giovedì , 9 luglio 2020
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L’Arte Informale Internazionale al Castello di Miradolo

Un appuntamento da non perdere: fino al 14 luglio, al Castello di Miradolo, la mostra Informale. Da Burri a Dubuffet, da Jorn a Fontana, presenta al pubblico oltre 60 opere dei grandi protagonisti della stagione dell’Informale.

Karel Appel _Nu_1962

L’esposizione, fortemente voluta dalla Fondazione Cosso, è curata da Francesco Poli ed è accompagnata dal catalogo edito da Gli Ori, a cura di Francesco Poli e di Paola Gribaudo, neo presidente dell’Accademia Albertina di Torino. Il Maestro Ezio Griabudo, presente in mostra con un originale Omaggio a Tiffany del 1962, ha contribuito attivamente al successo della mostra con una serie di prestiti prestigiosi provenienti dalla sua collezione privata, costruita in decenni di frequentazioni e collaborazioni con i protagonisti dell’arte del XX secolo, come appare chiaro da un raffinatissimo Jean Dubufffet  su carta del 1971 che riporta la dedica al maestro torinese.

Ezio Gribaudo_Omaggio a Tiffany_1962

Il percorso di nostra è un suggestivo racconto visivo “per stanze” (12 sale che ben argomentano i diversi momenti creativi) delle riflessioni artistiche nate dopo il secondo conflitto mondiale, tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, quando gesto e materia divengono protagonisti di una nuova visione del mondo. Le opere selezionate documentano le ricerche informali in Europa, quelle dell’espressionismo astratto americano e quelle in Giappone.

Hans Hofmann _The Call_1958

Come spiega Francesco Poli nel saggio introduttivo: […] La definzione Informale non significa informe o senza forma, ma piuttosto “non formale” o “aformale”, in sostanza indifferente alla metta opposizione tra astratto e figurativo che dominava nel dibattito artistico all’epoca. Il termine viene utilizzato per la prima volta nel 1951 dal critico francese Michel Tapié nel titolo della mostra collettiva Signifiants de l’Informel alla galleria Paul Facchetti di Parigi, che insieme alla precedente collettiva Vehémences confrontées alla Galleria Nina Dausset, segna l’avvio espositivo della nuova corrente, anche se in realtà aspetti specifici di questa modalità espressiva si ritrovano già nei quadri degli anni Quaranta di Jean Fautrier e di Jean Dubuffet, e in quelli di Hans Hartung e di Wolf per la tensione segnifica”.

Per ciò che riguarda il contesto europeo si va dai protagonisti attivi a Parigi, come Dubuffet, Fautrier, Mathieu, De Staël, Hartung, Van Velde, Tàpies, Vieira da Silva, agli esponenti del Gruppo Cobra, come JornAppel (suo il nudo con cappello che campeggia sul manifesto e sulla copertina della mostra) e Alechinsky, fino ai principali esponenti italiani, tra cui Fontana, Burri, Capogrossi, Vedova, Turcato, Moreni, Morlotti, Tancredi e Novelli.

Alberto Burri_Sf1_1954

Un focus speciale è dedicato alla vitale scena artistica torinese degli anni Cinquanta e Sessanta attraverso la presentazione di opere di Spazzapan, Gribaudo, Gallizio, Merz, Garelli, Ruggeri, Galvano e Carol Rama. L’espressionismo astratto americano è ben rappresentato da notevoli dipinti di Gorky, Hofmann, Tobey, Bluhm e Sam Francis.

Di particolare interesse le opere degli  artisti informali giapponesi, dal Maestro del Gutai Sadamasa Motonaga, ad altri esponenti informali come Onishi, Imai, Domoto e Sofu Teshigahara, che il critico Michel Tapié aveva presentato in mostra a Torino.

Sadamasa Motonaga _Senza titolo_1960

In occasione della mostra, il progetto artistico Avant-dernière pensée propone al pubblico una riflessione musicale sul tema dell’informale attraverso un’inedita installazione sonora che accompagna la visita. Come spiega Roberto Galimberti, le opere esposte trovano un ideale controcanto nelle armonie, nei suoni, nei rumori, nelle linee vocali e strumentali di tre autori che, tra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, hanno sperimentato, ciascuno con il proprio linguaggio, la materia sonora. Dialogano tra loro le esperienze musicali di Dubuffet, un’esplorazione curiosa delle possibilità della registrazione, Miles Davis, in Kind of blue, uno dei dischi capitali nell’evoluzione del linguaggio del jazz, e la voce di Cathy Berberian nelle Folk Songs di Luciano Berio, tra melodie antiche da ogni parte del mondo e sonorità nuove.

Grande successo di pubblico, come osservato  anche da chi scrive in occasione dell’inaugurazione, riscuote lo speciale allestimento didattico Da un metro in giù, che si conferma come novità nel panorama espositivo ed efficace strumento di avvicinamento ai linguaggi dell’arte anche per il pubblico adulto: nato in origine per suggerire differenti prospettive di fruizione dell’opera d’arte e degli spazi museali ad un pubblico più giovane, rivoluziona la relazione con l’oggetto esposto e con il suo contesto. Oggi i visitatori di ogni età trovano, nelle sale, spunti di approfondimento e di gioco, in continuità con lo spirito che anima le opere, e sono invitati ad adottare lo “sguardo di un bambino”: mettere alla prova i cinque sensi e liberare la curiosità. Una nota a parte merita lo splendido parco che circonda il castello e che la Fondazione Cosso mantiene con cura e passione, rendendo ormai celebre anche da un punto di vista paesaggistico questo suggestivo angolo di Piemonte, che negli anni sta diventando un’importante meta culturale.

Percorso Didattico Da un metro in giù

Maria Luisa Cosso e Paola Eynard, Presidente e Vicepresidente della Fondazione Cosso, così parlano della mostra, articolandone le motivazioni che hanno guidato la scelta di dedicare l’esposizione al tema dell’Informale:Siamo liete di presentare questo nuovo progetto espositivo dedicato ai protagonisti dell’arte informale internazionale: una grande mostra che, nel racconto delle esperienze artistiche nate tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta del Novecento, esprime la nuova visione del mondo che prendeva avvio dopo il secondo conflitto mondiale. […] Una pittura che ha quindi una grande forza di rinnovamento una forza propulsiva, che pur conservando la memoria di un passato drammatico, propone un messaggio di gioia, fiducia e costruzione per il futuro […] Con la scelta di questa mostra si rinnova per la Fondazione Cosso il profondo legame con il territorio, in senso ampio. La costante attività, finalizzata alla salvaguardia del locale ma con un respiro internazionale, si declina qui con il racconto di un’italianità di eccellenza, inserita in un contesto ampio che oltre all’Europa tocca Giappone e America. Il forte desiderio di rinnovamento sociale e l’amore per la ricerca guidano le attività della Fondazione Cosso che è lieta di accogliere, come di consueto nelle sale del Castello di Miradolo, un’installazione sonora appositamente creata dal progetto artistico Avant-derniére pensée e il percorso Da un metro in giù, che si conferma una novità nel panorama espositivo e didattico, spunto per nuove prospettive di fruizione dell’opera d’arte e degli spazi da parte del pubblico.

Per info:

Fondazione Cosso

Informale. Da Burri a Dubuffet, da Jorn a Fontana

 

 

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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