giovedì , 11 Agosto 2022
  • Joël Andrianomearisoa - Biennale di Venezia - I have forgotten the night

  • Joël Andrianomearisoa - Madrid - Sabrina Amrani Gallery

  • Joël Andrianomearisoa - Milano - Primo Marella Gallery

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I have forgotten the night – Padiglione MADAGASCAR – La Biennale di Venezia

Il Madagascar è uno dei quattro paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte di Venezia e Joël Andrianomearisoa con il suo progetto “I have forgotten the night – Ho dimenticato la notte” è autore dell’incantesimo che avvolge lo spettatore mentre attraversa il Padiglione, curato da Rina Ralay Ranaivo e Emmanuel Daydé.

Qui leggeri fogli di seta nera creano al passaggio differenti scenari resi malinconici dalla musica che completa il messaggio del Padiglione.  Sarà lo stesso artista a svelarne genesi e significato nell’intervista.

Chiuderanno il racconto sulla poetica artistica di Joël Andrianomearisoa le immagini delle sue opere più recenti in mostra quest’anno a Madrid e Milano, dove inaugura alla Galleria Primo Marella la mostra Africa Universe dal 26 Settembre al 31 Dicembre 2019.

Joël Andrianomearisoa 2019, Installazione di carta, collage e suoni, dimensioni variabili, © Patrice Sour


Intervista a Joël Andrianomearisoa

“E’ la prima volta che il Madagascar espone a Venezia, in uno scenario artistico molto affollato, e la prima volta che la Biennale di Venezia riceve il Madagascar. Sono molto orgoglioso di questo primo Padiglione del Madagascar che abbiamo realizzato. E’ un fatto magico e storico allo stesso tempo, molto importante non solo per l’arte e la cultura malgasce, ma anche per far conoscere la posizione geografica del Madagascar e far sapere che il Madagascar esiste ed è parte di questo mondo. Non è solo una meta turistica o un film di animazione. Per questo è importante che il Madagascar sia qui, perché, pur essendo un Paese complicato, ora possiamo fare qualcosa e farla nel modo giusto, con nuova energia e slancio.

Ti racconterò la storia di I have forgotten the night, il lavoro che ho pensato per la Biennale. Quando sono stato invitato ad occuparmi del Padiglione, in molti sono arrivati con suggerimenti e proposte di temi legati al Madagascar. Mi sono fermato un momento e ho deciso di non ascoltarle, di dimenticarle. Ecco come è nata l’idea per la prima parte del titolo. Ho deciso di abbandonare tutte queste influenze e qualsiasi tema pesante, di andare avanti e guardare verso un futuro migliore per trovare qualcosa di interessante. La seconda parte fa riferimento alla notte. Sono totalmente affascinato dall’idea della notte, dall’oscurità, dal mistero. La notte è quel momento della tua vita che puoi completamente manipolare. Di giorno sappiamo quello che facciamo, di notte accade sempre qualcosa di incontrollato e siamo un po’ più fragili. Di notte sogniamo.   Molte sono le cose che possono succedere durante la notte. Ciò che accade è qualcosa di non completamente definito, su cui sto lavorando non solo per quest’opera ma in tutti i miei progetti. Io chiamo questo elemento emozione.

Si può dire quindi che da questa mia riflessione derivi il titolo “Memorie perdute dalla notte”. Il pezzo è una metafora di questo concetto. Un’istallazione composta da centinaia e centinaia di fogli di seta neri, giusto per ricordarci che la notte è scura, ma che anche in questa oscurità noi possiamo distinguere alcune cose: pieghe, increspature, elementi che cambiano, differenti forme. Potrebbero essere fogli di un libro, ma sarebbe una sorta di libro misterioso o un libro antico, un libro dimenticato che noi riportiamo in vita. Questa è l’idea.

La seconda parte dell’opera è un pezzo musicale, una canzone malgascia molto famosa che ho deciso di capovolgere, la fine è diventata l’inizio.  Il risultato è che nessuno la comprende, ma crea un suono melanconico che ti guida nell’attraversare questo grande libro.

