domenica , 9 agosto 2020
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L’Ultima Dogaressa, una grande mostra per Peggy Guggenheim a Venezia

Jackson Pollock Circoncisione Circumcision, gennaio / January 1946 Olio su tela / Oil on canvas 142,3 x 168 cm Collezione Peggy Guggenheim, Venezia © Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa è il titolo della grande mostra visibile a Venezia presso la Peggy Guggenheim Collection fino al 27 gennaio 2020.

Peggy Guggenheim seduta sul trono nel giardino di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, anni ’60. Photo Roloff Beny / courtesy of Archives and National Archives of Canada

Il progetto espositivo, a cura di Karol Vail e Gražina Subelytė, assistant curator, si focalizza sulla vita veneziana di Peggy Guggenheim, ripercorrendo le mostre e gli eventi che hanno costellato i trent’anni da lei trascorsi in città, dal 1948 al 1979, dal suo arrivo in Venezia (dove abiterà il celebre Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande) sino alla sua scomparsa.  Il titolo della mostra è illustrato da Karol Vail, nipote di Peggy (figlia di Sindbad Vail) e Direttrice del museo, che introduce, nel corso di un’affollata conferenza stampa, il progetto espositivo: “Ultima Dogaressa è l’appellativo che venne dato a Peggy in occasione del suo 80° compleanno, un riconoscimento per ciò che lei fece costituendo a Venezia una delle raccolte d’arte più importanti del Novecento; ricordo anche che fu nominata cittadina onoraria della città lagunare e Commendatore della Repubblica Italiana. In occasione del quarantennale dalla scomparsa e della settantesima ricorrenza della sua venuta a Venezia ho pensato fosse doveroso dedicare una mostra o, meglio, presentare un nuovo percorso ragionato della collezione permanente che offrisse nuovi spunti di lettura. Mi piacerebbe inoltre sottolineare la presenza di due artiste donne, Grace Hartigan e Irina Rice Pereira, a cui Peggy dedicò una mostra monografica nel 1944 presso The Art of This Century (tra l’altro è l’opera più piccola in mostra in termini di dimensioni, mentre quella di Hartigan è la più grande). Ci sono anche altre soprese in mostra: gli album in cui Peggy raccoglieva articoli, inviti, lettere, finora conservati al Guggenheim di New York. Un documento molto importante perché raccontano la sua contemporaneità durante le diverse fasi di gallerista e collezionista. La mostra  ci ha fornito anche la possibilità di esporre nel Palazzo tutte le opere acquistate tra il 1938 e il 1947: un’occasione storica per vedere la collezione, tra le sale del museo e le sale temporanee, nella sua interezza, compresa la straordinaria Boîte-en-valise di Marcel Duchamp, realizzata nel 1941 proprio per Peggy, esposta nella sala da pranzo. La valigia contiene 69 opere in miniatura, tutte visibili per la prima volta: vorrei a questo proposito ringraziare l’Opificio delle Pietre dure di Firenze che si è occupato del restauro” …“Sono anche lieta di annunciare che verrà pubblicato a breve un volume a cura mia e di Vivien Green, curatrice presso il Guggenheim di New York, al quale hanno collaborato giovani studiosi e importanti ricercatori. Questa pubblicazione, coedizione di Collezione Peggy Guggenheim e Marsilio Editori, è destinato a diventare un testo fondamentale su Peggy, un tributo al suo percorso di mecenate, dagli esordi londinesi alla vita parigina, dal capitolo newyorkese all’arrivo a Venezia. Inoltre, in occasione della mostra ogni giovedì il Museo sarà aperto gratuitamente ai residenti dei 44 comuni della città metropolitana di Venezia. Questo è il nostro regalo alla città ed ai sui abitanti che Peggy ha molto amato”.

