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10 mostre da vedere nel Regno Unito a novembre 2019

Sargy Mann, The Family at Breakfast Borgo Pace, 2004

Dalla retrospettiva dedicata alla carriera di Dora Maar, poetessa, fotografa e pittrice francese che influenzò e venne influenzata dall’arte di Pablo Picasso alla Tate Modern di Londra alla mostra al BALTIC Centre for Contemporary Art di Gateshead che spinge a ripensare il rapporto tra esseri umani, ambiente e animali: 10 appuntamenti da non perdere, a ottobre, nel Regno Unito

Novembre è un mese che nel Regno Unito ha già il sapore dell’inverno, con giornate brevi e molto spesso grigie, temperature in calo, tanta nebbia e pioggia. Aspettando che la città si accenda e si colori con le luci di Natale e le mille decorazioni, per chi ama l’arte è un periodo perfetto per godersi mostre ed eventi al chiuso. Gallerie, musei e centri da Londra fino alla Scozia propongono un programma ricchissimo e fitto di appuntamenti.

Dalla grande mostra al British Museum di Londra dedicata al mito di Troia e alla fascinazione che da sempre ha esercitato su archeologi, viaggiatori e artisti all’esposizione alla Compton Verney di Stratford-Upon-Avon che racconta la storia di un’agenzia fotografica diventata leggenda, la Magnum Photos, attraverso scatti diventati iconici: dieci appuntamenti da non perdere nel Regno Unito a novembre 2019.

 

Dora Maar

Tate Modern, Londra

20 novembre 2019 – 15 marzo 2020

Dora Maar, Untitled (Hand-Shell), 1934 Foto © Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Jacques Faujour © DACS, London

Analizzando la lunga carriera della fotografa, poetessa e pittrice francese di origine croata Dora Maar (1907-1997) nel contesto delle opere dei suoi contemporanei, la mostra alla Tate Modern di Londra è la più grande retrospettiva a lei dedicata mai allestita nel Regno Unito. Negli anni ‘30 i fotomontaggi provocatori della Maar divennero icone celebrate del surrealismo. Membro attivo dei gruppi rivoluzionari di sinistra guidati da artisti e intellettuali, la Maar è stata una delle poche fotografe a essere incluse nelle mostre e nelle pubblicazioni del movimento surrealista. Riflettendo questo, le sue foto di strada scattate a Barcellona, Parigi e Londra catturano la realtà della vita durante la depressione economica in Europa. Nel 1935 Dora Maar conobbe Pablo Picasso e il loro rapporto ebbe un effetto profondo su entrambe le loro carriera. Nello stesso anno, il 1937, lei documentò la creazione dell’opera più politica di lui, “Guernica”, mentre lui la immortalò come la “Donna che piange” “Weeping Woman). Insieme realizzarono una serie di ritratti, combinando fotografia sperimentale e tecniche d’incisione. Durante la sua vita e negli ultimi anni, la Maar abbandonò progressivamente la fotografia, concentrandosi sulla pittura e trovando stimolo e conforto nella poesia, nella religione e nella filosofia, e tornano nella camera oscura solo intorno ai settant’anni. Riunendo oltre duecento opere da una carriera che è durata oltre sei decadi, la mostra alla Tate evidenzia come il particolare occhio della Maar si sia tradotto anche nelle commissioni commerciali, nella realizzazione della fotografia per documentari e nei dipinti – aspetti della sua arte che, fino a oggi, sono stati poco analizzati.

 

Animalesque / Art Across Species and Beings

BALTIC Centre for Contemporary Art, Gateshead

16 novembre 2019 – 19 aprile 2020

Allora & Calzadilla, Hope Hippo, 2005 © Allora & Calzadilla

La mostra al BALTIC Centre for Contemporary Art di Gateshead riunisce una incredibile selezione di opere che spingono il pubblico a ripensare alla posizione e al ruolo dell’essere umano nel mondo. Una consapevolezza crescente di vivere in un pianeta fragile dal punto di vista ambientale e climatico ha spinto molti artisti a riconsiderare il ruolo stesso dell’arte, in risposta alle sfide del momento che stiamo vivendo. Attraverso video, dipinti, sculture, installazioni e sound art, gli artisti in mostra hanno ripensato il rapporto tra uomo e natura, gli effetti del cambiamento climatico e i modi in cui tutte le specie sono collegate in una complessa catena di causa ed effetto. Tra gli artisti coinvolti Allora & Calzadilla (USA/Cuba), Pia Arke (Groenlandia), Pierre Bismuth (Francia/Belgio), Marcus Coates (UK), Mary Beth Edelson (USA), Simone Forti (USA), Luca Frei (Svizzera/Svezia), Pierre Huyghe (Francia), Carsten Höller (Germania/Svezia), Joan Jonas (USA), Annika Larsson (Svezia), Louise Lawler (USA), Britta Marakatt-Labba (Svezia), Amalia Pica (Argentina), Ho Tzu Nyen (Singapore) e Paloma Varga Weisz (Germania).

