mercoledì , 5 agosto 2020
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IL GESTO DELL’ORIENTE – Una mostra e un percorso virtuale nell’Arte Contemporanea Coreana

Milano ospita cinque voci dell’Avanguardia coreana Chun Kwang Young, Park Seo-Boo, Lee Bae, Lee Ufan, Kim Tschang-Yeul negli spazi della Dep Art Gallery. Le immagini della mostra dal titolo Il gesto dell’oriente e le parole del curatore Gianluca Ranzi ci introducono ad aspetti dell’Arte coreana ancora poco conosciuti, lasciando il desiderio di saperne ancora di più. E così ho deciso di coinvolgere direttamente una decina di Gallerie d’Arte Coreane. Le loro dichiarazioni, quelle che in tempi così difficili per entrambi i paesi sono riuscita a raccogliere, ci permettono di tratteggiare lo scenario dell’Arte Contemporanea in Corea.

“Fino a tempi non molto lontani la conoscenza che avevamo dell’arte coreana si basava su punte di diamante, ovvero singoli artisti coreani che erano usciti dalla Corea e avevano avuto successo sia in Europa che negli Stati Uniti. Avevamo avuto la possibilità di vedere le loro opere, ma senza che ci fosse una chiara consapevolezza del percorso artistico iniziato in Corea. Un percorso guidato dalla ricerca verso un nuovo linguaggio e nuove prospettive nell’approcciare il rapporto tra tradizione e innovazione per raccontare la propria identità. Ricerca che è iniziata negli anni 50 e va avanti ancora oggi. Tra queste punte di diamante sicuramente c’erano Nam June Paik, artista sudcoreano conosciuto soprattutto per le sue opere di videoarte, e Lee Ufan, uno degli artisti presenti in mostra e al centro delle dinamiche dell’arte coreana dagli anni 60 ad oggi.
Questa mostra cerca in qualche modo di fare luce su quella ricerca artistica autenticamente e coscientemente coreana, unendo Lee Ufan ad altre figure che hanno fatto parte di quel percorso.”
Gianluca Ranzi, curatore della mostra Il gesto dell’oriente.

Il gesto dell’oriente. Cinque voci dell’Avanguardia coreana, ph credits Diana Cicognini

IL MERCATO DELL’ARTE CONTEMPORANEA IN COREA

Un breve scambio di battute tra Gallerie d’Arte coreane traccia lo sfondo su cui poi andremo a disegnare il percorso virtuale della mostra e tende una linea sottile per unire la Galleria milanese che la ospita al mercato dell’Arte Coreano.

“Non è un’esagerazione affermare che i primi segnali di interesse per l’Arte Contemporanea in Corea si sono avuti per le vecchie generazioni di artisti coreani. Opere di maestri Dansaekhwa come Park Seo-Boo, Lee Ufan e Ha Chong-Hyun hanno iniziato a ottenere fama internazionale nel primo decennio del 2000. Durante questi ultimi due anni c’è stato un travolgente aumento di interesse per le opere delle generazioni più contemporanee di artisti coreani, ma un interesse ancora radicato nel contesto storico che quegli artisti avevano delineato. Artisti come Haegue Yang, Kimsooja, Kyungah Ham e Suki Seokyeong Kang hanno ottenuto molti riconoscimenti all’estero, come hanno fatto a casa, perché hanno stabilito delle connessioni con la precedente generazione di artisti già affermata. Il loro successo è stato dimostrato sia dalle statistiche di vendita che dall’alto livello delle esposizioni istituzionali a cui hanno partecipato negli ultimi anni. Ci aspettiamo che questa tendenza incoraggiante duri almeno per i prossimi tre anni, se non per un periodo di tempo molto più lungo.”
Kukje Gallery, (Seoul, Busan) 

“L’interesse internazionale per gli artisti asiatici in generale, e tra questi anche gli artisti della Monochrome generation di Dansaekhwa, è aumentato molto negli ultimi tre anni insieme al numero di collezionisti provenienti dalla Regione Asiatica, che io credo diverranno presto la spina dorsale che supporterà il mercato dell’Arte in Asia. Soprattutto le generazioni più giovani di collezionisti, che credono che aprirsi mondo sia importante per affermare la propria identità asiatica. Così è anche nel nostro paese, le dimensioni del mercato dell’Arte Coreano cresceranno grazie ai collezionisti di ultima generazione. Un’altra importante spinta in questa direzione arriverà dai grandi musei, che vogliono ampliare le proprie collezioni d’arte con pezzi che rappresentino lo scenario artistico internazionale. Mi aspetto, di conseguenza, che il mercato dell’Arte in Corea crescerà ancora di più nei prossimi tre anni, ma la crescita non riguarderà solo gli artisti coreani. I nostri collezionisti, infatti, sono noti per la loro particolare visione internazionale, come testimoniano le loro collezioni d’arte. Nel nostro mercato si svilupperà, quindi, anche la domanda per gli artisti occidentali.”
Henna Joo, Executive Director, Arario Gallery (Seoul, Shanghai e Cheonan) e Professoressa al Dipartimento di Art Market Management della Hongik University di Seoul.

