mercoledì , 5 agosto 2020
  • Anche “Il Cinema” è pronto a ripartire?

  • Tornare di Cristina Comencini con Giovanna Mezzogiorno - ph Anna Camerlingo

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  • Set interno - I passi leggeri di Vittorio Rifranti

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Anche “Il Cinema” è pronto a ripartire?

L’industria culturale del Cinema è pronta a ripartire? Quale posizione occupa nel sistema della cultura in Lombardia? Quanti di noi decideranno di tornare a vedere i film nelle sale cinematografiche? …quelle ovviamente sopravvissute alle disposizioni anti COVID-19.

Nella tavola rotonda virtuale iniziata su Canale ARTE ora prendono la parola Alberto Dell’Acqua, Presidente, Lombardia Film Commission, Franco Bocca Gelsi, Presidente CNA Cinema e Audiovisivo Milano e Lombardia; Lionello Cerri, Produttore / A.D. Lumière & Co. e Fondatore / A.D. Anteo Spazio Cinema; Cinzia Masòtina, Lo Scrittoio.

Chiudono l’inchiesta che ha cercato di dare spazio a voci diverse, magari meno ascoltate, sicuramente non esaustive del mondo della Cultura in Lombardia, ma di aiuto spero a fare luce sempre di più su aspetti importanti.

 

Hanno parlato della riapertura dei Teatri nel precedente articolo: Ferdinando Bruni, Direttore Artistico, Teatro Elfo Puccini; Serena Sinigaglia, Direttore Artistico, ATIR Teatro Ringhiera; Andrea Volpintesta e Sabrina Brazzo, Direttori Artistici Jas Art Ballet.

L’inchiesta era partita dalla domanda 18 Maggio: Riapre la cultura in Lombardia?”. Oggi, che la data fissata per la riapertura dei Musei è passata, scopriamo cosa è successo. Hanno riaperto: il Museo di Santa Giulia e la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia; l’Accademia Carrara di Bergamo; la Pinacoteca civica e Villa Olmo a Como. I musei civici milanesi già aperti con modalità sperimentali e non tutti i giorni (fino al 21 giugno) sono: Musei del Castello Sforzesco, Museo di Storia Naturale, GAM|Galleria d’Arte Moderna, Acquario Civico, Casa Museo Boschi-Di Stefano. Non sono ancora aperti, ma lo saranno nei prossimi giorni: Museo del Novecento, Museo Civico Archeologico, Palazzo Morando|Costume Moda Immagine, MUDEC|Museo delle Culture, Palazzo Reale di Milano. Tra gli altri Musei milanesi: Hangar Bicocca. E’ ancora chiuso il Cenacolo Vinciano.

Tra quelli intervistati: la Villa Carlotta di Como ha riaperto al pubblico il 22 Maggio. Non hanno ancora riaperto le Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano, il Civico Museo Archeologico di Bergamo, il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, il Museo MAGA di Gallarate (VA).

Cinema, Teatri e Concerti potranno riaprire il 15 Giugno, chi riuscirà realmente a farlo?

Ora entriamo nel vivo del mondo del Cinema e vi riporto alcuni dati per iniziare a capire le dimensioni di ciò di cui stiamo parlando.
“Le imprese lombarde sono circa 2.000 e producono un fatturato di oltre 6 miliardi impiegando ben 20.000 addetti. Il peso economico ed occupazionale del settore Cinema e Audiovisivo in Regione Lombardia è di poco inferiore a quello del Lazio, dove, nell’immaginario collettivo “si fa il cinema”. In Lombardia inoltre c’è una prevalenza nel settore di imprese medio-piccole e numerose one man companies, a fronte di poche grandi imprese. Il 75% delle case di produzione ha sede a Milano.” Dati CNA Audiovisivo Milano e Lombardia

 

Il Ministro Franceschini ha parlato nei suoi recenti interventi anche di Teatro, Spettacoli dal vivo, Cinema e Produzioni cinematografiche.  Cosa ne pensa?  

