martedì , 29 Novembre 2022
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Grande successo per “Surrealismo e Magia. La modernità Incantata” al Guggenheim di Venezia. Intervista alla curatrice Gražina Subelytė

Sarà possibile visitare sino al 26 settembre 2022 “Surrealismo e magia. La Modernità Incantata” alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

La mostra, nata dalla collaborazione tra la Peggy Guggenheim Collection e il Museum Barberini di Postdam, è a cura di Gražina Subelytė, Associate Curator della PGC e di Daniel Zamani, curatore del Museum Barberini, presenta per la prima volta sulla scena internazionale un’ampia e approfondita panoramica sulle profonde relazioni tra il Surrealismo e le tematiche legate all’occulto, alla magia e all’alchimia, individuando temi e sviluppi cronologici, proponendo confronti e parallelismi tra i diversi artisti che, nel tempo, presero parte al movimento.

La metamorfosi e l’androgino, i tarocchi, la sostanza totemica, la dimensione dell’invisibile e quella cosmica, nonché la nozione dell’artista come mago e della donna come essere magico, dea e strega sono i temi ampiamente indagati con opere preziose e raramente esposte insieme. L’esposizione, che si avvale di prestiti prestigiosi da musei e collezioni private internazionali, presenta circa sessanta opere di oltre venti artisti, e sarà presentata al Museum Barberini di Potsdam dopo la presentazione veneziana, dal 22 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023.

La mostra, che avrebbe dovuto inaugurare lo scorso anno ma è stata rimandata a causa delle note emergenze sanitarie, ha registrato sin dall’apertura – lo scorso aprile – un grande apprezzamento della critica e una straordinaria affluenza di pubblico, portando in poco tempo alla ristampa del catalogo, andato rapidamente esaurito. Surrealismo e Magia si è rivelata sin da subito un appuntamento da non perdere per i tanti appassionati d’arte (e non solo) che quest’anno hanno ripopolato la Biennale d’Arte di Venezia. Un’edizione con la quale, curiosamente, l’esposizione della PGC, ideata e programmata da molto tempo, condivide temi e aspetti: The Milk of Dreams, Il Latte dei Sogni, è il titolo di questa edizione della Biennale, curata da Cecilia Alemani, tratto da una novella di Leonora Carrington (Lancaster, 1917 – Città del Messico, 2011) artista di prima grandezza che da anni meritava una doverosa riscoperta, presente nella mostra Surrealismo e Magia con opere cardinali della sua attività; Alemani ha scelto la Carrington come emblema di arte della metamorfosi e della trasformazione anche in relazione alle tecnologia e alla  Terra, segno distintivo anche dei nostri tempi.

Veduta della mostra Surrealismo e Magia, La Modernità Incantata, photo matteo defina

Articolata In tredici sale, l’esposizione spazia dalla pittura metafisica di Giorgio de Chirico a dipinti iconici come La vestizione della sposa (1940) di Max Ernst, e Gli amanti (1947) di Victor Brauner, al simbolismo occulto delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo, alle pitture inquietanti e sofisticate di Leonor Fini.  Nucleo prezioso della mostra è il superbo patrimonio di opere surrealiste della Collezione Peggy Guggenheim, opere iconiche che riflettono con grande enfasi il dialogo tra i surrealisti e la tradizione dell’occulto. Molti artisti, le cui opere sono incluse in mostra, vengono scelti ed esposti da Peggy Guggenheim, dalla fine degli anni trenta del XX secolo è considerata una delle collezioniste e sostenitrici più vivaci del Surrealismo. È in quegli anni che la mecenate acquisisce familiarità con il movimento e presto diventa intima amica di Ernst e Breton. Surrealismo e magia.

Tra i capolavori Il cervello del bambino di Giorgio De Chirico (1914), dipinto che appartenne alla collezione privata dello stesso Breton, e che lo scrittore francese descrisse come un caso di androginia e trasformazione di genere, “non era solo freudiano, ma anche magico”. Preziosa da un punto di vista critico la riunione, dopo circa 80 anni, di due capolavori, La vestizione della sposa di Max Ernst, appartenente al museo veneziano, e il Ritratto di Max Ernst di Leonora Carrington (1939 circa). Nel suo dipinto, Ernst raffigura la Carrington, sua compagna dal 1937 al 1940, come strega e incantatrice, mentre la Carrington ritrae Ernst come alchimista, eremita, figura sciamanica. Tale accostamento mette in evidenza il loro scambio artistico e gli interessi condivisi per la stregoneria, la magia e il simbolismo alchemico e animale. Inoltre, rivela l’influenza che la Carrington ebbe su Ernst, avendo il suo ritratto probabilmente ispirato l’opera di Ernst, realizzata successivamente, nel 1940.

