lunedì , 18 febbraio 2019
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“Giappone. Terra di geisha e samurai”: la mostra a Treviso

Yoshu Chinkanobu. Scena di teatro kabuki. 1838-1912

Dal 4 aprile al 30 giugno 2019, alla Casa dei Carraresi di Treviso, la mostra dedicata al Giappone, alla cultura classica e alle arti tradizionali dell’arcipelago dell’estremo Oriente

Una mostra che promette di affascinare il pubblico, con il suo racconto della cultura giapponese classica, tra tradizione, raffinatezza e originalità. Aprirà al pubblico il 4 aprile, per restare visitabile fino al 30 giugno, alla Casa dei Carraresi di Treviso “Giappone. Terra di geisha e samurai”, a cura di Francesco Morena.

Il percorso espositivo propone uno spaccato delle arti tradizionali dell’arcipelago dell’estremo Oriente, attraverso una selezione di opere databili tra il XIV e il XX secolo, tutte provenienti dal fondo privato di Valter Guarnieri. Guarnieri, appassionato collezionista trevigiano, ha creato nel corso degli ultimi decenni una raccolta di grande complessità e qualità per materiali, tecniche di realizzazione e soggetti iconografici.

Beltà femminili. Particolare di paravento a 6 ante dipinto a inchiostro e colori su carta. Periodo Taisho (1912-1926)

Prodotta da ARTIKA, “Giappone. Terra di geisha e samurai” si sviluppa per isole tematiche, approfondendo da un lato i molteplici aspetti relativi ai costumi e alle attività tradizionali del popolo giapponese, dall’’altro creando dei focus sulle peculiarità e sulla storia della collezione.

La mostra, come sottolinea anche il titolo, si apre sul binomio Geisha-Samurai. Il Giappone tradizionale, anche nell’immaginario occidentale, è un Paese popolato di donne bellissime, le geisha, e audaci guerrieri, i samurai.

Particolare di armatura in ferro e legno laccato, seta, intarsi in argento e pelo d’orso. Periodo Edo (1603-1868)

La classe militare ha dominato per lunghissimo tempo, dal XII alla metà del XIX secolo, imponendo il proprio volere politico e portando all’elaborazione una cultura molto raffinata la cui eco si avverte ancora oggi in molti ambiti. La geisha, o più in generale la beltà femminile così come la intendiamo noi (volto ovale cosparso di cipria bianca, bocca rossa, abiti eleganti, modi cadenzati), invece, ha rappresentato per il Giappone un topos culturale altrettanto radicato, dalle coltissime dame di corte del periodo Heian (794-1185) alle cortigiane vissute tra XVII e XIX secolo, così ben immortalate da Kitagawa Utamaro (1753-1806), il pittore che meglio di ogni altro ha restituito la vivacità dei quartieri dei piaceri di Edo (attuale Tokyo).

Utagawa Kunimune, Nitta Yoshisada. Anni ’20 del XIX secolo

Dal mondo degli uomini a quello, affollatissimo, degli dei, dove si mescolano credenze autoctone e influenze provenienti dal continente asiatico. Il Buddhismo, in particolare, di origini indiane, giunse nell’arcipelago per tramite di Cina e Corea. Questa filosofia ha permeato profondamente il pensiero giapponese, soprattutto nella variante dello Zen, fondata da Daruma (470-543). Nella mostra di Treviso è possibile osservare un gruppo di dipinti nel formato del rotolo verticale raffiguranti proprio Daruma, soggetto da sempre molto amato e trattato dalla pittura zen.

Utagawa Toyokuni III, alias Kunisada, Wakamurasaki, della serie “Una selezione eccellente di 36 cortigiane famose”. 1860

Questo affascinante avvicinamento all’’arte e alla cultura nipponica continua spostandosi nell’ambito della quotidianità del popolo: dalle attività di intrattenimento come il teatro Kabuki e l’utilizzo del kimono alla predilezione degli artisti giapponesi per la micro-scultura. Di quest’’ultima troviamo esempio nel nucleo di accessori legati al consumo del fumo di tabacco.

Non meno affascinante è il percorso espositivi che mette al centro le storie tradizionali e i temi legati alla letteratura, diventate raffinati soggetti di dipinti.

Tamburo. Periodo Edo (1603-1868)

Il clou della mostra è riservato al rapporto tra i giapponesi e la natura, che nello Shintoismo, la dottrina filosofica e religiosa autoctona dell’arcipelago, è espressione della divinità. Questa relazione privilegiata con la Natura viene indagata attraverso una serie di dipinti su rotolo verticale, parte dei quali realizzati tra Otto e Novecento, agli albori del Giappone moderno.

Paesaggio. Fotografia all’albumina. Periodo Meiji (1868-1912)

A metà dell’Ottocento, dopo oltre due secoli di consapevole isolamento, il Paese del Sol levante decise di aprirsi al mondo. Così, nel volgere di pochi decenni, avanzò con convinzione verso la modernità. Intanto europei e statunitensi cominciarono ad apprezzare le arti di quel popolo e molti giunsero a scoprire il mitico arcipelago. Il mutato scenario portò molti artisti ad adottare tecniche e stili stranieri, e molti artigiani a produrre opere esplicitamente destinate ad acquirenti forestieri.

Tre Geisha. Fotografia all’albumina. Periodo Meiji (1868-1912)

Tra le forme d’arte inedite per il Giappone di quei tempi, la fotografia d’autore occupa senz’altro un posto d’eccezione. Gli stranieri che visitavano l’arcipelago molto spesso acquistavano fotografie per serbare e condividere un ricordo di quel Paese misterioso e bellissimo. È il caso dello sconosciuto che acquisì il nucleo esposto nella mostra, il quale annotò in lingua spagnola, a margine delle fotografie, le descrizioni dei luoghi e delle attività raffigurate nei suoi scatti.

Calligrafia. Particolare di paravento a 6 ante dipinto a inchiostro su carta e foglia d’oro. Periodo Edo (1603-1868)

L’ultima sala è riservata ad una delle forme d’arte più complesse e insieme più affascinanti del Giappone, la scrittura. Grandi paraventi ornati di calligrafie concludono l’’esaltante percorso espositivo trevigiano, che promette di svelare dettagli e misteri di una delle culture più antiche e raffinate del mondo.

 

GIAPPONE. Terra di geisha e samurai

4 aprile – 30 giugno 2019
Dal martedì al venerdì: 10.00 – 19.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 20.00

Casa dei Carraresi
via Palestro 33/35, 31100 Treviso (TV), Italia

 

About Roberta Turillazzi

Roberta Turillazzi
Giornalista per passione e professione dal 2015. Mamma e moglie giramondo, che attualmente vive a Londra. Lettrice a tempo pieno. Amo l'arte, il cinema, i libri e il calcio.

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