martedì , 29 Novembre 2022
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Sculture e gioielli di Elizabeth Aro alla BABS di Milano

Elizabeth Aro presenta la sua prima collezione di gioielli d’artista realizzata in esclusiva per la galleria BABS di Milano.

Elizabeth Aro, La rosa herida

Elizabeth Aro, mata a Buenos Aires e da molti anni residente in Italia, è un’artista da sempre sensibile alla tematiche legate alla Natura, alla memoria, alla condizione femminile, al tema dell’“altro”, visto dalla prospettiva di chi, in prima persona, appartiene a due culture diverse e ha affrontato una migrazione fisica e culturale. La mostra delle sue oepre  è preziosa occasione per leggere in profondità il mondo immaginifico e profondamente emozionale dell’artista, a partire dalla sua capacità di misurarsi con tecniche differenti: disegno, fotografia, ma soprattutto scultura, realizzata in tessuti preziosi che ella stessa cuce, modella e ricama, e spesso dilata sino a dimensioni decisamente installative, in dialogo con l’architettura che le ospita, gallerie private e spazi pubblici.

 

 

Sculture che danno vita, con delicatezza e al tempo stesso incisività, ad un vero e proprio paesaggio dell’anima che trae ispirazione da fonti letterarie, sogni, riflessioni sulla condizione di continuo mutamento che l’essere umano è chiamato ad affrontare e che trovano nella sua arte la chiave lirica della metafora e dell’allusività, filtrata dalla poesia e dalla leggerezza di una pratica raffinata e complessa.

 

 

Una leggerezza che da materica si fa tematica: fiori delicati e sovradimensionati, fiammelle come tante piccole anime, ali impalpabili, alberi sinuosi e rami fitti di foglie, ma anche fili spinati inaspettatamente in morbido tessuto, capovolti nel loro significato respingente – dato per acquisito – come spine finalmente rese inoffensive.

 

 

 

Pare dunque coerente e particolarmente emozionante il passaggio dalla tessitura alla forgiatura in metallo prezioso di questo personale vocabolario: l’oreficeria, come la tessitura, porta con sé un linguaggio non verbale antichissimo, carico della forza espressiva e rituale di cui, da sempre, si fa portatrice: l’adornarsi è uno dei primi codici espressivi dell’uomo e come tale Elizabeth lo considera, riproponendolo con le visioni del contemporaneo a lei più prossime e che hanno formato il suo personale bagaglio culturale. Da installativa l’opera diventa indossabile in un transfer naturale, a tratti inarrestabile e toccante, come una proiezione onirica che da scultura si fa talismano, protezione, dichiarazione poetica, affermazione di sé, e che ha nella scelta quotidiana di indossare una fiamma o tante piccole fiamme un segno di vita e passione, un’ala come un desiderio, una rosa, un filo spinato – reso innocuo e prezioso –  come una dichiarazione di forza e di affermazione femminile, ma non solo: segni di una rivoluzione silenziosa e lieve, coraggiosa e densa di grazia e meraviglia. 

 

 

Filo spinato (2016) è un’installazione costituita da una serie di grovigli di velluto che evocano, nella forma, la minaccia di un limite obbligato e il senso della costrizione e dell’esclusione. Comunemente di metallo, munito di spine, il filo spinato delimita sempre un confine invalicabile e crea una distinzione tra uno spazio interno ed uno esterno. Nel corso del Novecento esso è diventato espressione di potere, coercizione e violenza, attrezzando recinti, trincee, lager e istituzioni carcerarie e militari. Elizabeth Aro ritiene che oggi non sia difficile associarlo alla condizione di libertà limitata che vivono i migranti, i quali si trovano nella grande difficoltà dell’integrazione nella società. Ed è grazie all’arte del ricamo che l’artista trasforma, con grande poesia, un elemento respingente in “luogo” d’accoglienza, morbido ed empatico. La stessa “gentilezza” degli orecchini Filo Spinato in argento annerito e in bronzo, tanto da renderli sculture indossabili.

 

 

Con All Fires, the Fire (2011), tradotti in collane e pendenti in smalto rosso e oro, Elizabeth Aro tratta i concetti di identità e differenza con incisività ed estrema poesia. L’installazione si presenta come un brulicare di piccole fiamme di velluto rosso che sembrano crepitare, sospese a mezz’aria. Si tratta del fuoco interiore, di quell’energia primordiale che è in ciascuno di noi, che ci accomuna nonostante le diversità. Il titolo rimanda alla raccolta di racconti brevi dello scrittore argentino Julio Cortázar e ad un brano ripreso da Il Libro degli Abbracci dell’autore uruguayano Eduardo Galeano. Come scriveva lo stesso Galeano: «Il mondo è quello, un sacco di gente, un mare di fiamme. Ogni persona brilla di luce propria tra tutte le altre. Non ci sono due fiamme uguali. Ci sono grandi incendi e piccole  fiamme e fiamme di tutti i colori […]».

 

 

Ala di seta (2012), che ha fornito l’ispirazione per la collana in bronzo e argento caratterizzata da una singola ala asimmetrica, è un’opera costituita da una singola ala dalle piume di seta bianca che l’artista ha ricamato personalmente e adagiato su una base di legno, come in attesa. L’artista mette in scena la quiete domestica che si vive prima di spiccare il volo verso la libertà.

 

È quella stessa base a renderla anche monumento, ovvero ricordo – dal latino «monere», ricordare – della condizione di precarietà della vita, spesso caratterizzata da perdite e individualismi subiti. L’ala, nella sua singolarità è simbolo del volo quotidiano della mente umana, che risulta complesso, solitario, spesso utopico. L’artista, tuttavia, nel rappresentare l’ala come candido elemento, non esclude la possibilità che la nostra anima possa rialzarsi in volo verso nuovi orizzonti di splendore e positività.

 

 

Elizabeth Aro (Buenos Aires). Vive e lavora a Milano. Ha studiato all’Università di Belle Arti Prilidiano Pueyrredón a Buenos Aires prima di trasferirsi a Madrid, dove ha vissuto sino al 2005. Nel 1991 è stata l’artista più giovane ad essere invitata a partecipare all’innovativa mostra collettiva “La Escuela del Sur, el taller de Torres García y su legado” presso il Museo Nacional Reina Sofía di Madrid; nel 2004 è la prima donna argentina a presentare una sua mostra personale in questo stesso museo. Tra le mostre personali si ricordano: Espacio Uno, Museo Nacional Reina Sofía, Madrid (2004); Santa Sangre, Moritzkirche, Augsburg (2015); Los Otros, Ex Chiesa di San Carpoforo/Accademia di Brera, Milano (2015); Mundo e Los otros, Gagliardi e Domke, Torino (2016); Provisorio para siempre, Galleria Canepaneri, Genova (2017); Brumas, Nuova Galleria Morone, Milano (2018); Le Fil du Monde, Fondazione Filatoio Rosso Caraglio, Cuneo (2018); Dreaming in Red, Chateau La Napoule, Mandieliu, France (2019). Tra le collettive: La Escuela del Sur, el taller de Torres García y su legado Archer M. Huntington Gallery (Austin), Museo Monterrey (1991); Il filo raccontato, MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (2002); Take me with you, Mori Museum (Tokyo, 2006); Biennale Internationale de L’Art Contemporain, Casablanca (2016); BienNolo, Ex fabbrica Cova, Milano, (2019); La rivoluzione siamo Noi – Collezionismo Italiano Contemporaneo, XNL Piacenza Contemporanea (2020).

Elizabeth Aro

Fiori e Fiamme

BABS Art gallery, Milano

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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