Alberto Dell’Acqua, Presidente, Lombardia Film Commission

“Mi sembra che abbia toccato tematiche rilevanti per un settore, il Cinema, che purtroppo è stato altamente colpito dall’emergenza Coronavirus in tutta la sua filiera di cui è necessario ribadire la valenza non solo artistica, ma anche sociale ed economica.” dott. Alberto Dell’Acqua, Presidente, Lombardia Film Commission

 

Franco Bocca Gelsi, Presidente CNA Cinema e Audiovisivo Milano e Lombardia

“Il Decreto Franceschini ha stanziato 410 milioni, divisi tra varie misure, da questo punto di vista posso solo dire che lo sforzo è stato fatto. Il problema però è sempre questo: Come verranno ripartiti questi fondi e con quali criteri?
Il CNA ha sostenuto la Legge Franceschini perché era un’ottima legge, i suoi principi generali andavano verso l’apertura, la sistematizzazione e la valorizzazione del settore. Però poi ci sono i Decreti attuativi, che nascono da tavoli dove le trattative sono sbilanciate, e i tecnicismi, dove si nascondono le trappole. Certo anche il MIBACT si sta muovendo, ci sono tentativi di apertura e di internazionalizzazione. Ci vuole però attenzione ai criteri con cui si vanno a fare i decreti attuativi o a costruire i Bandi, è sempre lì che nasce il problema e non è un problema nuovo. Si può avere un’ottima legge e un pessimo Bando. Nessuno dice di non premiare le società forti che hanno bisogno di soldi per investire, però la forbice che separa realtà grandi e piccole continua ad allargarsi.  Noi chiediamo come Associazione che sia data attenzione a tutta la filiera, chiediamo di ripartire tutti insieme e di non lasciare indietro nessuno, perché altrimenti ancora una volta se ne avvantaggiano le realtà che possono permettersi di fare un passo in avanti. Siamo un’associazione di categoria neonata (5 anni) e non abbiamo certo lo stesso peso di ANICA, che è legata a Confindustria, ma rappresentiamo realtà molto interessanti, circa 35 aziende piccole e qualche grande nome.
E’ chiaro che il Cinema è anche entertainment, ma dobbiamo difendere un certo tipo di Cinema, che del resto è stato definito la settima arte, o finiremo per produrre film tutti uguali che non riescono a competere con la magnificenza della cinematografia americana dove ci sono soldi, star e sceneggiatori bravissimi. Finiremo sempre di più ristretti in un mercato acefalo da un punto di vista artistico, che non sa rappresentare alcuna tendenza e sta perdendo appeal all’estero. E’ un peccato perché attraverso il Cinema si rappresenta la propria nazione, le proprie radici culturali, non voglio essere retorico però è proprio così.” Franco Bocca Gelsi, Presidente CNA Audiovisivo e Cinema Milano e Lombardia

Cinzia Masòtina, Lo Scrittoio

“Innanzitutto, chi ha strutturato i fondi di sostegno finora non ha dato attenzione alla filiera dell’audiovisivo, che è veramente molto complessa, nella sua interezza. Sono molto generali e saranno distribuiti a pioggia. I protocolli che hanno definito, poi, sono applicabili solo a grandi produzioni. Stanno decretando in questo modo la fine di tante altre realtà di produzione cinematografica, che però sono la base culturale del settore audiovisivo, quelle per intenderci che fanno sperimentazione e documentari. Mi permetto poi di aggiungere anche gli esordienti, il Cinema Indipendente e tutta quella filiera dell’audiovisivo, posta tra pubblico e privato, come i video clip o gli spot. Realtà dietro le quali ci sono centinaia e centinaia di lavoratori. Una precisazione, quando parliamo di Produttori Indipendenti non dobbiamo pensare al giovane senza budget. Stiamo parlando di produttori che hanno vinto i David di Donatello o hanno prodotto cult importanti per la cinematografia. Parliamo di opere che partono dai 30.000 euro di un cortometraggio al milione e mezzo o due di produzione, che fanno crescere quindi il settore e creano lavoro.
Il Ministro deve fare attenzione e riflettere su tutti i soggetti della filiera, perché il sistema, che ha dominato fino ad oggi, non diventi un modo per azzerare la libertà di mercato, e quindi di visione, e favorisca chi ha già molte possibilità. E’ vero che grazie al Ministro dobbiamo un primo inquadramento di questo sistema audiovisivo, la Legge Franceschini appunto, ma bisogna fare attenzione. Il cinema e l’audiovisivo sono un’industria culturale, vanno protetti con misure ad hoc e le Associazioni di categoria servono anche a questo. Vanno ascoltate tutte.” Cinzia Masòtina, Lo Scrittoio

 

C’è qualche aspetto del settore di cui non si tiene conto quando si parla della riapertura dei Cinema? I lavoratori dello spettacolo sono tutelati?