“Il mercato ha registrato una tendenza verso un graduale aumento della domanda di opere di artisti coreani blue chip e dei grandi maestri stranieri. Non ci saranno molti cambiamenti nei flussi di mercato per i prossimi tre anni, ma d’ora in avanti aumenterà in una certa misura la domanda di artisti coreani affermati di livello internazionale.
Nel 2018, il mercato dell’arte contemporanea coreana valeva circa 560 milioni di dollari. Come accade nel mercato dell’arte oltre oceano, ci sarà un aumento del numero di collezionisti che aspirano a ottenere guadagni a breve termine anche nel mercato dell’arte locale. Per soddisfare tali richieste, crescerà la domanda di artisti blue-chip quotati con un valore stabile sul mercato dell’arte. Inoltre, una rivalutazione dell’arte coreana moderna, finora sottovalutata dal mercato, potrebbe essere un’alternativa per rispondere alle esigenze del mercato.”

P K M Gallery, Seoul

“Mentre lo scoppio del nuovo Coronavirus avrà un impatto sia immediato che di lungo periodo sul mercato dell’arte, non solo in Corea ma anche in tutto il resto del mondo, noi stiamo cercando di trasformare questa crisi in un’opportunità e stiamo velocemente cambiando il nostro approccio. Abbiamo già testato le potenzialità del mercato dell’arte on line e siamo intenzionati nei prossimi anni ad esplorare le nuove opportunità che offre, rafforzando la nostra presenza su nuove piattaforme. YouTube, Instagram e Virtual Reality non solo amplieranno le dimensioni del mercato dell’arte esistente, ma potrebbero anche cambiare l’idea stessa di come dovrebbe funzionare.”
Kukje Gallery, (Seoul, Busan)

Sicuramente in questo momento particolare è già cambiato in tutto il mondo il modo di fruire le mostre, vi invito quindi a seguire questo percorso virtuale nella mostra IL GESTO DELL’ORIENTE.
Cinque voci dell’Avanguardia coreana”
attraverso le mie fotografie e le parole del curatore Gianluca Ranzi.

Gianluca Ranzi, curatore della mostra Il gesto dell’oriente, ph credits Diana Cicognini

LA MOSTRA

Le opere in mostra sono esemplari del percorso artistico dei 5 artisti, che il curatore ha voluto portare a Milano per raccontare l’origine dell’Arte Contemporanea in Corea. Appartenenti a generazioni diverse dell’avanguardia coreana, sono tutti vicini a quella ricerca artistica, basata sulla pittura monocromatica e sull’idea della tela come luogo di eventi, che ha portato l’arte coreana all’attenzione internazionale.

“Lee Ufan e Park Seo-Boo, insieme ad altri 7 o 8 artisti sudcoreani, hanno fatto parte negli anni 70 di Dansaekhwa (o anche Tansaekhwa, che vuol dire pittura monocromatica).  Non era un vero e proprio gruppo quanto una direzione di ricerca. Tanto è vero che il nome sotto cui sono riuniti questi artisti è stato creato solo negli anni 80 da un critico d’arte Coreano, Lee Yil, che guardando indietro si accorse che la loro ricerca si era sviluppata in una direzione comune ben identificabile. A partire dagli anni 60, ma soprattutto negli anni 70, questi artisti lavorarono con un’attenzione particolare a ciò che succede sulla superficie dell’opera. Domina una monocromia quasi totale, dove le gamme cromatiche sono tenute il più possibile basse, arricchita dall’idea della tela come luogo di eventi dove trama della tela e colori, gesti pittorici e materiali sono protagonisti.”

Park Seo-Boo, Ecriture n 131112, 2013, tecnica mista con carta Hanji su tela, ph credits Bruno Bani


“L’artista Ha Chong-Hyun, non presente in mostra, nella sua serie di composizioni astratte Conjunction imprimeva la pasta pittorica dal retro in modo che il colore attraversasse la trama molto grossa della tela colando sulla parte anteriore. L’opera era il risultato del gesto dell’artista e di ciò che accadeva sulla tela.  

