domenica , 21 aprile 2019
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Nel labirinto del Padiglione Italia – La Biennale di Venezia, 58. Esposizione Internazionale d’Arte

La Biennale di Venezia - 58. Esposizione Internazionale d’Arte

Ancora poche settimane e dall’11 maggio al 24 novembre 2019 i Giardini e l’Arsenale di Venezia saranno animati da amanti dell’arte, studenti, collezionisti e buyers curiosi di scoprire come gli artisti hanno interpretato questa edizione della 58. Esposizione Internazionale d’Arte: May You Live In Interesting Times, organizzata dalla Biennale di Venezia e presieduta da Paolo Baratta. Il pubblico sarà coprotagonista di questa edizione insieme ai 79 artisti invitati dal curatore Ralph Rugoffprovenienti da tutto il mondo. In attesa di arrivare a Venezia, sveleremo i segreti del Padiglione Italia curato da Milovan Farronato. “Né altra Né questa: la sfida al Labirinto”

La 58. Esposizione Internazionale d’Arte metterà in evidenza una funzione sociale dell’arte che racchiuda sia il piacere che il pensiero critico. May You Live in Interesting Times includerà senza dubbio opere d’arte che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale. In modo indiretto, forse l’arte può offrire una guida che ci aiuti a vivere e pensare in questi ‘tempi interessanti’ […] Metterà in risalto opere d’arte che esplorano l’interconnessione fra fenomeni diversi, opere affini all’idea affermata da Leonardo da Vinci e da Vladimir Il’ič Lenin che ogni cosa è connessa con tutte le altre. […] La Biennale Arte 2019 aspira a questo ideale: ciò che più conta in una mostra non è quello che viene esposto, ma come il pubblico possa poi servirsi dell’esperienza della mostra per guardare alla realtà quotidiana da punti di vista più ampi e con nuove energie. ”  Ralph Rugoff Curatore della 58. Esposizione Internazionale d’Arte

“La nostra missione è semplice anche se non facile: offrire agli artisti un luogo di dialogo il più libero possibile e offrire ai visitatori un intenso incontro con l’arte. I visitatori sono diventati il nostro principale partner, più della metà hanno meno di 26 anni. A loro vogliamo offrire un’aperta palestra dove si possano sentire ingaggiati in incontri con le opere e gli artisti, nello scoprire direttamente “l’altro da sé” che l’opera d’arte offre.” Paolo Baratta Presidente della Biennale di Venezia

Tra gli artisti invitati alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte, per la maggior parte molto giovani e donne, due italiane:

Ludovica Carbotta, vive e lavora a Barcellona. La sua ricerca artistica si confronta con gli spazi urbani e indaga sul modo in cui gli individui si relazionano con l’ambiente in cui vivono.  Istallazioni, testi, video arte e performance sono il suo linguaggio. Gioca tra finzione e realtà, realtà e immaginazione, nel creare opere site-specific.

Lara Favaretto, vive e lavora a Torino. Le sue opere originali e sperimentali riportano alla luce storie dimenticate e una volta realizzate sono lasciate in balia del tempo o di meccanismi creati dell’artista stessa o di eventi indipendenti dal suo intervento distruggendosi o consumandosi.

Né altra Né questa: la sfida al Labirinto. Il Padiglione Italia di Milovan Ferronato

Il Padiglione Italia, 1.200 mq di padiglione e 900 mq di giardino, avrà sede alle Tese delle Vergini in Arsenale. Milovan Farronato, curatore del padiglione, ha lavorato tutti questi mesi mantenendo un alone di mistero per non svelare subito l’interpretazione italiana al tema della 58. Esposizione Internazionale d’Arte. Per diversi mesi ci siamo chiesti come avrebbe interpretato l’espressione “interesting times”. A quale sfida o minaccia avrebbe dato voce?  Sarebbe stata la complessità dei tempi che stiamo vivendo la vera protagonista? Era arrivata la voce che avesse proposto delle parole chiave… La certezza era che i tre artisti da lui selezionati avessero alle spalle un percorso artistico molto diverso tra loro, in comune solo il fatto di aver lavorato con lui e un sentire contemporaneo, caratterizzato dalla ricerca tra passato e presente e dal desiderio di esplorare il quotidiano. E finalmente il sipario si è alzato sul
Padiglione Italia de La Biennale di Venezia 2019
“Né altra Né questa: la sfida al Labirinto”

La narrazione di Milovan Farronato ha molteplici riferimenti culturali e sopratutto letterari,  in particolare Italo Calvino da cui è preso il sottotitolo (Sfida al labirinto, saggio apparso sulla rivista «Il Menabò», 1962).

“Il labirinto è  un simbolo alchemico,  è scolpito nella pietra all’interno delle nostre chiese medioevali. Virgilio ne descrive una rappresentazione all’ingresso dell’antro della Sibilla. È una forma perfetta e  razionale,  tuttavia è allo stesso tempo simbolo di disorientamento,  emblema del disordine. È una metafora per rappresentare la complessità.  Una complessità che per noi arricchisce. Un patadosso su cui abbiamo voluto giocare. Il labirinto per noi è un luogo all’interno del quale creare una narrazione spezzara e non lineare, in cui coesisteranno varie mostre.” Milovan Farronato

All’interno del labirinto le opere dei tre artisti, diversi quindi ma complementari, dialogano tra loro continuamente grazie all’allestimento del designer Valerio Di Lucente.

