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10 mostre da vedere nel Regno Unito a settembre

Otobong Nkanga, The Weight of Scars (2015) © Gentile concessione dell'artista. Foto di M HKA.

Dalla grande retrospettiva dedicata all’arte di William Blake allestita alla Tate Britain di Londra alla mostra sul Matisse “incisore” a Bath: 10 appuntamenti da non perdere a settembre nel Regno Unito

Settembre è il mese dei nuovi inizi e del ritorno alla routine quotidiana, ma anche delle ultime settimane di vacanza, per chi al caldo afoso dell’estate preferisce temperature più miti e sopportabili. Nel Regno Unito le giornate sono ancora lunghe, e molto spesso soleggiate, perfette per godersi una passeggiata nei parchi o un viaggio alla scoperta di scorci nascosti. Musei e gallerie d’arte sono sempre una valida alternativa, in caso di pioggia e non.

Dalla mostra allestita a Nottingham e dedicata al “Bauhaus inglese”, con le opere di artisti, musicisti e designer che hanno tramandato l’eredità della scuola tedesca di architettura, arte e design nel corso del Novecento alla personale con le fotografie di Li Yuan-chia, considerato il primo artista concettuale cinese e uno dei pochi artisti di origine cinese attivo nel Regno Unito nel corso della sua vita, a Manchester: 10 appuntamenti da non perdere nel Regno Unito a settembre.

 

Still Undead: Pop Culture in Britain Beyond the Bauhaus

Nottingham Contemporary, Nottingham

21 settembre 2019 – 12 gennaio 2020

Robyn Beeche, Vidal Sassoon: Bauhaus (Spirals) (1986) © Gentile concessione della Robyn Beeche Foundation

La breve durata della scuola di architettura, arte e design tedesca comunemente nota come Bauhaus (1919-1933) non dice molto dell’influenza perdurante che questa ha poi avuto sull’arte e il design del XX secolo. Adesso, sul finire delle celebrazioni per il centenario della nascita della scuola, la Nottingham Contemporary guarda ai lavori prodotti nel Regno Unito tra il 1920 e il 1990, proponendo cinquanta tra artisti, musicisti e designer che hanno fatto propria e tramandato l’eredità del Bauhaus. La mostra analizza il modo in cui le sperimentazione nel campo del suono, della musica e della performance hanno continuato a vivere e si sono riflesse in una serie di ambiti: la musica elettronica, la scultura cinetica, le vetrine dei negozi, la moda, la cultura nei night club. Spaziando dalla sperimentazione dell’ex studente Kurt Schwertfeger sui giochi di luce colorati del 1922 ai costumi e alle performance oltraggiose di Leigh Bowery create come parte della cultura underground dei nightclub degli anni ‘80, “Still Undead” evoca l’impatto su vasta scala e perdurante che hanno avuto il Bauhaus e i suoi metodi.

 

Matisse: Master of Line

The Holburne Museum, Bath

18 settembre 2019 – 5 gennaio 2020

Henri Matisse, Jeune femme, mains croisées près d’un bocal de poisons, (1929) © Successore di H Matisse / DACS 2019

In occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita del pittore, incisore, illustratore e sculture francese Henri-Émile-Benoît Matisse (1869 – 1954), la mostra all’Holburne Museum di Bath propone venti delle incisioni realizzate con la tecnica dell’acquaforte del maestro. Matisse iniziò a sperimentare in questo campo intorno al 1914-1915 e ci sono diversi esempi di questo periodo, in mostra. Il modello per una di queste incisioni testimonia come l’artista sia stato in grado di catturare la sua somiglianza in soli cinque minuti di lavoro diretto sulla lastra di rame. La maggior parte delle opere in mostra risale agli anni ‘20 del Novecento, quando Matisse si interessò in modo importante all’incisione e alla stampa. Le immagini riflettono i temi cari a quel periodo della sua carriera: nudi femminili in ambienti interni arredati con tessuti e oggetti provenienti dal Nord Africa e una boccia di pesci rossi. Le incisioni sono notevoli perché conservano la vivacità e la chiarezza del tratto e dei disegni di Matisse, fatto che conferisce loro una grande immediatezza, specialmente se messe a confronto con le incisioni di Rembrandt – una selezione delle quali sarà in mostra in “Rembrandt in Print”, allestita all’Holburne a partire dal 4 ottobre, fino al 5 gennaio 2020.