 

Antony Gormley

Royal Academy of Arts, Londra

21 settembre – 3 dicembre 2019

Antony Gormley, Clearing V, 2009. Immagine dell’installazione Kunsthaus Bregenz, Austria © L’artista / Foto: Markus Tretter

Con opere della sua carriera di quarantacinque anni insieme a nuove installazioni, la mostra alla Royal Academy of Arts di Londra è la più ambiziosa allestita dallo scultore inglese Antony Gormley (1950-) in oltre dieci anni. Dalla zona costiera inglese ai tetti di Manhattan, le sculture di Gormley sono famose in tutto il mondo. Forse i pezzi più noti sono la sua installazione di 200 tonnellate “Angel of the North” vicino a Gateshead e il progetto che ha coinvolto 24.000 persone per il Fourth Plinth di Trafalgar Square. In questa mostra Gormley segue le orme di Ai Weiwei e Anselm Kiefer, occupando le Gallerie principali della Royal Academy con una serie di opere che interagiscono con le dimensioni e la luce dello spazio. Considerando la mostra come una sorta di “sito di prova”, Gormley vuole coinvolgere i sensi, utilizzando dimensioni, oscurità, luce e materiali elementari, organici e industriali per rendere i visitatori consapevoli dei loro stessi corpi. Presentate anche opere degli anni ‘70 e ‘80, esposte raramente fino a oggi, incluse quelle sculture che evidenziano il suo rapporto con Land Art, Performance e Minimalismo.

 

Pre-Raphaelite Sisters

National Portrait Gallery, Londra

17 ottobre 2019 – 26 gennaio 2020

Joanna Wells, Fanny Eaton, 1861 © Yale Center for British Art, Paul Mellon Fund

La mostra alla National Portrait Gallery di Londra è la prima di grandi dimensioni a concentrarsi sulla storia mai raccontata delle donne nell’arte Preraffaellita. A cento sessant’anni dall’esposizione delle prime immagini da parte della Confraternita dei Preraffaelliti nel 1849, “Pre-Raphaelite Sisters” analizza il contributo, fino a oggi molto poco considerato, dato al movimento da dodici donne, tra cui Evelyn de Morgan, Effie Millais (nata Gray), Elizabeth Siddal e Joanna Wells (nata Boyce), artista il cui lavoro è stato ampiamente sottovalutato. Proponendo nuove scoperte e opere mai viste provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, la mostra londinese racconta le donne dietro le immagini. Attraverso dipinti, fotografie, manoscritti e oggetti personali, “Pre-Raphaelite Sisters” esplora i significativi ruoli che hanno interpretato come artiste, modelle, muse e supporto per la Fratellanza dei Preraffaelliti.

 

Buddhism

British Library, Londra

25 ottobre 2019 – 23 febbraio 2020

La nascita del principe Siddharta su un libro realizzato con blocchi di legno, Cina, 1808 © British Library Board

Alla scoperta di manoscritti buddisti di incredibile bellezza e opere d’arte nella più grande mostra di questo genere mai ospitata dalla British Library di Londra. In che modo il Buddismo è cresciuto dagli inizi nell’India del VI secolo agli oltre 500 milioni di seguaci a livello internazionale che ha oggi? Com’era la vita di Buddha e a cosa si ispira la pratica dei buddisti? La mostra presenta tesori rari della collezione della biblioteca, tra cui pergamene colorate, artefatti decorati con incredibili dettagli e libri illuminati che spaziano in 2.000 anni e tra venti Paesi. E poi un paesaggio sonoro naturale e manufatti realizzati a mano collocati in un’ambiente che si ispira a un tempio buddista. La vita del Buddha e le sue incarnazioni precedenti vengono mostrate attraverso oggetti tra cui testi sacri scritti su corteccia d’albero, foglie di palma e lastre d’oro, e raffinati rotoli di seta con i Sutra principali. E la mostra evidenzia anche il ruolo cruciale che il Buddismo ha avuto nello sviluppo della scrittura e di tecniche a stampa per trasmettere idee e storie in tutta l’Asia. Opere d’arte contemporanea provenienti da Hong Kong, Singapore e Taiwan e oggetti rituali utilizzati nelle pratiche contemplative aprono una finestra sulla vita della comunità buddiste nel XXI secolo. I visitatori possono esplorare usi, costumi e credenze di oggi, approfondire il tema della meditazione e anche provare le emozioni di camminare in una biblioteca monastica.

