
Un viaggio appassionante attraverso l’evoluzione del ritratto fotografico lungo oltre un secolo, dai primi decenni del Novecento fino agli sguardi più inquieti e sfuggenti della contemporaneità.
È questo il cuore della mostra Ritratti. Collezione Florence e Damien Bachelot, allestita dal 10 luglio al 5 ottobre 2025 nelle storiche sale del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, all’interno del Corridoio della Camera Italiana, cuore simbolico del percorso museale. Il progetto espositivo, a cura di Tiziana Bonomo per l’Associazione culturale Imago Mundi, si sviluppa attorno a una selezione di circa novanta fotografie originali provenienti dalla straordinaria raccolta privata di Florence e Damien Bachelot, una delle più autorevoli collezioni fotografiche d’Europa, con sede a Parigi.
Sostenuta dal Main Sponsor Banca d’Alba, con il contributo del Consiglio Regionale del Piemonte, il supporto della Fondazione Deloitte, e realizzata con il patrocinio della Città di Torino, della Città Metropolitana, della Camera di commercio, dell’Institut Français e dell’Alliance Française, la mostra nasce anche grazie alla collaborazione con la Saul Leiter Foundation e con ArtPhotò, soggetti che hanno reso possibile un dialogo fertile tra istituzioni, cultura e collezionismo internazionale.
Ritratti è molto più di una rassegna tematica: è un racconto visivo sulla condizione umana, tracciato attraverso gli sguardi, i volti, le pose e le espressioni che in fotografia, nel corso del tempo, hanno restituito tensioni storiche, mutamenti sociali, emozioni private e immagini di potere. Un percorso che non segue criteri cronologici, ma che si articola in quattro grandi sezioni tematiche – Miti, Emozioni, Società e Attualità – pensate come capitoli di una narrazione interiore e collettiva, dove la fotografia diventa lente d’ingrandimento della realtà, specchio dell’individuo, ma anche strumento critico, politico e poetico.

Nell’ alternarsi tra ritratti di celebrità e volti anonimi, la mostra presenta alcuni scatti di enorme potenza visiva e storica: dall’iconico ritratto di Pablo Picasso spettatore a una corrida, realizzato da Brian Brake, all’opera militante di Lewis Hine, che nei primi decenni del Novecento documentò con rigore e compassione le condizioni di vita dei bambini migranti italiani negli Stati Uniti, offrendo una delle prime prove della fotografia come mezzo di denuncia sociale. Ancora, ci si imbatte nei paesaggi urbani e umani di Paul Graham, che racconta la solitudine e l’invisibilità degli emarginati della società americana, e in due fotografie firmate da una Nan Goldin inedita, capaci di mettere in dialogo la compostezza più austera con l’eccentricità più disarmante.

Tra le immagini più evocative in mostra, spicca Lanesville (1958) di Saul Leiter, scelta come immagine guida dell’intera esposizione. È una fotografia silenziosa e sospesa nel tempo: una donna nuda, colta nel sonno attraverso una porta appena socchiusa, mentre sullo sfondo si apre uno scorcio di mare e di strada. La delicatezza dell’inquadratura e il trattamento cromatico vibrante ne fanno un manifesto dell’intimità sottovoce, della bellezza sussurrata, del mistero racchiuso nel quotidiano. Lo sguardo di Leiter, maestro assoluto del colore e della composizione, è un invito a rallentare, a guardare in profondità ciò che è fugace, marginale, trascurato.
Ma Ritratti non si limita alla contemplazione dell’estetica: scava nella complessità sociale e politica della fotografia. È il caso, ad esempio, dei ritratti di soldati realizzati da Gilles Caron in due contesti geopolitici opposti – Israele nel 1967 e Irlanda nel 2012 – in cui le figure immortalate sembrano condensare non solo lo smarrimento individuale, ma la sofferenza universale della guerra, l’ombra lunga del conflitto che grava sugli sguardi, sui gesti, sulle vite.

Nella sezione Società, le immagini raccontano la tensione tra rappresentazione e ribellione: come accade nella provocatoria foto di Pierre Molinier degli anni Ottanta, in cui l’edonismo si trasforma in dichiarazione di autonomia e di teatralità esasperata. Nella sezione Emozioni si trova invece un’immagine apparentemente semplice, ma di grande suggestione: Lella (1948) di Édouard Boubat. Lo scatto mostra una giovane donna dai capelli scompigliati dal vento, la camicetta leggermente aperta, lo sguardo proiettato verso un altrove indefinito. Un gesto naturale che cristallizza in un’istantanea l’innocenza, la libertà, la forza di una giovinezza senza tempo.

