sabato , 23 ottobre 2021
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Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche

(credits: dettaglio di grottesche, archivio fotografico del Parco Archeologico del Colosseo)

Pensata per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio, può adesso aprire al pubblico la mostra Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche: promossa dal Parco archeologico del Colosseo, è curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, e prodotta dalla casa editrice Electa.

La mostra, il cui allestimento e interaction design sono progettati da Dotdotdot, si sviluppa all’interno della Sala Ottagona e degli ambienti limitrofi della celebre residenza neroniana attraverso un percorso multimediale immersivo.

Il progetto “RAFFAELLO E LA DOMUS AUREA. L’invenzione delle grottesche”curato da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, promosso dal Parco archeologico del Colosseo e prodotto da Electa, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone, raccontando la storia e l’arte di uno dei complessi architettonici più famosi al mondo, che ha segnato e influenzato, con la sua scoperta, l’iconografia del Rinascimento.
Il progetto dell’allestimento interattivo e multimediale è curato dallo studio milanese di Interaction e Exhibit Design Dotdotdot.

Per questa prima grande mostra all’interno della Domus Aurea è stato realizzato un ingresso dedicato: in una delle gallerie sotterranee originarie delle Terme di Traiano, lo studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale di accesso che – dal parco di colle Oppio – si insinua tra le rovine, sfiorandole, fino ad approdare nella Sala Ottagona della Domus Aurea. Una straordinaria opportunità per il visitatore di scoprire le stratificazioni della storia e della bellezza degli ambienti ipogei, ed una linea guida luminosa che accompagna direttamente verso il cuore dell’edificio neroniano

Le sezioni

Nella Sala Ottagona sono proiettate sulla cupola immagini astrologiche dedotte dal globo sostenuto dall’Atlante Farnese, eccezionale prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sebbene probabilmente non sia questa la coenatio rotunda, da ricercare altrove sul Palatino, alle raffigurazioni delle costellazioni e dei segni dello Zodiaco si alterna la proiezione di una caduta di petali di rosa, così come viene raccontato da Svetonio avvenisse durante i banchetti dell’imperatore.

La prima sezione presenta animali fantastici, mezzi umani e mezzi vegetali, motivi fitomorfi, arpie e strumenti musicali, vasi con perline, palmette: tutti motivi decorativi che si rincorrevano nella Domus Aurea e che vennero scoperti dagli artisti presenti a Roma intorno all’anno 1480. È il visitatore stesso ad innescare questa storia, muovendo il proprio corpo, simulando il riverbero della fiamma delle torce, utilizzate all’epoca di Raffaello per illuminare gli ambienti sotterranei.

La seconda sezione è dedicata allo studio e alla reinterpretazione delle grottesche da parte di Raffaello.

Fulcro spettacolare di questo nucleo – e grazie a un accordo del Parco archeologico del Colosseo con i Musei Vaticani – la riproduzione multimediale della Stufetta del Bibbiena: il minuscolo bagno privato dell’appartamento cardinalizio realizzato nel 1516 su disegno di Raffaello. In ogni parete, le grottesche della Stufetta – non visibile al pubblico perché non compresa nel percorso di visita dei Musei Vaticani – si ingrandiscono e rimpiccioliscono generando inediti effetti di scala e mettendo in evidenza i dettagli più significativi dell’intero ciclo decorativo.

Seconda sala radiale: Raffaello, studio e interpretazione delle grottesche. Allestimento e interaction design della mostra a cura di Dotdotdot. All rights reserved
Terza sala radiale: Il ritrovamento del Laocoonte. Allestimento e interaction design della mostra a cura di Dotdotdot. All rights reserved

La terza sezione accompagna il visitatore con un audio-racconto sulla memorabile scoperta del Laocoonte, il gruppo scultoreo rinvenuto nel 1506 nella stessa area del palazzo neroniano.