 

Otobong Nkanga: From Where I Stand

Tate St Ives, Cornovaglia

21 settembre 2019 – 5 gennaio 2020

Otobong Nkanga, In Pursuit of Bling: The Transformation (2014) © Concessione dell’artista e della Galerie In Situ – fabienne leclerc, Parigi e Lumen Travo Gallery, Amsterdam. Foto di Raphael Fanelli

L’artista contemporanea di origini nigeriane Otobong Nkanga è la protagonista di “From where I stand”, una mostra che unisce opere nuove e preesistenti, allestita alla Tate St Ives in Cornovaglia. Otobong Nkanga (1974- ) attualmente vive e lavora tra Parigi e Anversa. La sua pratica artistica è multidisciplinare ed è caratterizzata dall’utilizzo di diversi media: gli arazzi, i disegni, le fotografie ma anche le installazioni, i video e le performance, dove usa la propria voce e il proprio corpo. Al centro della sua osservazione c’è il rapporto tra l’uomo e il proprio ambiente, tra gli uomini, la terra e le risorse naturali. Questa allestita alla Tate St Ives è la sua prima mostra in un museo inglese, per la quale la Nkanga ha realizzato diverse nuove opere, tra cui una pittura muraria, una installazione scultorea e una performance. La mostra riunisce anche opere di recente realizzazione come il tessuto intrecciato con fotografie “The Weight of Scars” (2015), l’installazione “Tsumeb Fragments” (2015) e il tappeto a stampa chromojet “From Where I Stand” (2015) insieme a dipinti e fotografie prodotte dalla metà degli anni 200 in avanti, diversi dei quali non sono mai stati esposti al pubblico prima.

 

The Interaction of Colour

Alan Cristea, Londra

7 settembre – 26 ottobre 2019

Josef Albers, Never Before I (1976) © 2019 The Josef and Anni Albers Foundation

Piuttosto che rappresentare qualcosa di concreto, i sorprendenti colpi di colore nelle opere di Josef Albers evocano una reazione emotiva. Nella sua serie “Never Before”, l’artista tedesco ripete la stessa forma cubica, cambiando ogni volta palette di colori. La schiacciante ferocia dei rossi in “Never Before J” (1976) si giustappone alla calma di “Never Before I” (1976) e rivela il potenziale del pigmento nel provocare reazioni in chi guarda. Tracciando la storia degli ultimi cinquant’anni dell’astrattismo geometrico, la mostra alla Alan Cristea di Londra presenta le opere di un gruppo variegato di artisti, tra cui Bridget Riley e Rana Begum, che dimostrano la preminenza del colore nello sviluppo di uno stile artistico personale.

 

Jasmine Thomas-Girvan & Chris Ofili: Affinities

David Zwirner, Londra

30 agosto – 21 settembre 2019

Jasmine Thomas-Girvan,
Weaving Hummingbirds (2017) © Jasmine Thomas-Girvan. Gentile concessione dell’artista e di David Zwirner.