L’opera senza titolo di Lee Ufan in mostra è inquadrabile in questo tipo di lavoro. Le veloci pennellate blu date con l’acquerello rappresentano il gesto intenzionale dell’artista sulla superficie della carta stesa sul tavolo. La mano bagnata che passa sopra la carta, lasciando sgocciolare l’acqua, rappresenta l’idea della casualità. L’acqua si spande sulle forme create dall’artista e l’opera diventa il risultato di un evento non controllabile, che avviene sulla superficie dell’opera. Lee Ufan richiama qui l’idea dell’effimero che è tipica della cultura orientale.”

Lee Ufan, Untitled, 1980, acquerelli su carta, ph credits Diana Cicognini


“Tutti questi artisti partono da un tipo di pittura che potrebbe essere accomunata all’informale europeo o all’espressionismo astratto americano, ma l’idea, ereditata da Dansaekhwa, di una superficie animata da piccoli eventi li differenzia da entrambi i movimenti artistici occidentali.

Certamente ci sono stati dei contatti con l’arte occidentale o perché questi artisti coreani avevano la possibilità di viaggiare o perché, nonostante il regime di dittatura militare durato fino al 1983, arrivava qualche informazione sull’arte occidentale. Mi raccontava Lee Ufan che negli anni 70 non esistevano riviste straniere, cerano solo riviste d’arte coreane che pubblicavano le foto delle opere d’arte prese dalla stampa straniera, ma in bianco e nero, e loro erano costretti ad interpretare ciò che vedevano.

Nei lavori di Kim Tschang-Yeul, ad esempio, c’è un’aderenza molto più stretta con l’informale europeo. L’artista, infatti, ha viaggiato moltissimo negli anni Sessanta e Settanta. E’ stato sia a New York che a Parigi, dove poi si è stabilito.”

Lee Bae, Issu de Feu,2000, carbone su tela, ph credits Bruno Bani


“Gli artisti delle generazioni successive non possono non considerare la ricerca portata avanti in Corea negli anni ’70. In mostra abbiamo gli esempi di Lee Bae e di Chun Kwang Young che se ne distaccano, ma che in qualche modo mantengono l’idea della superficie animata da eventi. Nel caso di Lee Bae questa animazione è data dalla giustapposizione e dalla messa in sincrono di lamelle di carbone tagliate finissime.  Sono fatte combaciare in modo da creare giochi di corrispondenze tra pieni e vuoti e le superfici riflettono la luce dando l’impressione di un’animazione continua. Lee Bae lavora un materiale molto fragile, che richiede una perizia incredibile.

Nella ricerca di Chun Kwang Young è più evidente il rapporto tra tradizione e innovazione, che troviamo anche negli altri artisti ma più nascosto. Gli oggetti, avvolti nella tradizionale carta di gelso coreana (Hanji) che Chun mette sulle sue tele, fanno riferimento esplicitamente ad una vecchia tradizione coreana delle erboristerie, dove spezie ed erbe medicamentali erano avvolte in fogli di giornali. Tutti gli artisti in mostra usano la vecchia maniera per poi rivederla alla luce di una nuova sensibilità. Anche Park Seo-Boo, ad esempio, recupera l’uso tradizionale della carta Hanji, ma in un contesto assolutamente diverso di astrazione lineare in cui domina il monocromo.”

Chun Kwang Young è uno dei principali artisti coreani celebrato in tutto il mondo per le sue opere tridimensionali con cui racconta la tradizione e la cultura coreane in un linguaggio estetico universale, che ha portato il suo lavoro all’attenzione del mondo dell’arte internazionale. Ogni opera della sua serie Aggregazioni è composta da un insieme, a volte casuale a volte ordinato a rappresentare delle forme, di piccoli pacchetti per lo più triangolari avvolti in carta Hanji, alcuni dei quali sono poi tinti con il tè o altri pigmenti naturali. I fogli di carta Hanji, che ricoprono anche la tela e la cornice, provengono da vecchi libri coreani raccolti nei mercati popolari o trovati nei negozi di antiquariato. Ciascuna delle antiche parole coreane, che si leggono sui pacchetti e sulla cornice, ha il suo significato ma in un ordine casuale. Ogni pacchetto rappresenta la storia di una persona diversa. Chun mette sulla tela storie frammentate e diverse, che nella società sono separate, a creare un’aggregazione che rappresenta l’identità e l’estetica coreane.

