venerdì , 3 luglio 2020
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Un omaggio ad Ambrogio Pozzi all’Università dell’Insubria di Varese

Oltre cinquanta opere dell’artista e designer scomparso nel 2012 sono esposte
negli spazi del rettorato, a cura del Crisac, Centro di ricerca sulla storia dell’arte contemporanea dell’Insubria, fino al 14 febbraio 2020

Ambrogio Pozzi, Presenza Sciamana, 2006-2014, terraglia smaltata

 

E’ sempre una segnale positivo quando le mostre occupano gli spazi della formazione aprendoli alla città e alle persone che si riappropriano così di luoghi pubblici e che dimostrano di apprezzare l’esperimento con la propria presenza, sentita e numerosa. Il merito è anche della qualità dell’offerta: la mostra «Ambrogio Pozzi. Opere dalla collezione di famiglia», monografica dedicata all’artista e designer di origini varesine scomparso nel 2012, è infatti il nuovo e importante appuntamento con l’arte all’Università dell’Insubria dopo il focus sullo scultore Gianluigi Bennati la scorsa primavera. La mostra, ideata da Andrea Spiriti, docente e presidente del Crisac, è curata da Laura Facchin e Massimiliano Ferrario e si inserisce in un ciclo sull’arte contemporanea che vuole raccontare le istanze culturali del territorio degli ultimi decenni aprendosi così a nuovi pubblici.

Ambrogio Pozzi, Uomo con cappello rosso, 1950, terraglia decorata con manganese e selenio

Ceramiche, oggetti di design, batik, vetri, pitture e sculture, dagli anni Cinquanta sino a tutto il primo decennio del 2000, ricostruiscono il ricco pecrorso artistico di un illustre interprete dell’arte e della cultura del territorio varesino del XX e XXI secolo, formatosi tra l’azienda paterna, la Ceramica Franco Pozzi di Gallarate, e la scuola di Faenza, per poi farsi strada a livello internazionale. Ambrogio Pozzi è noto soprattutto per l’assoluta novità delle sue creazioni di design, oggetti divenuti icone senza tempo, come la forma «Duo»

Ambrogio Pozzi & R Nairac, Rosenthal Studio Line Duo Teapot Baltic Pattern 1970

 

disegnata per Rosenthal, o il «Cono» progettato per Pierre Cardin, che hanno legato il suo nome ad alcune le più note istituzioni museali italiane ed estere, come la Triennale di Milano, il Moma di New York o il Victoria & Albert Museum di Londra.

Ambrogio Pozzi, Omaggio a Salomè, 2006, argilla refrattaria smaltata

La mostra vuole ribadire il profondo rapporto che lega la figura di Pozzi all’ateneo insubre: era infatti l’ormai il 1999 quando Pozzi donava alla neonata Università dell’Insubria l’opera «Mi dai un bacio?», una tela raffigurante i suoi amati profili derivati da Chagall, esposta nel contesto di un’ampia collettiva di artisti del territorio. Quella mostra è stata poi replicata con gli stessi nomi vent’anni dopo, nel 2018, un secondo lavoro dell’artista, la scultura «Presenza celeste», è entrato a far parte della collezione permanente d’arte contemporanea dell’ateneo.

Antonio Pozzi, Tentazioni n. 8, 1997, acrilici su carta

Le opere, selezionate tra quelle che compongono la ricca collezione di famiglia, sono esposte secondo il doppio criterio cronologico e tematico, «a testimonianza – spiegano i curatori – di un continuo e instancabile percorso di ricerca, evoluzione e innovazione, tanto in termini stilistici e iconografici, quanto sul piano dello sperimentalismo tecnico e materico. La poliedrica storia artistica di Ambrogio Pozzi è la viva testimonianza della scelta di un uomo che decise di non fermarsi, è l’essenza di un artista completo, autentico».
Molte le tematiche toccate, dagli omaggi a grandi protagonisti dell’arte del Novecento, come Edvard Munch, Pablo Picasso, Lucio Fontana o Arturo Martini, al fascino per l’esotico e per il primitivo, espresso da Pozzi, sin dagli anni Sessanta, col tramite del grés, del batik, della pittura e della grafica. Dall’indagine sulla comunicazione non verbale, tradotta plasticamente nella serie delle «Mani», alla tematica ecologista, affrontata più volte da Pozzi, come testimonia la serie dei piatti dipinti negli anni Ottanta, dedicati al disastro di Chernobyl. Ma anche il tema del Sacro, sondato continuativamente dagli anni Cinquanta agli anni Duemila, come testimonia il celebre ciclo dei Presepi.

