Torino diventa il punto di partenza di un affascinante viaggio nell’Europa del Seicento sulle tracce di Orazio Gentileschi, maestro assoluto della pittura italiana. Le Sale Chiablese dei Musei Reali ospitano Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio, la grande mostra organizzata dai Musei Reali e da Arthemisia, che riunisce oltre quaranta capolavori provenienti da istituzioni prestigiose alcuni dei quali mai esposti prima in Italia. Curata da Annamaria Bava e Gelsomina Spione, l’esposizione racconta la vita errante e l’incredibile talento di un artista celebrato da sovrani e collezionisti, capace di trasformare la luce in narrazione poetica. Attraverso dipinti straordinari il percorso mette in relazione Gentileschi con i contesti culturali, i committenti e le corti che ne segnarono l’ascesa, restituendogli il posto che merita tra i protagonisti della pittura europea del XVII secolo.
La sezione iniziale è dedicata agli esordi romani di Orazio Gentileschi, che dalla natìa Pisa si trasferisce nella capitale, divenuta nuova culla dell’arte dopo il Sacco del 1527. Qui lavora nei cantieri papali della Controriforma e realizza una delle sue prime opere note, la Madonna con il Bambino e i santi Sebastiano e Francesco. Il dipinto rivela sia l’eredità dei modelli toscani e romani sia i primi segnali del suo interesse per il naturalismo e la luce. Con i primi anni del Seicento Orazio Gentileschi sviluppa uno stile più naturale e diretto dal quale nascono opere con un linguaggio raffinato e luminoso.
La mostra prosegue con la tela San Michele e il diavolo, proveniente dalla chiesa del Santissimo Salvatore di Farnese. In quest’opera, la raffinatezza dell’abito dell’arcangelo e i richiami alla tradizione classica convivono con un’illuminazione di forte impatto caravaggesco, creando un equilibrio suggestivo tra gusto manierista e osservazione del reale.
Nel 1612 Orazio Gentileschi fu coinvolto nel noto processo contro Agostino Tassi per la violenza sulla figlia Artemisia, un caso che rivelò tanto la drammaticità della vicenda familiare quanto le dinamiche del mondo artistico romano. La mostra rende omaggio anche ad Artemisia Gentileschi con tre opere che evidenziano la sua crescita artistica. I dipinti documentano l’evoluzione del suo stile tra gli anni Venti e Trenta del Seicento, nel periodo dei suoi soggiorni a Roma, Venezia e Napoli, fino al ricongiungimento con il padre a Londra.
Arrivato a Genova, lo stile dell’artista assume un tono più aristocratico, evidente nelle due Annunciazioni esposte per la prima volta insieme. Il confronto permette di cogliere la sua abilità nel rielaborare temi di successo. Le opere di questo periodo restituiscono il vivace clima artistico della città.
Nel 1625 Orazio Gentileschi lascia Genova per Parigi, su invito di Maria de’ Medici. Immerso in un ambiente artistico dinamico, realizza durante questo soggiorno l’allegoria La Felicità Pubblica che trionfa sui pericoli, oggi al Louvre. Nel maggio dello stesso anno incontra il duca di Buckingham, che lo convince a proseguire il suo viaggio verso Londra, dove giunge nel 1626.
A Londra incontra Van Dyck, il nuovo pittore di corte, il cui stile elegante e luminoso influisce anche sulla sua arte e i due instaurano un rapporto di amicizia. Durante il soggiorno inglese la pittura di Orazio diventa più chiara e ricercata; il suo capolavoro di questo periodo è il Mosè salvato dalle acque proveniente dal Prado. Morirà a Londra il 7 febbraio 1639.
La mostra Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio è visitabile presso i Musei Reali di Torino fino al 3 maggio 2026. https://museireali.beniculturali.it/ https://museireali.beniculturali.it/orazio-gentileschi-un-pittore-in-viaggio/
































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