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Salvatore Astore alla Galleria Mazzoleni di Torino, nel segno di Leonardo

 

Sarà visibile sino al 30 giugno la personale di Salvatore Astore “Gli occhi della Scultura”negli spazi della galleria Mazzoleni di Torino.

 

Salvatore Astore, Gli occhi della scultura, veduta dell’installazione, photo by Renato Ghiazza 

 

Il nuovo progetto espositivo, appositamente pensato e realizzato per la galleria, segna il naturale e felice evolversi del lavoro di collaborazione fra Mazzoleni e l’artista iniziato anni fa e culminato di recente nell’installazione dell’opera pubblica Anatomia Umana, inaugurata lo scorso autunno in Corso Galileo Ferraris di fronte al Mastio della Cittadella di Torino. Il monumentale gruppo scultoreo, alto più di cinque metri, realizzato in acciaio inox, è stato donato dalla galleria alla città di Torino.

 

Salvatore Astore, Gli occhi della scultura, veduta dell’installazione, photo by Renato Ghiazza 

 

Riprendendo in citazione le parole del testo critico di Elena Pontiggia per il catalogo, il titolo scelto per la mostra – Gli occhi della Scultura – si inscrive in una dialettica di continuità con il percorso iniziato da Anatomia Umana e ne ristabilisce l’attualità semantica e la puntualità tematica.

 

Salvatore Astore, Sconfinamenti, 2022, carboncino su carta, 51 x 72 cm

 

Dice ancora Elena Pontiggia, a proposito dell’installazione urbana: “[…] Le  Anatomie di Salvatore Astore si collocano fra i monumenti più riusciti di questi ultimi anni. E la ragione è apparentemente semplice: consiste nel fatto che, nonostante le loro proporzioni imponenti, non sono un monumento nel senso tradizionale del termine, ma restano una scultura: una porzione di materia che vive nello spazio. L’acciaio, poi, inquadra una parte di ambiente: forma cioè, alla sommità, una sorta di cornice che non occupa lo spazio, ma lo ospita. Conserva tutta la sua potenza plastica (col corollario, non trascurabile, di saper resistere all’aria aperta e non richiedere continue manutenzioni) ma la dispiega con discrezione.  […] La scultura di Astore obbedisce così all’insegnamento principale di Leonardo, che è quello di studiare la natura. All’idea, cara al neoplatonismo della cultura fiorentina, il maestro toscano accosta il valore dell’esperienza. E gli “occhi” della scultura di Astore, che guardano la città, sembrano invitarci alla stessa riflessione. Sono cannocchiali della vita moderna, ovali che danno al vuoto il massimo significato perché agiscono come evidenziatori del reale, come sguardi metafisici.[…] L’omaggio a Leonardo, insomma, non si traduce in reminiscenze risapute – e appunto per questo inutili – ma in un omaggio al suo metodo. Quel metodo che, come scrive Valéry appunto nella  Introduzione al metodo di Leonardo da Vinci “possiede la forza inaudita di riconoscere, entro la distesa del mondo, un numero infinito di cose”.

Come si legge nel comunicato stampa, fin dagli anni ’80 la pratica artistica di Astore si potrebbe definire come un minimalismo organico.  Al centro della sua ricerca vi è lo studio di problematiche quali: materia, peso, forma, vuoto e, di conseguenza, pieno. La sua è un’analisi sensibile e determinata di forme, per usare le parole di Francesco Poli, “non originali, ma originarie, essenziali e primarie in quanto inscritte nella logica delle strutture organiche.” L’atmosfera è ancestrale, le suggestioni che ne derivano vanno dai reperti fossili ai megaliti preistorici, da forme organiche legate all’uomo o al mondo animale, all’universo connesso alla Torino industriale e postindustriale dei metalli, nel caso specifico di Astore del ferro, dell’acciaio e, per la prima volta in questa mostra, del bronzo. “Tanto più è archetipica, pura la forma, tanto più gli altri potranno soggettivizzarla e farla propria in modi diversi”, afferma l’artista.

 

Salvatore Astore, Gli occhi della scultura, veduta dell’installazione, photo by Renato Ghiazza 

 

I suoi lavori sono in grado di parlare dell’Uomo in senso più ampio e profondo dell’espressione, della relazione fra uomo e mondo. Anatomia umana è un omaggio a Leonardo Da Vinci, colui che esemplifica per Astore questa indagine. Quelle di Astore sono presenze che “germogliano” ed evolvono nella mente, perché sono forme latenti nella nostra memoria genetica. Questa è la capacità di eloquenza formale che giunge a noi dopo quarant’anni di ricerca, ancora, come negli anni ’80, intensa e, mantenendo un proprio linguaggio formale, sempre nuova.

 

Salvatore Astore, Sutura e Forma, 2020, Corten steel, 99 x 149 x 25,5 cm

    

 

Salvatore Astore nasce nel 1957 a San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi. Trasferitosi giovanissimo con la famiglia a Torino dove ancora oggi vive e lavora, dapprima si diploma al Liceo artistico della città e poi studia all’Accademia Albertina di Belle Arti. Attivo già dagli anni Ottanta sulla scena italiana e internazionale, Astore ha privilegiato i linguaggi della scultura, della pittura e del disegno, dando vita a cicli di opere che corrispondono a periodi storici e fasi esistenziali diverse, accomunati però da un profondo desiderio di sperimentazione di tecniche e materiali legati al contesto urbano industriale, e da un interesse specifico per la condizione e il destino dell’essere umano. Alla fine degli anni ’80 Astore inizia ad esporre le sue opere a Milano negli spazi di Valeria Belvedere. Viene invitato nel 1991 alla mostra Anni’90, a cura di Renato Barilli, Dede Auregli e Carlo Gentili, ospitata presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, i musei Comunali di Rimini e la ex colonia “Le Navi” di Cattolica. L’anno seguente partecipa ad Avanguardie in Piemonte 1960-1990, curata dalle storiche dell’arte Mirella Bandini e Marisa Vescovo e nel 1996 alla XII Quadriennale di Roma. In anni più recenti, dopo un ciclo di lavori pittorici, la scultura torna protagonista nel 2008 alla XIII Biennale di Scultura a Carrara, nel 2010 nella grande personale intitolata C’era una Volta e una Stanza, allestita presso la Fondazione 107 di Torino e nel 2011 presso il Frost Art Museum di Miami. Sette anni dopo la mostra Anatomico Organico Industriale, ancora alla Fondazione 107, mette in relazione il clima creativo della Torino degli anni ’80 approfondendo la ricerca artistica di Astore, Sergio Ragalzi e Luigi Stoisa. Sempre nel 2018  la mostra collettiva presso il Museo Ettore Fico di Torino 100% Italia, Cent’anni di capolavori.

 

Salvatore Astore, Anatomia Umana, Corso Galileo Ferraris, Torino, 2021, ph Cecilia Allemandi

 

Il rapporto decennale con la famiglia Mazzoleni si è consolidato attraverso diversi progetti curati dalla galleria, tra cui il ciclo di sculture in acciaio dal titolo Speciazione, installato presso il gran parterre della Reggia di Venaria nell’ambito del festival ART SITE FEST (2019) e la scultura pubblica Anatomia Umana (2021) installata sull’angolo Giardini c.so G. Ferraris e Via Cernaia a Torino. In occasione dell’inaugurazione della grande opera pubblica Anatomia Umana è stato pubblicato un catalogo con scritti degli storici dell’arte Francesco Poli e Elena Pontiggia e dell’artista.

Per Info

Salvatore Astore. Gli occhi della scultura

Mazzoleni – Torino

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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