venerdì , 30 Ottobre 2026

Song Dong. Soul Out al Mao di Torino

Dal 23 ottobre 2026 al 27 giugno 2027, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, in Via san Domenico 11, ospita “Song Dong. Soul Out”. Si tratta della prima mostra personale in Italia dedicata all’artista cinese Song Dong, nato a Pechino nel 1966. L’esposizione si articola come un progetto site-specific che trasforma l’intero museo, creando un dialogo tra le opere dell’artista, le collezioni permanenti e l’architettura storica di Palazzo Mazzonis.

Il percorso ripercorre oltre trent’anni di lavoro, mettendo in luce una pratica capace di intrecciare l’esperienza individuale con la storia collettiva e la memoria privata con le trasformazioni sociali della Cina contemporanea. La ricerca di Song Dong affonda le proprie radici nel pensiero di Laozi e Zhuangzi, maestri della filosofia taoista, rielaborando i concetti di fluidità dell’esistenza e di non-azione. Il suo linguaggio, influenzato anche dal pensiero Zen, dialoga con l’Arte Povera italiana, il Mono-Ha giapponese, il Minimalismo e l’Arte Concettuale. Attraverso gesti minimi e la trasformazione di materiali ordinari, l’artista apre una profonda riflessione sul tempo, sull’impermanenza e sulla fragilità dell’esperienza umana.

Ad accogliere i visitatori è “Believe”, un’installazione che, attraverso una cascata di luce rossa, introduce la dimensione immersiva dell’intero progetto. Tramite un gioco di parole, l’opera indaga il significato di fiducia, riflettendo sulle reti di reciproca diffidenza che coinvolgono il rapporto con l’altro e con sé stessi.

Tra i nuclei centrali spicca l’installazione monumentale “Waste Not”, presentata in Italia per la prima volta. L’opera comprende l’intero corredo di beni materiali accumulati meticolosamente dalla madre dell’artista, Zhao Xiangyuan, la cui passione per il collezionismo è divenuta ossessione dopo la morte del marito nel 2002. Oltre diecimila oggetti di uso quotidiano — tra cui bottoni, vestiti usati, vecchie riviste, tubetti di dentifricio vuoti e persino la struttura in legno della sua abitazione — trasformano questa collezione in una riflessione sulla memoria, sull’accumulo e sulle logiche di produzione e consumo della contemporaneità. Il tema delle relazioni familiari prosegue poi in opere come “Touching My Father” e “My Daughter is my Four Seasons”, che esplorano le dinamiche affettive del nucleo familiare.

Song Dong

Un’altra opera cardine è “Borrow Light”, un’installazione partecipativa che abita il Salone Mazzonis, formata da centinaia di lampade concesse in prestito dai cittadini. Ispirandosi al tradizionale feng shui cinese e alle case degli specchi, il sistema di luci e riflessi evoca la natura effimera e relazionale dell’esistenza. Le lampade si fanno elementi costitutivi dell’opera e tracce materiali delle storie personali di chi le ha donate.

La poetica di Song Dong sintetizza idee profonde ed esperienze sensoriali. Praticando la sua arte all’insegna dell’idea di assenza di confini, affronta il rapporto tra vita e arte attraverso una prospettiva orientale, esplorando l’universale transitorietà della condizione umana.

Song Dong

About Valdemaro Brakus

Direttore di Canale ARTE si occupa di giornalismo e scrittura dai tempi del liceo. Appassionato di video e fotografia realizza reportage sull'universo arte e su qualunque altra cosa gli piaccia. Fa anche l'attore quindi non è dato sapere se è uno, nessuno o centomila.

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