mercoledì , 3 marzo 2021
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Da Raffaella De Chirico Arte Contemporanea la politica è (anche) un fatto privato.

Raffaella De Chirico presenta, come prima mostra del 2021, un progetto collettivo che abbraccia temi di grande rilevanza sociale di sorprendente e costante attualità, nonostante le battaglie e le lotte che hanno percorso febbrilmente l’ultimo secolo e la crescente consapevolezza acquisita.

Claudia Hans_Wound_2018

 

Argomenti che attraversano in filigrana la quotidianità del singolo come la Storia dei popoli, a ricordarci come il tema dei diritti dell’uomo sia un fatto personale e collettivo, un atto politico che riguarda tutta la società: vittime, carnefici, spettatori. Raffaella De Chirico si occupa da anni, con acume e sensibilità, di fotogiornalismo di guerra: racconti drammatici filtrati dall’occhio del fotografo che se ne fa testimone e interprete, la cui crudezza è spesso elemento funzionale per permettere di guardare negli occhi, finalmente, una realtà senza censura. Nello spazio di Via Giolitti ha allestito una mostra che diventa narrazione elegante grazie – anche – all’allestimento sobrio, che “sostiene” la densità dei temi.

Eugenia Martinez_La moral es un árbol que da moras

 

Nei nostri giorni, in cui la politica è prepotentemente rientrata a far parte della nostra vita quotidiana per fornire soluzioni al grave stato mondiale di emergenza, le storie dei quattro artisti di Intimo e Politico,  Claudia Hans,Eugenia Martínez, Nico Mingozzi, Claudia Virginia Vitari passano con grazia dal ricordo privato al fatto collettivo affrontando, a viso aperto, la durezza dei temi di cui sopra. Gli artisti utilizzano il filtro della loro arte (disegno, pittura, cucito, collage) come medium poetico attraverso cui dire l’indicibile, anche grazie alla raffinatezza del bianco e nero illuminato da squarci di giallo, bianco, fili rossi: una poesia visiva che gioca per ellissi, metafore, iperboli che riescono a far passare un messaggio fortissimo di denuncia attraverso i codici estetici che diventano sematici;   in alcuni casi attingono al proprio personale passato, fatto che acuisce, se possibile, l’intensità del lavoro come una terapia offerta allo spettatore, a sua volta chiamato a misurarsi con ricordi o esperienze. L’esito è una continua compresenza tra la Storia di un passato lontano e recente, fatti drammatici che hanno percorso e percorrono i diversi continenti in un eterno e drammatico ritorno di situazioni, soprusi, migrazioni a cui ancora si chiede risposta.

Claudia Hans_Wound_2018

 

Ricorre al proprio passato Claudia Hans (Città del Messico, 1976. Vive e lavora a Città del Messico): in mostra una selezione di lavori appartenenti al progetto Silent Songs in cui l’artista interviene su materiale storico con collage e ricamo, modificando immagini e testi del libro “Songs for my Grandmother”, scritto nel 1945, trasformando il libro in un’opera attuale, nella quale momenti della vita di sua nonna e la sua emigrazione in Messico sono narrate simultaneamente rispetto a quanto accaduto durante l’Olocausto. Attraverso le pagine del libro e la nuova narrazione che ne deriva, è possibile osservare il parallelismo della situazione odierna tra il Messico ed il suo Paese d’origine, la Germania. Molto di quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale continua ad avvenire: intolleranza, razzismo, diseguaglianze, discriminazioni e misure estreme.

Claudia Hans_Hanging_2018

 

Le stampe vintage scelte da Eugenia Martínez (Monterrey, Messico, 1976. Vive e lavora a Città del Messico) evidenziano come il potere patriarcale sia costantemente presente, ancora oggi, nell’intimo e nel quotidiano del suo paese,  sino a coinvolgere l’intero sistema sociale, politico ed economico: l’artista messicana ha scelto immagini di spose bambine, di famiglie e di gruppi di uomini sulle quali l’artista non lavora direttamente, bensì attraverso un diaframma, un vetro sovrapposto all’immagine, parte essenziale dell’opera, su cui l’artista lavora a livello visivo (le immagini sono circondate dalle parole scritte in maniera ossessiva con pittura chiara come se si irradiassero dall’immagine): frasi di politici corrotti, di donne trattate come serve, uccise per essersi rifiutate di adempiere ai propri “doveri”. Una eco silenziosa che si sprigiona dalle stesse immagini: le statistiche relative al femminicidio ed alla scomparse delle donne in Messico sono tristemente note e ci mostrano un panorama terrificante ed in ascesa.

Eugenia Martinez_Boda niña vestida de blanco

 

Nico Mingozzi (Portomaggiore, FE, 1976. Vive e lavora a Borghi, FC) lavora dal 2010 sulla fotografia vintage, in particolare quella dei primi del ‘900, in cui le immagini della donna, della coppia e della famiglia ci rivelano figure austere, inespressive o fintamente espressive, costantemente in posa, luoghi dell’affetto che nascondono, a fatica, una dimensione mostruosa e alterata. Mingozzi distrugge con spietatezza non priva di ironia qualsiasi idea di famiglia politicamente corretta, le figure severe e rigorose si sfaldano a colpi di tagli, graffi, disegni di simboli sessuali, inserti metallici. L’effetto è quello di un’animazione che dalla fotografia conduce ad una sequenza filmica, una dimensione ibrida da storyboard. L’identità, compresa quella sessuale, ne è totalmente stravolta e travolta. La crisi della famiglia tradizionale è lì, sotto i nostri occhi, l’orrore della “sicurezza” delle mura di casa pure. I nuovi nuclei familiari richiedono una nuova legislazione in fatto di diritto di famiglia, creano nuove dinamiche economiche e sovvertono concretamente una morale lontana dalle reali necessità.

Nico Mingozzi_Scorci violati_2011

 

Claudia Virginia Vitari (Torino, 1978. Vive e lavora a Berlino) focalizza da sempre il suo lavoro su lunghi progetti di ricerca e di collaborazione su temi sociali quali la criminalità e la detenzione, soggetti con diagnosi di malattia mentale e rifugiati e richiedenti asilo. Le grandi installazioni realizzate dall’artista sono accompagnate dai disegni e serigrafie (quest’ultimi scelti per Intimo e Politico) che illustrano maggiormente in dettaglio alcune delle storie che compongono il progetto installativo.
I disegni in mostra fanno parte del progetto Lagermobi: Osservazioni, l’ultimo lavoro realizzato da Vitari sui rifugiati e richiedenti asilo in Germania, addentrandosi anche nelle storie personali degli attivisti fornendo al progetto una prospettiva diversa. Il corpus di lavori nasce anche dalla collaborazione con il gruppo Lager Mobilization Network, gruppo nato a Berlino, il cui intento è quello di unire l’attività sociale e rapporti personali all’attività politica; i soggetti ritratti sono persone conosciute nei campi di accoglienza e le frasi stampate sui disegni sono state scelte o scritte direttamente dagli attivisti.

Claudia Vitari_Lagermobi_Osservazioni

 

 

Intimo e Politico

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

Sino al 20 febbraio 2021

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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