martedì , 17 maggio 2022
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Tutta la poesia visiva di Alberto Burri alla Fondazione Ferrero di Alba

Burri. La poesia della materia è il titolo della grande mostra che la Fondazione Ferrero di Alba dedica al maestro Alberto Burri.

Alberto Burri, Rosso, olio, pietra pomice e vinavil su cellotex, collezione privata

 

L’esposizione ha un secondo capitolo presso la sede della Banca d’Alba dedicata al Cretto di Gibellina; entrambe le mostre sono promosse dalla Fondazione Ferrero con la curatela di Bruno Corà, in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri. Il progetto espositivo è dedicato a uno dei grandi protagonisti italiano dell’arte del Novecento, Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995). Il maestro umbro è considerato uno degli artisti più importanti della corrente informale che si diffuse  sulla scena artistica internazionale dopo la seconda guerra mondiale. L’arte informale (termine coniato per la prima volta dal critico francese Michel Tapié) fu una tendenza artistica nata sul finire degli anni ’40: in un secondo dopoguerra tormentato e complesso, gli artisti avvertirono l’esigenza di una nuova modalità comunicativa che rifiutava le forme, figurative o astratte, per dedicarsi direttamente alla materia e al suo rapporto, anche fisico e gestuale, con essa.

Dopo essersi laureato in medicina nel 1940, Burri fu arruolato nell’esercito come sottotenente medico di complemento e nel 1943 venne assegnato alla 10ª legione in Africa settentrionale. Dopo qualche mese fu catturato dagli inglesi e poi ceduto agli americani per finire ad Hereford, in Texas, in un criminal camp, un campo di concentramento per non collaborazionisti della Seconda Guerra Mondiale: fu in quei lunghi mesi che Burri si avvicinò al mondo dell’arte, cominciando a dipingere.

 

Alberto Burri, Texas, 1945, olio su tela, collezione privata, Roma  

 

Burri così racconta la genesi della sua vocazione: “E in questi anni capii che io ‘dovevo’ fare il pittore. I quadri fatti allora sono per me oggi validi come le mie ultime opere, né più nemmeno, in termini di intensità pittorica. Ricordo che continuavo a cambiare soggetti, a dipingere nuovi quadri e a cambiarli ancora, un’infinità di volte. Questo è stato il mio vero inizio di pittore, e non c’entra le garze medicali, il sangue e le bruciature della guerra. Tutte storie.

 

 

Alberto Burri, Rosso Plastica, 1962, plastica e combustione su tela, 81, 5 x 100 cm , Collezione privata

 

Al suo rientro in Italia Burri condivise lo studio nei pressi di Piazza di Spagna con lo scultore Edgardo Mannucci e aderì alla fondazione del gruppo Origine, composto da Mario Ballocco, Giuseppe Capogrossi e Ettore Colla, che esordì con la prima (ed unica mostra) a Roma nel 1951. Nella prima metà degli anni ‘50 Burri inizia a lavorare alla serie dei Sacchi: sacchi di juta rattoppati e ricuciti e poi applicati su una tela di solito rossa o nera. L’accoglienza della critica fu divisiva: uno dei primi sacchi, “Lo strappo”, fu rifiutato dalla Biennale di Venezia e a Roma un esponente del PCI in un’interrogazione parlamentare chiedeva quale fosse la cifra pagata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (l’opera era stata fortemente voluta dalla direttrice Palma Bucarelli) per la «vecchia e sdrucita tela da imballaggio che, sotto il titolo di Grande sacco, è stata messa in cornice da tal Alberto Burri».

Alberto Burri, Cobustione BA, 1960, carta acrilico, vinavil e combustione su tela, 100 x 70 cm

 

Nel 1953 l’artista raggiunse la fama internazionale con la sua prima personale americana “Alberto Burri: paintings and collages” presentata prima a Chicago nella Allan Frumkin Gallery e poi a New York presso la Stable Gallery. Nello stesso anno Burri conobbe a Roma James Johnson Sweeney direttore del Guggenheim Museum di New York che colpito dai suoi lavori invitò l’artista ad esporre in una collettiva da lui organizzata e curò anche la prima monografia di Burri, pubblicata nel 1955.

Nel 1955 sposò la coreografa e poetessa americana Minsa Craig, un legame solido che durerà fino alla scomparsa di lui. Burri muore nel 1995 per un enfisema polmonare: negli ultimi anni trascorre molto tempo nella villa di Beaulieu, in costa Azzurra, dove continua a lavorare sino alla fine.

 

Bruno Corà, ph. C. Murialdo

 

La mostra, come ricordato,  è a cura di Bruno Corà, presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, e propone un allestimento originale studiato appositamente per gli spazi della Fondazione Ferrero, articolato in una serie di sale che accolgono quarantacinque opere, tra cui lavori di grandi dimensioni, molte provenienti da importanti collezioni provate italiane ed estere. Le opere coprono un ampio arco temporale che va dal 1945, con il dipinto figurativo realizzato nel campo di prigionia di Hereford, in Texas e i primi “Catrami” (1948), sino alle ultime opere “Oro e nero” datate 1993, realizzate negli ultimi anni di attività dell’artista.