In un videoloop le copie e le declinazioni nel tempo di questa scultura si susseguono in morphing sullo sfondo del calco in gesso del Laocoonte, rilevante prestito del museo di Palazzo Albani di Urbino che restituisce tutta l’imponenza dell’originale.

Nella quarta sezione della mostra, una consolle interattiva – metaforica finestra sul mondo – permette ai visitatori di ammirare ed esplorare molteplici luoghi, in Italia e in Europa, decorati a grottesca dal ‘500 e fino all’ ‘800, dalle Gallerie degli Uffizi alla residenza del duca di Baviera Luigi X a Landshut, dal Peinador de la Reina, eretto intorno al 1537 per volere di Carlo V nell’Alhambra di Granada, fino alla Galleria di Francesco I a Fontainebleau.

Nella quinta e ultima sezione, le grottesche che hanno affascinato anche grandi artisti del Novecento (Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miró e Yves Tanguy) sono raccolte in una semisfera, contenente scenografie animate da esseri “mostruosi” anche creati da questi esponenti dell’arte moderna, consentendo ai visitatori di giocare e creare collage digitali onirici sempre nuovi.

La riscoperta delle Grottesche

(credits: dettaglio di grottesche, archivio fotografico del Parco Archeologico del Colosseo)

La storia della riscoperta delle “grottesche” comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori (Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli tra i primi) si calarono nelle cavità del colle Oppio per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche delle antiche abitazioni romane: pensavano di trovarsi di fronte agli affreschi delle Terme di Tito e invece stavano scoprendo, senza ancora saperlo, le rovine dimenticate dell’immenso palazzo imperiale che Nerone, dopo il disastroso incendio del 64 d. C., aveva voluto far costruire nel cuore di Roma.

Nel 1496 appariva a stampa per la prima volta il termine “grottesche”, coniato probabilmente dagli stessi artisti per definire i diversi sistemi decorativi della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea. Sarà però Raffaello, nel secondo decennio del Cinquecento, insieme al fidato collaboratore Giovanni da Udine, a comprendere a fondo la logica di questi sistemi decorativi, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, per la prima volta nella Stufetta del cardinal Bibbiena (1516) e poi, sempre nell’appartamento del Bibbiena nel Palazzo Apostolico in Vaticano, nella Loggetta (1516-17), vera e propria prova generale per il grande ciclo di stucchi ed affreschi all’antica realizzato nelle Logge vaticane (1517-1519).

La secolare fortuna delle grottesche, in particolare nell’interpretazione fornita da Raffaello e dai suoi seguaci, può essere documentata anche sul lunghissimo periodo: alcuni dei massimi artisti novecenteschi, come Paul Klee e Alexander Calder, hanno infatti subìto il fascino delle grottesche antiche e rinascimentali. Saranno in particolare i principali esponenti del Surrealismo (Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miro, Yves Tanguy), a causa della natura fantastica, irrazionale, sostanzialmente irrealistica, di questo sistema decorativo, a essere sedotti dall’“arte magica” delle grottesche, riproponendo ancora una volta, in chiave onirica e freudiana, quelle invenzioni capaci di scandalizzare il gusto dei classicisti e la falsa coscienza dei moralisti.

La Domus Area

(credits: sala ottagona, dettaglio, archivio fotografico del Parco Archeologico del Colosseo)

La Domus Aurea riapre al pubblico – dopo la chiusura decretata nel marzo 2020 – con un percorso di visita del monumento ricco di novità e con una mostra dedicata a Raffaello e alla straordinaria storia della scoperta delle sue superfici affrescate.

Il Parco archeologico del Colosseo ha potenziato nel periodo di chiusura i lavori di restauro e di ripristino di spazi in precedenza ingombri da ponteggi che lasciano adesso vedere affreschi prima non visibili. Inoltre è stato creato un nuovo ingresso che dal parco del colle Oppio immette direttamente nella Sala Ottagona, sede della mostra, e lungo il percorso di visita del padiglione della reggia neroniana è stato completamente rinnovato l’impianto di illuminazione. Allo stesso tempo, sono state allestite sculture fino ad oggi conservate nei depositi del monumento, contribuendo a celebrare lo sfarzo della residenza di Nerone.

