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La Rivoluzione del Collezionismo nel nuovo spazio XNL Piacenza Contemporanea

Una mostra “nuova” per concezione e proposta progettuale inaugura uno spazio espositivo altrettanto nuovo: ha aperto lo scorso 1 febbraio LA RIVOLUZIONE SIAMO NOI. Collezionismo italiano contemporaneo nell’edificio Ex-Enel della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

XNL Piacenza Contemporanea © Del Papa

 Lo spazio, XNL Piacenza Contemporanea,  è un centro culturale interamente dedicato all’arte contemporanea,  risultato della ristrutturazione di un edificio industriale – la ex sede dell’Enel – dei primi decenni del Novecento, restituito così alla città di Piacenza con una mission votata ai nuovi linguaggi.

“Il Centro XNL – afferma Massimo Toscani, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano – è una fabbrica di idee che oggi è finalmente in grado di lavorare per Piacenza e per il mondo dell’arte in Italia, rispetto al quale intende porsi come un nuovo ulteriore strumento di analisi critica della cultura contemporanea in comunione con le istituzioni pubbliche e private già operanti”.“Per la nostra città – prosegue Toscani -, l’apertura del Centro XNL è un evento che non ha precedenti: è la prima volta, infatti, che un progetto finalizzato precisamente alla cultura contemporanea prende forma e si concretizza in un luogo aperto a tutte le sperimentazioni”.

Eduardo Arroyo, Natalina, 1995, Milano-Camogli, Collezione Pierluigi e Natalina Remotti; Clegg & Guttman, Portrait of a Lady with a Large Brooch, 2015, Torino, Collezione Sandretto Re Rebaudengo; Alessandro Mendini, Poltrone di Proust – Sandro e Giuliano, 2012,  Pistoia, Collezione Gori – Fattoria di Celle; a dx: Alessandro Mendini, Maquette per l’Albero meccanico, 2011-2012,  Pistoia, Collezione Gori – Fattoria di Celle © Del Papa

 

LA RIVOLUZIONE SIAMO NOI, a cura di Alberto Fiz, è organizzata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, col patrocinio del MiBACT – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, della Regione Emilia-Romagna; il progetto di allestimento è di Michele De Lucchi e AMDL CIRCLE con  la consulenza scientifica del Polo Territoriale di Mantova del Politecnico di Milano; l’esposizione  presenta oltre 150 opere, tra dipinti, sculture, fotografie, video e installazioni di numerosi artisti, tra cui Piero Manzoni, Maurizio Cattelan, Marina Abramović, Tomás Saraceno, Andy Warhol, Bill Viola, Dan Flavin, Paolo Grassino, provenienti da 18 collezioni d’arte, tra le più importanti in Italia, che indagano trasversalmente movimenti, stili e tendenze della contemporaneità.

Il percorso si completa alla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi – i cui locali sono attigui a quelli di XNL – dove una serie di lavori di artisti tra cui Ettore Spalletti, Wolfgang Laib, Fabio Mauri, Gregor Schneider, Pietro Roccasalva, dialoga con i capolavori dell’Ottocento e del Novecento collezionati dall’imprenditore e collezionista piacentino Giuseppe Ricci Oddi, raccolta che che costituisce un fondamentale modello di riferimento.

Tomás Saraceno, Flying Garden-Air-Port-City, 2006, 60 palloncini ellittici, elastici, pianta di tillandsia, elio, aria, nuvole, dimensioni variabili, Verona Collezione Agiverona © Del Papa

Prestigiose e molte note le collezioni coinvolte:

Collezione Agiverona; Collezione Alt, Bergamo; Collezione Consolandi, Milano; Collezione De Iorio, Trento; Collezione Ernesto Esposito, Napoli; Collezione Floridi, Roma; Collezione Giuliani, Roma; Collezione Gori-Fattoria di Celle, Pistoia; Collezione La Gaia, Busca; Collezione Emilio e Luisa Marinoni, Lurago Marinone; Collezione Mattioli Rossi; Collezione Mazzolini, Bobbio; Collezione Nomas Foundation, Roma; Collezione Claudio e Maria Grazia Palmigiano, Milano; Collezione Pierluigi e Natalina Remotti, Milano/Camogli; Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Collezione Giuliana e Tommaso Setari, Parigi/Bruxelles, Collezione Gemma De Angelis Testa, Milano.

