venerdì , 24 settembre 2021
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TOAsean Design, gli studenti dello IED di Torino guardano all’Oriente per i gioielli del futuro

Sarà visibile sino a fine agosto al MAO, Museo d’Arte Orientale la rassegna TOAsean Design, gioielli realizzati dagli studenti del II anno del corso Triennale in Design del Gioiello e Accessori di IED Torino.

Giuliana Noto, Reversal, realizzato dall’artigiano Paola Bellinzoni Ph. Edoardo Piva

Gli studenti hanno tratto diretta ispirazione dalle opere esposte in permanenza al MAO; i gioielli così concepiti sono stati esposti insieme ad alcune creazioni realizzate da undici eccellenze artigiane piemontesi con i quali i ragazzi hanno attivamente collaborato. Nell’ambito della collaborazione fra l’Istituto Europeo di Design e il MAO, il progetto TOAsean Design, nasce grazie al contributo della Fondazione CRT ed è sostenuta da Camera di Commercio Italia Myanmar per promuovere il design italiano in Oriente e rafforzare il rapporto culturale tra l’Italia e i Paesi del Sud Est Asiatico: sette studenti del secondo anno del corso Triennale in Design del Gioiello e Accessori di IED Torino sono stati invitati a progettare altrettante creazioni ispirandosi alle opere della collezione permanente del Museo d’Arte Orientale, diretto da Marco Guglielminotti Trivel : ha supervisionato il progetto Daniela Bulgarelli, coordinatrice del corso Triennale di Design del Gioiello e Accessori di IED Torino, diretto da Paola Zini. L’incontro con statue e oggetti, provenienti da mondi ed epoche lontane, ha innescato il processo creativo progettuale: attraverso una ricerca approfondita e una personale rielaborazione dei dati raccolti, i giovani designer hanno progettato gioielli e accessori, pezzi unici che declinano suggestioni estetiche e simboli culturali in chiave contemporanea. Quest’anno il progetto si arricchisce della collaborazione con CNA Torino, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa: undici imprese artigiane, sette delle quali hanno supportato la realizzazione delle opere degli studenti IED, hanno progettato o rivisitato altrettanti oggetti preziosi delle loro collezioni sulla base di suggestioni provenienti dai paesi dell’Asia, dando vita a undici creazioni che testimoniano della competenza e della creatività delle imprese artigiane piemontesi.

La sinergia tra design e artigianato ha permesso agli studenti IED di lavorare al fianco degli artigiani torinesi, facendo esperienze diretta di tradizioni d’eccellenza del territorio e acquisendo competenze legate a particolari lavorazioni grazie al confronto con specifici materiali, processi e tecniche di produzione.L’esposizione è il risultato di solide relazioni costruite dal MAO con importanti attori istituzionali del territorio e, grazie al supporto della Camera di Commercio Italia Myanmar, diventa un’interessante occasione di promozione per gli studenti e per le eccellenze artigiane piemontesi, che avranno la possibilità di far conoscere il proprio lavoro a livello nazionale e internazionale. I gioielli esposti sono stati realizzati da Rebecca Maggiora, Simone Bolognesi, Sara Tesan, Giuliana Noto, Tommaso Balducci, Elettra Tarraran e Marta Baccuini, studenti del Corso di Design del Gioiello e Accessori IED Torino, e da Barbara Ebbli, Evgenia Elkind, Paola Bellinzoni, Lorenzo Tiano, Paola Garbiero, Elena Imberti, Fulvio Pertica, Gianluca Guarneri, Rossella Calabrò, Stefania Mairano e Francesco Ferrara, Nicoletta Biglia e Rita Bellino titolari di imprese appartenenti al network CNA Torino.

