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10 mostre da vedere nel Regno Unito a maggio

Edouard Vuillard, Two Seamstresses in the Workroom © National Gallery of Scotland

Dal viaggio digitale che porta alla scoperta degli animali che hanno fatto la storia di Londra alla prima personale di Daniel Lie mai allestita su questa sponda della Manica: 10 mostre da non perdere nel Regno Unito a maggio

Maggio nel Regno Unito è uno dei mesi più attesi, per le sue giornate lunghe e la tante ore di sole. Ma se quest’anno il clima non sta sorridendo ai tanti turisti e ai residenti che sognano da settimane e settimane di potersi godere qualche momento di relax all’aria aperta, ci pensa l’arte ad offrire diversi – e interessanti – diversivi.

Dalla prima mostra mai allestita nel Regno Unito che si concentra sull’influenza e la duratura eredità di una delle autrici più sperimentali e controverse del XX secolo, Kathy Acker, alle installazioni video di Emilia Beatriz che, partendo dalle storie intrecciate dell’isola di Vieques, al largo delle coste di Porto Rico, e Capo Wrath, nell’estremo nord della Scozia, mostrano come le comunità reagiscano e sopravvivano all’occupazione ambientale e militare, 10 appuntamenti da non perdere e maggio nel Regno Unito.

 

Cy Twombly: Natural History

BASTIAN, Londra

26 aprile – 15 giugno 2019

Nella prima mostra personale delle opere di Cy Twombly a venire allestita a Londra dal 2015, “BASTIAN” riunisce due dei portfolio più interessanti ispirati alla natura dell’artista americano. Mutuando i loro nomi e anche una buona dose di ispirazione dal trattato enciclopedico di Plinio il Vecchio “Naturalis Historia”, i lavori di Twombly sono una rappresentazione dei disordinati processi mentali che si nascondono dietro al desiderio di classificare e ordinare in categoria il mondo naturale. Disegni botanici molto accurati di funghi e alberi sono incorporati in collage caotici che contengono linee, schizzi e numeri, suggerendo che c’è qualcosa che Twombly ha capito – ma cosa sia non viene spiegato nel dettaglio. Nella sua opera Plinio il Vecchio ha cercato di dimostrare che tutto poteva essere ricondotto alla natura, compresa l’arte – un’idea che chiaramente ben si sposa con le convinzioni di Twombly.

 

I, I, I, I, I, I, I, Kathy Acker

ICA, Londra

1 maggio – 4 agosto 2019

Kathy Brew, Portraits of Kathy Acker. © Courtesy Kathy Brew

Negli ultimi anni si è assistito a una forte rinascita di interesse nei confronti della scrittrice statunitense Kathy Acker (1947-1997), in parte grazie alla pubblicazione di una biografia a cura di Chris Kraus, in parte per la riedizione delle sue opere per la Penguin Modern Classics. Adesso l’Institute of Contemporary Arts (ICA) di Londra, dove la Acker venne intervistata una volta negli anni ‘80, ospita la prima mostra mai allestita nel Regno Unito che si concentra sull’influenza e la duratura eredità di una delle autrici più sperimentali e controverse del XX secolo. Durante la sua vita, la Acker firmò una serie di opere sperimentali che confondevano i confini pastiche, biografia e fiction, spesso auto-pubblicate da lei stessa usando lo pseudonimo “The Black Tarantula”. Usando dei frammenti della scrittura della Acker come catalizzatori, così come la sua convinzione che il linguaggio “crea le connessioni”, la mostra riunisce le opere di un gran numero di artisti contemporanei – Ghislaine Leung, Sophie Lewis, Candice Lin e decine di altri – che in qualche modo sono stati ispirati, hanno opposto resistenza o hanno risposto alla Acker o ai suoi lavori. Con un ricco programma di letture, incontri e discussioni, quest’estate l’ICA parlerà della Acker e di tutte le tematiche le stavano più a cuore – identità, desiderio sessuale, mitologia, pirateria.

 

Emilia Beatriz: declarations on soil and honey

Centre for Contemporary Arts (CCA), Glasgow

4 maggio – 30 giugno 2019

Vieques è un’isola al largo delle coste di Porto Rico, in passato sede di una vasta serie di esercitazioni e test da parte della marina statunitense. Quando l’area venne sgomberata, dopo decenni di proteste da parte della popolazione locale, tre navi americane di stanza sul posto salparono verso Capo Wrath, nell’estremo nord della Scozia, per continuare qui le loro operazioni. Oggi quest’area è la più grande dedicata ai testi di bombardamento dell’Europa occidentale. Le implicazioni globali che collegano questi due luoghi, apparentemente dimessi e senza pretese, sono al centro della nuova mostra di Emilia Beatriz, allestita a partire dal 4 maggio al Centre for Contemporary Arts (CCA) di Glasgow. Intrecciando i racconti trasmessi oralmente degli apicoltori portoricani con quelli dei contadini scozzesi, la Beatriz ha creato una narrativa speculativa sotto forma di installazione video, sollevando questioni di ampio respiro come il modo in cui le comunità possa sopravvivere all’occupazione ambientale e militare. Il racconto è ispirato anche ai racconti dei curanderas, o guaritore spirituali, sudamericani.