 

Parliamo di Produzione. Chi oggi deve affrontare il cinema si trova davanti diversi scenari, nessuno semplice. Chi ha un set aperto e deve arrivare alla fine va aiutato ad arrivare in porto, perché quando si inizia una produzione ci si espone, ad esempio con le Banche. Se poi il Produttore riceve dei soldi dal Ministero si trova ad affrontare il problema della rendicontazione. I soldi vengono dati al produttore solo una volta consegnato il film. Come Associazione di Categoria da una parte abbiamo chiesto al Ministero di sveltire le pratiche e di anticipare alcuni pagamenti, dall’altra chiediamo alle banche di essere più tolleranti.
Per quanto riguarda i set, bisogna tenere presente che nell’audiovisivo ne esistono tipologie molto diverse e come Associazione stiamo cercando di trovare una soluzione. Chi fa un cortometraggio o chi fa pubblicità ha un set di pochi giorni. Chi fa un documentario ha una troupe piccola e magari intervista le persone una per volta. Non mettono in scena due persone che fanno l’amore, per cui dovrebbero essere messi in condizioni di ripartire agevolmente.” Franco Bocca Gelsi, Presidente CNA Audiovisivo e Cinema Milano e Lombardia

 

Lionello Cerri, Produttore / A.D. Lumière & Co. e Fondatore / A.D. Anteo Spazio Cinema

“E’ una situazione tragica per la ripresa dei set. Rispetto alle disposizioni bisogna risolvere ancora una serie di problematiche legate sia al distanziamento che alle responsabilità individuali. Non ci sono tutte le tutele per lavorare in serenità. L’aspetto della copertura assicurativa non è banale, c’è una parte di responsabilità penale del produttore. Nel caso ci fosse un positivo al coronavirus bisogna bloccare il set e non c’è nessuna assicurazione che ci tuteli. Nel momento in cui ci saranno delle linee guida sarà tutto più semplice. Quindi, oggi come oggi se non si risolvono questi problemi chiaramente non partirà nessun set.  Non si potrà pensare, come su un palcoscenico di Teatro del resto, di avere un attore con la mascherina, a meno che non riguardi quel progetto di film, perché la finzione deve essere credibile. Certo nel raccontare nuove storie ci stiamo ponendo il problema. Quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo in tutto il mondo certo ti farà cambiare idea rispetto ad alcune storie o porterà a modificare le storie già scritte per rappresentare il presente.” Lionello Cerri , Lumière & Co – Anteo Spazio Cinema.

