccolte soprattutto dai colleghi romani che vengono a Milano.” Roberto Traverso

 

Iniziative per il Teatro a Milano

“Un’altra delle cose che ci differenzia da Roma è che Roma ha il Fringe Festival, importante festival mondiale di spettacolo dal vivo, che forse manca a Milano.
Fino al 2017 c’è stato IT Independent Theatre Festival, che ha visto passare centinaia e centinaia di compagnie nate con la speranza di raggiungere qualcosa. Si percepiva una presenza giovanile molto alta. Ragazzi appena usciti dalle accademie che insieme producevano un piccolo spettacolo. Un festival ovviamente da rivedere in alcuni punti, non c’era ad esempio un filtro sufficiente, si poteva vedere dalla compagnia amatoriale a quella più strutturata. Era in ogni caso un’occasione di aggregazione, anche finalizzata alla creatività artistica, che partiva dal basso, e non mi sembra una cosa secondaria. Gli ideatori di IT credo si siano fermati perché volevano rinnovarne la formula. Spero che qualcuno riprenda in mano il testimone, creando un evento vicino al Fringe Festival, che metta in risalto quello che nasce di nuovo e che allo stesso tempo colga l’esperienza di IT.” Roberto Traverso

La formazione per Fare Teatro a Milano

“Decine di scuole private sfornano tutti gli anni centinaia di illusioni.  Ragazzi che hanno solo volontà di protagonismo, di essere in scena e non di guardare. Questo è un pericolo grandissimo. Ci vuole più preparazione, conoscenza, amore per il Teatro e sostegno ai talenti.”  Mino Bertoldo

 

Il pubblico – I giovani

“Ci sono giovani interessati al Teatro e che desiderano approfondire, ma sono molto pochi e non sono preparati. Uno spettacolo come Sarah Kane con Elena Arvigo ha visto una partecipazione molto alta di giovani intorno ai 20 anni.  Se seguissimo una logica di pubblico o di cassa, questo risultato positivo dovrebbe spingerci a continuare e sfruttare l’attenzione da parte dei ragazzi per questo tipo di spettacolo. Di certo, invece, faremo in modo di affrontare temi che li riguardano, ma che magari non passano attraverso i social. Forse perché sono di un’altra generazione, ma penso che i social in molti casi siano pericolosi e dannosi.”  Mino Bertoldo

La Nuova Stagione 2019-2020

“Non capita mai che io dica quello che deve essere fatto, perché Direttore Artistico; si sente piuttosto un bisogno condiviso di fare e le proposte che arrivano sono numerose. A quel punto scattano considerazioni di natura tecnica, economica, di disponibilità dell’autore e così via.”Mino Bertoldo

“Nei nostri progetti sentiamo la necessità, come una missione, di fare riferimento a quella che è la nostra storia iniziata alla fine degli anni ’70. Le nostre radici affondano in un Teatro che interloquiva con le altre forme d’arte: l’arte visiva, la musica, la poesia. La nostra storia è un cross over artistico, all’inizio al centro erano le arti poi il Teatro, che si è rafforzato sempre di più fino a diventare il punto di riferimento di tutto il resto. Questo è uno dei nostri baluardi, però non possiamo essere soltanto un Teatro di nicchia. La città ormai ha bisogno di Teatri che si confrontino tra loro e con il pubblico. Nella nostra programmazione ci sono spettacoli che vanno in questa direzione e altri ‘più tradizionali’, però la nostra impronta c’è sempre.

Un progetto molto importante, che caratterizzerà la nostra prossima stagione, è dedicato alla caduta del muro di Berlino. Nella stagione ‘90/’91 abbiamo proposto una trilogia di autori dell’Est che raccontavano quello che succedeva al di là del muro, prima della sua caduta. Quest’anno abbiamo deciso di rimetterli in scena nella stessa identica formula. Si terrà a Novembre, il mese in cui si celebra l’anniversario dei trent’anni dalla caduta del muro.

Al di là dei muri:
Memorandum di Václav Havel
Verso Cassandra di Christa Wolf
LOrazio di Heiner Müller
Tre spettacoli di tre autori che raccontano il muro dall’altra parte della cortina. Parlano di quella crisi e del momento in cui il muro era diventato insopportabile, criticando aspramente la società e le autorità. Verso Cassandra e L’Orazio lo fanno attraverso una metafora classica, mentre Memorandum attraverso una metafora surreale. Havel fa riferimento in modo molto divertente e grottesco a una burocrazia iper-tecnologica. La “tecnocrazia” era agli albori, ma già si capiva che avrebbe condizionato la nostra esistenza. Non potevano dire ciò che volevano, per via della censura e del rischio di andare in galera. Questi testi sono universali e hanno significato anche per noi in un momento storico dove nuovi muri vengono eretti, se non reali come quello del Messico, sicuramente culturali o ideologici.
I tre spettacoli saranno messi in scena da un unico regista Maurizio Schmidt, che aveva già lavorato con noi al progetto nel ‘90/’91  insieme a Elisabetta Vergani, attrice che comparirà in tutti e tre i lavori.