 

 

 

Pietro Roccasalva, Jockey full of Bourbon II, 2006, neon, acrilico su carta su forex, specchio, resina, piume dipinte a mano, 290 x 680 x 580 cm, Roma, Collezione Giuliani (Galleria D’Arte Moderna Ricci Oddi) © Del Papa

 

Sul ruolo del collezionista e delle collezioni nel panorama dell’arte Alberto Fiz, curatore della mostra dichiara: “Soprattutto oggi, di fronte all’ipertrofia delle immagini (ogni giorno sui social se ne condividono oltre tre miliardi), il collezionista è colui che, attraverso la sua azione, si pone come ordinatore del caos. Lo scopo è quello di prendere decisioni che non s’indirizzano solo all’establishment, ma possono diventare propedeutiche ad una rinnovata visione dell’arte in una logica di soddisfazione personale che, il più delle volte, sfiora il narcisismo. Benché le metodologie siano tra le più svariate, difficilmente catalogabili, il collezionista, per sua natura, prende posizione e, partendo dalla sfera privata, si fa interprete del gusto.[…] Se, generalmente, l’acquirente di un qualsiasi prodotto si pone come consumatore finale, pronto ad accettare supinamente le decisioni di altri, il collezionista si mette in gioco, compie la sua rivoluzione, e diventa lui stesso responsabile di scelte che, molto spesso, non hanno alcuna garanzia di durata. Di fronte all’espansione dell’arte contemporanea e dei suoi canali d’accesso, il collezionista è uscito dalla torre d’avorio dove un tempo era arroccato, spesso invisibile e misterioso (solo una ventina d’anni fa, una mostra come quella proposta a Piacenza sarebbe stata impensabile) per assumere un preciso ruolo sociale, a tutti gli effetti pubblico, pur tenendo conto che, a seconda dei contesti, le modalità d’intervento possono essere differenti. “Il titolo della mostra – continua Alberto Fiz – prende spunto dall’installazione di Maurizio Cattelan La rivoluzione siamo noi dove l’artista, con compiacimento narcisistico, si autodenigra appendendosi a un gancio con gli abiti di feltro di Joseph Beuys che nel 1972 realizzò un’opera dallo stesso titolo di forte impronta politica. L’elemento che accomuna i due lavori è la messa in discussione del fare arte e delle sue convenzioni in base ad un principio che coinvolge anche il collezionista e le sue scelte”.

Maurizio Cattelan, La rivoluzione siamo noi, 2000, Collezione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

Per La rivoluzione siamo noi, Giuseppe Penone ha realizzato un intervento site specific che occupa un’intera parete di XNL Piacenza Contemporanea: si tratta di un’opera ambientale che parte da una matrice del 1995, proveniente dalla collezione Giuliani, che presenta l’impronta ingrandita delle cinque dita di una mano, che si sviluppa nell’ambiente fino a occuparlo per interno.  La mostra documenta il fenomeno del collezionismo nella sua globalità attraverso le vicende di oltre cinquant’anni: ne emerge un grande affresco collettivo, una ‘collezione delle collezioni’ legata alla passione e al gusto del nostro tempo, che consente al visitatore di entrare in uno straordinario museo privato, ricco di sorprese, ordinato dal curatore che ha instaurato un rapporto di complicità con i collezionisti, liberi da qualsiasi tentazione autoreferenziale. La rassegna è accompagnata dalle video-interviste ai collezionisti raccolte in un unico documento realizzato da Roberto Dassoni insieme a Eugenio Gazzola. La vocazione multidisciplinare del nuovo spazio espositivo è confermata dalle numerose iniziative collaterali, coordinate da Giorgio Milani, come la rassegna filmica, curata da Marco Senaldi e una serie di talk con collezionisti, artisti, critici e storici dell’arte, curata da Alberto Fiz. Non mancano, poi, concerti e spettacoli teatrali, oltre alle visite guidate e a un programma di didattica rivolto alle scuole.

 

Il percorso di mostra

La mostra  permette di conciliare sia la componente spettacolare sia quella più intima ed emozionale, creando una relazione tra le opere, gli artisti e le motivazioni del collezionare, come emerge dalle otto sezioniComplicità, Domestiche alterazioni, Rovesciare il Mondo, Enigma, L’altro visto da sé, Controllare il caos, Esplorazioni, Spazi di Monocromia – della rassegna dove ciascuna rappresenta una collezione in un contesto animato da interferenze, suggestioni e scardinamenti temporali.

Katja Novitskova, Approximation (polar bear), 2017, Torino, Collezione Sandretto Re Rebaudengo; in secondo piano a sx: Francesco Arena, Cervino, 2007, Roma, Collezione Giuliani; a dx: Sislej Xhafa, Barka, 2011, Roma, Collezione Nomas Foundation © Del Papa

