giovedì , 16 agosto 2018
  • Io sono Natura - Ass. Culturale Renzo Cortina

  • Andrea Forges Davanzati, Ciliato, 2018 (21 cm)

  • Io sono Natura - Casagrande&Recalcati

  • Andrea Forges Davanzati, Anopheles, 2017

  • Io sono Natura - Susy Manzo

  • Andrea Forges Davanzati, Chiridio, 2017

  • Io sono Natura - Federica Marangoni

  • Io sono Natura - Ass. Culturale Renzo Cortina

  • Io sono Natura - Gianluca Balocco

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IO SONO NATURA alla Galleria di Stefano Cortina

Una mostra, curata da Susanne Capolongo e Stefano Cortina, che fino al 3 Marzo sarà presso l’Associazione Culturale Renzo Cortina: Io sono Natura espressioni artistiche sulla natura. 5 artisti, 5 linguaggi e 5 visioni diverse per prendere coscienza della vita che ci circonda nelle sue mille sfaccettature. Iniziamo il viaggio nella Natura con le interviste ai protagonisti di questo racconto.

Susanne Capolongo, Curatrice della mostra

“È un momento in cui la Natura ci sfugge di mano, il titolo della mostra rappresenta un modo per riappropriarsene. E’ stato un po un azzardo perché gli artisti coinvolti sono diversi per tecnica e per linguaggio, ma sono contenta del risultato. C’è armonia.  L’importante per me era che ognuno di loro avesse la capacità di interpretare il tema in forme d’arte diverse, in modo molto soggettivo ma raffinato e rappresentativo”.

Gianluca Balocco

Gianluca Balocco
Fotografo, videomaker e performer studia e rappresenta le relazioni tra il sistema della Natura e la vita dell’uomo. Usa i suoi diversi linguaggi per sensibilizzarci su quella natura che diamo per scontata.

“Più che un fotografo, mi ritengo in realtà un artista che utilizza lo strumento fotografico per realizzare i propri progetti. Lavoro sul tema della Natura e delle piante da circa 10/12 anni, ma quello che fotografo è una relazione invisibile. Le fotografie esposte riprendono le mie prime ricerche. Danno una consapevolezza visiva del rovesciamento della visione del mondo a cui voglio portare le persone. Le piante costituiscono la vita sul pianeta per più del 97,9% e il 26% della nostra struttura è simile a quello delle piante, ma noi non ne siamo a conoscenza.

Nel nostro paradigma visivo di solito noi siamo il soggetto e la Natura lo sfondo. Ispirandomi alla ritrattistica quattrocentesca, rinascimentale o post rinascimentale, ho preso come soggetto la Natura nella sua interezza incluse le sue radici. In questa serie tutte queste piante sospese chiedono rispetto. Le fotografie sono state fatte seguendo un testo di neurobiologia vegetale nel rispetto della pianta. La tecnica che ho utilizzato è una ripresa molto lunga con un sistema di luci dinamiche che attraversano la pianta, perché la pianta stessa con le sue foglie è una macchina di luce, che produce energia. Nello scatto è importante l’esposizione. C’è stata una collaborazione con l’università di Firenze e il dipartimento di illuminotecnica.

L’evoluzione dell’uomo è più lenta del degrado che sta causando. Questo progetto vuole rappresentare in modo emblematico il legame tra uomo e la vita vegetale. La vera consapevolezza arriverà con il tempo. Dobbiamo comprendere di essere parte di un meccanismo sistemico in cui noi dipendiamo dal mondo dei vegetali, è necessario, ma lo stiamo ignorando.”

“Il corpo delle piante è nascosto per buona parte nel suolo: le radici temono la luce ma sono organi molto sensibili dotati di intelligenza.” http://gianlucabalocco.com/naked-plants-1

Casagrande&Recalcati

Casagrande&Recalcati
Pittura iperrealistica per raffigurare la Natura e in particolare fiori, perfezionismo nel rappresentare ombre e sfumature, grande formato o piccole tele questo caratterizza la coppia artistica che ha tra i suoi collezionisti Dolce&Gabbana.

Roberto Recalcati. “Dipingiamo essenzialmente elementi naturali e in particolare lavoriamo sui fiori per inseguire l’idea di bellezza. E’ un soggetto che non richiede interpretazioni, in base a come si guarda può cambiare e rappresentare una fase diversa della bellezza”.

Sandra Casagrande. “Dipingiamo fiori da 20 anni, ma il nostro stile ha avuto un’evoluzione. In questo momento siamo concentrati sulla bellezza al limite, quando il fiore è ancora bello ma sta per diventare qualcos’altro. I petali si seccano e diventano croccanti. E’ cambiata la nostra visione, ci è piaciuto raccontare la sensualità del fiore, ma anche l’isolamento e la solitudine.
Abbiamo iniziato a dipingere insieme e abbiamo due modi di vedere abbastanza simili. Il processo creativo nasce da un confronto, parliamo di cosa fare e come. La pittura invece segue una strada casuale. Il dipinto viene iniziato da uno e proseguito dall’altro, o viceversa”.