I lavori espostirappresentano appieno la varietà della sua ricerca nei riguardi della materia e del suo rapporto con essa: i cicli dei “catrami”, delle “muffe”, dei “sacchi”, “delle combustioni”, dei “legni”, dei “ferri”, delle “plastiche”, dei “cretti” e dei “cellotex”: materiali strumenti di un grande afflato poetico che ha percorso l’arte del grande maestro.

Alberto Burri, Bianco Cretto C1, 1973, acrovinilico su cellotex 126, 5 x 101 cm, Collezione privata

 

Nell’evidenziare il rapporto tra Burri e la poesia, la mostra mantiene al centro della riflessione la materia, intesa come fonte inesauribile di sperimentazioni in una totale libertà di approccio al fare pittorico, generatrice di processi creativi in continua evoluzione. L’opera dell’artista è osservata come un laboratorio di sperimentazione incessante che ha anticipato, con la sua ricerca fondata sulla riqualificazione linguistica, molte delle questioni che hanno interessato le correnti artistiche degli anni Sessanta del Novecento, come il Nouveau Réalisme, l’Arte povera, l’Arte neuminimale o il Fluxus.

Afferma Bruno Corà: “Il titolo della mostra, Burri. La poesia della materia, deve essere preso alla lettera. Non si tratta affatto solo di un ennesimo generico invito a considerare l’importanza decisiva della materia nella poetica di Burri. Ai visitatori della mostra di Alba proponiamo invece di assistere a un’indagine in fieri sul rapporto strettissimo, non solo a livello di fruizione estetica, ma autenticamente strutturale, costitutivo, tra l’opera di Alberto Burri e la parola in versi, la grande poesia del ‘900 e non solo“.

Burri. La poesia della materia, Fondazione Ferrero, veduta dell’esposizione

 

Prosegue Bruno Corà “È stato Giuseppe Ungaretti, una delle voci oracolari più grandi del XX secolo a pronunciare una indimenticabile sentenza verso l’arte di Alberto: «Amo Burri perché non è solo il pittore maggiore d’oggi ma è anche la principale causa d’invidia per me: è d’oggi il primo poeta»”.

Tra le rare affermazioni pronunciate da Burri, in quella dove egli dichiara “Le parole non mi sono d’aiuto quando provo a parlare della mia pittura. Questa è un’irriducibile presenza che rifiuta di essere tradotta in qualsiasi altra forma d’espressione” si può cogliere uno dei fondamenti della sua tensione poetica risolta in modi non verbali ma con muta pittura materica. Alberto Burri è stato un artista “povero”, ma intenso e determinato nella sua ricerca di possibilità della materia, in grado di offrire una lettura dura e nuova della dimensione estetica dell’opera d’arte. Ha radicalizzato tutte le ansie di rinnovamento dell’arte italiana dopo la Seconda guerra mondiale, in pieno fermento esistenziale, e ha aperto molte porte alle ricerche della generazione successiva.

 

Grande Cretto di Gibellina, 1985-2015

 

Al centro della città di Alba, gli spazi espositivi di Palazzo Banca d’Alba presentano, in parallelo alla mostra in Fondazione Ferrero, un ulteriore approfondimento permeglio comprendere la poetica di Alberto Burri.:“Burri. Il Cretto di Gibellina”, a cura di Bruno Corà, Tiziano Sarteanesi e Stefano Valeri, è dedicata infatti all’opera di land art che alla fine degli anni ’80 il maestro ha realizzato a Gibellina, il paese siciliano distrutto dal terremoto del Belice nel 1968, trasformandolo in un simbolo di rinascita. Burri, tra il 1985 e il 1989, concepisce e avvia la realizzazione del “Grande Cretto”, utilizzando il cemento bianco per inglobare e trasformare le macerie  della città vecchia in un  emblematico sudario di ben 80mila metri quadrati di ampiezza in memoria del tragico evento.

La mostra è corredata da un catalogo edito da Skira, curato da Bruno Corà, con i contributi critici e di studio di Corà, José Jiménez, Thierry Dufrêne, Petra Richter, Mario Diacono, inclusivo di una ricca documentazione iconografica delle opere, di apparati biografici accompagnati da una antologia critica selezionata e del progetto espositivo

Per volere della Presidente della Fondazione Ferrero, Maria Franca Ferrero, e in conformità al motto della Fondazione “Lavorare, Creare, Donare”, tutti gli eventi espositivi della Fondazione fin qui realizzati sono stati fruiti in modo completamente gratuito da parte dei visitatori di ogni età: lo stesso avverrà per la mostra Burri. La poesia della materia. Burri. La poesia della materia ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica ed è realizzata con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, con il patrocinio della Città di Alba e la partecipazione della GAM – Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Le due mostre sono aperte al pubblico gratuitamente da sabato 9 ottobre 2021 a domenica 30 gennaio 2022.

 

Per Info

Burri. La Poesia della Materia

Fondazione Ferrero – Alba

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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