venerdì , 26 febbraio 2021
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Le atmosfere di Konrad Mägi dall’Estonia a Palazzo Chiablese a Torino

© Stanislav Stepashko

I Musei Reali di Torino ospitano sino all’8 marzo 2020 la mostra Konrad Mägi. La luce del Nord.

Ritratto di ragazza norvegese. 1909. Olio su tela. Museo d’arte di Tartu© Stanislav Stepashko

“Sono un figlio del Nord, e tutto ciò che sono è una parte del suo popolo e della sua natura selvaggia. Ovunque mi trovi, il Nord sarà sempre la mia patria (nel senso più ampio). Amo la natura aspra e malinconica del Nord, e quei vividi lampi di luce che gli artisti nordici sanno esprimere” (Konrad Mägi, dicembre 1907).

Un vero testamento d’artista, quello di Mägi, artista sconosciuto alle nostre latitudini ma che coraggiosamente, dopo una prima mostra a Roma nel 2017, i Musei Reali di Torino propongono al grande pubblico come un doveroso riconoscimento ad un acuto interprete della pittura moderna, intensa e tormentata, che caratterizzò molta della ricerca europea del XX secolo, ricerca al quale l’artista estone può essere assimilato pur mantenendo una sua unicità del tutto particolare. I dipinti di Mägi esprimono una straordinaria forza espressiva, fatta soprattutto di colore e di luce. Mägi è considerato il capostipite della pittura estone moderna ed è spesso avvicinato ad artisti come Vincent Van Gogh e Alfred Sisley (e per certi versi anche a Munch), con cui condivide l’uso audace della materia pittorica e degli effetti luminosi, e non ultimo una personalità complessa e una salute inferma che lo porterà ad una morte prematura.

Cavoli marini. 1913‒1914. Olio su tela. Museo nazionale d’arte, Estonia© Stanislav Stepashko

La mostra, curata dallo storico dell’arte Eero Epner in collaborazione con la direzione dei Musei Reali, cade in prossimità dei 100 anni dalla visita di Konrad Mägi in Italia, tra cui Venezia e Capri, che rappresenta in diversi suoi dipinti dell’ultimo periodo;  con oltre cinquanta opere tra paesaggi, ritratti e disegni (provenienti  dal Museo Nazionale d’Arte dell’Estonia e dal Museo d’Arte di Tartu, oltre che dalle collezioni private di Enn Kunila e Peeter Värnik e da quelle della Società degli studenti estoni) è una delle personali più grandi mai realizzate in Europa; al termine dell’esposizione torinese, la mostra continuerà il suo viaggio facendo tappa nell’autunno 2021 al museo EMMA di Espoo, in Finlandia.

Eduard Wiiralt,
Busto di Konrad Mägi. 1922
Bronzo. Museo d’arte di Tartu

Impossibile da collocare in un preciso movimento (che di volta in volta pare di riconoscere, per poi essere smentiti) Mägi sfiora tutte le correnti senza mai farne propria nessuna; piuttosto elabora un suo stile simbolista e audace nei risultati anti-naturalistici nei confronti del dipinto di paesaggio. L’artista dipinge infatti la natura come se stesse facendo un ritratto e questo è l’aspetto più inquietante e affascinante, poiché in essa riesce a trasferire appieno una dimensione mentale che altera la veridicità della visione; al contrario, i suoi pochi ritratti di persone sono realizzati come se stesse dipingendo la natura, che percepisce come uno spazio metafisico e sacro, quasi astratto. Anarchico, eccentrico, sognatore e utopista, Mägi è un artista unico nel panorama europeo del primo ventennio del Novecento, per il suo approccio alla pittura e, più in generale, alla vita. Come scrisse egli stesso nel 1906: “Prima o poi bisogna andare a vedere il mondo, anche a costo della vita, perché non fa differenza come uno muore e dove muore”.

Paesaggio norvegese con pino. 1908‒1910. Olio su tela. Museo nazionale d’arte, Estonia© Stanislav Stepashko

