lunedì , 30 novembre 2020
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Le raffinate atmosfere di Agostino Arrivabene al Museo Civico Garda di Ivrea

Ha inaugurato lo scorso 4 ottobre presso il Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea, Visitazioni, personale di Agostino Arrivabene, artista tra i più significativi della scena italiana.

Agostino Arrivabene, Il Respiro della Terra

Sono 21 le opere di Agoztino Arrivabene (1967, Rivolta D’Adda), distribuite lungo il percorso del museo, riaperto al pubblico nel 2014 con un allestimento rinnovato. La mostra, a cura di Domenico Maria Papa, nasce nell’ambito della sesta edizione di Art Site Fest, rassegna ideata dallo stesso Papa, che si pone come obbiettivo il dialogo tra i linguaggi della contemporaneità in luoghi storici, musei, castelli, siti archeologici, innescando cortocircuiti e corrispondenze tra opere e contesto, antico e contemporaneo: oltre che al Museo Garda quest’anno Art Site Fest è presente a Palazzo Madama e all’Archivio di Stato di Torino, al Castello di Govone, alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, a Palazzo Biandrate e alla Scuola Holden.

Il tema di quest’anno dell’intera edizione di Art Site Fest si focalizza sul concetto Mending the world, ricucire il mondo: gli ultimi eventi che stanno sconvolgendo il nostro pianeta, dall’emergenza sanitaria alla criticità conseguenti al cambiamento climatico, impongono una rinnovata attenzione alle urgenze ambientali e sociali del nostro tempo, non più rimandabili né derogabili. Uno stato di necessità che impone a tutti un atteggiamento attivo, un atto riparatorio, un ritorno alla cura nel senso più ampio di questo termine prezioso, che afferisce ai rapporti umani quanto alle cose che ci circondano.

Agostino Arrivabene, Il rizoma di Pugin

Nel caso di Agostino Arrivabene – artista dotato di grande padronanza tecnica e fertile immaginazione espressa in una pittura lenticolare (ma non infrequenti sono le sculture raffinate e le finissime composizioni afferibili alle arti applicate) –  l’esercizio di cura e disponibilità al confronto ha esito particolarmente felice, poiché le opere, scelte e collocate con particolare attenzione museologica, propongono al visitatore una reale relazione virtuosa tra opere di epoche diverse. Il dialogo allestitivo e concettuale è articolato con le diverse collezioni che nel museo eporediese spaziano in ambiti diversi, dai reperti archeologici di epoca romana alle arti applicate in terracotta medioevale, dall’arte orientale agli argenti, dagli arredi alla scultura. 

Il percorso si apre con una sala personale interamente dedicata all’artista che meglio ne definisce la poetica, e si snoda poi, come in un racconto, nelle diverse sale; è lo stesso curatore a spiegare meglio il titolo scelto:  “Un artista difficilmente classificabile nelle categorie mainstream e un museo ricco quanto una wunderkammer si incontrano in Visitazioni, una mostra pensata come il racconto di una visita di un pittore a un Cabinet de curiosités”.

Aggiunge il Sindaco di Ivrea, Stefano Sertoli: “Siamo molto orgogliosi di ospitare al Museo Garda, fiore all’occhiello della cultura eporediese, una mostra così importante e originale. Questo è solo uno dei tanti appuntamenti culturali che la nostra città organizzerà in futuro”. “Con Visitazioni, Agostino Arrivabene riesce a dialogare perfettamente con l’arte antica e a realizzare, attraverso le sue opere, un’atmosfera surreale e visionaria davvero unica, dimostrando come al di là di distanze geografiche e temporali, la ricerca del bello accomuni epoche e società e le sue creazioni possano considerarsi universali” – afferma Costanza Casali, assessore alla cultura del Comune di Ivrea. “Al di là di una sezione dedicata esclusivamente all’artista, il percorso museale è stato disseminato di opere in modo da creare un ‘percorso nel percorso’, in cui il visitatore avrà un ruolo attivo nella scoperta delle opere contemporanee, quasi fosse una caccia al tesoro alla ricerca di imprevedibili contaminazioni tra passato, presente e futuro”.