René Magritte, L’impero della luce, 1953–54
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© René Magritte, by SIAE 2019

La mostra si apre con una sezione dedicata alla Biennale d’arte di Venezia del 1948, dove Peggy Guggenheim presenta per la prima volta in Europa la sua collezione, ospitata nel padiglione della Grecia: spicca nella prima sala un piccolo gioiello raramente esposto al pubblico (anche per motivi conservativi) Riflessi, una composizione in vetro e tecnica mista di Irene Rice Pereira, artista astratta americana che Guggenheim colleziona e a cui dedica una mostra personale nel 1944 presso The Art of This Century. Come anticipato dalla direttrice, sono per la prima volta esposti anche alcuni – gustosi- album in cui Peggy Guggenheim raccoglie articoli di giornale, fotografie, inviti a mostre o documenti riguardanti i vari periodi della sua vita: tra quelli visibili in mostra appare un articolo ritagliato da un numero dell’Europeo del 1951 a firma di Camilla Cederna che afferma “Venezia sopravviverà alla Signora Guggenheim. La moda suprematista passerà come le altre”, rivelando come critica culturale del tempo avanzasse delle perplessità sulle novità artistiche introdotte da Peggy, evidentemente in grande anticipo sui tempi. Nella seconda sala si ammira una sequenza di spettacolari Pollock, oggetto di un recente restauro: Guggenheim sosteneva attivamente il grande maestro americano e nel 1950, insieme ai critici e storici dell’arte Bruno Alfieri, Oreste Ferrari e Giuseppe Marchiori, organizzò una mostra di ventitré opere di Pollock nell’Ala Napoleonica del Museo Correr in piazza San Marco, dal 22 luglio al 12 agosto. Fu la prima personale dell’artista al di fuori degli Stati Uniti e propose anche dieci suoi dipinti a colatura.

Jackson Pollock, Circoncisione,  1946
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York

Il percorso espositivo affronta quindi la prima esposizione organizzata dalla mecenate a Palazzo Venier dei Leoni nel 1949, la celebre Mostra di scultura contemporanea, nella quale presentò lavori di Jean Arp, Constantin Brancusi, Alexander Calder, Alberto Giacometti, Marino Marini, Henry Moore e Antoine Pevsner. In questa occasione Guggenheim potrebbe aver esposto la versione in gesso de L’angelo della città di Marino Marini (1948): quella attuale in bronzo venne fusa più tardi e installata in modo permanente sulla terrazza del palazzo prospiciente il Canal Grande, dove ancora oggi può essere ammirata.

Pierre Alechinsky, Vestaglia, 1972, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, © Pierre Alechinsky, by SIAE 2019

Segue un altro focus di estremo interesse, il monumentale dipinto Irlanda della pittrice americana Grace Hartigan, unica donna tra gli espressionisti astratti a figurare in collezione, artista che all’epoca godeva di un’ottima fortuna critica. Hartigan è l’unica donna inserita nell’importante mostra The New American Painting, organizzata dal Museum of Modern Art di New York nel 1958–59 e presentata in otto città europee, tra cui Milano, presso la Galleria Civica d’Arte Moderna. Hartigan, donna artista in un’era maschilista, non diventa famosa come altri espressionisti astratti, come Jackson Pollock e Robert Motherwell, ma è tra le poche pittrici a raggiungere un analogo livello di visibilità. Nel 1957 la rivista “Life” definisce Hartigan “la più famosa giovane pittrice americana”.

Grace Hartigan, Ireland, 1958
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© Grace Hartigan Estate

La mostra prende poi in esame il sostegno che la mecenate seppe offrire agli artisti italiani attivi dalla fine degli anni quaranta a tutti gli anni 50, tra cui Vedova, e Tancredi Parmiggiani, con un occhio sempre attento alla sua contemporaneità. Successivamente Guggenheim rimane affascinata dall’Arte cinetica e dall’Arte programmata esposte alla Biennale d’arte di Venezia del 1964, e acquista opere di esponenti italiani, tra cui Alberto Biasi e Manfredo Massironi, già fondatori del Gruppo N di Padova e inseriti nella mostra The Responsive Eye, e di Marina Apollonio e Franco Costalonga.

