lunedì , 18 febbraio 2019
  • Ritratto di Dora M. dal 12 al 17 Febbraio

  • Ritratto di Dora M. al Teatro Filodrammatici

  • Ginestra Paladino, courtesy of Teatro Filodrammatici

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Ritratto di Dora M. al Teatro Filodrammatici di Milano

Un monologo intenso in scena dal 12 al 17 Febbraio 2019 al Teatro Filodrammatici di Milano. L’intervista a Francesco FrongiaGinestra Paladino vi introdurrà allo spettacolo e al mondo di Dora Maar. Dora intelligente e indipendente, grande fotografa e amica dei Surrealisti, fragile e sensibile, oggetto della passione erotica di Picasso il Minotauro, donna spezzata dallo smisurato “Io” del genio spagnolo. Dall’incontro in un caffè parigino con Picasso la sua vita fu stravolta fino ad arrivare a sfiorare la pazzia alla fine della loro relazione.

Francesco Frongia, courtesy of Teatro Filodrammatici

Perché mettere in scena in questo momento storico un testo sulla figura di una donna così complessa e così vicina alla donna contemporanea, che richiama inevitabilmente alla mente fatti di cronaca contemporanea?
E’ una figura decisamente emblematica, una donna estremamente moderna. La cosa che fa impressione scorrendo la vita di Dora Maar è il coraggio, è la forza che questa Donna ha avuto nell’imporre la sua visione. E’ andata oltre il genere, è riuscita a confrontarsi con un gigante dell’arte mondiale come Picasso e a porsi al suo pari. Credo che il rapporto così conflittuale con Picasso fosse dovuto anche al suo carattere di persona ribelle che non rinuncia alla propria identità. La cosa drammatica è che poi viene schiacciata. Francoise Gilot è L’unica donna di Picasso che riesce a staccarsi da lui e rifarsi una vita. Però Dora ha più carattere e una capacità artistica superiore. Dora partecipa alla creazione di Guernica che è un fondamento dell’arte del novecento. Non si può prescindere da quest’opera. E lei l’ha fotografata. E’ uno dei pochissimi documenti in cui Picasso dipinge e credo che l’abbiano fatto coscientemente. Stiamo parlando di un personaggio che ci insegna la forza della volontà, non basta il talento bisogna lottare e lei l’ha fatto finché ha potuto. Poi ne ha pagato le conseguenze in qualche modo, perché Picasso l’ha di fatto poi annientata, come ha fatto nel ritratto che Cocteau le aveva dedicato. E’ un episodio della sua vita che raccontiamo anche noi nella messa in scena teatrale. Lei torna con questo ritratto di Cocteau, che è amico di entrambi. Picasso chiede di vedere il ritratto, glielo sottrae e ci dipinge sopra, cancellando completamente la sua figura. Sappiamo che Picasso aveva un forte temperamento, non sappiamo i dettagli della vicenda, certo è che un gesto così non si può non interpretare come un affronto personale ad un amico e alla una sua amante. Oggi ci sono donne che pagano conseguenze maggiori di quelle subite da Dora.

Dora Maar, Picasso debout travaillant à Guernica dans son Atelier des Grands-Augustins, 1937

Note di regia.
Tutto il meccanismo del testo e dello spettacolo è un rincorrere il filo della memoria. E’ un dialogo tra Dora/Ginestra e le immagini che scorrono dietro di lei: materiali cinematografici originali o immagini girate con Ginestra, che ricostruiscono quel periodo storico. L’attività dei Surrealisti ci ha permesso di avere documentazioni, radiogrammi ed esperimenti dei suoi amici artisti, girati mentre lei era in vita.
I momenti della sua vita sfumano nel ricordo. Raccontiamo sprazzi di memoria,  andando avanti e indietro nel tempo. Ci sono poi episodi precisi più importanti che si percepiscono, ad esempio il momento in cui incontra Picasso. Però quello che noi abbiamo creato con lo spettacolo è un flusso continuo di immagini che inizia e finisce e ci porta continuamente nel momento in cui la memoria riesce a riprendere il flusso della storia.

