mercoledì , 21 novembre 2018
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I mondi eclettici di Filippo de Pisis al Museo Ettore Fico

Sarà visitabile al MEF, Museo Ettore Fico, sino al 22 aprile la mostra su Luigi Filippo Tibertelli, meglio noto come Filippo de Pisis (Ferrara 1896 – Milano 1956): 150 opere tra dipinti e disegni per un progetto espositivo di ampio respiro.

Il percorso intende porre l’attenzione sul riferimenti culturali che caratterizzano le passioni dell’artista: il confronto con le avanguardie pittoriche dei contemporanei come de Chirico, Savinio e Carrà, l’inclinazione poetica e l’amicizia con Montale, la passione antiquaria e collezionistica, l’interesse per il mondo musicale (in particolare la lirica) e la botanica, l’amore per le civiltà del passato. Punti cardine attorno ai quali ruota la pittura, disciplina per il quale è maggiormente ricordato come vero e proprio sperimentatore del ‘900, in grado di anticipare molte tendenze, a partire dall’Informale.

Filippo de Pisis nel suo studio

I curatori della mostra, che non a caso ha come sottotitolo “eclettico connoiseur fra pittura, musica e poesia”, sono Paolo Campiglio, Elisa Camesasca e Maddalena Tibertelli de Pisis . I tre studiosi hanno pensato ad un particolare percorso espositivo, articolato in sezioni, per meglio evidenziare le fonti culturali e i diversi ambiti di riferimento. Come afferma Paolo Campiglio: “L’idea principale della mostra è quella di presentare un De Pisis a 360°. Noi abbiamo l’idea di un pittore figurativo del ‘900, ma in realtà De Pisis è un personaggio poliedrico, un universo di conoscenze e discipline. La passione per la pittura è un aspetto importante che lo ha coinvolto nel tempo ed è diventato dominante, ma senza mai perdere di vista gli altri campi d’interesse, letterari, musicali, scientifici. De Pisis era in primo luogo un uomo coltissimo: abbiamo quindi pensato di ricostruire i diversi mondi a cui lui guardava, a partire dalla pittura antica di cui era grande studioso. Il Maestro nasce infatti come storico dell’arte, la sua tesi di laurea è incentrata sulla pittura ferrarese del Medioevo. A questi interessi si affiancano quelli per le avanguardie pittoriche che si collegano al dadaismo intorno al 1916-1917: in contatto epistolare con Tristan Tzara, è in stretta amicizia con de Chirico, Savinio, Carrà. Ne sono testimoni opere come Natura morta isterica (1919) o Papier collé (1920) un raro collage degli esordi. Rilevante, in questa sezione, è il raffinato Paesaggio metafisico (1923) che rivela come le geometriche asprezze di De Chirico siano metabolizzate in uno stile personale che punta alla dolcezza espressiva e alla sintesi visiva. I due aspetti, l’interesse per la pittura antica e per quella a lui contemporanea, caratterizzeranno la ricerca pittorica negli anni a venire.

Filippo de Pisis, Natura morta, 1930

 

Un altro aspetto molto importante in de Pisis è l’interesse per la poesia: in particolare la stima per Eugenio Montale sfocerà in un’amicizia di una vita, testimoniata in mostra dal dipinto “Il Beccaccino” (1932), proveniente dalla stessa collezione di Montale e donata da de Pisis all’amico. Un’altra sezione analizza l’interesse scientifico-speculativo per la Natura: il tema tipicamente depisisiano dei fiori recisi è esemplificato da una selezione di fogli dell’erbario giovanile che l’artista aveva raccolto con intento speculativo e donato all’Orto Botanico dell’Università di Padova, e da una selezione raffinata di oli e acquerelli. In particolare, opere come Dalie e gladioli (1933) evidenziano l’ambiguità della passione per i fiori, la sensualità legata all’attimo e la consapevolezza della caducità della bellezza. Il Paravento delle tre stagioni (1941) e La foglia nella tempesta (1940) costituiscono le testimonianze estreme di un rapporto costante con la natura come generatrice di vita o dispensatrice di morte.

