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I gioielli di Sophia Vari da Elisabetta Cipriani a Londra in un’imperdibile mostra omaggio

Fino al 7 luglio Elisabetta Cipriani rende omaggio a Sophia Vari, la grande artista di origine greca, recentemente scomparsa. In mostra una serie di gioielli d’artista, alcuni dei quali pensati espressamente per l’esposizione londinese e realizzati per la prima volta con materiali come resina e amaranto, un legno esotico di grande resa cromatica e materica.

Sophia Vari

Per la prima personale di Sophia Vari in galleria Elisabetta Cipriani presenta oltre 40 gioielli – di cui 13 realizzati dall’artista in esclusiva per la mostra: vere e proprie sculture indossabili, realizzate in diversi materiali, dal marmo alla resina, dall’oro e l’argento, al legno: da qui il titolo “Tutti i medium sono nobili”, che ricorda la versatilità e l’attitudine alla materia della grande artista greca, moglie di Fermando Botero, scomparsa lo scorso 5 maggio.

Sophia, pittrice e scultrice, è nota in tutti il mondo per le sue sculture, spesso di dimensioni monumentali, esposte in molti luoghi pubblici nelle principali città del mondo: forme complesse che spesso rimandano alla figura umana, nelle quali sono riconoscibili diverse influenze dalla storia dell’arte, elementi cubisti, la scultura dei Maya, degli Egizi, persino dei precisi riferimenti all’arte cicladica e al barocco. In questo momento e fino al 5 novembre 12 sculture in bronzo dipinto di grandi dimensioni, su iniziativa della gallerista Nhora Haime, sono esposte sulla Park Avenue di New York. Nei gioielli, che realizza ormai da diversi decenni, Sophia riesce a trasferire la sua visione tridimensionale adattandola al corpo: i suoi ornamenti, a cui l’artista dà i nomi della mitologia classica in omaggio alle proprie radici, ricordano per volumetria e composizione le sue opere scultoree, e allo stesso tempo mantengono una grande autonomia formale rispettando vestibilità e senso delle proporzioni.

Sophia Vari
Siganos, Lazotis, Syntos, Pentozani, 2022, White resin and yellow gold rings, 4 x 5 cm, edition of 6 plus 2 AP, signed and numbered

Come accennato la varietà di materiali presenti in queste opere è straordinaria: opere in marmo di Thassos, Carrara e Belgio, oro, argento, resina e cristallo di rocca; eccezionale la resa dell’Amaranto, un albero che cresce nel Centro e Sud America, e che si contraddistingue per la grande qualità del legno e per le tinte violacee di grande bellezza.

Sophia Vari
Zervodexos, 2022, Amaranth wood and yellow gold ring, 3.5 x 10cm edition of 6 plus 1 AP, signed and numbered

Sophia ne è rimasta affascinata e lo ha combinato con la lucentezza dell’oro, arricchendo le linee di nuove sinuosità che conferiscono un deciso carattere organico, evocato ora dai petali di un fiore dal lucente pistillo in oro, ora da una foglia carnosa ed esotica: un cortocircuito armonioso tra natura e gioiello, ornamento e scultura. Anche la resina ha affascinato l’artista per la bellezza della sua leggerezza e per la lattea trasparenza della superficie: una resa simile al marmo utilizzato nelle sue sculture; le forme si avvolgono su loro stesse in imprevedibili nodi sinuosi che si svolgono con eleganza e si sovrappongono gli uni agli altri con una serie di moduli dagli effetti moltiplicativi.

Sophia Vari, Nestor, 2014
Ebony wood, 18kt yellow gold, onyx and leather pendant, l 32 cm, unique and signed

Chi scrive ha avuto la fortuna di intervistare Sophia nel 2018 nel suo buen ritiro di Pietrasanta, dove aveva uno di suoi studi – laboratori; riportiamo qui alcuni brani dell’intervista, ricordandone, oltre al grande talento di artista, la squisita eleganza della persona e dei modi: la stessa eleganza che ritroviamo, intatta, nelle sue opere, come nei suoi gioielli.

Da sempre ti sei misurata con diversi materiali e tecniche. Ci parli del tuo diverso approccio nei confronti della scultura di grandi dimensioni e del gioiello d’artista?

Non ho mai vissuto la differenza tra scultura e gioiello. L’aspetto più importante è lo sviluppo dello stile, sviluppo che avviene nel tempo e che si declina in tutte le modalità artistiche che ho affrontato: acquerello, pittura, scultura o gioiello. Il mio approccio mentale, il mio senso dello stile è lo stesso. L’unico elemento che cambia è il momento esecutivo: un gioiello presente difficoltà particolari a causa della piccola dimensione, oltretutto quando lavoro conl bronzo o i metalli lavoro con l’antica tecnica della fusione a cera persa, realizzo tutti pezzi unici… ha poi la necessità di essere funzionale, di adattarsi e armonizzarsi con il corpo umano, abbellendolo: non è un caso che il gioiello nasca all’inizio dei tempi come ornamento per esaltare la figura, celebrare la persona che lo indossa.  Il procedimento tuttavia non è poi così dissimile da quello della scultura: si passa dal modello in plastilina al gesso all’opera finale.  Lavorando a mano la plastilina incomincio ogni lavoro conoscendo solo il 10% di quale sarà il risultato finale, poiché spesso è l’opera stessa che durante l’esecuzione indica cambiamenti, nuove soluzioni, nuove armonie. Questo per esempio è molto vero per la scultura che io decoro con pitture policrome per esaltare il ritmo delle forme. Anche con i gioielli tendo a evidenziare i differenti materiali, il nero dell’ebano o l’oro del metallo per sottolinearne il movimento.

