mercoledì , 23 settembre 2020
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La collezione di arte contemporanea cinese di Uli Sigg al Castello di Rivoli

La mostra Facing the Collector: The Sigg Collection of Contemporary Art from ChinaDi fronte al collezionista. La collezione di Uli Sigg di arte contemporanea cinese, prosegue al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea sino al 30 agosto.

Zhao Bandi (Pechino, 1966), Portrait of Uli Sigg, 2010, Sigg Collection

Inaugurata lo scorso 24 febbraio, avrebbe dovuto concludersi questa settimana, ma considerato il lungo periodo di chiusura dovuto all’emergenza sanitaria, la direttrice Carolyn Christov Bakargiev ha deciso di prolungarne l’apertura al pubblico per tutto il periodo estivo.

La mostra, a cura di Marcella Beccaria, ha il merito di presentare per la prima volta in Italia la prestigiosa collezione di Uli Sigg (Lucerna, 1946) dedicata all’arte contemporanea cinese, collezione che Sigg non si è limitato ad accrescere nel tempo con continue acquisizioni ma ha arricchito di precise committenze (alcune di queste pensate anche per la mostra al Castello di Rivoli) con un ruolo da mecenate e da promotore culturale, incoraggiando gli artisti e permettendo la diffusione della loro opera in Occidente: molti degli artisti da lui promossi sono oggi presenti in collezioni e istituzioni museali e hanno raggiunto altissime quotazioni sul mercato internazionale. Interessante anche il taglio che la curatrice Marcella Beccaria, con la piena collaborazione di Sigg, ha voluto dare all’esposizione: come suggerisce in parte il titolo Facing the collector, la mostra è occasione per uno studio, più che delle opere, del collezionista e dei processi mentali, psicologici, culturali ed economici che lo hanno portato a costruire una precisa e personale raccolta d’arte dove spesso emerge in qualità di soggetto e oggetto delle opere (come nella scultura installativa di Aiweiwei che lo riproduce a grandezza naturale mentre sfoglia un quotidiano – Sigg è stato anche editore ed è, per sua stessa ammissione, un lettore compulsivo), fatto che testimonia con grande efficacia la capacità di essersi esposto in prima persona con i singoli artisti, intessendo rapporti personali, spesso amicali, che oltrepassano il mero rapporto artista-collezionista; una collezione che tornerà, in parte, ad essere pubblica, perché nel 2012 Sigg ha donato circa 1.450 opere della sua collezione al M+ Museum for Visual Arts di Hong Kong, oggi in via di completamento, e che sarà parzialmente aperto al pubblico nel dicembre 2020.

Qi Zhilong ((Hohhot, Mongolia Interna, Cina, 1962) Untitled (portrait of a girl, green), 1998 Sigg Collection

Certamente sul taglio curatoriale e sulla particolare prospettiva può aver influito la nuova anima del Museo, la splendida collezione di Villa Cerruti che ha aperto nuove prospettive di riflessione sul collezionismo (in mostra c’è anche un esplicito omaggio al collezionista torinese, l’installazione “‘The Orchid Room” di Liu Ding). Carolyn Christov-Bakargiev, direttore del Castello di Rivoli, commenta: “Questa singolare visione di un collezionista privato che ha reso pubblica la sua collezione e l’ha donata al M+ Museum di Hong Kong, è particolarmente rilevante per il Castello di Rivoli vista la recente integrazione di Villa Cerruti, una collezione resa pubblica nel 2019. Questa mostra di opere della Collezione Sigg fa quindi parte di un nuovo importante filone della programmazione museale che indaga il rapporto tra collezioni private e pubbliche, ponendo l’attenzione sulla necessità di rendere più familiare e accessibile l’esperienza dell’arte, piuttosto che neutralizzarla in contenitori museali tradizionalmente impersonali. Mentre il mondo sostiene e supporta gli sforzi della Cina per contenere un virus, noi nel campo della cultura stiamo facendo del nostro meglio per sostenere il massimo scambio culturale e la condivisione di idee e punti di vista”.

Zhang Xiaogang (Kunming, provincia di Yunnan, Cina, 1958), Bloodline Series, 1997, Sigg Collection

Sigg è un personaggio poliedrico e affascinante: avvocato, imprenditore, editore, finanziere e diplomatico, è tra gli europei che hanno contribuito allo sviluppo dei rapporti economici e finanziari fra l’Occidente e la Cina a partire da 1979, quando Deng Xiaoping ha inaugurato l’Open Door Policy. Nel tempo, in un contesto privo di istituzioni culturali dedicate al contemporaneo, si è interessato all’arte come strumento per meglio comprendere la cultura cinese focalizzandosi sulle manifestazioni dell’arte contemporanea indipendente e sulle sue diverse espressioni. Nel corso degli anni trascorsi nel paese asiatico Sigg ha intrecciato relazioni con numerosi artisti, incoraggiandone i percorsi creativi: la collezione, che conta circa 2.500 opere di oltre 500 artisti, non si limita al solo gusto estetico del collezionista bensì rispecchia la volontà di un approccio scientifico e documentaristico, una visione enciclopedica che mira a raccontare l’evoluzione dell’arte cinese dalla fine degli anni settanta a oggi: “Grazie al mio viaggio attraverso l’arte – dice Sigg – credo di poter affermare di aver visto più Cina di molti cinesi. Colleziono, ma più che un collezionista preferisco definirmi un ricercatore”.