“Quando parliamo di lavoratori dello spettacolo precari, non associamo mai il concetto di intangibile. Invece è importante e fondamentale. L’attenzione in questi giorni è sui luoghi fisici della cultura, al lavoro inteso come maestranza o maestranza d’eccellenza, oppure l’attore o il regista di Teatro. Non si parla di chi i contenuti li crea, di chi scrive, è un aspetto della precarietà nel mondo dello spettacolo che non viene minimamente raccontato.
Molte produzioni sono ferme, set in essere o pronti a partire sono fermi e non si sa quando ripartiranno. Teniamo sempre presente un concetto, stiamo parlando di una filiera. Il fatto che non riprendano le produzioni significa che, tutte quelle figure legate allo sviluppo dell’idea che dà vita ad un film – autori, sceneggiatori, copy, soggettisti a seconda delle varie declinazioni dell’audiovisivo – sono fermi e lo saranno a lungo. Vedranno spostarsi molto in là l’acquisizione delle loro opere da parte dei produttori. Si può immaginare, quindi, che il grande ambito della scrittura, l’autorialità, ne risentirà moltissimo. Stiamo parlando di centinaia di persone che lavorano per poter offrire nuovi soggetti cinematografici o di lunga serialità, ad esempio. Mi permetto di fare anche un discorso di genere. Siamo in Italia e il numero di autrici e sceneggiatrici è maggiore, ma sempre basso in termini di percentuale, rispetto alle registe, pochissime rispetto ai registi per motivi legati alla nostra società, che non ha mai pensato ad ammortizzatori o facilitatori. Ora la gravità di questo aspetto è aumentata ancora di più.
C’è anche un altro risvolto in tutto questo. L’industria dell’audiovisivo è un’industria culturale. Sarà difficile scrivere nuove storie dopo il Covid, ne risentirà molto l’immaginario.  Da un lato agirà l’autocensura per problematiche legate alla sicurezza. Dall’altro probabilmente si insinuerà l’autocensura rispetto alle tematiche, quindi alle idee da cui poi scaturisce la storia del film. Non è un aspetto secondario. Non se ne parla, perché gli sceneggiatori, che spesso sono scrittori di cinema, hanno capacità tecniche e professionali che mettono ogni volta e sempre al servizio dell’opera finita, potendo scrivere anche opere su commissione. Dove non può l’idea originale, può la capacità tecnica e il mestiere.” Cinzia Masòtina, Lo Scrittoio

 “In qualità di produttore posso confermare che il contenuto artistico ne risentirà. Chi è in fase di sviluppo delle sceneggiature di storie ambientate nell’attualità si sta ponendo il problema se ciò che è rappresentato sia coerente o no con il COVID. Sicuramente si eviteranno le storie corali che richiedono un numero alto di comparse. Mi rifiuto però di pensare che non potremo più scrivere storie dove gli attori si baciano, non è neanche il messaggio giusto da dare.  Ci viene chiesto, poi, di lavorare con troupe più piccole, ma non si considera che in certi reparti, come costumi e scenografie, gli oggetti di scena si toccano, si spostano, si indossano. E’ molto complesso.”  Franco Bocca Gelsi

“Non è da trascurare nemmeno il fatto che tante kermesse cinematografiche, intese soprattutto come mercato, saranno sicuramente molto minori in numero rispetto a quelle a cui ormai ci eravamo abituati. Mancheranno le situazioni, ad esempio i Co-production forum,  in cui si presentano le nuove idee di film, documentari e serie televisive ad un parterre di possibili  interessati, che siano produttori o broadcaster. Certo i festival e i mercati si stanno organizzando per andare sulla rete, ma questo determinerà una contrazione e della domanda e dell’offerta.” Cinzia Masòtina.

 “Se parliamo di Distribuzione è tutta un’altra questione. Il problema per le sale è soprattutto economico. L’esercizio dovrà capire se è in grado di sostenere i costi dell’affitto e del personale. Il cinema soffriva già di mancanza di spettatori. Queste nuove regole restringono la capienza delle sale, facendo crescere il problema, e si aggiunge un altro aspetto: la gente è soprattutto spaventata.” Franco Bocca Gelsi.