Ambrogio Pozzi, Omaggio a Picasso, 1951, terraglia verniciata

Ambrogio Pozzi nasce a Varese nel 1931. Si forma nel clima, del nascente Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate, presso l’Istituto Statale di Faenza e affiancando il padre, con il fratello Carlo, nel lavoro alla Ceramica Franco Pozzi, con sede prima a Bolladello e poi a Gallarate. Per la fornace paterna propone forme funzionali, dalle linee semplici che rispondevano a esigenze di ottimizzazione dello spazio secondo strategie di impilabilità e plurifunzionalità. Summa di tali requisiti fu il servizio da bordo per prima e seconda classe prodotto da Richard Ginori per Alitalia (1969-1970). Di questo periodo si ricorda, inoltre, il servizio Duo (1968) di Rosenthal, per il quale ricevette la medaglia dal Presidente della Repubblica, e Primaluna (1973) prodotto ispirato alla forma innovativa del superellisse, prodotto dalla Ceramica Franco Pozzi che fu esposto al MOMA di New York nel 1980.
Dopo la chiusura della Ceramica Franco Pozzi nel 1980, Ambrogio Pozzi apre un proprio studio. In un momento di nuova creatività, sospinto dalle ricerche del Postmodernismo, Pozzi crea decorazioni che si pongono in un dialogo irriverente con l’oggetto d’uso: esemplari sono Tazza d’autore (1987) prodotta per Rosenthal e i servizi Enigma e Crack (1987) per ACR. Congiunge questi nuovi interessi con lo studio delle figure della gestalt: nascono Quattro chiacchiere (2004) per Rosenthal o Presenze e Doppie Presenze (2006) per la Ceramica Rometti. A partire dal 1986 fino al 2007, riformula l’iconografia tradizionale del presepe presentando formule inedite di grande sintesi e modernità come Presepe – Aspetto Totemico (1986) e Presepe – Parto (2007). L’amore per i maestri del Novecento non tramonterà mai, testimoni sono le ceramiche create durante il workshop in Korea (2003) e tutta la serie i manufatti realizzati in occasione della collaborazione con l’Istituto Statale F. Faccio di Castellamonte (2002 e 2009). Ma ancora le Veneri (2009) di Rometti appaiono un felice connubio tra i colli allungati di Modigliani e la famosa Venere di Willendorf, infine le innumerevoli serie dal titolo Presenze celesti (2006), Presenze Sciamane (2006) o semplicemente Presenze (2011) non possono non ricordare l’amore di Ambrogio Pozzi per Mirò, maestro anche di ceramica, ma ancora Henry Moore o il periodo più surrealista di Pablo Picasso.
Ambrogio Pozzi fu insignito di diversi premi, tra i quali si ricordano: Premio A. Palladio per il disegno industriale di Vicenza, vinto diverse volte all’inizio della sua carriera insieme al I.F. Die Gite Industrieform di Hannover, Premio Internazionale Faenza, Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica per Forma Duo Rosenthal nel 1968 e per il servizio da bordo per Alitalia nel 1973, Premio Macef nel 1973, 1976 e 1997, Premio Internazionale Design Ceramico nel 2000, infine Premio Oscar Ballardini 2011 per il Design promosso dal Ministero Istruzione Università e Ricerca
da lunedì a venerdì dalle 9 alle 19, con ingresso libero.

Per informazioni

Ambrogio Pozzi. Opere dalla collezione di famiglia

da lunedì a venerdì dalle 9 alle 19, con ingresso libero.

Università degli Studi dell’Insubria

Via Ravasi 2, Varese

 

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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