Complicità

Il percorso si apre con la complicità, ovvero con la dialettica tra collezionista e artista che si esplicita attraverso una serie di “ritratti – dediche” che coinvolgono Ernesto Esposito in un’immagine conturbante e ambigua di Helmut Newton o Paolo Consolandi, insieme alla sua famiglia, immortalato da Thomas Struth. Se Patrizia Sandretto Re Rebaudengo è ritratta in piedi con un gioiello americano degli anni cinquanta da Clegg & Guttmann, ecco una particolare elaborazione della poltrona Proust di Alessandro Mendini su cui appare il volto di Giuliano Gori accanto a un albero meccanico. C’è, poi, la superficie specchiante di Michelangelo Pistoletto con l’immagine serigrafata di Giovanni e Clara Floridi o il profilo di Natalina Remotti ritagliato da Eduardo Arroyo; Pierluigi e Natalina Remotti sono ritratti in uno scatto di Elizabeth Aro. E ancora: la scultura di Barry X Ball in lapislazzuli dedicata a Laura Mattioli, il ritratto di Giorgio Fasol dipinto in un contesto artificiosamente naturalistico da Matteo Fato, l’intima immagine fotografica della famiglia Palmigiano messa in scena da Alice Ronchi con la poesia di Giorgio Gaber o l’ironica composizione di Thorsten Kirchhoff che dispone verticalmente la famiglia Leggeri insieme al loro cane.

 

Domestiche alterazioni

L’ambiente della casa e tutto ciò che ad essa è collegata, dall’arredamento al cibo, subisce una profonda trasformazione con effetti ironici e paradossali. Il percorso coinvolge la Torre di torrone di Aldo Mondino, i secchi per pavimento di Wim Delvoye conservati come gioielli preziosi, gli abiti in lattice di Giulia Piscitelli. Ma anche la Sedia antropomorfa su cui compare la bandiera italiana di Armando Testa, o il leopardo che passeggia su centinaia di tazze di cappuccino nell’immagine fotografica di Paola Pivi. Gli scovolini per la polvere di Pino Pascali dai colori psichedelici, infine, si trasformano in bachi da setola reinventando l’immaginario attraverso il vero.

Rovesciare il Mondo

Il titolo prende spunto da un’opera di Lara Favaretto (Mondo alla rovescia) sul tempo sospeso ma si estende a questioni sociali e politiche di fondamentale importanza che spaziano dal cambiamento climatico con l’orso ibridato di Katja Novitskova alla barca dei migranti di Sislej Xhafa formata da migliaia di scarpe, sino alla celebre performance di Marina Abramović realizzata in occasione della Biennale di Venezia del 1997 (in mostra viene esposta una grande immagine fotografica di quell’evento), dove l’artista denuncia, attraverso un rituale di purificazione, gli orrori che sono stati commessi durante la guerra nei Balcani.

Enigma

Il mistero insondabile è il filo rosso che lega la ricerca dei collezionisti e l’indagine degli artisti. Accanto alla relazione tra Giorgio de Chirico e Giulio Paolini, in questo ambito compaiono le alchemiche testimonianze pittoriche di Gino De Dominicis, così come Oggetti a scomparsa totale di Emilio Prini, i percorsi concettuali di Joseph Kosuth o le “icone” luminose di Dan Flavin. Tutto ciò passa attraverso una serie di altre testimonianze emblematiche come l’omaggio di Francesco Clemente al filosofo Michel Foucault, la ricostruzione dell’universo cosmogonico e mitologico di Matthew Barney o lo spazio metafisico che caratterizza le due grandi sculture di Anish Kapoor. Fa parte dell’enigma anche il puzzle tridimensionale di Ahmet Ögüt dove i personaggi a grandezza naturale possono essere spostati dagli spettatori a loro piacimento.

Domenico Bianchi, Senza titolo, 1988 , olio e cera su tavola, 140 x 110 cm, Milano, Collezione Gemma De Angelis Testa; Piero Manzoni, Achrome, 1958, caolino su tela grinzata, 115 x 145 cm, Bobbio, Collezione Mazzolini (Galleria D’Arte Moderna Ricci Oddi) © Del Papa

L’altro visto da sé

“Ciò che conta per noi è di far la prova della nostra esistenza” scrive Jean Baudrillard nel pamphlet che dà il nome a questa sezione dove i destini degli artisti e dei collezionisti s’incrociano in una serie di lavori che vanno oltre la semplice rappresentazione. Da Cindy Sherman a Luigi Ontani passando attraverso Barbara Kruger, Zhang Huan e Bill Viola, si va incontro ad un’indagine sul soggetto e la sua ridefinizione. Se Sarah Lucas gioca con la sparizione della figura, i ricami di Francesco Vezzoli mettono in scena, con malinconia, le dive hollywoodiane. Insieme alle figure ritagliate e anonime di Mario Ceroli che s’incrociano sulla scala, Maurizio Cattelan propone in La rivoluzione siamo noi il suo ritratto appeso a un gancio con gli abiti di feltro di Joseph Beuys in un’installazione emblematica.

