lunedì , 12 aprile 2021
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An Iron Ring, un progetto di Alessandro Valeri al MAXXI di Roma

Ha inaugurato il 16 e sarà visibile sino al 26 An Iron Ring, un progetto di Alessandro Valeri a cura di  Fiorella Bassan e Giorgia Calò presso la Sala Carlo Scarpa del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.

Iron Ring conclude un percorso umano e artistico iniziato nel 2011, quando Alessandro Valeri, rtista con formazione cinematografica,  visita per la prima volta l’orfanatrofio di Zippori, vicino Nazareth. L’istituto, gestito da suore cattoliche con volontari ebrei musulmani e cristiani, accoglie bambini di ogni religione e cultura. Come l’artista racconta, l’orfanotrofio gli appare sin da subito come un’isola di tolleranza e collaborazione interreligiosa, un simbolo, il totem di una “promessa di felicità” che può esistere al di là del presente stato delle cose. Gli appunti fotografici, filmici e audio che raccoglie nel  corso delle sue visite sono il materiale vivo da cui scaturisce, nel 2015, Sepphoris, presentato al Molino Stucky nell’ambito della 56esima Biennale di Venezia: le immagini riprendono una serie di particolari dell’edificio che raccontano l’apparente normalità della vita nell’orfanotrofio, inserito in un contesto minacciato dai conflitti politico-religiosi. La mostra segna anche l’impegno concreto dell’artista a realizzare un cambiamento, e questo anche attraverso la donazione delle sue opere all’istituto che avrà facoltà di venderle ai collezionisti e trarre concreto beneficio dalla vendita.

Il totem Sepphoris è diventato nel tempo  generativo di altre esperienze: la mostra Lasciami entrare al MACRO Testaccio, nel 2016,  Una sola possibilità, al MACRO di Via Nizza nel 2017, in cala possibilità del cambiamento è stata declinata  anche nei toni del dissenso e della ribellione creativa. An Iron Ring, progettato come un laboratorio fisico/mentale per bambini e adulti, si struttura in quattro momenti, legati tra loro da anelli narrativi che restituiscono al pubblico la storia di questo percorso artistico nella sua complessità.

La prima tappa è il video Sepphoris, in cui le immagini, ripetute in loop e in forte contrasto tra loro, contrasto sottolineato con forza dal suo sound design, creano un senso di attesa, di tensione, destinato a non sciogliersi. Ai piedi del video un’installazione site specific, composta da 80.000 mezze matite spezzate, sulle quali il visitatore è invitato a camminare e a riflettere sulla condizione di disagio che molti bambini nel mondo soffrono.

 

Al centro della sala le grandi opere foto-pittoriche su tela che erano protagoniste assolute della prima installazione veneziana. Le immagini, sulle quali l’artista interviene gestualmente con segni e colori, fissano particolari dell’ambiente decontestualizzati, che potrebbero essere ovunque, se non fosse per alcune foto che forniscono una chiave di lettura, come la porta chiusa con la scritta in ebraico “miklat”, “rifugio”, che ci ricorda che siamo in una zona a rischio. L’unica immagine contenente una presenza umana è quella che ritrae una fila di bambini schierati sul campo di calcio, come all’inizio di una partita. Le immagini invitano il visitatore a porsi delle domande, stabiliscono un dialogo, tra osservatore e oggetto osservato, nel quale non è permessa passività. L’invito alla riflessione, e la sottesa provocazione, proseguono con il recente lavoro Curiosa Cabinet, serie di mini lightbox di metallo sensibili al passaggio dello spettatore, contenenti ciascuna una foto stampata su vetro/zaffiro Apple.

Sono piccole wunderkammer che stimolano una riflessione critica sul successo dell’immateriale nel consumismo, filtrata attraverso i social media. Accanto a questi piccoli schermi troviamo calchi in lattice, sculture del dito indice e pollice della mano destra dell’artista, le dita che si usano per scattare una fotografia ma anche il dito che si punta contro quando si vuole dare un avvertimento. La denuncia sta nella smaterializzazione non solo dell’immagine ma anche dei rapporti umani che regolano la società. A chiudere il percorso, il neon parlami di te: dopo aver visto, interagito e ascoltato, ora tocca allo spettatore raccontare. An Iron Ring rappresenta la più matura espressione della coerenza intellettuale e stilistica del lavoro di Valeri, fondato sulla capacità di cogliere, con uno sguardo nomade e immune da pregiudizi, i segni attraverso cui il mondo stesso si presenta, invitando ad assumersi la responsabilità del proprio sguardo, delle proprie emozioni.

 

Alessandro Valeri vive e lavora a Roma. Si è formato presso l’Istituto di Stato per la cinematografia e televisione Roberto Rossellini ed il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Ha espresso la sua ispirazione artistica anche nell’ambito della comunicazione pubblicitaria e sociale, firmando campagne per i maggiori brand nazionali ed internazionali e vincendo alcuni tra i più importanti premi del settore. Il suo studio risiede nel Pastificio Cerere, già culla della Nuova Scuola Romana. La sua ricerca lo ha portato su un percorso strutturato tra materiali e tecniche diverse – installazione, fotografia, pubblicità, video, pittura, disegno, scrittura – con un’attenzione critica nei confronti della realtà che di volta in volta interroga e indaga. Il suo lavoro nasce da un desiderio di partecipazione e condivisione creativa e sociale che porti un cambiamento nella coscienza individuale e collettiva. Tra le principali mostre: “apparato inconcreto”, museo MACRO Roma (2019), curata da Giorgio de Finis; “Art in Progess”, ARTCO gallery Parma (2019), curata da Alice Pezzali; “Next Stop”, Video Città Roma (2018), curata da Barbara Martusciello; “Una sola possibilità”, museo MACRO, Roma (2017), curata da Barbara Martusciello; “L’instabilità degli oggetti”, Bologna MAMBO Artefiera (2017), curata Pietro Gaglianò; “Lasciami entrare”, museo MACRO, Roma (2016), curata da Micol Veller Fornasa; “SEPPHORIS”, 56° Biennale di Venezia (2015), curata da Raffaele Gavarro; “Stai con me”, Medio Area Gallery (2014), Curata da Domenico Parente; “Panorama”, museo PAN, Napoli (2013), curata da Jonathan Turner/Francesca Procacci; “Circo”, Galleria Il Ponte Contemporanea, Roma (2013), curata da Giuliano Matricardi; “Elettroshot”, Cartiere Binda-Milano, curata da Achille Bonito Oliva (2012/11); “Da un’intuizione teorica”, curata da Achille Bonito Oliva, Palazzo Reale Milano (2011/10); “Progetto Oreste cinema”, 48° Biennale di Venezia (1999), curata da Mario Martone/Enrico Ghezzi; “Campagna d’Italia”, Palazzo delle Esposizioni di Roma, curata da Achille Bonito Oliva (1995).

L’evento è promosso dall’ Ufficio Culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia e dalla Fondazione Italia-Israele per la Cultura e le Arti.

 

Per info

Alessandro Valeri, An Iron Ring

a cura di Fiorella Bassan e Giorgia Calò

MAXXI, Sala Carlo Scarpa, Roma

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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