 

The Citi Exhibition: Manga マンガ

British Museum, Londra

23 maggio – 26 agosto 2019

Hagio Moto, The Poe Clan (dettaglio) © Moto Hagio / Shogakuka Inc.

Verso la fine del mese di maggio aprirà i battenti al British Museum una grande mostra dedicata al mondo e alla storia del manga, la più grande di questo genere mai allestita al di fuori del Giappone. Tradotto in origine come “immagini scatenate”, l’origine del manga può essere fatta risalire a Katsushika Hokusai, le cui xilografie rappresentati persone, animali ed elementi naturali vennero pubblicate con il nome di Hokusai Manga tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Da quel momento in avanti, il termine si è evoluto, arrivando a indicare un tipo di narrazione grafica, del tutto diversa dai fumetti europei o americani, e fulcro di un’industria globale multimiliardaria. Partendo da innovatori come Hokusai e Kawanabe Kyōsai e arrivando fino ai successi dei giorni nostri come “Dragon Ball” e “Astro Boy”, la mostra al British esplora il fascino duraturo del manga, così come l’impatto interculturale che ha avuto in Giappone e nel resto del mondo.

 

Daniel Lie: The Negative Years

Jupiter Artland, Bonnington House Steadings, Wilkieston, Edimburgo

18 maggio – 14 luglio 2019

La stagione 2019 della Jupiter Artland si apre con la prima mostra personale di Daniel Lie mai allestita nel Regno Unito. La mostra è il culmine di un progetto di ricerca di due anni nel corso del quale è stato studiato come l’azione umana venga sempre più decentrata in favore di quella di altri attori, in campo ecologico ed emotivo. Lie ha utilizzato sia le galleria che gli spazi esterni della Jupiter Artland per creare una serie di installazioni immersive utilizzando materie prime provenienti del paesaggio scozzese, come lana, argilla e legno. Le creazioni di Lie interagiscono attivamente con i processi naturali – tra accumuli di fiori viventi, funghi nativi, ceramiche – evidenziando l’azione degli organismi viventi e sfruttandone l’energia. Le installazioni sono pensate per spostarsi e trasformarsi nel corso del tempo, creando quella che l’artista definisce una “geografia delle emozioni”, provocando nel pubblico reazioni differenti ed evidenziando l’interesse di Daniel Lie in ambiti come l’ecologia, i rituali e il ciclo naturale di nascita, morte e rinascita.

 

David Nash: Sculpture Through the Seasons

National Museum, Cardiff

3 maggio – 1 settembre 2019

David Nash, Torso, 2006 in Capel Rhiw (dettaglio) © l’artista

Sono passati 50 anni da quando lo sculture britannico David Nash (1945-) si è trasferito a Blaenau Ffestiniog, nel nord del Galles, e ha trasformato una vecchia cappella metodista nello studio di un artista. Da quel momento i paesaggi selvaggi del Galles sono stati per lui fonte costante di ispirazione, e adesso la mostra allestita fino al 1 settembre al National Museum di Cardiff vuole celebrare la sua prodigiosa produzione. Se il legno rappresenta l’unico materiale con cui Nash ha lavorato per le sue sculture, il tempo e il paesaggio circostante sono le cornici all’interno del quale le ha inserite. Lasciate spesso nella natura, in balia degli elementi, è impossibile dire quando le sculture di Nash sono davvero “complete” e ultimate. Ce ne sono poi alcune che è difficile separare dal contesto naturale, come ad esempio “Ash Dome”, una serie di 22 frassini piantati in un cerchio che si evolve mano a mano che gli alberi crescono. Oltre alla documentazione di queste opere ancora in corso, ne verranno esposte altre appartenenti a momenti diversi della sua carriera, come ad esempio l’inquietante “Torso” (2006).

 

Swinging London: A Lifestyle Revolution

Fashion and Textile Museum, Londra

8 febbraio – 2 giugno 2019

L’arte, l’estetica e il design del Chelsea Set – un gruppo di giovani architetti, designer, fotografi e artisti radicali, che hanno sfidato l’ordine stabilito nella Londra degli anni ‘50 – nella mostra allestita al Fashion and Textile Museum fino al 2 giugno. Spaziando nel periodo che va dal 1952 al 1977, e proponendo modelli, tessuti, mobili, oggetti per la casa, ceramiche e oggetti di uso transitorio, la mostra esplora non solo lo stile ma anche l’importanza socioeconomica di questo periodo di grandi trasformazioni. Tra le opere esposte più interessanti, esempi rari e precoci di disegni di Terence Conran e Mary Quant, e di altri artisti e intellettuali di avanguardia che hanno lavorato insieme a loro, come i designer Bernard e Laura Ashley, lo scultore Eduardo Paolozzi e l’artista e fotografo Nigel Henderson. Si spazia dagli abiti in PVC ai moderni mobili in vimini, acciaio e vetro, dalle ceramiche ai tessuti.