La Stagione inizia a fine Settembre con la seconda edizione della rassegna realizzata insieme alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi: Nuovi Incroci, dal 25 settembre. Tre autori stranieri contemporanei mai rappresentati in Italia – un Rumeno, un Ceco e uno Spagnolo – vengono messi in scena da tre giovani registi della Scuola, ancora diplomandi, con attori professionisti importanti: Giovanni Battaglia, Marco Cacciola, Monica Bonomi, solo per citarne alcuni.

Volendo, invece, fare una carrellata di quelle che saranno le nostre produzioni della prossima stagione, avremo dall11 al 20 Ottobre Elena Arvigo, che interpreta e fa la regia di Il Dolore, un testo tratto dai Diari di Marguerite Duras che racconta l’attesa e la paura per il marito rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau. Questo testo, prodotto insieme a Elena Arvigo, è stato già rappresentato a Roma con la nostra collaborazione.

Riprenderemo Il sogno di un uomo ridicolo di Dostoevskij, che quest’anno ha avuto un particolare successo sia di pubblico che di critica, con Mario Sala straordinario in questo lavoro e la regia di Lorenzo Loris.

A Gennaio 2020 Lorenzo Loris curerà la regia anche dello spettacolo dal titolo Altre storie d’amore.  Si tratta di due racconti Ancora tre notti insonni  di Caryl Churchill e Non mi ricordo più niente di Arthur Miller. 

Roberto Trifirò interpreta e segue sia regia che adattamento di La tana di Kafka, il suo ultimo racconto, a cui ha dato il titolo Confessioni di un roditore. Un testo grottesco, un incubo che  a tratti assume  quasi una dimensione comica tanto è esasperata la dimensione dell’uomo-talpa, ma che esprime una condizione umana terribile di un uomo che è ossessionato dal pericolo di un nemico senza la prova certa della sua esistenza.

Per la settimana del 25 aprile 2020 ospiteremo i due spettacoli “bandiera” di Renato Sarti: Nome di battaglia Lia e Mai morti. La singolarità è che Mai morti è interpretato da quasi 20 anni da Bebo Storti.

Non posso non citare Uno nessuno centomila l’ultimo lavoro di Lorenzo Loris, che affronta per la prima volta Pirandello mettendo in scena il suo più importante romanzo. Lorenzo Loris insiste sul rapporto tra teatro e letteratura, è una scelta artistica che lo caratterizza da una decina d’anni. Ha affrontato Gadda, Calvino, Moravia, cercando proprio i grandi autori che avessero un rapporto con il teatro molto forte nella loro scrittura e Pirandello forse è quello che lo ha di più in assoluto. Drammaturgo, scrittore, filosofo Pirandello è tutto insieme. Loris ha creato una sorta di manifesto in cui si ritrova la dimensione pirandelliana completa.

Un altro progetto particolare, che si terrà fuori dalla nostra sede, è la Rassegna Liquida ed è legato alla collaborazione con la Centrale dell’acqua, che ha una bellissima sede in un edificio storico a 200 metri dal Teatro. Iniziata già in primavera, questa prima edizione si concluderà con 4 monologhi. La Gilda del Mac Mahon di Giovanni Testori fa riferimento al mito degli gli Stati Uniti che c’era in quegli anni. Autobahn di Pier Vittorio Tondelli con Mario Sala è una sorta di On the road per l’Italia. Zitti tutti!  di Raffaello Baldini è uno sproloquio dove Baldini ce l’ha con tutto il mondo e sembra che non esista più alcun valore umano di riferimento neanche logico. Scoppi urla risate di Lawrence Ferlinghetti è recital di poesie di Roberto Trifirò del grande poeta americano che idealmente mettiamo in relazione agli altri autori.
La rassegna Liquida si rifà al concetto di modernità liquida di Zygmunt Bauman, dove la società perde i suoi valori e comincia a non avere più punti fermi. Ci siamo chiesti anche quando è iniziato questo processo? Ovviamente è iniziato molto prima, agli inizi del Novecento con la crisi delle ideologie, con la destrutturazione del linguaggio, con la trasformazione economica industriale, con la società dei consumi, ecc. La rassegna è un viaggio, anche contraddittorio, alla scoperta di un tracciato di questa progressiva liquefazione della nostra identità culturale.”
Roberto Traverso

 

Teatro Out Off
via Mac Mahon, 16
Milano
www.teatrooutoff.it

About Diana Cicognini

Diana. Dea cacciatrice! Il mio territorio è Milano, la mia preda l'Arte ... che racconto, scrivo, disegno e metto in mostra. Giornalista pubblicista, la mia Nikon mi accompagna sempre per testimoniare la bellezza e là dove il mio obiettivo fotografico non arriva...un grazie dichiarato ad artisti, gallerie ed uffici stampa che mi concedono "uno scatto" per le mie parole.

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