Marta Baccuin ha progettato Supervidere, realizzato in plexiglass, acciaio, gomma dall’artigiano Evgenia Elkind; Supervidere è una parure genderless riletta  in chiave retro-futurista geometrie con simbologie attinte al “Manjuvajramandala con quarantatré divinità” e alla statua thailandese del “Buddha in bhumisparshamudra”. Il nome stesso del visore e dei due anelli in plexiglass rosso e acciaio inox è un invito a guardare oltre: filtrato dal colore sacro per eccellenza, lo sguardo si carica di energia per abbattere le barriere innalzate dalla mente umana. Per quest’opera Marta ha tratto ispirazione dal Manjuvajramandala con quarantatré divinità, Tibet centro-meridionale e dal Buddha in bhumisparshamudra, Thailandia.

 

Marta Baccuini, Supervidere, realizzato dall’artigiano Evgenia Elkind Ph. Edoardo Piva

 

Il gioiello di Giuliana Noto, Reversal, realizzato in collaborazione con  Paola Bellinzoni, ha preso ispirazione dall’Albero delle monete con supporto a forma d’orso, Cina (Sichuan) e il bodhisattva Maitreya, Tibet: molto diversi tra loro, i due oggetti sono accomunati da una raffinata ricerca estetica, espressa con forme sinuose ed eleganti, accuratezza e ricchezza di dettagli, che la collana, i cui diversi elementi sono removibili, reinterpreta riutilizzando oggetti antichi dalla diversa funzione come passamaneria, madreperla, pasta di vetro e  ottone. Bottoni, madreperla e filigrana sono assemblati in una struttura che evoca leggerezza e movimento, richiamando con i suoi elementi pendenti la coda dell’uccello zhuque posto alla sommità dell’albero, e alludendo con il suo stesso nome a una inversione, a un cambiamento, all’insegna di un futuro fortunato e armonioso.

 

Il corsetto-gioiello di Rebecca Maggiora, Shield, realizzato dall’artigiano Rossella Calabrò, si ispira al concetto di protezione, intuitivamente estrapolato da due opere molto diverse. Da un lato il “Modello di torre vedetta con otto arcieri”, elemento ricorrente nei corredi funerari dei ricchi proprietari terrieri cinesi, in particolare nella regione dello Henan alla fine della dinastia Han, che riproduce in miniatura i sistemi di difesa dei latifondi; dall’altro il busto birmano del “Buddha coronato del Myanmar che ritrae l’Illuminato con un diadema dentellato e ornamenti, non solo decorativi ma di protezione, su spalle e busto. Il corsetto è frutto di una raffinata composizione di materiali eterogenei per epoche e proprietà: è stato infatti realizzato con un tessuto di base lino ’800, seta antica cordonata, struttura ossea caduca (corno di cervo), tulle, malachite, agata, quarzo rosa, labradorite, lacca birmana su intreccio di bambù e foglia d’oro. Come uno scudo, il corsetto protegge la parte superiore del corpo, in particolare il cuore. Lino e tulle sono rinforzati da stecche rigide appena in rilievo e da anelli ossei cuciti su tessuto. Agata e malachite, pietre associate al quarto cakra, quello del cuore, adornano il fronte, mentre il retro è impreziosito da una lacca birmana realizzata su intreccio di bambù e foglia d’oro.

 

Rebecca Maggiora, Shield, realizzato dall’artigiano Rossella Calabrò Ph. Edoardo Piva

 

Kabyaar, una collana che assume le caratteristiche di un pettorale, è realizzato dagli artigiani Rita Bellino e Nicoletta Biglia su progetto di Elettra Tarraran. La collana è una stratificata interpretazione della storia del Buddha dormiente narra che egli, nel momento della sua morte, lasci il suo corpo terreno adagiato tra due alberi di shala. Nonostante non sia stagione di fioritura, migliaia di fiori ricoprono la figura in segno di onore e rispetto. Gli stessi boccioli si ritrovano stilizzati nel decoro della veste della statua birmana del “Buddha sdraiato in parinirvana”, a cui guarda la collana gioiello realizzata in grandi placche in ceramica dipinta. I colori sono i protagonisti di una bipartizione che rispecchia diversi usi e concezioni della morte: il nero, colore funereo in Occidente, in opposizione al bianco, tinta del lutto in Oriente. Perfettamente simmetrici, i due lati si congiungono all’altezza del plesso solare, centro energetico del corpo, in un cerchio rosso simbolo di linfa vitale, dal quale si origina un pendente su cui si adagia un fiore di shala.