 

Beasts of London

Museum of London

5 aprile 2019 – 5 gennaio 2020

Beasts of London, Museum of London © Museum of London

La mostra allestita al Musesum of London porta alla scoperta degli animali che hanno contribuito a scrivere la storia di Londra. Si tratta di in un viaggio digitale immersivo, dove a parlare sono gli animali stessi. Immaginare un tempo in cui gli animali circolavano liberamente per la città che conosciamo oggi è difficile, ma in passato i londinesi hanno condiviso le abitazioni con ogni tipo di animale, per compagnia, per divertimento o per lavoro. Dalle bestie esotiche importate da ogni angolo del globo all’umile piccione, dal maestoso leone alle fastidiose pulci, “Beasts of London” racconta un tempo in cui la capitale inglese era letteralmente invasa dagli animali. Il viaggio del pubblico inizia prima ancora della fondazione di Londra e arriva fino ai giorni nostri, sottolinenando momenti importanti come l’arrivo dei romani sull’isola o la diffusione della peste. A fare da guida, tutta una serie di narratori… animali (a cui prestano la voce personaggi come Brian Blessed, Pam Ferris, Nish Kumar, Stephen Mangan, Angellica Bell e Joe Pasquale). Ispirata agli oggetti della collezione del museo, “Beasts of London” è un’installazione video multisensoriale e interattiva, che utilizza le proiezioni per immergere letteralmente il pubblico nella storia.

 

Vuillard: The Poetry of Everyday Life

The Holburne Museum, Bath

24 maggio – 15 settembre 2019

La mostra allestita a Bath, che aprirà al pubblico il 24 maggio, si concentra su 10 o 15 anni della cosiddetta maturità artistica di Edouard Vuillard (1868-1940), sulle scene interne emotivamente cariche realizzate dall’artista francese. Decorazioni accurate e superficie ornate; il pathos di spazi interni e intimi; drammi impliciti ed emozioni soppresse oppure non dichiarate: sono tutti temi che si ritrovano nelle opere di Vuillard. L’artista fu uno dei membri fondatori dei Nabi (il nome deriva dalla parola ebraica per “profeti”), un gruppo di artisti parigini dell’avanguardia post-impressionista, attivi negli anni ‘90 del XIX secolo e influenzati da artisti come Gauguin e Degas. La mostra a Bath include stampe e lavori su carta, così come dipinti ad olio, alcuni dei quali appartenenti a collezioni private e per questo poco noti al grande pubblico.

 

Edvard Munch: love and angst

British Museum, Londra

11 aprile – 21 luglio 2019

Edvard Munch, The Lonely Ones © Munchmuseet

La nuova mostra allestita al British Museum dedicata all’opera dell’artista norvegese Edvard Munch (1863-1944) si concentra sulle sue stampe, notevoli e sperimentali. Si tratta della mostra più grande allestita nel Regno Unito negli ultimi 45 anni, dedicata a questo particolare segmento della produzione di Munch. Ne fanno parte una cinquantina di prestiti dal Munch Museum di Oslo, insieme a stampe appartenenti alla collezione del British e ad altre provenienti da musei e collezioni private inglesi ed europee. Le 83 opere in mostra dimostrano l’abilità e la creatività dell’artista nell’esprimere le emozioni e le esperienze legate alla condizione umana – dall’amore e il desiderio alla gelosia, la solitudine, l’ansia e il lutto. Tra le opere più interessanti esposte, una litografia in bianco e nero de “L’urlo”, una delle immagini più iconiche della storia dell’arte, realizzata da Munch a partire da una versione dipinta e due disegni; l’inquietante “Vampiro II”, considerato una delle sue stampe più elaborate e tecnicamente compiute; la controversa “Madonna”, un’immagine erotica dai tratti molto espliciti che all’epoca generò grandi polemiche; “Testa a testa”, che rappresenta la relazione complessa tra essere umani. La mostra farà luce anche sullo stretto rapporto tra la visione artistica di Munch e le idee radicali espresse nell’arte, nella letteratura, nelle scienze e nel teatro nel corso della sua vita. Il periodo più innovativo della sua creazione di stampe, infatti, tra gli anni ‘90 dell’Ottocento e la fine della Prima guerra mondiale coincise infatti con un’epoca di grandi cambiamenti in Europa, che Munch sperimentò in prima persona, nei suoi frequenti viaggi.

 

About Roberta Turillazzi

Roberta Turillazzi
Giornalista per passione e professione dal 2015. Mamma e moglie giramondo, che attualmente vive a Londra. Lettrice a tempo pieno. Amo l'arte, il cinema, i libri e il calcio.

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