L’imperatore Nerone, dopo il devastante incendio del 64 d.C. che distrusse gran parte del centro di Roma, iniziò la costruzione di una nuova residenza che per sfarzo e grandiosità passò alla storia con il nome di Domus Aurea.

Progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, la reggia era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. I nuclei principali del palazzo si trovavano sul Palatino e sul colle Oppio ed erano celebri per la sontuosa decorazione in cui a stucchi, pitture e marmi colorati si aggiungevano rivestimenti in oro e pietre preziose. L’enorme complesso comprendeva, tra l’altro, bagni con acqua normale e sulfurea, diverse sale per banchetti, tra cui la famosa coenatio rotunda, che ruotava su se stessa, e un enorme vestibolo che ospitava la statua colossale dell’imperatore nelle vesti del dio Sole.

Dopo la morte di Nerone i suoi successori vollero cancellare ogni traccia dell’imperatore e del suo palazzo. I lussuosi saloni vennero privati di rivestimenti e sculture e riempiti di terra fino alle volte per essere utilizzati come sostruzioni per altri edifici.

Informazioni per la visita

Raffaello e la Domus Aurea.
L’invenzione delle grottesche

Dal 23 giugno al 7 gennaio 2022

Domus Aurea, Roma
Viale Serapide nel parco del colle Oppio

Acquisto biglietto

Accessibilità

A cura di
Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo
con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio

Promosso da
Parco archeologico del Colosseo
www.parcocolosseo.it

Produzione, comunicazione e catalogo
Electa

Allestimento e interaction design
Dotdotdot

Orari


dal lunedì al giovedì:
visita limitata alla sala Ottagona e alle sale limitrofe, comprensiva della mostra immersiva, con accompagnamento obbligatorio

9.00-18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa) *.

Ultimo ingresso: 17.30

dal venerdì alla domenica:
visita guidata obbligatoria, estesa a tutto il monumento, compresa la mostra nella sala Ottagona e sale limitrofe

9.00-18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa) *.

Ultimo ingresso: 16.45

*Le capienze e i turni saranno soggetti a modifiche e revisioni in base alle norme vigenti sulle misure di contenimento della diffusione della pandemia.

Biglietti


Visita accompagnata
dal lunedì al giovedì

INTERO: 12,00 €

RIDOTTO: 9,00 €
visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic;

GRATUITO: minori sotto i 6 anni; accompagnatore (familiare o appartenente a servizi socio-assistenziali) di cittadini dell’Unione Europea portatori di handicap con documentazione sanitaria; membri I.C.O.M. (International Council of Museums); guide turistiche dell’Unione Europea munite di licenza professionale; giornalisti italiani e stranieri con tesserino, solo se precedentemente accreditati; militari e forze dell’ordine in servizio, 1 accompagnatore per gruppo; max 2 docenti per accompagnatori per classi.

Dal lunedì al giovedì sarà possibile prenotare una visita guidata su richiesta www.coopculture.it

Visita guidata
dal venerdì alla domenica

INTERO: 18,00 €

RIDOTTO: 15,00 €
visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic;

GRATUITO: minori sotto i 6 anni; accompagnatore (familiare o appartenente a servizi socio-assistenziali) di cittadini dell’Unione Europea portatori di handicap con documentazione sanitaria; membri I.C.O.M. (International Council of Museums); guide turistiche dell’Unione Europea munite di licenza professionale; giornalisti italiani e stranieri con tesserino, solo se precedentemente accreditati; militari e forze dell’ordine in servizio, 1 accompagnatore per gruppo; max 2 docenti per accompagnatori per classi.

 

About Beatrice Pagliani

Beatrice Pagliani
Curiosa e dinamica, appassionata d'arte e fotografia, amante del cinema e dei viaggi.

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