Joël Andrianomearisoa – Biennale di Venezia – I have forgotten the night, ph. Diana Cicognini

Nel testo che introduce il concept del Padiglione vengono fatte diverse proposte di interpretazione dell’opera. Possono essere un migliaio di soldati o un riferimento a Platone, un libro o molte cose insieme. In realtà dentro l’opera si crea una sorta di infinita generazione di significati. Certo quando entri nel Padiglione la prima impressione è che l’istallazione sia molto scura, ma se l’attraversi e se cogli i piccoli dettagli dei diversi elementi ti accorgi che a volte compare il retro del foglio, a volte ci sono delle pieghe, alcuni fogli sono immobili, altri svolazzano o ondeggiano in modo impercettibile. Quindi l’opera può essere un dipinto, può essere un libro oppure vestiti sospesi o appesi in modo ordinato. L’opera suscita un diverso equilibrio di emozioni che si esprimono in modi diversi.

Sicuramente nel Padiglione del Madagascar c’è qualche aspetto legato alla politica, alla storia e alla posizione sociale del Madagascar, ma questo lavoro è per me soprattutto internazionale. Internazionale, però, nel senso che può essere per tutti, dipende dalle nostre emozioni. Il mezzo artistico più espressivo del mio lavoro di fatto sono gli spettatori stessi che lo attraversano. Semplicemente fanno un respiro attraversando i fogli e si prendono le sensazioni che arrivano dai singoli elementi, le pieghe ad esempio, o dall’insieme, dall’oscurità o da tutto il resto.

La mia arte? Non posso dire di essere ispirato da una sola cosa ma da moltissime: libri, oggetti, persone, texture, il giorno, la notte, le diverse temporalità: passato, presente, futuro. Ma se devo definire cos’è per me l’ispirazione con una parola, io dico sempre ‘Urbanità’.  Urbanità è la città e nella città ci sono molte cose interessanti i suoni, le persone, le architetture, i telefoni, e molte cose accadono alcune persone vivono, altre muoiono, alcune piangono, altre ridono. Mi piace l’aspetto affollato della città, da cui colleziono diversi materiali, perché nella mia ricerca artistica sto cercando di fissare la materialità di un’emozione, che sia in un dipinto, su una parete, su un pavimento o in un’istallazione. Questa ricerca mi ha portato verso un’ultra-materialità delle cose, creando spazi in cui le persone possono camminare e apprezzare o odiare l’installazione. Cerco sempre di avere una reazione dal pubblico e di tirare fuori profonde emozioni.”

Joël Andrianomearisoa – Biennale di Venezia – I have forgotten the night, ph. Diana Cicognini

Joël Andrianomearisoa

Joël Andrianomearisoa vive e lavora tra Parigi, dove ha studiato architettura, e Antananarivo, la sua città natale in Madagascar. Joël, tra i primi artisti pionieri dell’Arte Contemporanea in Madagascar, si impegna attivamente per lo sviluppo artistico e culturale del suo Paese.

Sin dall’inizio della carriera artistica la sua arte ha preso forma attraverso le performance, esplorando diverse discipline: Moda, Design, video, fotografia, scenografia, architettura, installazioni e arti visuali. Da queste nascono i suoi lavori che invadono ogni parte dello spazio percettivo degli spettatori. Le sue creazioni sono fatte di tessuti, carta, legno, minerali o oggetti singolari come specchi, profumi, stampe e così via. Tutto ciò che può scatenare una reazione, un’emozione o magia.

La sua è una narrazione spesso astratta, non esplicita, che tutti riescono a percepire ma non a definire. Crea un mondo di forme, disposte in sequenza, spesso avvolto da una profonda malinconia che nasce da un vuoto che non può essere colmato. Per questo Joël mescola il suono nella sua dimensione immateriale o il libro nella sua iper-materialità, tessuti in seta o plastica grezza, il nero o i colori più brillanti senza dare rilievo ad uno rispetto all’altro.

Ha esposto i suoi lavori a Roma, Berlino, Washington, Parigi e a Milano è rappresentato dalla Galleria Primo Marella.

Joël Andrianomearisoa – Biennale di Venezia – I have forgotten the night, ph. Diana Cicognini

Il Padiglione del Madagascar

“Joël Andrianomearisoa ha concepito la sua proposta artistica in dialogo con i due curatori Rina Ralay Ranaivo e Emmanuel Daydé. Il progetto di “I have forgotten the night” ha in sé dei rimandi alla vita, alla notte, all’architettura, alla letteratura e alle leggende popolari Malgasce e di altri luoghi. La malinconia, le notti di Antananarivo passando per Madrid e Istanbul, il palazzo d’Ilafy legato alla memoria del re Radama II; l’orizzonte di Cotonou, la leggenda del lago Tritriva; alcune note del poeta Jean-Joseph Rabearivelo in dialogo con India Song di Marguerite Duras danno vita ad un altro mondo altrove in un fruscio morbido e violento di carta nera.” (Dal testo che introduce il concept del Padiglione).