La figura femminile è incarnata da Ginestra in modo totale. Picasso è sempre al centro degli aneddoti e dei ricordi che vengono rievocati da Dora. Il rapporto con le altre donne viene affrontato e raccontato soprattutto con il riferimento a Picasso. L’incontro con Francoise in particolare è avvenuto in un momento di grande dolore, di grande rottura, ovvero quando Dora è andata in clinica psichiatrica e ha subito degli elettrochoc. Il punto di partenza dello spettacolo è il filo dei ricordi che affiorano dopo l’elettrochoc. Questo è il momento fondante.

Sperimentazioni nei testi e nella regia di questo spettacolo.
Abbiamo lavorato soprattutto sulla musica. In realtà quello che si percepisce è che questo testo è molto musicale. La musica di Carlo Boccadoro accompagna tutto lo spettacolo e fa da contrappunto vero e proprio alle atmosfere e alle parole di Fabrizio Sinisi. E’ quindi un dialogo continuo ed ininterrotto tra la voce e la musica. E’ una musica molto concreta quella di Carlo perché fatta con strumenti molto raffinati, ci sono momenti struggenti e momenti molto ritmici, che si innestano direttamente nella tessitura di parole di Fabrizio.
Un esperimento è l’uso di un materiale molto leggero su cui proiettare le immagini. Ci ha permesso di avere una trasparenza e una sensazione di nebbia, senza avere nebbia, e di emergere o nascondere quando serviva.

Progetti futuri
Tornerò a lavorare con Elio De Capitani su questo periodo storico con uno spettacolo che andrà in scena questa estate. Firmerò infatti insieme a lui la regia di uno spettacolo che racconta la Parigi occupata dai nazisti, che c’è anche in questo spettacolo, ma da un punto di vista diverso. Il titolo è “Diplomazia”, in scena al Teatro Elfo Puccini ci saranno Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, autore Cyril Gély.

Farò poi uno spettacolo che riguarda un’altra forma d’arte la musica e che ha al centro la figura di Patty Smith, dove ritorno sui ritratti femminili, e Robert Mapplethorpe, di nuovo al centro un fotografo, in uno spettacolo dal titolo “Robert e Patty”. Uno spettacolo su cui già ho iniziato a lavorare e che ha origine dalla lettura scenica di Emanuele Aldrovandi presentata a Dicembre 2018 al Teatro Elfo Puccini con Ida Marinelli, Angelo Di Genio e Loris Fabiani.

Ginestra Paladino, courtesy of Teatro Filodrammatici 

La preparazione del personaggio
A priori c’è stato un momento di documentazione anche piacevole, un viaggio attraverso tutte le biografie che nel tempo sono state scritte, numerose, su questa donna straordinaria, la cui vita ha percorso il Novecento. Oltre a tutta una serie di letture che mi hanno riempita ulteriormente. E’ seguito un momento di studio su come porsi e come rendere un personaggio realmente esistito e una personalità così complessa. Non è stato difficile interpretarla teatralmente parlando, perché il testo scritto da Fabrizio era talmente pieno di possibilità per me, che la famosa nebbia di cui parlava prima Francesco non era difficile da squarciare per rendere il personaggio. Era una nebbia con cui volevamo rendere la nebbia che ha avvolto la mente di Dora dall’abbandono di Picasso in poi. Io ovviamente, dovendo raccontare schizofrenicamente i ritorni alla lucidità o alla chiusura di Dora, mi sono affidata all’immaginario che Francesco mi ha regalato attraverso i video e le musiche di Boccadoro. Musiche che sono un contrappunto per me fondamentale, non solo come appuntamento recitativo, ma proprio come possibilità immaginativa di rendere una donna così piena di vita intorno a lei e dentro di lei.

La cosa incredibile è che, avendo già debuttato a Napoli, mi sono concessa una riflessione a posteriori non solo come attrice che la interpreta, ma anche come spettatrice del racconto di una vita così complessa. Il rapporto con Picasso era talmente riempitivo, in senso buono e non buono, che poi l’assenza creava un vuoto talmente devastante da annientare anche la parte bella che tutte queste donne avevano dentro di sé, che fosse un talento artistico nel caso di Dora Maar o una bellezza disarmante nel caso di Francoise Gilot. Ognuna di loro aveva qualcosa di speciale, però immancabilmente il confronto con Picasso lasciava un vuoto non recuperabile. C’è infatti la celebre frase di Dora che dice “Dopo Picasso, solo Dio”. Lei è, tra le amanti di Picasso, quella che ha avuto un destino meno amaro.