Agostino Arrivabene, Simulacra, 2015

Nella prima sala è da rilevare uno dei primi autoritratti dell’artista, datato 1997: il riferimento è a Lucifero, splendido cherubino divenuto Angelo del Male, essere incorporeo qui ritratto come personaggio romantico il cui volto è negato da un nero profondissimo che ne nega, secondo la tradizione, la bellezza, punizione divina per la sua ribellione. Intorno alla sua figura una strepitosa rassegna botanica di fiori alla “maniera fiamminga”: Arrivabene studia e fa proprie le tecniche del passato con aderenza filologica creando dei veri e propri cortocircuiti temporali. Il tema di Lucifero viene ripreso nel ritratto Simulacra del 2015, posizionato sopra un mobile decò della collezione museale con cui condivide gli stessi toni iridescenti e magmatici del giallo: qui Lucifero è ritratto nel suo simulacro vuoto, una corazza finemente cesellata in oro e rubini di straordinaria vividezza: il vuoto pneumatico disegna in assenza un corpo che  regge sul capo una corona riccamente adorna di fiori, farfalle, rose e fresie, omaggio alla sua sposa Persefone.

Agostino Arrivabene, Vanitas

Tra le scelte più efficaci, quella di inserire una piccola e raffinatissima pietra paesina tra le formelle medioevali in terracotta: l’opera ritrae il mito di Fetonte tratto dalle Metamorfosi di Ovidio; oppure quella di affiancare la Vergine delle ombre,  dipinto che riprende l’iconografia mariana della Madonna Addolorata di cui non scorgiamo il volto, al fianco ad una Madonna in trono lignea di provenienza valdostana del XV secolo erosa dal tempo, mimesi dall’effetto straniante e incredibilmente contemporaneo. Notevole anche l’accostamento nella sala dei metalli della Vanitas, piccola scultura in marmo bianco di Carrara da cui emergono germogli in argento e decorazioni di perla, a evocare un memento mori che ben si inserisce per tema dimensioni e materiali nella sala, tanto da confondersi tra gli oggetti conservati.

Agostino Arrivabene, Le due morti

Molte le opere su cui soffermarsi a lungo per profondità di temi e  di visione interpretativa che spesso trascende nel Surreale: tra le opere più rappresentative della ricerca poetica di Arrivabene, che attinge a fonti letterarie elaborate da una personalissima interpretazione, sono tuttavia, per chi scrive, due dipinti in particolare, Le due morti e I Sette giorni di Orfeo. Le due morti è un dipinto recente nella produzione dell’artista, realizzato nel 2020, rappresentazione allegorica del sonetto 285 tratto dalla raccolta delle Rime di Michelangelo Buonarroti: in esso il sommo artista, ormai anziano, giudica il suo operato e la vanità della sua arte di fronte alla morte, gloria inutile se non avrà salva l’anima: “Giunto è già ’l corso della vita mia, con tempestoso mar, per fragil barca, al comun porto, ov’a render si varcaconto e ragion d’ogni opra trista e pia. […].”. Nel sonetto Buonarroti teme le due morti, la morte del corpo, che è certa, e la morte dell’anima. Nel dipinto, diviso idealmente in due sequenze contrapposte, si leggono le dinamiche d’azione di figure angeliche e demoniache che tentano di salvare le anime; se a sinistra è rappresentata la morte corporale nelle sembianze di una figura scheletrica, a destra c’è il nulla, una nebulosa nera che rimanda ad una morte più definitiva, quella dell’anima. Al centro il salvifico raggio dello Spirito Santo va a formare una croce, che lo stesso Buonarroti, in conclusione al sonetto, evoca come unica speranza di salvezza eterna.

Agostino Arrivabene, I sette giorni di Orfeo

I Sette giorni di Orfeo, uno dei capolavori giovanili dell’artista, è un omaggio ai deschi da parto del ‘500, vassoi riccamente dipinti per portare la prima bevanda alla puerpera. L’immagine metamorfica di Orfeo, che per sette giorni rimase di fronte alle porte dell’Ade per supplicare Plutone e Persefone di restituirgli l’amata Euridice, è l’emblema stesso dell’artista che aspira ad una Bellezza ideale alla congiunzione del maschile e del femminile secondo l’idea Platonica, come si vede nella figura doppia all’apice delle corde della lira. Orfeo, con il meraviglioso strumento in oro riccamente adornato da piccoli cigni donatogli da Apollo, dio della musica, è un giovane di struggente, decadente bellezza, in un tripudio di colori e dettagli di lenticolare precisione in cui l’artista raggiunge un alto livello di perfezione tecnica e profondità di pensiero, e che dimostra, per traslato, il senso di Arrivabene per il Tempo, per la pazienza, per la ricerca del Bello che non esclude sofferenza e impegno.

Una capacità di tradurre il pensiero in azione che richiede sacrificio, un’offerta completi di se stessi; un sacrificio a cui l’artista, novello Orfeo, non si sottrae, qualunque possa essere l’esito, nel nome dell’Arte, qui vera vocazione esistenziale senza la quale il resto parrebbe vano.

Per info

Agostino Arrivabene

Visitazioni

a cura di Domenico Maria Papa

Museo Civico Pier Alessandro Garda, Ivrea

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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