Avendo l’opportunità di venire esposto al fianco di qualcuno da cui è stato ispirato, il pittore Chris Ofili ha scelto la scultrice e collagista di origini giamaicane Jasmine Thomas-Girvan. Se gli artisti hanno in comune il fatto di parlare di identità e trasformazione all’interno dei Caraibi, dove entrambi sono cresciuti, i loro approcci alla materia differiscono. La Thomas-Girvan utilizza pezzi di legno, bronzo e corallo per formare corpi di animali ed esseri umani, riferendosi direttamente all’ambiente che li circonda. Al contrario, Ofili cita anche figure mitologiche, come Calipso e Odisseo, e le reimmagina come sirene potenti, dalla pelle scura, portando alla luce la ricca storia e le tradizioni di questa regione, un tempo disprezzata dai poteri coloniali.

 

William Blake

Tate Britain, Londra

11 settembre 2019 – 2 febbraio 2020

William Blake, Capaneus the Blasphemer (1824-1827) © National Gallery of Victoria, Melbourne

La Tate Britain di Londra allestisce una mostra di ampio respiro dedicata alle opere di William Blake (1757-1827), pittore visionario, incisore e poeta, capace di creare alcune delle immagini più iconiche nella storia dell’Inghilterra e di proporsi come fonte di ispirazione per artisti, musicisti, scrittori e performer in tutto il mondo per oltre due secoli. La mostra riunisce oltre 300 opere, alcune esposte di rado al pubblico, e rilancia la figura di Blake come artista visivo. L’arte di Blake è stata il prodotto dei tempi tumultuosi in cui ha vissuto, con la rivoluzione, la guerra e le politiche progressiste che hanno fatto da perno per la sua immaginazione unica, eppure ha faticato e lottato per essere compreso e apprezzato durante la sua vita. Oggi riconosciuto come grande poeta, Blake aveva anche grandi ambizioni artistiche, con la progettazione di grandi affreschi che non furono però mai realizzati. La mostra si apre con “Albion Rose” (1793 ca.), una visualizzazione esuberante della fondazione mitica della Gran Bretagna, creata in contrasto con la commercializzazione, l’austerità e il populismo rozzo dei suoi tempi. Una sezione è anche dedicata ai libri illuminati di Blake come “Songs of Innocence and of Experience” (1794), e tra le opere più interessanti in mostra ci sono alcuni dei suoi dipinti più famosi, “Newton” (1795-1805 ca.) e “Ghost of a Flea” (1819-20 ca.).

 

The Italian Connection

City Art Centre, Edimburgo

7 settembre 2019 – 24 maggio 2020

E.A. Walton, Farmyard near Florence (data sconosciuta) © City Art Centre

La mostra al City Art Centre di Edimburgo celebra i legami creativi che hanno unito per centinaia di anni e uniscono ancora oggi Scozia e Italia, attraverso oltre quaranta tra dipinti, disegni, stampe e sculture provenienti dalla collezione d’arte del museo. Nel XVIII e XIX secolo, artisti scozzesi hanno visitato Roma e Firenze per perfezionare la loro formazione e migliorare le loro prospettive di carriera. Questi viaggi sono proseguiti per tutto il corso del XX secolo, con protagonisti studenti d’arte ma anche professionisti affermati, che si sono lasciati ispirare dal panorama e dalla cultura italiani. Durante questo lasso di tempo, alcune famiglia di immigrati italiani si sono a loro volta stabiliti in Scozia. La mostra “The Italian Connection” esplora il legame duraturo tra i due Paesi, attraverso un ampio spettro di media, dalla pittura a olio al disegno, dalla stampa alla scultura. Tra gli artisti esposti, Allan Ramsay, EA Walton, FCB Cadell, Joan Eardley, Eduardo Paolozzi e Elizabeth Blackadder.

 

Driverless: Who is in Control?