Controllare il caos

La sezione propone modelli linguistici differenti che hanno come elemento unificante quello di esprimere l’energia vitalistica insita nella materia attraverso un’azione che, di volta in volta, può essere differente. Se Daniel Buren, attraverso uno strumento visivo ripetuto, libera l’immaginazione di chi osserva, Lucio Fontana oltrepassa i limiti della pittura in una tensione continua verso l’infinito. Controllare il caos, poi, presenta istanze razionaliste non prive di una componente paradossale (Sol LeWitt, Fabrizio Plessi, Piero Fogliati, Tatsuo Miyajima), accanto a procedimenti di carattere emotivo; l’horror vacui attraversa le opere di Keith Haring, Ellen Gallagaher, Ben e Damien Hirst, mentre il rapporto costante con la materia fisica delinea l’indagine di Jannis Kounellis e Tony Cragg. Mario Merz, infine, ne I giganti boscaiuoli, un’opera di oltre cinque metri, ricerca i principi archetipali che regolano l’universo.

Veduta del corridoio Galleria D’Arte Moderna Ricci Oddi © Del Papa

 

Esplorazioni

Un giardino aereo di Tomás Saraceno con 60 “cuscini” aerostatici disposti sullo scalone centrale dello Spazio XNL, danno il benvenuto agli spettatori nell’ambito di un percorso che rappresenta un ulteriore elemento d’intersezione tra la ricerca dei collezionisti e quella degli artisti. Il viaggio, in base al titolo della lirica scultura di Fausto Melotti, ma anche il Nido cosmico, come lo definisce Nicola De Maria o Propagazione, l’installazione site specific realizzata da Giuseppe Penone appositamente per la mostra, propone una serie di riflessioni sul nostro “stare al mondo” con opere che spaziano dai mappamondi di Roberto Cuoghi e Mona Hatoum, passando attraverso il prototipo della Mercedes rielaborata da Tobias Rehberger o il veicolo antifunzionalista di Gianni Piacentino. In questo ampio itinerario compare anche un arazzo di William Kentridge con un misterioso cavaliere che viaggia verso la terra promessa, due immagini del Vesuvio di Andy Warhol e i paesaggi fotografici dipinti da Gerhard Richter. Insieme a Luciano Fabro e a Piero Gilardi, infine, fa la sua comparsa Entrare nell’opera di Giovanni Anselmo, un inno alla libertà dove l’artista sembra condurre il visitatore in un prato sterminato.

Spazi di Monocromia

L’ultima sezione si sviluppa attraverso una fondamentale serie di lavori sulla monocromia proposti nella sede della Galleria Ricci Oddi. Intorno a uno dei temi maggiormente indagati del ‘900, si crea una dialettica con la raccolta permanente realizzata dal collezionista piacentino con particolare riferimento alle sculture di Medardo Rosso. La ricerca passa attraverso le opere di Piero Manzoni, Enrico Castellani, Mario Schifano, Fabio Mauri, Gregor Schneider ed Ettore Spalletti a cui si aggiungono le digressioni di Wolfgang Laib, Domenico Bianchi, Marco Bagnoli e Remo Salvadori. Una monocromia che diventa sfida per gli artisti dell’ultima generazione con i lavori illusionistici, tra bidimensionalità e tridimensionalità, di Wyatt Kahn, l’installazione di manifesti rovesciati proposta da Stefano Arienti, i granelli di smog che creano una superficie uniforme ne Le ceneri di Milano di Luca Vitone a cui si aggiunge Pietro Roccasalva con un neon che si estende nello spazio per quasi sette metri in omaggio a Lucio Fontana. La componente classica dell’indagine emerge, poi, dalla scultura in marmo nero di Carrara dell’artista americano Barry X Ball e dalla fotografia di Mimmo Jodice che ripropone la memoria del passato attraverso il frammento di una testa ritrovata a Ercolano. Sul marmo bianco di Alberto Garutti, poi, compare la scritta “tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora” che potrebbe essere considerato come un messaggio rivolto ai collezionisti.

Il catalogo pubblicato in edizione bilingue (italiano e inglese) da Silvana Editoriale, si presenta come una monografia sul mondo del collezionismo. Accanto a tutte le opere esposte e a un saggio del curatore Alberto Fiz, il volume contiene una serie d’interventi di Milovan Farronato, Elio Grazioli, Giorgio Milani, Elena Pontiggia, Stefano Salis, Marco Senaldi, Alessia Zorloni. Insieme alle testimonianze di Laura Mattioli (“L’arte”, spiega la collezionista, “deve mettere in discussione i suoi motivi di esistenza”), Claudio Palmigiano e Gemma Testa, vengono pubblicate, a cura di Eugenio Gazzola, le interviste a tutti i collezionisti presenti in mostra.

 

Per info

LA RIVOLUZIONE SIAMO NOI. Collezionismo italiano contemporaneo

Piacenza, XNL PIACENZA CONTEMPORANEA| Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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