Sophia Vari, Atropos, 2019
Golden brass earrings with post/ clips available, 5.5 x 3.5 cm, edition of 6 plus 2 AP, signed and numbered

Quando un’opera è finita?

Questa è una domanda interessante, perché quello di sapersi “fermare” è senz’altro l’aspetto più importante per un artista. Nella mia esperienza ho imparato che un’opera è finita quando nessuno può più togliere né aggiungere nulla. A volte tuttavia solo il Tempo, l’attesa, un periodo di sospensione si rivelano necessari per poter osservare un’opera dalla giusta distanza e capire se è terminata.

Sophia Vari
Hestia Minaudière, 2010, Red lacquered wood and yellow gold clutch/box
h 13 x 20 cm, Unique and signed

Qual è il tuo processo creativo?

Il mio processo creativo è uno e uno solo, ma lo declino sulla scultura, sulla pittura o sui gioielli; dipende anche dal luogo in cui mi trovo, dallo studio o dagli strumenti che ho a disposizione in quel momento: a Pietrasanta realizzo grandi sculture perché ho un grande studio e la materia per realizzarle; i gioielli a Montecarlo, dove si trovano gli studi degli artigiani orafi con cui collaboro; ad Atene ho un altro studio in cui realizzo grandi college e dipinti. In questo modo ho anche il tempo di decantare lo sguardo sulle opere, tornando su di esse dopo un tempo di riflessione. A volte, a causa dello sforzo, l’artista è innamorato dell’opera, è legato ad essa, a maggior ragione se il percorso è stato complesso. È necessario invece rivedere la propria opera dopo un po’ di tempo con il giusto distacco.

Sophia Vari
Calypso II, 2012, silver earrings with clips, 4.5 x 3 cm, edition of 6, signed and numbered

Come ti sei avvicinata al gioiello?

Mi trovavo in un lungo viaggio in aereo e, dal momento che non riesco mai a smettere di lavorare, avevo necessità di progettare nuove sculture. Poiché non realizzo disegni preparatori ma maquette in plastilina mi sono trovata a realizzare una piccola scultura che ho avvolto intorno ad un dito: ho visto che poteva funzionare. In passato non sono stata particolarmente appassionata di gioielli a me contemporanei, piuttosto sono sempre stata attratta dai gioielli dell’antichità greca o dai gioielli precolombiani, che oggi sarebbero ancora di grande attualità estetica. Da quel primo gioiello realizzato in aereo ho iniziato una piccola produzione per me stessa, e poi gradualmente le mie creazioni hanno ottenuto un grande successo di critica.

Sophia Vari, Médée II, 2022
Ebony with yellow gold and aventurine earrings with post, 2 x 2 cm
edition of 2, signed and numbered

Qual è l’obbiettivo della tua ricerca?

Cerco nei miei lavori l’armonia, il concetto greco de “il Bello per il Bello”: oggi questa aspirazione al “Bello fatto Bene” è quasi vista con sospetto, è interpretata come un esercizio di stile, un decorativismo che ha fatto il suo tempo e che talvolta nasconde una mancanza di immaginazione. Questo secondo me è il male dei nostri tempi, non apprezzare più il Bello, la conoscenza della tecnica, la capacità esecutiva, il senso dell’armonia come espressione massima dell’opera d’arte. Il più bel complimento è dirmi che le mie sculture sembrano essere state lì da sempre, che siano nate con il luogo stesso.

Cosa vuol dire vivere quarant’anni con un grande artista come Fernando Botero? C’è scambio fra voi, confronto, scontro?

Prima di essere artista, credo molto nel carattere della persona. L’amore è solo una componente, c’è l’intelligenza, il rispetto, l’ammirazione. Fernando è un grande maestro e mi ha sempre rispettata come persona e come artista. Abbiamo sempre una viva conversazione sull’arte, visitiamo insieme i musei, discutiamo di tutto, ma fondamentalmente abbiamo rispetto uno per l’altra. Tra di noi c’è un’eguaglianza reciproca, ci critichiamo, si supportiamo. Una grande ricchezza che condividiamo da quarant’ anni. Ma la regola più importante è che per creare armonia devi averla prima di tutto dentro di te, è un lavoro su sé stessi, quotidiano, continuo.

PER INFO

Sophia Vari

Elisabetta Cipriani

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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