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mercoledì , 17 ottobre 2018
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Basquiat: Boom For Real © The Estate of Jean-Michel Basquiat. Licensed by Artestar, New York

Basquiat Boom for Real al Barbican di Londra

Jean-Michel Basquiat in mostra fino al 28 gennaio

Per la prima volta nel Regno Unito una mostra su ampia scala delle opere di Jean-Michel Basquiat (1960-1988), uno degli artisti americani più significativi del XX secolo, capace di portare i graffiti dalle strade alle gallerie d’arte.

Basquiat: Boom for Real sarà disponibile alla Barbican Art Gallery di Londra fino al 28 gennaio. La mostra riunisce oltre 100 opere provenienti da musei internazionali e collezioni private, da quelle maggiormente note come “Untitled” (1982) e “Hollywood africans” (1983), ai lavori mai presentati prima al pubblico.

A caratterizzare la produzione di Basquiat, formatosi nella scena post-punk newyorkese degli anni ‘70 e affermatosi poi nei primi anni ‘80, un immaginario vibrante e forte, realizzato attraverso collage di parole, disegni e suggestioni. Il tutto teso a raccontare la sua esperienza di giovane artista nero autodidatta e i suoi interessi molteplici.

Basquiat: Boom For Real © The Estate of Jean-Michel Basquiat. Licensed by Artestar, New York

Ciò che colpisce della mostra londinese è il concentrarsi non soltanto sulle arti figurative, ma anche sul rapporto di Basquiat con la musica, la scrittura, i film e la tv. Disegni, abbozzi, scritti sono presentati insieme a filmati, fotografie, tracce audio e materiali di archivio e aiutano a inserire l’artista e la sua opera nel contesto culturale, quanto mai movimentato, in cui si è sviluppata.

Quella che di Jean-Michel Basquiat, morto a 27 anni, nel 1988, per un’overdose di eroina, ci viene rimandata è un’immagine quanto mai dinamica. Dinamica, così com’è stata la sua arte, fino all’ultimo.

“La creatività e il potere evocativo di Basquiat continuano ad avere una grande influenza, anche a quasi trent’anni dalla sua scomparsa – spiega Jane Alison, direttrice della sezione Visual Arts al Barbican. – La mostra dà al pubblico l’opportunità di vedere un corpus molto ricco di opere, da quelle famose a quelle meno note, e soprattutto di vederle inserite nel contesto della New York degli anni ‘80, dove sono state create”.

Rammellzee vs. K-Rob, produced and with cover artwork by Jean-Michel Basquiat © The Estate of Jean-Michel Basquiat. Licensed by Artestar, New York. Photo: Justin Piperger

Basquiat, che avrebbe poi collaborato, tra gli altri, con Andy Warhol, Keith Haring e Blondie, si impose per la prima volta all’attenzione dei media nel 1978, quando insieme allo writer Al Diaz, usando lo pseudonimo SAMO©, iniziò a produrre graffiti per le strade di New York, propagandando idee ermetiche e a volte insensate. Successivamente sarebbe passato a sviluppare uno stile tutto suo, facendo collage con figurine di baseball e cartoline, dipingendo su vestiti, frammenti architettonici e tele improvvisate.

Le sezioni più interessanti della mostra Basquiat: Boom for Real sono sicuramente la parte del corpus realizzato per la mostra curata da Diego Cortez nel febbraio 1981 New York / New Wave, quindici opere riunite qui per la prima volta dopo 35 anni che permettono di capire come e perché l’artista ottenne un successo tanto rapido; e i lavori che raccontano i suoi progetti “collettivi”, quelli del collettivo SAMO© o quelli che definiscono il rapporto con Andy Warhol.

Autodidatta di talento, Basquiat ha lasciato un campionario ampio di opere e testimonianze, dai disegni anatomici ai film muti e alle registrazioni jazz. Molti dei riferimenti contenuti nei suoi lavori sono rimasti, però, inesplorati. Grazie alle nuove e approfondite ricerche condotte per l’allestimento della mostra londinese, in sinergia anche con la famiglia dell’artista, è possibile oggi gettare nuova luce su dipinti e disegni molto acclamati, sì, ma forse mai compresi fino in fondo.

About Roberta Turillazzi

Roberta Turillazzi
Giornalista per passione e professione dal 2015. Mamma e moglie giramondo, che attualmente vive a Londra. Lettrice a tempo pieno. Amo l'arte, il cinema, i libri e il calcio.

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