sabato , 25 settembre 2021
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Il Paesaggio nella sua bellezza in una grande mostra alla Reggia di Venaria

Bagetti Giuseppe Pietro, Aurora, mare

Ha inaugurato alla Reggia di Venaria la mostra Una infinita bellezza. Il paesaggio in Italia dalla pittura romantica all’arte contemporanea, allestita negli imponenti spazi della Citroniera juvarriana e visibile fino al 1° novembre 2021.

 

Giorgio De Chirico, Interno metafisico (con alberi e cascata), 1918, Torino, collezione privata

 

La rassegna, che nasce grazie ad un accordo tra il il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e la Fondazione Torino Musei, presenta oltre 200 opere, in gran parte dipinti, ma anche sculture e installazioni, che documentano l’attenzione che, in periodi diversi e spesso spinti da differenti intenti e motivazioni, numerosi artisti hanno avuto per l’ambiente naturale e specificatamente per il paesaggio in Italia, dal primo romanticismo fino all’arte contemporanea. Un periodo, quest’ultimo, ben rappresentato da  una nutrita presenza di artisti italiani ormai famosi sulla scena nazionale e sovranazionale che testimoniano le ricerche più attuali e che proiettano un tema “classico” nell’attualità, il tutto sottolineato da un allestimento di grande impatto scenografico, arricchito dalla grafica e dalle video proiezioni sul tema della Natura e del Paesaggio realizzate dallo studio MyBossWas di Torino.

 

Una infinita bellezza. Il paesaggio in Italia dalla pittura romantica all’arte contemporanea, veduta dell’installazione

 

Un nucleo consistente, oltre 90 opere, provengono dalle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Torino ma molte sono i prestiti dai più importanti musei italiani e da prestigiose collezioni private, in un’ideale ricognizione sul territorio italiano, dai Musei Reali e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea al Museo del Paesaggio di Verbania, dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, i Musei Civici di Brescia, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo al MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e la Fondazione Musei Civici di Venezia, dalla Collezione Intesa Sanpaolo, la Galleria d’Arte Moderna di Genova, le Gallerie degli Uffizi, la Fondazione Longhi di Firenze e la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti alla GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo di Capodimonte di Napoli e la Galleria d’Arte Moderna di Palermo.

Una infinita bellezza. Il paesaggio in Italia dalla pittura romantica all’arte contemporanea, veduta dell’installazione

 

Realizzata col sostegno della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino, la mostra è curata da Guido Curto (Direttore della Reggia di Venaria e del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude), Riccardo Passoni (Direttore della GAM) e Virginia Bertone (Conservatore Capo della GAM) con la collaborazione di Alessandro Botta; affiancati da un prestigioso Comitato scientifico costituito dai professori Barbara Cinelli (Università Roma Tre), Piergiorgio Dragone (Università degli Studi di Torino), Flavio Fergonzi (Scuola Normale Superiore di Pisa) e Laura Iamurri (Università Roma Tre).

 

 Giuseppe Pietro Bagetti, Mare allo spuntare dell’aurora, 1820-1830, Musei Reali di Torino 

 

Come spiegato dai curatori, il percorso segue un fil rouge cronologico-geografico che intreccia Spazio e Tempo, valorizzando il contesto piemontese – dove la mostra nasce – e tutto il Nord della nostra Penisola, senza trascurare le importanti scuole regionali del Centro e Sud Italia, dalla fine del 1700 ad oggi. Le dodici sezioni della mostra presentano quindi, in un’eccezionale carrellata di opere, molte di grandi dimensioni, le diverse forme che la rappresentazione del Paesaggio in Italia ha assunto nell’arco di oltre due secoli di pittura: dalle poetiche romantiche del pittoresco e del sublime, all’affermazione positivista del vero, passando attraverso le nuove ricerche divisioniste e simboliste e le provocazioni delle Avanguardie, fino ad arrivare alle semplificazioni della Pop Art e alle concettualizzazioni dell’arte contemporanea.