 

Kiki Smith: I am a Wanderer

Modern Art Oxford, Oxford

28 settembre 2019 – 19 gennaio 2020

Kiki Smith RA, Pool of Tears II, 2000 © Kiki Smith e Universal Limited Art Editions. Gentile concessione della Universal Limited Art Editions.

Concentrandosi su tre diverse aree della sua produzione, la mostra alla Modern Art di Oxford è la prima personale di Kiki Smith (1954-) nel Regno Unito negli ultimi venticinque anni circa. L’artista, nata in Germania ma con base a New York, è una delle più importanti della sua generazione che si occupa di tematiche legate alla sessualità, alle origini e alla rinascita. La mostra, allestita in stretta collaborazione con l’artista, riunisce oltre ottanta opere. La retrospettiva a Oxford si concentra, come detto, su tre aree della produzione della Smith: le sculture di piccole dimensioni realizzate dalla metà degli anni ‘80 a oggi; una selezione delle sue stampe; i complessi arazzi Jacquard prodotti a partire dal 2012. “Sono una vagabonda”, dice di se stessa Kiki Smith e mentre vagabonda trae ispirazione da una miriade di fonti e culture. Il pubblico della mostra viene trasportato insieme alla Smith in una moltitudine di luoghi ed epoche, scoprendo nuove forme, materiali e storie.

 

Radical Women: Jessica Dismorr and her Contemporaries

Pallant House Gallery, Chichester

2 novembre 2019 – 23 febbraio 2020

Jessica Dismorr, The Square, 1913. Collezione privata

La mostra alla Pallant House Gallery di Chichester accompagna il pubblico alla scoperta di un’affascinante storia di alleanze e connessioni tra le artiste degli inizi del XX secolo. Una delle più all’avanguardia di loro nel Regno Unito – che ha preso parte a praticamente tutti i gruppi d’avanguardia attivi tra il 1912 e il 1937, ed è stata una dei pochi pittori a lavorare in modo totalmente astratto negli anni ‘30 -, Jessica Dismorr (1885-1939), è stata fino a oggi inspiegabilmente dimenticata. “Radical Women” racconta come la Dismorr e le sue contemporanee interagirono con la letteratura modernista e il pensiero radicale attraverso la loro arte, che comprende contributi alle campagne in favore del suffragio femminile e partecipazioni alle organizzazioni antifasciste negli anni ‘30. La mostra comprende ottanta opere tra dipinti, sculture, esempi di arte grafica e materiale d’archivio, alcune delle quali mai esposte prima. Tra le artiste in mostra, oltre alla Dismorr, Anne Estelle Rice ed Ethel Wright; Helen Saunders, unica altra donna nelle file dei Vorticisti; Paule Vezelay, Sophie Fedorovitch e Winifred Nicholson. Jessica Dismorr è stata una delle sette donne inglesi a partecipare alla D.O.O.D (de Olympiade onder Dictatuur) di Amsterdam nel 1936, la mostra pensata per contrastare le Olimpiadi d’arte nazista di Josef Goebbels, e il suo lavoro sarà mostrato al pubblico per la prima volta insieme a quello delle sue contemporanee.

 

Troy: Myth and Reality

British Museum, Londra

21 novembre 2019 – 8 marzo 2020

Filippo Albacini, Achille ferito, 1825, Foto © The Devonshire Collections, Chatsworth.