Il titolo del Padiglione indica la direzione, che il curatore ha voluto non fosse un aut aut ma una possibilità di scelta, o addirittura che permettesse di immaginare una terza strada. Sarà il visitatore a scegliere quale strada percorrere, trovandosi davanti un muro in diagonale con due porte. Si apre qui un nuovo riferimento al testo di Calvino,  che aveva individuato due direzioni principali nel percorrere il labirinto: la via razionale e la via viscerale.

Nella visione di Milovan Farronato Liliana Moro,  che nei suoi lavori parte sempre da immagini semplici ed emblematiche per allargarsi poi ad una visione dalle molteplici interpretazioni,  rappresenta la via razionale. In Enrico David,  invece,  il curatore trova la via viscerale, perché la sua arte nasce da rivoluzioni interiori,  dall’esperienza e da fatti biografici. Chiara Fumai è la connessione fra i due atteggiamenti.

Nel Padiglione Italia curato da Milovan Farronato, coerente del resto alle intenzioni del curatore di questa edizione de La Biennale di Venezia, l’arte nelle sue molteplici espressioni ci porterà a mettere in discussione ogni nostro punto di riferimento.  Saremo forse costretti a ritornare sui nostri passi e magari rivedere le stesse cose,  ma da una prospettiva diversa,  per ritrovare noi stessi o l’altro da sé. L’Arte (per Calvino nel 1962 la Letteratura)  è lo strumento per affrontare la complessità  del mondo contemporaneo.

Le parole di Milovan Farronato saranno un’indicazione per il visitatore che si appresta ad entrare nel labirinto:

“Indugiare e non avere paura,  non esiste perdersi ma solo tornare sui propri passi ed è legittimo regredire,  non significa peggiorare.  Godete il senso di un tempo dilatato e non abbiate ansia di vedere tutto, ogni strada si ricongiunge a un’altra,  ogni scelta è giusta,  non esiste una sbagliata.  Lo spazio è generoso,  offre ossigeno,  non è soffocante,  si apre e non si chiude.  Forse ad un certo punto potreste persino trovare voi stessi… Se sarete più fortunati invece,  da una breccia del muro sotto l’orlo di un tendaggio che non tocca il pavimento,  potreste addirittura incontrare qualcun altro che vi distragga per un momento da voi stessi e vi faccia ancora una volta cambiare strada,  distogliendovi da quella ricerca infinita di assoluti introvabili finalmente interrotta da un’affezione improvvisa o una simpatia spontanea,  trovati dietro un angolo o nel lampo di un riflesso… “

Chiara Fumai at Volcano Extravaganza Stromboli 2011 Photography by Matthew Stone

Chiara Fumai (1978-2017)
Il lavoro di Chiara Fumai Quest’ultimo verso non può essere tradotto è un’inedito, un progetto ora finito ma travagliato, iniziato insieme a Milovan Farronato per una mostra ad Atene nel 2017 e mai esposto. Chiara Fumai era già molto avanti nel lavoro. Verrà realizzato a Venezia come era stato pensato, partendo dai disegni e dai progetti che avevano realizzato insieme. Milovan Ferronato conosceva molto bene Chiara Fumai, il suo coinvolgimento nel Padiglione Italia è un chiaro omaggio e riconoscimento per la sua arte, che ancora continua a sostenere essendo uno dei fondatori della “The Church of Chiara Fumai” (associazione ideata dalla mamma di Chiara per la tutela e la promozione delle sue opere).

Artista romana, ha lavorato molto con la fotografia, ma si è fatta conoscere soprattutto con opere video e performance dal vivo di forte impatto emotivo e riflessivo con cui dava voce ad un’ideologia radicale femminista e a temi quali l’identità sessuale, l’attivismo o la politica.

Liliana Moro Photography by Sebastian Cortes

Liliana Moro
Di Liliana Moro troveremo 2 opere nuove e molte inedite,  perché conservate per anni nel suo studio e mai esposte.  Spazi 2019 è un’istallazione dove si snoda l’intero percorso della sua carriera, trent’anni di attività.  Riprodotte in miniatura al suo interno le opere principali realizzate con i più diversi mezzi espressivi.

La creatività di Liliana Moro, milanese allieva di Luciano Fabro all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, spazia tra opere ambientali, disegni, collages, sculture, progetti teatrali ed installazioni sonore. Sperimenta materiali molto diversi tra loro, con un linguaggio artistico libero  dove il mondo dell’infanzia, della favola, del gioco, della maschera è riletto attraverso prospettive inusuali.

Enrico David Photography by JRP Center

Enrico David
Enrico David porta opere speciali e nuove produzioni.  Esemplare del suo mondo espressivo è il lavoro ispirato da un episodio personale, che appartiene ormai alla memoria, che mette insieme diversi elementi esplorando l’io più profondo: la stanza da letto che il padre aveva disegnato per lui, il foto collage di Dora Maar fotografa surrealista, il riferimento al complesso di Edipo.

Enrico David, nato ad Ancona vive e lavora in realtà a Londra, utilizza diversi medium pittura, disegno, scultura e installazioni a volte introducendo tecniche artigianali tradizionali. Molto del suo lavoro è rappresentato da ritratti su larga scala con una forte valenza psicologica.

 

Biennale Arte 2019
58. Esposizione Internazionale d’Arte

11 maggio – 24 novembre 2019
Giardini e Arsenale di Venezia

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About Diana Cicognini

Diana Cicognini
Diana. Dea cacciatrice! Il mio territorio è Milano, la mia preda l'Arte ... che racconto, scrivo, disegno (dipingo) e metto in mostra. La mia Canon mi accompagna sempre per testimoniare la bellezza e là dove il mio obiettivo fotografico non arriva...un grazie dichiarato ad artisti, gallerie ed uffici stampa che mi concedono "uno scatto" per le mie parole.

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