Marina Apollonio, Rilievo n. 505, 1968
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Negli anni cinquanta Peggy Guggenheim si dedica all’arte britannica, e acquista opere di Kenneth Armitage, Reg Butler e Lynn Chadwick, che riscuotono grande successo alla Biennale d’arte di Venezia del 1952, quando sono presentati al mondo dell’arte internazionale come esponenti di una nuova generazione di giovani artisti inglesi. Negli anni sessanta Peggy Guggenheim acquista inoltre Studio per scimpanzé (1957) di Francis Bacon (che dalle foto di archivio si vedrà appeso nella sua camera dal letto) Febbraio 1956 (menhir) di Ben Nicholson, e Forma organica (1962–68) di Graham Sutherland.

Francis Bacon, Studio per scimpanzé, 1957
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© The Estate of Francis Bacon. All rights reserved, by SIAE 2019

Peggy Guggenheim continua a collezionare le opere mature degli artisti legati ai movimenti d’avanguardia della prima metà del XX secolo, tra cui il Surrealismo. Nel 1954 acquista lo straordinario L’impero della luce (1953–54) di René Magritte, che alterando le dimensioni e il contesto degli oggetti, o inserendo un paesaggio notturno nella luce del giorno, come in questo caso, cerca di indurre nell’osservatore un senso di estraniamento, disorientamento e sconcerto. Noto anche il suo interesse per il gruppo CoBrA, fondato, tra gli altri, dagli olandesi Karel Appel e Corneille e dal danese Asger Jorn nel 1948; il movimento CoBrA rimane attivo solo tre anni, ma lo stile spontaneo, istintivo che propugna persiste nelle opere dei suoi associati, come dimostrano le composizioni esposte, ad esempio Il coccodrillo piangente cerca di afferrare il sole (1956) di Appel e La grande sinfonia solare (1964) di Corneille. Negli anni sessanta Peggy Guggenheim acquista Casa che protegge (1960) dell’austriaco Friedensreich Hundertwasser e Autunno a Courgeron (1960) del francese René Brô.

Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, primi anni ’50. Fondazione Solomon R. Guggenheim. Ph. Archivio Cameraphoto Epoche. Donazione, Cassa di Risparmio di Venezia, 2005

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa, è realizzata grazie al sostegno di Lavazza in qualità di Global Partner della Fondazione Solomon R. Guggenheim. Tale collaborazione, nata cinque anni fa, evidenzia come l’avanguardia si un valore innato e fonte d’ispirazione per Lavazza sin dalla sua fondazione a Torino nel 1895. Il lavoro di Peggy Guggenheim, che ho sempre ammirato, è stato contraddistinto dalla fortissima componente di passione. Con lei l’arte diventa un veicolo di conoscenza e di democrazia” afferma Francesca Lavazza, membro del Consiglio di Amministrazione dell’azienda e dal 2016 membro del Board of Trustees della Fondazione Solomon R. Guggenheim.Il suo sguardo, ben rappresentato nella mostra Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa, è sempre stato ambizioso, affamato di vita e di scoperte, Peggy Guggenheim non ha solo segnato in modo indelebile la cultura del Novecento, ma ha anche cambiato il ruolo della donna dentro il mondo dell’arte: una donna che diceva di sé “I am not an art collector. I am a museum.”, che ha dimostrato come la passione individuale sia un fattore rivoluzionario per l’intera società. Alla straordinaria figura di Peggy Guggenheim vogliamo dunque rendere doveroso omaggio: promotrice dell’arte, collezionista, gallerista, musa ispiratrice, grande divulgatrice e promotrice degli artisti, ha fatto della libertà di espressione un suo credo. Una vocazione che continua in Karol Vail, nipote di Peggy e oggi direttrice del Guggenheim di Venezia, un’altra figura femminile illuminata del mondo dell’arte che è riuscita a restituirci con questa mostra una nuova visione di questa straordinaria collezione”.

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa
21 settembre 2019 – 27 gennaio 2020

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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