 “Dopo che per settimane i giornali sono stati pieni di notizie sulla riapertura di Industrie, aziende, bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti oggi perlomeno si vede una luce che fa sperare in una riapertura anche del nostro settore entro l’estate. Ci è stata data un’ipotetica disponibilità da parte delle sale, sia all’aperto che al chiuso, per Giugno. E’ ancora presto però per parlare di vere aperture e determinare quali saranno le condizioni, perché ad oggi non le sappiamo, mancano delle indicazioni più precise. E’ stato detto che le sale all’aperto possono arrivare fino ai mille posti e quelle al chiuso a duecento posti, ma sono indicazioni che devono essere discusse. Bisogna aspettare i decreti. Se il Ministero porrà condizioni per un’apertura in sicurezza delle sale con vincoli molto restrittivi, sia da un punto di vista sanitario che di costi da sostenere, ad esempio un’apertura al 30% dei posti disponibili, è chiaro che ogni esercente dovrà fare i conti per capire se riuscirà ad aprire a queste condizioni. Detto questo, tutti stiamo lavorando per poter riaprire, perché con una perdita del 100% delle entrate a fronte comunque di uscite fisse, nel momento in cui si aprirà per avere anche solo un 10% di entrate vorrà dire diminuire le perdite. Non si arriverà al pareggio. Certo è che se non saranno stanziate forti risorse, ma soprattutto se la situazione di crisi andrà avanti ancora, io penso che alcune strutture non riapriranno affatto. Sostenere delle spese senza entrate porta le aziende al collasso, soprattutto quelle piccole. Franceschini ha parlato di una copertura delle spese per la riapertura in sicurezza, va bene, non dico che non servano, però di fatto è tutto molto più complicato di così. Noi siamo stati chiusi come strutture per tre mesi. L’incasso che va dal 23 di Febbraio, quando hanno chiuso le strutture della Lombardia e del Veneto, e dall’8 di Marzo, quando hanno chiuso le strutture in tutta Italia, fino ai primi di Maggio ha significato, confrontandolo con lo stesso periodo del 2019, 20 milioni in meno di spettatori pari a circa 125 milioni di euro di incassi. Si aggiunga a questa cifra quel 30% di entrate collegate al Cinema che le sale hanno: dalla pubblicità agli affitti sala, al servizio ristori e quant’altro.”   Lionello Cerri.

 

Rispetto al sistema cultura in Lombardia quali sono le cicatrici che la situazione ha lasciato? Quali debolezze del Settore ha accentuato? 

 

“Ultimamente abbiamo fatto molta fatica a dialogare con la Regione. Film Commission è stata svuotata di alcune funzioni importanti di orientamento delle politiche cinematografiche, di sviluppo dell’attrattività del settore e di supporto nella creazione di fondi per il cinema. E’ ridotta a poco più che una Proloco che segue attività di tipo organizzativo per supportare le troupe.
In Lombardia poi, soprattutto a Milano, abbiamo un’idea di Cultura legata al momento della fruizione. Non si parla di industria culturale, delle aziende che devono pagare il commercialista, la camerale, le tasse o delle persone che ci lavorano. Il Comune non ha i Fondi per sostenere le aziende, mentre la Regione invece non ha capito che il Cinema, come industria culturale Europea, ha bisogno di sostegno pubblico perché non regge l’impatto della concorrenza del cinema americano. Sono soldi che devono generare un ritorno e non possono essere dati così a pioggia, per accontentare tutti in fase elettorale. Ci vuole cognizione di causa negli investimenti cinematografici. Abbiamo funzionari che vogliono fare da soli e non si confrontano con chi il cinema lo fa. Abbiamo chiesto un tavolo di confronto più volte senza successo, siamo arrivati a fare un Coordinamento per il Cinema, che ha messo insieme i 100 autori lombardi e molte associazioni locali e nazionali, che ha presentato un documento in cui chiedevamo un incontro per parlare di: Legge Cinema e Fondi, Film Commission, Alta Formazione e Industry, quella parte del mercato legata agli incontri di coproduzione. Non siamo riusciti in un anno ad avere un solo incontro. Abbiamo rilanciato chiedendo un tavolo di crisi, ma non è stato fatto. Non a caso abbiamo realizzato un filmato intitolato NO SIGNAL, uno spot, che denuncia la mancanza di attenzione da parte della Regione sul nostro settore”.
Franco Bocca Gelsi, Presidente CNA Audiovisivo e Cinema Milano e Lombardia


Link al Video NO_SIGNAL prodotto da CNA Audiovisivo Milano e Lombardia 

 