Ai Weiwei (Pechino, 1957). Uli Sigg (Newspaper Reader), 2004, M+ Sigg Collection, Hong Kong.

Successivamente al periodo iniziale da imprenditore in Cina dal 1979 ai primi anni novanta, Sigg torna in Cina come Ambasciatore svizzero per la Cina, Corea del Nord e Mongolia dal 1995 al 1998, periodo in cui ha avuto anche un fondamentale ruolo come ambasciatore culturale, promuovendo la conoscenza dell’arte cinese in ambito internazionale. Nel 1997 ha istituito il Chinese Contemporary Art Award (CCAA), premio annuale destinato ad artisti contemporanei cinesi che vivono in Cina e che, attraverso il coinvolgimento di direttori e curatori internazionali nella giuria, ha contribuito alla successiva diffusione dell’arte cinese in molti musei nel mondo. La relazione di Sigg con Harald Szeemann ha avuto un ruolo chiave: Szemmann, tra i giurati della prima edizione, ha poi invitato diciannove artisti cinesi alla Biennale di Venezia del 1999, esponendone per primo le opere in Europa. Inoltre la presenza di Carolyn Christov Bakargiev nella giuria nel 2012 è collegata alla sua inclusione di artisti cinesi in documenta (13) nello stesso anno, come Song Dong con Doing Nothing Garden.

Facing the Collector: The Sigg Collection of Contemporary Art from China. Installation view

 

La mostra, come accennato, è sviluppata a stretto contatto con il collezionista e gli artisti, e presenta una precisa selezione della Collezione Sigg e M+ Sigg Collection, documentandone alcuni tra i caratteri distintivi attraverso una scelta di sale tematiche e monografiche. La prima sala è una sorta di “archivio” in cui sono allestite alcune tra le prime opere acquistate, solitamente installate presso la sua casa in Svizzera, e alcuni tra i numerosissimi ritratti che gli artisti gli hanno dedicato, come quelli di Zhao Bandi in rosa o con le orecchie da panda, che confermano le strette relazioni amicali intessute da Sigg. Il centro della sala è occupato dal monumentale Fragments (2005) di Ai Weiwei (opera in deposito a lungo termine al Castello di Rivoli) uno tra gli artisti a lui più vicini e presente in collezione con numerose opere, mentre l’importante lavoro di Feng Mengbo occupa un’intera parete e incrocia la calligrafia con i segni dello smartphone:l’ opera è stata realizzata su committenza diretta di Sigg. L’attenzione del collezionista nei confronti delle profonde trasformazioni sociali e politiche emerge grazie alle opere di Sun Yuan & Peng Yu, Liu Ding (con il notevole e monumentale Temporary Actor A del 2015) e Mao Tongqiang, qui presente con un’installazione che inneggia all’importanza della memoria e della conoscenza. Un autentico colpo di teatro l’opera The Death of Marat di He Xiangyu (2011), allestita nel salottino cinese del Castello, scultura a grandezza naturale del cadavere di Ai Weiwei , artista oggi simbolo dei diritti umani: presentandolo con fattezze straordinariamente realistiche l’artista apre molteplici interrogativi sulle persecuzioni subite da numerosi intellettuali e artisti, incluso lo stesso Aiweiwei, imprigionati o costretti al silenzio, faccia a terra.

Facing the Collector: The Sigg Collection of Contemporary Art from China. Installation view

L’interesse nei confronti della ricca tradizione culturale e il confronto tra l’idea di Occidente e quella di Oriente è riscontrabile nelle sale rispettivamente dedicate a Shao Fan, presente con diverse opere dai temi surreali e le tonalità pastello come Grandmother Rabbit (2012) e Moon Rabbit (2010), e a Liu Wei, sino agli episodi di maggiore successo internazionale come gli artisti del cosiddetto Realismo Cinico (tra cui Fang Lijun) sino ad Ai Weiwei, Zhang Wei, Zhang Xiagang (con le sue immobili figure, riprese frontalmente, quasi monocrome). Tema ricorrente nella storia dell’arte cinese, il paesaggio accomuna più opere in collezione, dai pattern che delineano i nuovi orizzonti digitali di aaajiao, ritagliati da una lastra di rame, sino a includere profonde note spirituali come nel caso delle opere monocrome, evanescenti e raffinatissime di Qiu Shi Hua. La mostra documenta inoltre la costante attenzione di Sigg nei confronti delle generazioni più giovani e la sua apertura nei confronti di molteplici tecniche artistiche: le nuove opere di Miao Ying e He Xiangyu, appositamente commissionate dal collezionista per gli spazi del Castello, restituiscono inedite e audaci visioni della Cina odierna e una riflessione sulla relazione critica tra tecnologia e società, come l’opera di He Xiangyu, il cui lavoro più noto è il Coca -Cola Project, installazione realizzata con i residui bolliti della nota bevanda, simbolo del capitalismo occidentale, ridotta a nera poltiglia, ma che rimanda anche al potere economico del petrolio, oro nero per eccellenza.

 

Facing the Collector: The Sigg Collection of Contemporary Art from China. Installation view

Alla base delle differenti ricerche e scelte installative rimane costante il contrasto visivo e concettuale tra i valori della cultura tradizionale e quella del capitalismo moderno, incluse le nuove tecnologie.

È disponibile un catalogo italiano/inglese con testi di Carolyn Christov Bakargiev e Marcella Beccaria

Per info

Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Facing the Collector: The Sigg Collection of Contemporary Art from China

 

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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