Quale confine esiste tra la donna Dora Maar e l’attrice Ginestra Paldino?
Il primo approccio che ho avuto con questo personaggio, essendo io una figlia di artista, è stato di curiosità. Picasso è la figura più alta della pittura figurativa del Novecento. Però poi la curiosità mi ha spinta ad entrare nella sua vita da una porta diversa ed affrontare Picasso attraverso le sue donne. Il personaggio di Dora è distante da me, sicuramente da un punto di vista storico. E’ vissuta nel momento più alto dell’espressione artistica dell’Europa degli anni ’20 – ’30 e ’40. Già questo crea una distanza che ti consente di non scadere nel psicodramma. Essendo lei una donna estremamente vitale e al limite della sensibilità, è stato straordinario per me entrare nel suo “registro”, probabilmente non così distante. Infatti, il pensiero a priori era di voler interpretare le due facce delle donne più importante di Picasso, Francoise Gilot e Dora Maar. Poi, confrontandoci con Francesco e con Ferdinando, ci siamo resi conto che effettivamente il personaggio di Dora Maar era più interessante per un’attrice. La sua complessità andava dalla Dora artista, alla Dora estremamente sensibile alla Dora mistica, aspetto che probabilmente le altre donne di Picasso non avevano.
Ci sono una serie di sfaccettature e di porte che probabilmente io devo ancora aprire. La cosa interessante è che ogni replica mi consente come attrice di continuare a viaggiare all’interno di questa donna. Credo che il percorso dentro di me ancora non si sia concluso, ma ho preso una distanza emotiva che mi consente di estremizzare e di non farmi inghiottire da un personaggio così forte.

Ritratto di Dora M. foto di Salvatore-Pastore

La maschera del Minotauro di Mimmo Paladino
Il rapporto con mio papà è un rapporto molto bello, dove c’è una commistione che attraversa la vita artistica e il rapporto padre e figlia, lasciando stima reciproca e confronto. Alla mia domanda di voler partecipare al Festival di Napoli dove era il nostro debutto, lui ha risposto preferisco prendermi una distanza e godermi quello che succede senza sapere nulla; ed è stata anche una forma di protezione da parte sua, perché viviamo in un mondo dove è facile dire “è figlio di”. Però lui realizzò tanto tempo fa con il gallerista Lucio Amelio una fotografia con una maschera di carta pesta, che ricordava un po’ il Minotauro, ed io ad un certo punto ho avuto un’illuminazione e ho chiesto a mio padre perché non me la fai tu? E’ stato un piccolo gesto di affetto legato alla sua arte che io mi porto dietro. E’ un piccolo omaggio silenzioso che mi accompagna tutto il tempo ed è per me una forma di protezione e di buon augurio.

Teatro Filodrammatici di Milano

 

Ritratto di Dora M.
Dal 12 al 17 Febbraio 2019
Teatro Filodrammatici di Milano

ORARI DI RAPPRESENTAZIONE: martedì, giovedì e sabato ore 21.00 | mercoledì e venerdì ore 19.30 | domenica ore 16,00
Durata: 60 minuti
BIGLIETTI: Intero: 22.00 euro | ridotto convenzionati: 18.00 euro | ridotto under 30: 16 euro | ridotto over 65 e under 18: 11 euro | online con prezzo dinamico: da 11 euro

Progetto a cura di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
parole di Fabrizio Sinisi
regia Francesco Frongia
con Ginestra Paladino
musiche originali Carlo Boccadoro
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
diretto da Ruggero Cappuccio

www.teatrofilodrammatici.eu

About Diana Cicognini

Diana Cicognini
Diana. Dea cacciatrice! Il mio territorio è Milano, la mia preda l'Arte ... che racconto, scrivo, disegno (dipingo) e metto in mostra. La mia Canon mi accompagna sempre per testimoniare la bellezza e là dove il mio obiettivo fotografico non arriva...un grazie dichiarato ad artisti, gallerie ed uffici stampa che mi concedono "uno scatto" per le mie parole.

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