Previati, Nel prato (Il mattino), 1889 – 1890 Galleria degli Uffizi

 

Ad avviare il percorso sono le preziose tempere e acquerelli di Giuseppe Pietro Bagetti (sua l’immagine guida della mostra, uno splendido notturno) e di Giovanni Battista De Gubernatis, in cui la precoce attrazione per gli aspetti transitori e instabili della natura, che anticipa la sensibilità romantica, convive con vedute dalla precisione ottica, memori della tradizione topografica. Un aspetto che caratterizza i primi decenni dell’Ottocento è la necessità fortemente sentita dagli artisti del nord Europa di completare la propria formazione in Italia seguendo la tradizione del Grand Tour, al fine di perfezionare la pittura dal vero: esemplare in questo senso il dipinto di Jean-Baptiste Camille Corot con la Cascata delle Marmorea Terni, (1826 – 1828, olio su tela) unica opera dell’artista francese presente in una collezione pubblica italiana.

Corot, La cascata delle Marmore a Terni, 1826-1828, BNL

 

Un’altra sezione considera i paesaggi di grande formato acquistati e donati per la collezione del neo istituito nel 1863 Museo Civico di Torino, in cui primeggiano le opere di Carlo Pittara, Giuseppe Camino, Corsi di Bosnasco e Achille Vertunni. I molti artisti e le scuole della seconda metà dell’Ottocento vengono letti anche attraverso il filtro degli esiti che si confrontano nelle grandi Esposizioni Nazionali, a partire dalla prima tenutasi a Firenze nel 1861: dalle visioni poetiche di Antonio Fontanesi a quelle di Nino Costa, dalla ricerca di verità presente nelle piccole tele dei Macchiaioli, in cui il paesaggio è reso con immediatezza verista attraverso la luce e le macchie di colore, alla Scuola di Rivara e alla Scuola Grigia di Rayper e d’Andrade. Così dalle esperienze che privilegiano la fedeltà alla Natura si giunge alle nuove sensibilità divisioniste e simboliste tramite le opere di Angelo Morbelli e Pellizza da Volpedo per arrivare ai più celebri Gaetano Previati, Pietro Fragiacomo e Giovanni Segantini, in cui il paesaggio è interpretato con presupposti poetici e lirici dai forti contenuti allegorici ed evocativi, come il celebre Lo specchio della vita (E ciò che fa una, e l’altre fanno, 1895 – 1898, olio su tela) di Pellizza da Volpedo.

 

Gamba, Panorama di Torino dalla villa Barbaroux, 1851 – Roma, 

 

Il Novecento si apre con una sezione che raduna opere di cultura secessionista, simbolista e post impressionista: la Galleria Civica di Torino ha continuato a collezionare opere eleganti e raffinate sul tema del Paesaggio con artisti come Luigi Onetti, Giuseppe Bozzalla e Giovanni Depetris. Emerge, quindi, una linea, se non di continuità, di interesse ancora attuale per l’iconografia “paesaggio”, con qualche eccezione, per esempio in ambito futurista, considerando che questo movimento d’avanguardia si batteva “Contro il paesaggio e la vecchia estetica”. In mostra l’artista che emerge con maggiore evidenza sotto questo profilo è Giacomo Balla, con opere sia pre-futuriste, sia futuriste. Non si poteva eludere, infine, la presenza di Giorgio de Chirico con un capolavoro pre-concettuale, più ancora che metafisico, di quadro nel quadro.

