domenica , 22 luglio 2018
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Reenacting: La caduta degli dei, fotografia di scena di Nadia Pugliese

Proibitissimo! Arte e cinema al PAV di Torino: il reenactment dell’archivio contro la censura.

Proibitissimo! La rinascita dalla censura fino al 15 aprile 2018

Proibitissimo! è un progetto, ambizioso e inedito, dell’artista e regista Irene Dionisio (Torino, 1986), a cura della storica dell’arte Viola Invernizzi, che nasce in collaborazione con Vittorio Sclaverani, Presidente dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema. È prodotto da Associazione Wild Strawberries, Dugong Film, con il contributo e l’affiancamento di Hangar Creatività, il Centre d’Art Contemporain de Genève e Film Commission Torino Piemonte e viene presentato al Pav, Parco d’Arte Vivente di Torino, fino al 15 aprile 2018.

Reenacting: Satyricon, fotografia di scena di Nadia Pugliese

Proibitissimo! è una felice reinterpretazione e recupero di elementi censurati da innumerevoli pellicole che hanno rappresentato la storia del cinema italiano tra il 1951 e il 1998. Una selezione di dialoghi e scene proibite “rinascono” grazie al prezioso e puntuale intervento di Irene Dionisio, che ha coinvolto un gruppo di lavoro tramite call pubblica, analizzando oltre settanta estratti eliminati dalla censura e conservati presso archivi cinematografici per poi realizzare una sceneggiatura originale e un film intitolato Il mio unico crimine è vedere chiaro nella notte. Un titolo simbolico che spiega come lo spettatore oggi possa riappropriarsi di quella libertà critica per “far luce” e poter considerare anche quelle parti oscurate di cultura, relazioni e significati, che seppur portatrici di possibili perturbazioni, avrebbero reso la narrazione compiuta e ricca di senso.

Ad accogliere il pubblico in visita, elementi e costumi di scena, fotografie, scenografie, strumenti di ricerca, riproduzioni di documenti d’archivio del Museo Nazionale del Cinema di Torino, che in un climax di tracce e testimonianze danno maggior consapevolezza dell’iter processuale d’intervento aiutando il fruitore a ri-contestualizzare le parti censurate ri-presentate.

Il film-studio di Irene Dionisio, proiettato al termine del percorso espositivo, è l’esito del montaggio di alcune sequenze rimosse e riproposte al pubblico grazie ad un processo di reenacting, estratte da film come Satyricon di Federico Fellini (1969), Umberto D. di Vittorio De Sica (1952), Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti (1960), La ricotta di Pier Paolo Pasolini (1969), Blow-up di Michelangelo Antonioni (1967), L’ape regina di Marco Ferreri (1963), Marcia Nuziale di Marco Ferreri (1965), Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci (1972), Salò e le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini (1976), Il Pap’occhio di Renzo Arbore (1980), Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco (1998).

Proibitissimo!, veduta d’installazione, PAV, Torino

Viola Invernizzi afferma, nel testo critico che accompagna la mostra: “la censura può essere assimilata ad un’operazione di rimosso collettivo”. E continua: “D’altro canto dalle ricerche è emerso che le motivazioni che portavano ad eliminare gli spezzoni erano riconducibili a quattro aree tematiche ricorrenti: sessualità, politica, religione e violenza. In questi ambiti la sfera pubblica e la sfera privata s’incontrano e sovrappongono, il senso di pudore e vergogna si rispecchiano nella disapprovazione della società”.

In questo senso Irene Dionisio approda al progetto grazie ad un interesse per il tema della censura, in particolare cinematografica, subita dal cinema a causa del suo grande potere di suggestione e veicolo diretto e immediato di ideologie politiche e concezioni sociali.
L’abbiamo incontrata in mostra e le abbiamo rivolto alcune domande per comprendere meglio il percorso di gestazione dell’iniziativa culturale.