Dal mitico cavallo e personaggi come Troilo e Cressida fino ai film e all’arte contemporanea, la mostra al British Museum di Londra ripercorre i miti e i racconti legati alla città di Troia, che hanno affascinato e ispirato le persone da oltre 3.000 anni. La storia di una potente città orientale, coinvolta in una guerra decennale a causa del rapimento della donna più bella del mondo da parte di uno dei suoi principi è incredibilmente drammatica e tragica. Il fascino di Troia ha spinto nel corso dei secoli avventurieri e archeologi a mettersi alla ricerca della città perduta, che oggi gli esperti sono concordi nel ritenere realmente esistita. Nella mostra al British il pubblico può osservare ad esempio le scoperte fatte da Heinrich Schliemann in Turchia negli anni ‘70 dell’Ottocento, scoperte che hanno cambiato per sempre la percezione del pubblico di questo racconto epico. Un gran numero di questi ritrovamenti originali, tra cui ceramiche, vasi d’argento, armi di bronzo, sono in mostra per la prima volta nel Regno Unito in quasi cento cinquant’anni. Ma che dire degli eroi, delle donne, delle schiave e degli indovini che si dice abbiano giocato un ruolo di primo piano nella Guerra di Troia? Perché hanno ispirato così tante rivisitazioni, da Omero a Shakespeare fino a Hollywood? I visitatori del British possono avvicinarsi a questi affascinanti personaggi, esplorando l’arte che li ha riportati in vita nel corso dei secoli, dalle sculture antiche e gli squisiti vasi dipinti alle opere contemporanee.

 

Turner Prize 2019

Turner Contemporary, Margate

28 settembre 2019 – 12 gennaio 2020

Tai Shani, Semiramis, Glasgow International 2018 © Keith Hunter. Concessione dell’artista

Uno dei più famosi premi al mondo nel campo delle arti visive, il Premio Turner cerca di promuovere il dibattito pubblico e l’interesse sui nuovi sviluppi dell’arte contemporanea inglese. Istituito nel 1984, il premio deve il suo nome a Joseph Mallord William Turner (1775-1851), pittore e incisore inglese appartenente al movimento romantico e che pose le basi col suo stile per la nascita dell’illuminismo. Viene assegnato ogni anno a un artista britannico per una mostra o altra presentazione del suo lavoro allestita negli ultimi dodici mesi. I quattro artisti selezionati come semifinalisti del Premio Turner 2019 sono: Lawrence Abu Hamdan, per la sua esplorazione del suono come elemento architettonico e il modo con cui ricrea situazioni particolari attraverso suono e performance; Helen Cammock, per la qualità senza tempo e urgente del suo lavoro che guarda alla storia e al ruolo delle donne nel movimento per i diritti civili nella città di Londonderry; Oscar Murillo, per il modo con cui mette alla prova i confini dei materiali nelle sue opere e per la sua riflessione sul tema dello spostamento; Tai Shani, per il suo progetto “Dark Continent” e in particolare la capacità del suo lavoro di combinare testi storici e riferimenti e problematiche contemporanee. Il vincitore del Premio Turner 2019 sarà annunciato nel mese di dicembre, durante una cerimonia in diretta sulla BBC.

 

Magnum Manifesto

Compton Verney, Stratford-Upon-Avon

12 ottobre – 15 dicembre 2019

Jonas Bendiksen, Abitanti di un villaggio raccolgono rottami vicino a un veicolo spaziale schiantato, circondati da migliaia di farfalle bianche, Altai Territory, Russia 2000 © Jonas Bendiksen /Magnum Photos, © Jonas Bendiksen /Magnum Photos

Nel 1947, sull’onda degli sconvolgimenti provocati dalla Seconda guerra mondiale, cinque fotografi all’avanguardia – Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandivert – si unirono in una società cooperativa poi diventata leggendaria: la Magnum Photos. Ancora oggi una delle più importanti agenzie fotografiche al mondo, rappresenta sessanta tra i migliori fotografi del mondo, anche con lo scopo di proteggere il diritto d’autore e la trasparenza dell’informazione. La mostra “Magnum Manifesto”, allestita alla Compton Verney di Stratford-Upon-Avon, riunisce alcune delle più importanti immagini realizzate dagli associati dell’agenzia. Tra progetti di gruppo e progetti individuali, ci sono pubblicazioni su riviste, articoli di giornale, estratti di libri e altro materiale raramente esposto, inserendo alcune delle immagini più riconoscibili al mondo in un contesto creativo. In mostra oltre settant’anni di storia, vista attraverso i grandi eventi che hanno caratterizzato il periodo ma anche i momenti della vita di tutti i giorni.

 

About Roberta Turillazzi

Roberta Turillazzi
Giornalista per passione e professione dal 2015. Mamma e moglie giramondo, che attualmente vive a Londra. Lettrice a tempo pieno. Amo l'arte, il cinema, i libri e il calcio.

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