Elettra Tarraran, Kabyaar, realizzato dagli artigiani Rita Bellino e Nicoletta Biglia Ph. Edoardo Piva

 

 

La collana di Sara Tesan, Oriental Story, realizzata dall’artigiano Elena Imberti, in ottone, argento, quarzo ialino, quarzo rosa, onice, ametista, pietra di luna, nasce dall’incontro con la scultura del lokapala “Virudhaka, il Re guardiano del Sud” in rame dorato, proveniente da uno dei 18 grandi stupa tibetani di Dan-sa-mthil distrutti durante la Rivoluzione culturale. Virudhaka è il Re celeste del Sud, uno dei quattro guardiani dei punti cardinali e protettori contro i demoni del mondo e dello spazio sacro del tempio. Guarda ai colori e ai preziosi ornamenti dell’opera tibetana, in particolare ai medaglioni con turchesi e coralli incastonati nell’armatura e al nome stesso di Virudhaka, ovvero Patrocinatore di crescita, il gioiello in ottone, concepito come amuleto e decorato con pietre dure cabochon – quarzo ialino, quarzo rosa, onice, ametista e pietra di luna – per donare luminosità e benefici a chi lo indossa.

 

Sara Tesan, Oriental Story, realizzato dall’artigiano Elena Imberti Ph. Edoardo Piva

 

Simone Bolognesi ha progettato la collana Near again, realizzata dall’artigiano Paola Garbier in ottone con galvanica argento, sfere di giadeite: la collana trae ispirazione dalla statua di “Vajradhara”, risalente al XV-XVI secolo, e dai gioielli che adornano con linee sottili la figura di questo Buddha primordiale. Tra gli ornamenti, posizionati esattamente in corrispondenza dei cakra, i centri energetici che connettono il corpo fisico al corpo energetico e spirituale, spicca in particolare la seconda collana sul torso: il suo elemento centrale in turchese è posto sopra l’anahatacakra, il cakra del cuore. Da questo dettaglio si sviluppa la collana in argento e giadeite, concepita per essere indossata sul cuore e risvegliare simbolicamente l’energia racchiusa nell’anahatacakra, come un invito ad annullare la distanza con il prossimo, riscoprendo l’empatia e la condivisione.

Simone Bolognesi, Near again, realizzato dall’artigiano Paola Garbiero Ph. Edoardo Piva

 

Tommaso Balducci ha dato vita a Ekadantha, realizzato dall’artigiano Fulvio Pertica in oro rosso, oro bianco, acquamarina, peridoto. In tutto il mondo l’elefante è simbolo di saggezza e fortuna. Questa credenza ha origine nelle culture dell’Asia meridionale e del Sudest asiatico, dove l’animale è presente in molte raffigurazioni religiose, in particolare induiste. È Ganesha, il Dio con il corpo di bambino e la testa di elefante, chiamato anche Ekadantha, Colui che ha una sola zanna, emblema della sua capacità di superare la dualità verso l’unità originaria, con forza e determinazione mentale. La scultura in arenaria rossa di “Ganesha”, del VII-VIII secolo, proveniente dall’India settentrionale, e il carattere di rimozione degli ostacoli a imprese materiali o spirituali associato alla divinità hanno innescato la creazione del gioiello. Nel gambo dell’anello in oro rosso, tra le due “zanne”, è incassata un’acquamarina con taglio goccia, mentre il fronte della “zanna” spezzata è impreziosito con l’incasso a baffetto di un peridoto a taglio rotondo.

Tommaso Balducci, Ekadantha, realizzato dall’artigiano Fulvio Pertica Ph. Edoardo Piva

 

TOAsean Design è realizzato grazie al contributo della Fondazione CRT.

Per info

MAO

 

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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