Secondo la direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella la personale dedicata all’artista estone è al contempo una scoperta e una sfida: “[…]La scoperta di un artista ancora poco noto e, insieme, del suo mondo, fatto di esperienze e di contatti che, partendo dall’Estonia, uniscono San Pietroburgo a Parigi e a Roma. Una sfida, perché la poetica di Mägi, pur così diretta, incrocia segni di culture artistiche – Art Nouveau, fauves, impressionismo, espressionismo – che devono essere interpretati alla luce di un’ispirazione peculiare e personale, come suggestioni che provengono da terre lontane dentro un solco di sapore quasi etnografico. Una pittura che scrive, con i suoi mezzi di forma, di colore e di luce, un pezzo di storia europea”. Il tema delle frontiere, così drammatico per l’età moderna dell’Estonia, non ha risparmiato le arti, come documenta una lettera del 1907 scritta da Mägi all’amico finlandese August Vesanto: «Vedi, gli artisti parigini non ci considerano europei, e spesso ci ricordano che loro sono europei, mentre noi siamo “russi”». Per l’avanguardia francese, “russo” era probabilmente sinonimo di “antiquato”; per noi, oggi, Mägi è, come egli stesso si definì, «un figlio del Nord», «una parte del suo popolo e della sua natura selvaggia». La mostra propone, con un percorso di cinquanta opere, le tappe salienti della carriera dell’artista, dagli esordi del primo decennio del Novecento, ancora intrisi di gusto per la decorazione, fino all’irrompere della natura e del paesaggio come soggetto assoluto d’ispirazione. L’ultima fase creativa coincide, nel 1921, con il viaggio in Italia, per Mägi quel luogo speciale dove si può sentire – come egli scrisse – che “la vita ha uno scopo”, immortalato nelle terse vedute di Roma, di Capri e di Venezia. Una mostra che parla la lingua dell’Europa, e lo fa anche attraverso la collaborazione e l’amicizia tra musei. Ringrazio per questo il Museo nazionale d’arte dell’Estonia, che, con il sostegno della Fondazione Konrad Mägi, ha voluto e saputo creare intorno al progetto, la possibilità di un prezioso dialogo professionale e umano.

Paesaggio con nuvola rossa. 1913‒1914. Olio su tela. Museo nazionale d’arte, Estonia© Stanislav Stepashko

Per la direttrice del Museo Nazionale d’Arte dell’Estonia Sirje Helme la mostra rappresenta un riconoscimento e un risarcimento nel contesto dell’arte europea: “Il grande e ben documentato interesse di una prestigiosa istituzione del mondo dell’arte nei confronti della storia dell’arte estone del primo Novecento serve da ulteriore conferma che i concetti di ‘periferia’ e ‘centro’ stanno progressivamente perdendo il proprio significato nella storia della cultura europea. Il programma di altissimo livello dei Musei Reali e la loro grande professionalità organizzativa posizionano l’opera di Mägi in contesti da cui essa è stata esclusa per cent’anni. In questo modo si arricchisce la storia dell’arte sia estone che europea”.

Un film-documentario su Konrad Mägi, appositamente realizzato per la mostra dalla regista estone Marianne Kõrver, è proiettato nell’ultima sala espositiva. Il documentario si concentra sulla personalità contradditoria e in parte inesplicabile di Mägi, che si riflette in forme diverse anche nelle sue opere. La storia appassionata e autodistruttiva delle ricerche metafisiche dell’artista, unita a un certo mistero che circonda sia la sua vita che la sua arte offrono allo spettatore la possibilità di fare esperienza della sua opera in modo molto personale e partecipato. Vari scrittori, storici dell’arte e studiosi estoni (Tiina Abel, Tõnu Õnnepalu, Eha Komissarov, Veiko Õunpuu, Hasso Krull, Lauri Sommer, Marek Tamm, Jaan Elken ja Kristi Kongi) descrivono la personale relazione di Konrad Mägi con l’arte e spiegano il contesto in cui essa si è sviluppata.

Konrad Mägi nasce in un ambiente rurale dell’Estonia meridionale nel 1878 e nel 1889 si sposta con la famiglia a Tartu, dove comincia a lavorare come apprendista falegname. Poco più che ventenne inizia la sua formazione artistica nella scuola di arti industriali di San Pietroburgo ma, già inquieto, abbandona la città nel 1906 per trasferirsi in Finlandia, nelle isole Åland, dove realizza i suoi primi dipinti. Nel 1907 approda a Parigi, dove vive per un anno, lottando con i disagi causati dalla povertà e dalle difficoltà di inserimento nell’ambiente artistico della metropoli. Nel 1908 è in Norvegia, dove dipinge intensamente, creando la base per le prime esposizioni di Tartu e di Tallin (1910), che gli daranno grande notorietà consentendogli un altro viaggio a Parigi. Ma già nel 1912 fa definitivamente ritorno in Estonia, dove lavora come insegnante d’Arte. L’ultima sua fase creativa coincide, nel 1921, con il viaggio in Italia, dove realizza luminose vedute di Roma, di Capri e di Venezia. Tornato in patria e gravemente malato, si spegne nel 1925, all’età di quarantasette anni.

Per Info

Konrad Mägi. La luce del Nord

Musei Reali Torino

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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