Joël Andrianomearisoa – Biennale di Venezia – I have forgotten the night, ph. Diana Cicognini

 

Joël Andrianomearisoa a Madrid e Milano

Per comprendere meglio il linguaggio di Joël e la sua ricerca artistica, faremo un breve viaggio tra le opere che ha portato quest’anno in Europa nella personale di Madrid ospitata da Sabrina Amrani e nella mostra collettiva appena inaugurata a Milano alla Galleria Primo Marella.

“Tomorrow, tomorrow. Those are words. You love flowers. How about tomorrow?”, 2019, Sabrina Amrani Gallery, Madrid

Forme, tessuti, materiali, il monocromo e il ruolo dei visitatori nella fruizione delle opere nello spazio sono una costante del suo lavoro e della poetica che sottende. Le opere creano un percorso all’interno dell mostra, proprio come avviene nel Padiglione del Madagascar in Biennale. Joël Andrianomearisoa lavora sul concetto del tempo, si interroga su passato, presente e futuro.

L’opera Dark Sky ha giocato il doppio ruolo di rappresentazione del passato e porta che, una volta scoperto l’accesso, rivela al visitatore il presente: l’installazione stessa.  È composta da una serie di opere, sospese o appese alle pareti, tra cui elementi a specchio che creano un gioco visuale di riflessi del passato e del futuro o della loro unione in un’unica scena senza tempo che si sviluppa in diverse direzioni. L’opera “Tomorrow, tomorrow”, una parete in tessuto lavorato, è sia il qui e ora, davanti al visitatore, nella rappresentazione del presente che un riferimento al futuro nel titolo ripetuto.

 

Africa Universe. Chapter 1, Januario Jano: “Anthropocene”, Milano, 26 Settembre – 31 Dicembre 2019, Primo Marella Gallery

La mostra è il primo capitolo di un’esposizione collettiva interamente dedicata all’arte contemporanea africana e include due opere di Joël Andrianomearisoa.

L’opera Untitled (chanson de ma terre lointaine series) del 2017 è molto importante perché è uno dei primissimi esperimenti di Joël con il colore. Fa parte di una serie che l’artista ha sviluppato in 5/6 lavori. Artista delle emozioni negative e positive, ha iniziato con il rosso sangue, gioia, dolore, passione, e poi ha esplorato, come in una sfida, gli altri colori. I tempi di questa serie creata da Joël sono coincisi con una parallela ricerca della Galleria su una corrente italiana degli anni Settanta, la pittura analitica. La linea e la colorazione pittorica del tessuto avvicinano queste opere al rigore formale di quella corrente. Joël con la nostra Galleria ha lavorato anche sul piccolo formato, per lui è stato un modo per reinventarsi dopo aver lavorato per tanto tempo sul grande formato.” Vincenzo Gangone, Direttore Primo Marella Gallery

Africa Universe è un progetto monumentale diviso in tre capitoli, ogni mostra è dedicata a un artista in particolare. Il mese di Ottobre è dedicato al lavoro di Januario Jano, artista angolano che si esprime attraverso dipinti, installazioni, fotografie e spettacoli, interpretando contemporaneamente la moderna cultura pop (il presente) e le pratiche tradizionali (il passato) nella sua ricerca artistica, che mette al centro l’essere umano e la rappresentazione del corpo.

Nei due capitoli successivi di Africa Universe esporranno a Novembre Troy Makaza, artista dello Zimbawe, e a Dicembre Cristiano Mangovo dall’Angola.

Gli altri artisti africani che potrete vedere nella mostra milanese sono: Ifeoma U. Anyaeji, Amani Bodo, Abdoulaye Konaté, Troy Makaza, Cristiano Mangovo, Marie-Claire Messouma Manlanbien, Cameron Platter, Ghizlane Sahli e Amina Zoubir.

Foto Diana Cicognini

About Diana Cicognini

Diana. Dea cacciatrice! Il mio territorio è Milano, la mia preda l'Arte ... che racconto, scrivo, disegno e metto in mostra. Giornalista pubblicista, la mia Nikon mi accompagna sempre per testimoniare la bellezza e là dove il mio obiettivo fotografico non arriva...un grazie dichiarato ad artisti, gallerie ed uffici stampa che mi concedono "uno scatto" per le mie parole.

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