“Nella filiera dell’audiovisivo c’è un precariato molto alto, dal punto di vista numerico, e molto preoccupante, dal punto di vista economico e personale. Sono quelle figure che vengono assunte nel momento in cui si gira un film o un documentario. Non hanno quindi le tutele dei dipendenti a tempo indeterminato. Il Governo e il Ministero dei Beni Culturali hanno proposto delle soluzioni, sono stati stanziati dei soldi, ma il problema è molto grosso. La Regione Lombardia non ha risposto con la stessa efficacia rispetto sia alle risorse economiche destinate sia all’importanza data alla cultura in senso generale. Il Cinema e l’Audiovisivo poi sono l’ultimo dei pensieri. La Lombardia, già prima dell’emergenza, era la Regione che concedeva meno finanziamenti e attenzioni al settore.  Ci sono regioni più piccole, ma più virtuose. Adesso, rispetto a questo atteggiamento, il punto di rottura è vicino. Bisogna tenere conto che la Lombardia è il secondo distretto dell’audiovisivo per importanza, in Italia viene subito dopo Roma e il Lazio. La regione Lazio, dove l’audiovisivo è considerato tra le industrie più importanti, mette decine e decine di milioni sul settore, mentre in Lombardia se si arriva a due milioni è tanto. Bisognerebbe capire quante sono le risorse regionali per la Cultura, certo sono meno di quelle stanziate dal Comune di Milano. Il Comune, infatti, ha un atteggiamento più aperto verso la cultura, investe molto e su più fronti Musei, Teatri, Enti Lirici e Cinema. Magari il Cinema non ha stretto con il Comune le stesse convenzioni che invece esistono per il Teatro, però ha delle forme di collaborazione importanti che potranno andare avanti.” Lionello Cerri , Lumière & Co – Anteo Spazio Cinema.

“Sicuramente scomparirà una parte importante della nostra vita sociale. Saremo costretti ad andare al cinema con la fidanzata stando a due metri di distanza? Ci ritroveremo ancora a parlare del film con gli amici fuori da un cinema? Come dovremo comportarci quando porteremo al cinema una ragazza che stiamo corteggiando? Bisogna ripensare il concetto di sala cinematografica, ma tanto varrebbe farlo anche in termini culturali e non solo di consumo. La soluzione è a portata di mano, per anni si è parlato di fare una multisala culturale del comune, ho partecipato al progetto, perché desse la possibilità di fare incontrare diversi mondi. Purtroppo, alla fine chi mette i soldi nelle sale lo fa perché deve vendere e i progetti si fermano. Non è un caso che spesso e volentieri le sale siano dentro i centri commerciali, Si sceglie il film in cui c’è posto, dopo aver finito gli acquisti, e poi si va a mangiare. Il cinema è diventato un business di tipo commerciale.”
Franco Bocca Gelsi.

“Il sistema culturale lombardo è molto forte e variegato. Purtroppo, questa situazione ha impattato fisiologicamente su tutti i comparti della cultura, non solo l’audiovisivo. Però ci sono tutte le condizioni per ripartire a breve, valorizzando l’enorme patrimonio culturale e paesaggistico del territorio.”
dott. Alberto Dell’Acqua, Presidente, Lombardia Film Commission

 

Parlando della fruizione online della cultura durante il lockdown, quali sono state le reazioni del pubblico? Cosa resterà dell’offerta culturale “virtuale”? 

 

“Tutte le piattaforme hanno avuto in questo periodo un aumento degli abbonamenti di circa il 30%. Costretta a casa, anche la gente che preferiva andare al cinema ha provato magari per la prima volta Netfix, Apple TV, Amazon Prime Video, Sky streaming e una volta iscritti tornare indietro è difficile. Questa abitudine sicuramente cambierà le cose. Già prima del lockdown, se volevamo vedere un film non distribuito nelle sale italiane, lo cercavamo su una piattaforma TV.  Non sarà facile e nemmeno immediato riportare la gente al cinema, non basterà aprire in sicurezza. Il rischio che la gente si abitui a vedere il cinema in TV è molto alto (pur preferendo la sala). Si andranno a vedere in sala solo certi generi o i film con effetti speciali e non i film conviviali o impegnati e si rimarrà a casa a commentarli con gli amici. Non riesco a pensare la stessa cosa per lo spettacolo dal vivo. Il Teatro è diverso, perché non ha alternativa, non può essere visto in televisione.”
Franco Bocca Gelsi, Presidente CNA Audiovisivo e Cinema Milano e Lombardia