Filippo de Pisis, Dalie, 1931

Segue l’incontro con la pittura francese: dall’incontro con la passione pittorica di Soutine e Toulouse-Lautrec riceve a Parigi lo stimolo per svincolarsi dalla lezione di Manet, pittore da sempre ritenuto un modello, e per approdare al libero segno sulla tela, a quella libertà espressiva che negli anni Trenta caratterizza le sue opere. È il museo a sostanziare le ricerche stilistiche di de Pisis, dai Musei capitolini di Roma, al Louvre, alla Tate Gallery di Londra, in cui egli prende appunti visivi importantissimi per i suoi dipinti, attestati in mostra da una serie di disegni tratti da capolavori dell’arte antica. Da un Cristo attribuito al Sodoma visto alla Tate nel 1935 egli trae spunto per un volto in cui il dramma è sintetizzato in pochi tratti. A Milano, nelle sale della Pinacoteca di Brera, vedono la luce gli schizzi come Studio da Tiziano (San Girolamo penitente); Studio da Solario (Testa di giovane); Studio da Bononi (Testa di San Francesco); Studio dal Tiarini (Decollazione del Battista). Anche gli omaggi ai contemporanei sono frequenti, esemplificati da opere dell’autore in dialogo con rare tele di Scipione, Arturo Tosi, Felice Casorati. Una rara testimonianza della collaborazione con i colleghi italiani è la cassetta da viaggio che conteneva il pappagallo di de Pisis di nome Cocò, che l’artista per scherzo fa dipingere ai suoi colleghi, tra cui Campigli, Tosi e de Chirico. Nell’ultima sezione spiccano i paesaggi parigini come La Torre Eiffel (1939), gli scorci dei Boulevards e una veduta di Londra, La casa di Newton (1935) che con le numerose vedute di Milano e di Venezia esemplificano i percorsi “turistici” dell’artista, in cerca di luoghi che gli appartengano e gli rivelino la propria identità sfuggente. Nell’ultimo periodo del Maestro l’aggravarsi della malattia, i frequenti ricoveri in case di cura, gli esami medici, gli spostamenti da un ospedale all’altro, limitano fortemente il suo campo di azione. Egli non è più in grado di viaggiare per puro piacere, di confrontarsi con la pittura contemporanea e antica: la sua tavolozza diviene sempre più rarefatta ed essenziale, i colori, per il quale era celebre, si spengono. Si nota un cambiamento brusco, la luce è invadente, i pochi elementi della sua pittura sono evidenziati in opere come Natura morta con il calamaio (1952) e Rose bianche (1951): presagio di una fine incombente.”

Filippo De Pisis, Fagiano con quadro di Carrà, 1926

La curatrici Elisa Camesasca e Maddalena Tibertelli de Pisis sottolineano l’aspetto fondamentale della ricerca poetica in de Pisis, tanto che la sua pittura può ritenersi una messa in atto, l’esecuzione nel disegno e nel colore del suo afflato poetico, che fino ad allora era stato espresso solo con le parole. Anche la sua pittura metafisica ha dei toni caldi e poetici, lontani da quella celebrale di De Chirico, con il quale sarà sempre molto amico e al quale farà scoprire gli angoli nascosti di Ferrara, riconoscibili in molti suoi dipinti. Elisa Camesasca aggiunge un aneddoto interessante: “Per capire bene de Pisis bisogna rileggere con attenzione i suoi anni formativi in cui non ha ancora preso coscienza della sua vocazione artistica: è un giovane onnivoro di conoscenza, studia da privatista e si sente principalmente poeta. A questo proposito è interessante notare un suo ex libris in cui fa scrive il motto “Pulchriora latent”: le cose più belle sono nascoste. La bellezza va cercata nei dettagli, cosa che lui farà per tutta la sua vita, a partire dall’interesse per la Natura: qui è esposto, solo in otto fogli, il suo erbario che in origine è composto da più di 1000 fogli e che lui realizzerà nell’arco di dieci anni, con costanza: da qui si possono meglio comprendere i famosi Fiori.

Filippo de Pisis, Paesaggio Metafisico, 1923

I suoi dipinti non sono mai meramente decorativi, la sua pittura non è mai casuale, ma hanno sempre precisi riferimenti scientifici, mediati da un filtro poetico. Il suo percorso pittorico nasce solo in un secondo momento, segue il suo essere principalmente un intellettuale, poeta e studioso”.

Vai al sito del MEF Museo Ettore Fico

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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