Kim Tschang-Yeul, Recurrence, 2005, Olio su tela di canapa, ph credits Diana Cicognini


“Kim Tschang-Yeul
utilizza due tipologie di sfondo la tela grezza, tipica di Dansaekwha, oppure la tela vergata con ideogrammi, presi da testi di meditazione, e dipinge le sue gocce iperrealiste una ad una. Considera ogni goccia un mondo a parte, il tempo necessario per realizzarla non è importante. E’ lui stesso a raccontare che dipingerle è un modo per concentrarsi e la sua arte diventa un atto di meditazione acquistando confini quasi spirituali.

Lee Ufan, From Line, 1977, olio su tela di canapa, ph credits Diana Cicognini


Tradizione e spiritualità sono presenti anche nelle opere astratte di
Lee Ufan dalla serie From line, linee verticali realizzate con pittura ad olio. L’artista prepara la tela con uno sfondo bianco, o nel caso dell’opera in mostra giallastro, intinge il pennello nel colore e poi con un unico gesto partendo dalla parte superiore della tela scorre verso quella inferiore, finché il colore si esaurisce completamente. Lee Ufan si rifà alla tradizione della calligrafia e alla tecnica del calligrafo che intinge il pennello nell’inchiostro e realizza gli ideogrammi con un tratto unico.”

“La maggior parte degli artisti coreani presenti in mostra, ma anche gli altri del gruppo Danseakwha, non vogliono usare la cornice. Il quadro è un evento e la cornice impedirebbe quel dinamismo che è al suo interno. Il limite tra opera, muro e ambiente non deve esistere. Soprattutto per Lee Ufan il quadro deve respirare ed essere in aperto contatto con l’ambiente.

Voglio raccontarti ancora una cosa che riguarda questi artisti. La Corea viene occupata dai Giapponesi dal 1910 al 1945. Tra le imposizioni culturali assolute del Giappone ci fu anche il divieto di usare la china, perché era considerata una tecnica artistica tipicamente giapponese e non volevano che fosse utilizzata dagli artisti coreani, nonostante facesse parte del loro patrimonio culturale. I giapponesi li obbligarono quindi ad usare solo olio su tela. Quando la Corea ritorna indipendente c’è un grande desiderio di recuperare la pittura a china e tanti degli artisti di Dansaekwhua la usarono reinterpretandola con un linguaggio, una grammatica e una sintassi più contemporanee.”

Yun Hyong-keun, Umber-Blue, 1976-1977 , Olio su cotone, ph credits © Yun Seong-ryeol Courtesy of PKM Gallery

Chiudo questa rassegna virtuale mostrandovi l’opera di un artista coreano molto conosciuto nel mondo per le sue composizioni astratte, Yun Hyong-keun, ricreando e completando qui quella che era l’idea originale del curatore di includerlo nella mostra.  Yun si confronta e allo stesso tempo va oltre i movimenti artistici orientali ed occidentali e la tradizione visuale. Per Yun i colori fanno riferimento a qualcosa di concreto. Il blu oltremare è il “paradiso” e la tonalità terra d’ombra è la “terra”. Quando questi due colori vengono mescolati o dipinti in linee astratte su carta Hanji, cotone o lino, è come se sulla tela si aprisse un varco senza confini. I dipinti di Yun fanno riferimento ad una parte importante della cultura coreana lo spirito rigoroso ma gentile dei Seonbi, studiosi al servizio delle persone che incarnavano le virtù coreane di integrità, purezza e saggezza. Virtù che si manifestavano anche nell’estetica, nel modo di vestire e nei colori in armonia con la natura.

4 marzo – 9 maggio 2020
IL GESTO DELL’ORIENTE
Cinque voci dell’Avanguardia coreana
Chun Kwang Young, Park Seo-Boo, Lee Bae, Lee Ufan, Kim Tschang-Yeul
a cura di Gianluca Ranzi

Dep Art Gallery
Via Comelico, 40 – Milano
www.depart.it

About Diana Cicognini

Diana Cicognini
Diana. Dea cacciatrice! Il mio territorio è Milano, la mia preda l'Arte ... che racconto, scrivo, disegno (dipingo) e metto in mostra. Giornalista pubblicista, la mia Canon mi accompagna sempre per testimoniare la bellezza e là dove il mio obiettivo fotografico non arriva...un grazie dichiarato ad artisti, gallerie ed uffici stampa che mi concedono "uno scatto" per le mie parole.

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