Roberto. “Nasciamo come architetti, abbiamo fatto insieme l’università, ma già dal primo giorno dipingevamo”.

Sandra. “Le basi di Architettura ci servono oggi soprattutto per le grandi tele, anche se parliamo di architettura vegetale. Dipingiamo fiori molto ingigantiti che diventano architetture, partendo dal fiore vero o dal disegno”.

Roberto. “Ritrarre la Natura modifica lo sguardo che hai sulla Natura reale, si confondono i piani e inizi a vedere le cose non dal punto di vista naturalistico ma estetico e immagini il fiore dipinto. Non guardi la realtà ma segui un’idea estetica e selezioni i colori, noi ad esempio usiamo in prevalenza colori freddi”.

http://casagranderecalcati.com/

Andrea Forges Davanzati

Andrea Forges Davanzati
Le sue sono sculture da toccare, non sono fragili come le forme viventi che rappresentano. Danno l’idea di movimento nonostante il materiale di cui sono fatte, acciaio inossidabile.

“Figlio di una biologa e di un architetto, sin da piccolo ero indeciso tra le scienze naturali e le forme costruttive. Poi all’età di 8 anni ho conosciuto Bruno Munari che è diventato mio maestro e grazie a lui ho potuto unire questi due saperi. Sono diventato uno scultore che studia le forme naturali in modo progettuale. Un altro mio maestro, Carlo Mo, mi ha portato verso l’uso dell’acciaio inossidabile, ero partito, come tutti gli scultori, dal bronzo e dalla creta, dal figurativo. Poi piano piano, anche per il mio grande amore per l’acqua e tutte le forme acquatiche, sono arrivato a queste sculture.

Il tema delle mie opere è si la Natura, ma non quella che di solito richiama l’immaginario comune, leoni e giraffe. Io mi rivolgo alla Natura invisibile. Mi hanno sempre affascinato le forme di microbiologia, l’infinitamente piccolo, e così i titoli delle mie sculture, come paramecio ciliato, fanno riferimento a questo mondo.

Ciliato è una scultura di 3 metri, molto ingombrante e pesante, presentata anni fa in una mostra all’acquario municipale di Milano e due anni fa a quello di Parigi. Non era facile esporla in questa occasione e così, con il lavoro di un giorno, sono riuscito a miniaturizzarla. La lavorazione di una scultura di pochi centimetri è identica ad una di 3 metri, cambia solo la quantità di materiale usato. Tecnicamente è stato un lavoro da oreficeria, molto più complesso. E’ affascinante perché lo scultore di solito tende all’infinitamente grande. Io invece se potessi realizzare una scultura di un decimo di micron di millimetro lo farei, ma tecnicamente non è semplice.

Le altre opere esposte sono parte della nuovissima linea Kiridio, che è in realtà il nome dell’ossatura della mano. Sono rimasto affascinato un giorno dall’immagine della mano racchiusa e ho cercato di studiare come renderla in acciaio inossidabile. La forma a cui sono arrivato si ripete in varie sculture. Susanna ha voluto anche uno dei miei Mosquitos, raffigurazioni di insetti, che troverete esposto.”

www.andreaforgesdavanzati.com

Susy Manzo – Il Giardino di Elsa, 2017

Susy Manzo
Come la natura genera meravigliose architetture fatte di forme e colori, così Giusy Manzo crea opere di carta tridimensionali per rappresentare il suo mondo intimo e raccontare come in una fiaba ricordi, relazioni, emozioni. Storie sospese (2016).
Aveva indagato, prima, il mondo dei bambini. I messaggi stereotipati nascosti nelle filastrocche, nei canti popolari e nei giochi per bambini, per definire i ruoli di genere voluti dalla società e dalla cultura. Giochi di ruolo (2012)

“Le opere che presento in questa mostra fanno parte di un progetto Storie Sospese. Ho lavorato molto su me stessa, la mia infanzia, la famiglia. È la mia parte infantile che ritorna.
Il Giardino di Elsa (2017) racconta un episodio della mia infanzia. Elsa era la mia insegnante a cui dovevo portare la bomboniera della prima comunione. Nell’opera ricostruisco attraverso la fantasia il ricordo del giardino che portava alla sua casa. L’abito con la cuffietta della bambina riprende il ricamo che mamma aveva fatto per il mio abito della comunione. La mia passione per il ricamo e il cucito, evidente in questi miei lavori in carta, è legata a mia madre che è sarta. Sin da piccola ricordo modelli di carta per tutta la casa”.