Science Museum, Londra

12 giugno 2019 – 1 ottobre 2020

Stained Glass Car © Sylvain Deleu

La mostra “Driverless: Who is in Control?”, allestita allo Science Museum di Londra, analizza il modo in cui l’intelligenza artificiale (AI) stia guadagnano una posizione sempre più importante nelle nostre vite, dalle esplorazioni sottomarine ai servizi di take-away. Gli ingegneri e gli sviluppatori tecnologici stanno lavorando per creare macchine completamente autonome, con la capacità di prendere decisioni da sole. Quante di queste macchine intelligenti già esistono al momento? E quanto controllo e capacità decisionale pensiamo di dare loro? La mostra londinese, estremamente all’avanguardia, affronta queste e altre tematiche, attraverso componenti interattive, oggetti stimolanti e persino un’automobile robot. “Driverless” offre al pubblico un approfondimento unico sulla tecnologia basata sull’intelligenza artificiale, che potrebbe modellare le abitudini, i comportamenti e la stessa società di domani. Tra i pezzi in mostra più interessanti, automobili che si guidano da sole, droni autonomi e veicoli sottomarini intelligenti, come l’Autosub Long Range Boaty McBoatface.

 

Li Yuan-chia: Unique Photographs

The Whitworth, Manchester

18 maggio – 15 dicembre 2019

Li Yuan-chia, Untitled, (1993 circa) © Gentile concessione degli eredi di Li Yuan-chia

Considerato il primo artista concettuale cinese, e uno dei pochi artisti di origine cinese attivo nel Regno Unito nel corso della sua vita, Li Yuan-chia (1929-1994) si stabilì nel 1972 nella casa acquistata da Winifred Nicholson, nell’estremo nord della Cumbria (una contea del Nord-ovest dell’Inghilterra). Nel villaggio di Bank, lungo il Vallo di Adriano, dette invece vita al LYC Museum and Art Gallery (1971-1982), un luogo dove mettere in mostra arte innovativa e realizzare anche laboratori per bambini. Nel corso della sua carriera Yuan-chia si è occupato di scultura, pittura e poesia, ma la mostra a Manchester si concentra sulla fotografia. Una serie di scatti dipinti a mano da Li che ritraggono lui, le sue sculture e il giardino di Bank sono esposte insieme alla sua collezione di macchine da presa. Per lo più scattate in autunno e inverno, queste fotografie trasmettono la bellezza malinconica degli ultimi anni di vita dell’artista.

 

David Smith

Yorkshire Sculpture Park

22 giugno 2019 – 5 gennaio 2020

David Smith, Gondola II (1964) © Gentile concessione degli eredi di David Smith

La mostra storica allestita allo Yorkshire Sculpture Park presenta al pubblico lo sviluppo del linguaggio visivo unico di David Smith (1906-1965) in oltre quattro decadi, riunendo una serie di sculture che raramente vengono esposte all’aria aperta fuori dagli Stati Uniti. All’interno della Underground Gallery, oltre trenta sculture tracciano un percorso che si dirama tra materiali, tecniche e forme. Partendo dalle prime opere di Smith, risalenti agli anni ‘30 del Novecento, che combinano legno con altri elementi come conchiglie di cozze e vongole, filo e chiodi, la mostra si estende fino alla maturità dell’artista, rappresentata da pezzi audaci, di grandi dimensioni, in acciaio inossidabile dipinto realizzati negli anni ‘60. Smith mise in discussione le convenzioni della scultura, e fu il primo artista negli Stati Uniti a lavorare con il metallo saldato, diventando poi famoso per la sua padronanza nel modellare e maneggiare l’acciaio. Nonostante abbia avuto grande influenza sullo sviluppo della scultura astratta a livello internazionale, poche delle sue opere sono conservate in collezioni pubbliche non statunitensi, quindi raramente viene esposto in Europa. La mostra allo YSP include una serie di prestiti da musei e collezioni private, insieme a opere in possesso degli eredi di Smith, tra cui oggetti della sua casa che non sono mai stati esposti prima al pubblico.

 

About Roberta Turillazzi

Roberta Turillazzi
Giornalista per passione e professione dal 2015. Mamma e moglie giramondo, che attualmente vive a Londra. Lettrice a tempo pieno. Amo l'arte, il cinema, i libri e il calcio.

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