Salvo, Primavera, 1998, Collezione Privata

 

Molto ricca è la sezione della pittura tra le due guerre mondiali. Le presenze più forti sono quelle di Carlo Carrà – con la sua visione neo-antica, addirittura pre-rinascimentale, dopo le stagioni futurista e metafisica – Giorgio Morandi, con i suoi paesaggi decantati, e Filippo de Pisis, alfiere di una libertà di pittura senza condizionamenti. Una qualche attenzione al paesaggio è presente anche nel grande pittore torinese Felice Casorati ed alla rappresentazione paesaggistica si dedicano, in molte opere di qualità, i Sei di Torino: da Gigi Chessa a Enrico Paulucci. Sul piano nazionale, accanto a Carrà, si muovevano sullo stesso solco Arturo Tosi e Pio Semeghini. Negli anni del dopoguerra italiano sorprende il verificare come il tema del paesaggio abbia coinvolto persino i maggiori artisti informali, con esiti intensi, fisici e perfino materici: da Renato Birolli, a Ennio Morlotti, Alfredo Chighine, sino a Luigi Spazzapan e al bianco paesaggio di Ezio Gribaudo. Non mancano restituzioni iconografiche del tema anche nell’alveo della Pop Art italiana, pur votata a scrutare segni e simboli della vita moderna, tramite Mario Schifano e la natura artificiale di Piero Gilardi.

 

Una infinita bellezza. Il paesaggio in Italia dalla pittura romantica all’arte contemporanea, veduta dell’installazione

 

Il percorso si conclude con l’arte contemporanea che dialoga con l’ambiente e il paesaggio, come accade in modo emblematico nei Giardini della Reggia con le Sculture Fluide di Giuseppe Penone, l’installazione concettuale di Giovanni Anselmo e la scultura bronzea Gea di Luigi Stoisa.

 

Martina, Paesaggio meridionale, 1949, GAM

 

Akk0interno del percorso di mostra sono invece collocate le sculture di Luigi Mainolfi, Luisa Valentini, Jessica Carroll, Maura Banfo, Luca Pancrazzi, le fotografie su seta di Elisa Sighicelli e il decollage di Stefano Arienti, la grande videoinstallazione Orbite Rosse di Grazia Toderi, i dipinti di Francesco Casorati, Francesco Tabusso, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Salvo, Giovanni Frangi, Riccardo Taiana, Luisa Rabbia, Laura Pugno, Paolo Leonardo, Daniele Galliano, Pierluigi Pusole, Andrea Massaioli, Velasco Vitali e le fotoinstallazioni dedicate alle periferie industriali di Botto & Bruno. Quest’ultima sezione comprende alcune opere realizzate appositamente per la mostra sul tema del paesaggio circostante la Reggia di Venaria da Ugo Nespolo e Giorgio Ramella, con un omaggio finale al Monviso, emblematica montagna piemontese, dalla cui falde nasce il Po, che viene celebrato con una singolare collezione di dipinti realizzati da tanti svariati pittori dell’800 e del ‘900 riuniti dalla moglie di Salvo, Cristina Tuarivoli.

Botto&Bruno, This is the place where I feel at home, 2013

 

Parallelamente alla mostra, per celebrare l’estate e lo splendido paesaggio dei suoi Giardini, nel periodo estivo la Reggia di Venaria sarà teatro del festival Metamorfosi, anch’esso ispirato al tema della natura e dell’ambiente, proponendo dal 2 luglio al 3 agosto un cartellone di concerti musicali, performance, spettacoli di danza e teatro con i protagonisti dello spettacolo dal vivo in Italia. La GAM di Torino, a partire dal 9 luglio allestisce nello spazio Wunderkammer Natura e verità. Il paesaggio come scelta 1864-1871 che, in stretto dialogo con il percorso proposto alla Venaria, pone l’accento sulle ricerche più audaci condotte sul fronte del paesaggio tra Piemonte e Liguria, la cosiddetta “Scuola dell’Avvenire” di cui Antonio Fontanesi è protagonista. Accanto a lui è il gruppo del cenacolo di Rivara: da Carlo Pittara a Federigo Pastoris, da Ernesto Bertea a Ernesto Rayper, per concentrarsi infine su Alfredo De Andrade.

 

Per info

Reggia di Venaria

www.residenzereali.it

 www.lavenaria.it

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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