Sodoma: l’eccentrico conquistatore del Rinascimento

Dal 31 marzo al 6 settembre 2026, le sale della Fondazione Accorsi-Ometto di Torino  si aprono per ospitare un evento atteso da quasi ottant’anni: una grande retrospettiva dedicata a Giovanni Antonio Bazzi, passato alla storia con l’enigmatico soprannome di “il Sodoma”.

Non si tratta solo di una mostra, ma di un viaggio filologico che intende restituire complessità a una figura spesso confinata ai margini dei grandi manuali, ma che fu in realtà un protagonista assoluto della “maniera moderna”. L’esposizione si concentra sulla sua fase ascensionale: quel periodo frenetico e sperimentale che lo vide partire dalle province piemontesi per arrivare alla conquista dei grandi centri del Rinascimento italiano.

La vicenda artistica di Bazzi ha inizio nel 1490 a Vercelli. Documenti d’archivio eccezionali, come il contratto originale di apprendistato presente in mostra, ci riportano alla bottega di Giovanni Martino Spanzotti. Qui, il giovane Giovanni Antonio assorbe il rigore della tradizione locale, ma dimostra presto un’inquietudine intellettuale che lo spinge oltre i confini del Piemonte.

Nella prima sezione della mostra il confronto con artisti come Defendente Ferrari e Alvise De Donati rivela un artista che sta già elaborando un linguaggio proprio. La recente scoperta della Sacra Famiglia con san Giovanni Battista e un angelo, esposta qui per la prima volta, testimonia una maturazione precoce, dove la solidità plastica inizia a fondersi con una ricerca atmosferica più sottile.

Il percorso espositivo ci conduce poi verso la Milano leonardesca. È un passaggio cruciale. L’incontro con l’arte di Leonardo da Vinci e dei suoi seguaci, come Boltraffio e Zenale, trasforma radicalmente lo stile di Bazzi. Il “chiaroscuro” leonardesco e lo studio dei moti dell’animo diventano strumenti fondamentali nelle sue mani.

Opere come il Compianto sul Cristo morto del 1503 mostrano come Sodoma sia stato capace di assorbire la lezione lombarda per tradurla in una drammaticità nuova, sensuale e talvolta eccentrica. È in questo momento che il pittore smette di essere un allievo di provincia per diventare un interprete originale della modernità, capace di sfidare i maestri sul terreno della psicologia e della resa dei volti.

Ma è la direttrice verso sud a segnare la consacrazione definitiva. Tra il 1503 e il 1508, Sodoma si sposta nel Senese, lavorando ai grandiosi cicli di affreschi di Sant’Anna in Camprena e del chiostro di Monteoliveto Maggiore. La mostra documenta questo passaggio attraverso opere rare, come le due Pietà provenienti da prestigiose collezioni romane e senesi.

A Siena, Bazzi trova la sua patria elettiva, ma è a Roma che la sua ambizione incontra i grandi committenti, primo fra tutti il banchiere Agostino Chigi. In questi anni, il confronto con Pintoricchio e la nascente stella di Raffaello produce un corto circuito creativo straordinario. Sodoma non imita, ma rielabora: la sua Allegoria dell’Amor Celeste e il tondo della Natività mostrano una sintesi unica tra la grazia umbra e una stravaganza compositiva che Giorgio Vasari, pur criticandone il carattere bizzarro, non poté fare a meno di ammirare.

Verso la fine del percorso, si giunge alle opere della piena maturità. La Morte di Lucrezia, prestito della Galleria Sabauda, restituisce l’immagine di un artista che ha saputo dominare la scena del suo tempo con una pittura colta e allo stesso tempo sfrontata.

Sodoma fu un artista di rottura. La sua capacità di mescolare il sacro con una bellezza talvolta ambigua, il suo amore per gli animali esotici e la sua vita fuori dagli schemi ne fecero un personaggio leggendario. Questa mostra, però, invita a guardare oltre l’aneddoto biografico per riscoprire il rigore della sua produzione iniziale, la sua capacità di tessere dialoghi tra Torino, Milano, Siena e Roma.

“Alla conquista del Rinascimento” non è solo il titolo di una mostra, è il riassunto di un’esistenza interamente dedicata al superamento dei limiti stilistici del proprio tempo. Un’occasione irripetibile per riscoprire, nel cuore di Torino, uno dei geni più originali e affascinanti della storia dell’arte italiana.

About Valdemaro Brakus

Direttore di Canale ARTE si occupa di giornalismo e scrittura dai tempi del liceo. Appassionato di video e fotografia realizza reportage sull'universo arte e su qualunque altra cosa gli piaccia. Fa anche l'attore quindi non è dato sapere se è uno, nessuno o centomila.

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