Come è nata l’idea del progetto?
Nel gennaio 2014, per quattro settimane grazie a Movin’Up, bando di concorso promosso dall’Associazione GAI, Giovani Artisti Italiani, ho potuto condurre una ricerca visiva e teorica dedicata alla censura nel cinema tunisino, durante la quale ho raccolto immagini, interviste e testimonianze dei più noti registi tunisini e di ciò che hanno dovuto subire dalla Censura di Stato, commerciale e distributiva. Su questo tema ho scritto un articolo per alcune riviste di cinema. Successivamente ho partecipato ad una residenza d’artista organizzata dal collettivo a.titolo e diretta dall’artista Luca Vitone, nostro tutor. Da questo progetto, nel 2015, è nata la consapevolezza di voler spostare il mio sguardo di ricerca cinefila sul territorio italiano.
Quando nel 2016 la Censura di Stato in Italia è stata definitivamente abolita, ho pensato di partecipare al bando Hangar Creatività, istituito da Hangar Piemonte e promosso dall’Assessorato alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte, per sostenere la realizzazione di giovani produzioni creative, unitamente ad un servizio di accompagnamento e affiancamento.

Quali sono state le fasi processuali per giungere alla realizzazione de Il mio unico crimine è vedere chiaro nella notte?

Proibitissimo, proposta culturale nata da una ricerca sulla censura e diventata anche progetto editoriale -con un catalogo pubblicato da Prinp Editoria d’Arte 2.0 – e di allestimento, attraverso un percorso che passa dall’analisi della rimozione cinematografica al lavoro dell’audiovisivo partecipato, è stato ritenuto un progetto meritevole nell’ambito di Hangar Creatività e così abbiamo potuto dare inizio alla fase pratica di lavoro.
Abbiamo attivato una call pubblica, con Viola Invernizzi e Vittorio Sclaverani, e in collaborazione con la Scuola degli Allievi del Teatro Stabile, abbiamo selezionato 15 ragazzi, che sono stati formati da me e da professionisti qualificati affinchè potessero essere preparati per il set cinematografico. Si è creato un gruppo di lavoro eccezionale con cui una volta a settimana per circa un anno ci si è incontrati per visionare insieme le pellicole, ritenute più significative per il tema da affrontare, in accordo con i tutor del progetto, Steve Della Casa (n.d.r. critico cinematografico) e Marco Scotini (n.d.r. curatore del PAV – Parco Arte Vivente di Torino).
Da questa ricerca condivisa è nato il film Il mio unico crimine è vedere chiaro nella notte, una storia raccontata attraverso scene e interpretazioni tratte da 15 pellicole di autori italiani, un tempo sottoposte a censura e oggi riportate alla luce.

Proibitissimo!, veduta d’installazione, PAV, Torino

Ti ritieni soddisfatta del risultato ottenuto?
Credo fortemente che il processo con cui si è raggiunto, in oltre un anno di gestazione, questo esito, sia una grande vittoria, quella di un gruppo di lavoro, che certamente continuerà a collaborare approfondendo la propria ricerca. Il film-studio è il primo output di un percorso più articolato di cui al momento non prevedo una fine. Ritengo inoltre che l’iter processuale di riscrittura e reenacting di materiale d’archivio sia applicabile non solo alla cinematografia ma anche all’arte contemporanea, ambito da rileggere senza inconsce censure.

Il prossimo passo di questo percorso?
L’evoluzione del progetto, che secondo un nuovo allestimento, concordato con Andrea Bellini (n.d.r. Direttore del Centre d’Art Contemporain de Genève) presenteremo a novembre 2018 alla prossima edizione della Biennale de l’Image en Mouvement di Ginevra.

www.parcoartevivente.it

About Elena Inchingolo

Elena Inchingolo
Elena Inchingolo (Torino, 1976) è storica dell'arte, curatrice e archivista d’arte contemporanea. Laureata in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università degli Studi di Torino, città dove vive e lavora, è stata coordinatrice del progetto di ricerca e sviluppo degli Archivi della Collezione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e ha gestito una galleria d’arte contemporanea in Torino, come responsabile della curatela e dell’allestimento di progetti espositivi e fieristici in Italia e all’estero. Si dedica all’ideazione e alla curatela di proposte espositive d’arte contemporanea per istituzioni e gallerie. Collabora con diverse testate giornalistiche scrivendo di arte, cultura e design. Si interessa di conservazione e catalogazione del patrimonio storico-artistico contemporaneo e, nell’estate 2017, è stata selezionata per partecipare al primo Workshop per Archivisti d’Arte Contemporanea attivato dal CRRI - Castello di Rivoli Research Institute.

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