Il cinema d’autore di qualità e di nicchia, che pure ha un pubblico forte, ha delle grandi difficoltà ad essere acquisito dalle grandi piattaforme, che preferiscono un tipo di prodotto indifferenziato. Attenzione, abbiamo però un segnale che andrebbe sottolineato. In questo momento folle in cui lo streaming ha significato la sopravvivenza di ciascuno di noi per riempire le giornate, quello che il pubblico ha scelto di vedere difficilmente viene acquisito dai broadcaster. Questo vuol dire che l’italiano non ama solo la commedia di intrattenimento, non ama solo il cinema d’autore che ha vinto mille premi a Canne, ma ricerca e ama anche prodotti di nicchia. Le sale virtuali di questo periodo ci hanno fatto scoprire dei successi insperati. E’ il caso tra i tanti di I passi leggeri di Vittorio Rifranti, un piccolo film anche se di un grande autore. Vittorio Rifranti ha vinto il Pardo come Migliore Opera Prima di Locarno nel 2009 con un successo di critica incredibile. L’opera seconda, per un problema di finanziamenti e di morte del produttore, è ancora in produzione e così è nato questo piccolo film. Avevamo organizzato delle proiezioni molto di nicchia con la presentazione dell’autore. Bene, la proiezione in una sala virtuale di un Cinema di Bologna ha avuto più di 300 spettatori. Il lockdown ha dimostrato che c’è un’altra fetta di mercato e un pubblico interessato che non erano stati considerati. Troverà spazio solo su questo canale o forse adesso verrà presa dai canali istituzionali? Vedremo. L’importante è che “La Rete” invece di una occasione non diventi il ghetto per un certo cinema cosiddetto minore.” Cinzia Masòtina, Lo Scrittoio   scrittoio.net

“In realtà parliamo di un trend già in atto, che vede in particolare nel video il formato ormai preminente delle modalità di comunicazione attuali e che è diventato anche il fulcro di molte produzioni artistiche. Pertanto, questo trend continuerà anche dopo l’emergenza, che forse ha dato una ulteriore accelerazione a un fenomeno già in atto.”
dott. Alberto Dell’Acqua, Presidente, Lombardia Film Commission

 

Quali sono i progetti che vi vedranno coinvolti nel prossimo futuro?

 

“Il 12 di Marzo avevamo previsto l’uscita del film Tornare di Cristina Comencini con Giovanna Mezzogiorno, che chiaramente abbiamo dovuto spostare e poi alla fine abbiamo deciso di rendere disponibile on demand sulle piattaforme transnazionali a nostro malincuore, anche se, nel momento in cui si apriranno i Cinema cercheremo di portarlo in sala. Dovevamo poi girare un film a Maggio e uno a Settembre e chiaramente siamo rimasti bloccati.”
Lionello Cerri , Lumière & Co – Anteo Spazio Cinema     www.lumierefilm.it   /    www.spaziocinema.info

“Abbiamo dei progetti legati alle piattaforme TV per la prima visione in sala e in cantiere c’è anche un drive in, anche se difficilmente credo che potrà assorbire tutto il pubblico, è una formula che non si adatta a tutti i generi di film e di pubblico. A questo proposito non credo neanche che le arene estive risolveranno la situazione del settore. Tutti abbiamo pensato all’assalto delle zanzare alle 9 di una serata d’Agosto, non è forse vero? Bisogna stare attenti a lanciare i progetti teorici, perché poi nella pratica hanno delle controindicazioni.Franco Bocca Gelsi, Presidente CNA Audiovisivo e Cinema Milano e Lombardia  www.cnalombardia.it/cinema-e-audiovisivo

“Stiamo lavorando intensamente, pur con le difficoltà del momento, ad una nuova progettualità per la Lombardia Film Commission, che sarà rilasciata una volta fatti gli opportuni passaggi istituzionali.”
dott. Alberto Dell’Acqua, Presidente, Lombardia Film Commission   www.filmcomlombardia.it

 

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About Diana Cicognini

Diana Cicognini
Diana. Dea cacciatrice! Il mio territorio è Milano, la mia preda l'Arte ... che racconto, scrivo, disegno (dipingo) e metto in mostra. Giornalista pubblicista, la mia Canon mi accompagna sempre per testimoniare la bellezza e là dove il mio obiettivo fotografico non arriva...un grazie dichiarato ad artisti, gallerie ed uffici stampa che mi concedono "uno scatto" per le mie parole.

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