Susy Manzo – I fiori li porto io, 2017

“In I fiori li porto io (2017) Giusy Manzo si autoritrae in un atto d’amore verso il padre che non c’è più. Il lavoro è un esempio meraviglioso della tecnica dell’artista (paper cutting con bisturi).  “È impegnativo rendere con la carta un’opera tridimensionale, richiede moltissimo tempo. Parto da un disegno molto preciso e utilizzo diversi strati di carta per ottenere l’effetto di tridimensionalità. Inserisco anche elementi disegnati da me, come i volti e i capelli, oppure collage fatti con ritagli di carta da regalo, come le figure.”

www.susymanzo.com/home.htm

Federica Marangoni – I sogni si consumano, 1982

Federica Marangoni
Scultrice, performer, videoartista Federica Marangoni in realtà ha spaziato tra diverse discipline, ma su certi temi, come la Natura, è ritornata periodicamente nella sua carriera artistica.

“Sono cittadina del mondo, il mio studio è a Venezia, ma ho lavorato in Spagna e moltissimo in America. All’inizio della mia carriera sono stata obbligata a farlo se volevo lavorare. In Italia per una donna artista era molto difficile andare avanti. Sono stata chiamata al MOMA di New York nel 1980 per una performance e non è stato nemmeno riportato sui giornali italiani.

La video arte italiana è stata molto importante. È stata valorizzata all’estero, però, non in Italia. L’università di Dundee in Scozia ha fatto uno studio che ha analizzato gli artisti italiani. Stanno per realizzare un libro dedicato solo alle donne.

Ho lavorato sul tema della Natura negli anni ’70 – ’80 realizzando diverse mostre e opere (ad esempio: I Ripercorsi. Retracing). I miei soggetti sono soprattutto gli alberi, le farfalle, le stagioni. È un tema che ritorna, fa parte del mio vocabolario. I materiali cambiano tantissimo: vetro, lastre di acciaio, cera, gesso e acrilico. Ho sempre fatto ricerche su materiali diversi e spesso li uso insieme.

In I sogni si consumano (1982) ho usato la luce e la cera che cola per dare vita e movimento all’opera. Non è detto che debba essere un video, tutte le mie opere hanno movimento. Oggi è difficile trovare il tipo di cera che ho usato per realizzare le farfalle. Mi piaceva moltissimo lavorare con questa materia. Nella performance del MOMA avevo realizzato una maschera di cera elettrificata sul volto, che si scioglieva durante un interrogatorio”.

The Interrogation, 1980 – Federica Marangoni – Performance al MoMA, New York
www.federicamarangoni.com/portfolio/the-interrogation-1980/

1979 – the box of life – Federica Marangoni (guarda il video)

Susanne Capolongo e Stefano Cortina

Stefano Cortina, Curatore e Gallerista

“La Galleria nasce con mio padre. Cresciuto in una famiglia che da generazioni si occupava di editoria, decise di staccarsi nel 1960 dall’attività di famiglia, venendo a Milano, e nel 1962 aprì la Galleria d’Arte. La cosa strana è che la mia storia in galleria è più lunga di quella di mio padre.

La lezione di mio padre mi è rimasta come imprinting: la Galleria nasce con il futurismo, di De Pero e Sironi, e lo spazialismo, sostanzialmente di Crippa e di Gianni Dova, e con la tradizione pittorica del figurativo. Ma era molto importante il rapporto umano che aveva con questi artisti, l’amicizia. Ernesto Treccani, Bruno Cassinari, Roberto Crippa, Ennio Morlotti frequentavano casa nostra.

Altro amore di mio padre che mi ha lasciato in eredità, ormai solo esclusivamente come collezionista che non come mercante d’arte, è Dino Buzzati. Nel 2015 la mia collezione è stata in mostra a Parigi.

Ormai sono 31 anni che porto avanti la galleria allargando a tematiche che mio padre non aveva mai affrontato: nel figurativo il realismo esistenziale degli anni ’50, quindi Cazzaniga, Banchieri, Baglieri; recentemente l’arte programmata di Capellani e Bonalumi, nostro cliente in libreria come Manzoni. Attraverso poi i contatti avuti con Dadamaino mi sono occupato anche di Arte programmata, Morandini ad esempio.

L’impostazione principale che mi ha dato mio padre è di un’arte a tutto tondo. L’importante è alternare i grandi maestri ai giovani, alcuni dei quali sono rimasti nella storia dell’arte altri no, e fare arte di qualità.
Soprattutto dalla creazione dell’Associazione Renzo Cortina ho dato impulso a nuovi artisti giovani ed emergenti e ho organizzato molte mostre a Parigi, Varsavia, Copenaghen…

 

Io sono Natura espressioni artistiche sulla natura.

Orari: 10.00 – 12.30 / 16.30 – 19.30
Associazione Culturale Renzo Cortina
Via Mac Mahon, 14 (Cortile interno n.7)
20155 Milano

About Diana Cicognini

Diana Cicognini
Diana. Dea cacciatrice! Il mio territorio è Milano, la mia preda l'Arte ... che racconto, scrivo, disegno (dipingo) e metto in mostra. La mia Canon mi accompagna sempre per testimoniare la bellezza e là dove il mio obiettivo fotografico non arriva...un grazie dichiarato ad artisti, gallerie ed uffici stampa che mi concedono "uno scatto" per le mie parole.

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