domenica , 19 maggio 2019
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Marco Bolognesi, Techno Mutant

Marco Bolognesi, The anxiety of Shaula, 2017. Dalla serie Techno Mutant. ©

La Nuova Pesa centro per l’arte contemporanea presenta, per la cura di Giacomo Daniele Fragapane, il progetto installativo di Marco Bolognesi Techno Mutant.

Marco Bolognesi, The hope of Hadar, 2017

Saranno esposti, insieme ai bozzetti preparatori che ne illustrano la progettazione, sette lavori fotografici di grandi dimensioni della serie Techno Mutant, nonché il video del backstage fotografico.

Le opere che qui si presentano approdano per la prima volta in Italia dopo essere state esposte in Brasile in occasione della Bienal de Curitiba 2017, la più importante manifestazione d’arte contemporanea dell’America Latina e, successivamente, in un tour di mostre nel sud America tra le quali si segnala, nel 2018, la mostra collettiva itinerante “Enigma da Visão” (Galeria Municipal de Arte de Balneário Camboriú, Fundação Cultural de Blumenau e Museu de Arte, Blumenau; MAC – Museu de Arte Cascavel, Cascavel). Selezionato nel novero dei più importanti artisti che hanno esposto al Museo Oscar Niemeyer – MON, per i 25 anni della Biennale di Curitiba Marco Bolognesi viene nuovamente invitato ad esporre questi lavori nel 2018.

Da sempre protagoniste dei lavori ispirati al cyber-punk, le figure femminili di Marco Bolognesidiventano metaforicamente “Techno mutant”: esseri mutanti, sospesi fra l’umanità e la macchina. La perdita di umanità è il centro della ricerca di questi lavori. L’assenza del colore esprime il dramma della metamorfosi: nero su nero, fondo e figura si fondono e confondono. Neutralizzare il dolore o abituarsi alla violenza comporta, infatti, una perdita, una trasformazione, una separazione da ciò che si è stati: un lutto. Poeticamente, i titoli sono nomi di stelle, paradigma di un corpo che si percepisce nell’oscurità, in uno spazio senza tempo.

Dalla serie Techno Mutant. © Marco Bolognesi

Marco Bolognesi gioca sempre sulla de-contestualizzazione dell’oggetto. La mutazione di questi esseri avviene artisticamente attraverso l’ibridazione di oggetti e figura, secondo una tecnica che sin dai suoi esordi ha caratterizzato il suo linguaggio. Si tratta di forme performative di costruzione dell’immagine. L’artista usa il corpo della modella come una scultura vivente. In “Tecno mutant” ha lavorato con pistole ad acqua, quali forme innocue e giocose che rimandando in maniera ludica alla guerra, e con elementi di uso comune portate dalle stesse modelle come tubi o scatole.

Lo scatto fotografico trasforma in una nuova realtà questa forma ideata dal rapporto con la modella-musa, creando un ulteriore scarto semantico.

Per la prima volta nel lavoro di Bolognesi alle modelle è chiesta una interpretazione emotiva. Lo sguardo partecipe dell’artista si concentra sui volti: coglie i soggetti nella tragedia delle metamorfosi. Le tensioni interne si manifestano sui visi tragicamente espressivi: paura, rabbia, odio sono così rappresentati. Sentimenti violenti che ancora restano in questi esseri mutanti, ultima traccia di umanità, seppur delusa e feroce, prima della completa trasformazione.

(fino a venerdì 15 marzo)

Marco Bolognesi, The anxiety of Shaula, 2017. Dalla serie Techno Mutant. ©

Orario della galleria:

dal lunedì al venerdì ore 10.30-13.30 e 16.00-19.30

 

La Nuova Pesa
Centro per l’Arte Contemporanea
http://www.nuovapesa.it
Via del Corso, 530
00186 Rom
Tel. 063610892
nuovapesa@farm.it

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About Beatrice Pagliani

Beatrice Pagliani
Curiosa e dinamica, appassionata d'arte e fotografia, amante del cinema e dei viaggi.

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