Bruce Davidson, con il suo Donna e bambino sul letto (1966), ambientato ad Harlem, coglie con toccante lucidità il disagio sociale dell’America degli anni Sessanta, restituendo, attraverso un’intimità senza retorica, una testimonianza che scuote e commuove. Judith Joy Ross, invece, ritrae con sguardo diretto e sincero le giovani generazioni americane degli anni Novanta, mostrando le inquietudini, i sogni e i limiti di una società attraversata da profonde tensioni e da fragili equilibri.
In un gioco di rimandi tra presente e passato, la mostra si lega anche alla missione identitaria del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, che custodisce un patrimonio fotografico di 17.000 documenti, alcuni dei quali presentati in video all’interno del percorso espositivo. Tra questi spiccano i ritratti della Contessa di Castiglione, figura affascinante e controversa dell’Ottocento, che utilizzò consapevolmente la fotografia per costruire e diffondere la propria immagine, precorrendo di oltre un secolo le logiche dell’autoritratto e dell’autorappresentazione.
«Questa mostra – commenta la curatrice Tiziana Bonomo – ci permette di esplorare, attraverso la Collezione Bachelot, una sorprendente parabola del linguaggio fotografico. I ritratti qui raccolti non rincorrono la perfezione estetica o la celebrità fine a sé stessa, ma sembrano piuttosto indagare ciò che sta oltre la superficie: un mondo distante, silenzioso, fragile, fatto di assenze, esitazioni, abbandoni. Ogni scatto è una ferita aperta sul tempo, una meditazione sull’umanità».
Una riflessione che trova eco nelle parole di Luisa Papotti, presidente del Museo: «La fotografia, nata come alternativa al ritratto pittorico, si è presto imposta come linguaggio autonomo, strumento di propaganda, costruzione dell’identità e documentazione storica. Le immagini del Risorgimento italiano ci restituiscono i volti dei protagonisti dell’Unità: sovrani, patrioti, combattenti. Accostare quei ritratti a quelli contemporanei della Collezione Bachelot significa riconoscere nella fotografia un filo continuo, capace di attraversare epoche diverse restituendo il senso profondo dell’identità e del cambiamento».

© Smith, Courtesy Galerie Christophe Gaillard
Il direttore del Museo, Alessandro Bollo, sottolinea infine il valore culturale e simbolico dell’iniziativa: «Accogliere nelle nostre sale la Collezione Bachelot rappresenta una straordinaria opportunità per avviare un dialogo tra il patrimonio risorgimentale e l’arte fotografica contemporanea. È anche l’occasione per valorizzare un fondo fotografico che ancora attende di essere pienamente studiato e condiviso con il pubblico».
Il progetto si completa con la pubblicazione di un prestigioso volume edito da PRINP Editoria d’Arte, con contributi critici di Tiziana Bonomo, Luisa Papotti, Alessandro Bollo e altri autori, e con un allestimento curato da P&P Italia. Il progetto grafico porta la firma di Adriano Padovani (WOWStudio), e accompagna il visitatore in un percorso avvolgente e raffinato, pensato per entrare con rispetto e attenzione nell’universo dei volti ritratti.
«Come banca del territorio – conclude Enzo Cazzullo, Direttore Generale di Banca d’Alba – sosteniamo con convinzione le iniziative che generano valore culturale e sociale per le comunità. La mostra sulla Collezione Bachelot è un esempio virtuoso di come la cultura possa rafforzare il senso di appartenenza e di memoria, offrendo uno sguardo consapevole sul presente».
ARTISTI IN MOSTRA
Helena Almeida, Lola Álvarez Bravo, Diane Arbus, Bachelot-Caron, Nathalie Baetens, James Barnor, Juan Barreto, Thomas Boivin, Édouard Boubat, Mohamed Bourouissa, Brian Brake, Gilles Caron, Henri Cartier-Bresson, Roger Catherineau, Philippe Chancel, Bruce Davidson, Sandra Eleta, Véronique Ellena, FLORE, Mario Giacomelli, Nan Goldin, Arlene Gottfried, Paul Graham, Sid Grossman, Harry Gruyaert, Dave Heath, Laura Henno, Nicolas Henry, Ken Heyman, Lewis Hine, Nhu Xuan Hua, William Klein, Thomas Klotz, Saul Leiter, Leon Levinstein, Helen Levitt, Vivian Maier, Susan Meiselas, Carl Moon, Ozier Muhammad, John Myers, Marvin Newman, Janine Niépce, Ann Ray, Alain Resnais, Sanford H. Roth, Ivo Saglietti, SMITH, William Eugene Smith, Elio Sorci, Paul Strand.
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