Max Ernst, L’Europa dopo la pioggia II, 1940–1942 Olio su tela, 54,8 × 147,8 cm Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, CT, The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Sumner Collection Fund Inv. 1942.281

Bella la rivalutazione critica di un artista dotato e visionario come l’italo-statunitense Enrico Donati (Milano, 1909 – New York, 2008) molto apprezzato da Brèton, che introduce la mostra con la opera Malocchio (1946) ed è presente in mostra anche con Pugno: entrambe le opere furono esposte alla mostra del dopoguerra dedicata al mito e alla magia, “Le Surréalisme en 1947”, alla Galerie Maeght di Parigi. In Pugno una mano stringe due occhi vitrei a creare le sembianze di un viso misterioso, in un’allusione al malocchio. Nella mostra “Le Surréalisme” l’opera era esposta nella sala dedicata alla superstizione, dove ai visitatori è richiesto di confrontarsi e allontanare intellettualmente le proprie paure.

Veduta della mostra Surrealismo e Magia. La Modernità Incantata, photo matteo defina. In primo piano Enrico Donati Pugno, 1946 (fusione 1997) Bronzo e vetro, 81,2 × 45,7 × 46,9 cm Collezione privata

Un’intera sala è poi dedicata ai lavori di Kurt Seligmann, artista e studioso di occultismo di origine svizzera, autore del libro The Mirror of Magic (1948), divenuto un classico dell’occulto, ampiamente letto dai surrealisti, tra cui la stessa Carrington. Segue un affondo sulla nozione di donna come essere magico e sul tema della sovrapposizione tra vita animale, vegetale e umana, con opere come La donna gatto (1951) della Carrington,

Leonora Carrington, La donna gatto (La Grande Dame), 1951 Legno policromo intagliato, altezza c. 202 cm Collezione privata, photo Matteo Defina

o La magia nera (1945) di René Magritte. La mostra si chiude infine con i temi delle forze cosmiche e della dimensione dell’invisibile, incarnati dalle tele di Salvador Dalí, Óscar Domínguez, Roberto Matta, Wolfgang Paalen, Kay Sage e Yves Tanguy. All’ingresso dell’esposizione infine, in uno spazio speciale adibito a sala di proiezione, è proiettato il cortometraggio della regista d’avanguardia americana, di origine ucraina, Maya Deren, La culla della strega (1943), girato nel museo-galleria di Peggy Guggenheim Art of This Century, opera incompiuta che mette in evidenza l’interesse della Deren per la stregoneria e il ritualismo.

Leonor Fini, La fine del mondo, 1949 Olio su tela, 35 × 28 cm Collezione privata

Abbiamo avuto la possibilità di rivolgere alcune domande alla curatrice della mostra Gražina Subelytė.

La mostra Surrealismo e Magia. La modernità incantata sta ottenendo, dalla sua apertura, un grandissimo successo di critica ma soprattutto di pubblico: il catalogo è già andato esaurito nella sua prima edizione e si sta esaurendo la seconda! Come curatrice interpreti questa risposta così forte del pubblico verso un tema così particolare come il Surrealismo e l’Occulto?

GS Potrei rispondere con le parole di Remedios Varo. Quando le fu chiesto se il Surrealismo fosse in declino lei rispose: «non credo che possa mai andare in declino nella sua essenza, dato che è inerente all’umanità». I surrealisti hanno sicuramente precorso i tempi in cui viviamo: erano pacifisti, anticapitalisti, promuovevano l’amore per la natura e l’ecologia, e le artiste surrealiste erano fortemente proto-femministe. Credo che il pubblico abbia capito la rilevanza di questo movimento, spesso frainteso. Come società stiamo vivendo tempi difficili, e i surrealisti essenzialmente credevano di poter cambiare il mondo, reincantare l’universo in un momento traumatico. Attraverso l’arte desideravano affrontare le paure dell’umanità e superarle. Il Surrealismo è una filosofia di vita che sceglie di approcciarsi al mondo positivamente per rinnovarlo a partire dalla conoscenza di sé stessi. Credo che ognuno di noi possa trarvi ispirazione rispetto all’attualità che stiamo vivendo.  

L’arte dimostra sempre una certa capacità di preveggenza e di acuta interpretazione della realtà: è davvero incredibile il parallelismo tra la vita politica dei nostri giorni e la situazione storica in cui è nato il Surrealismo, quasi una risposta alle atrocità delle Guerre mondiali…Come curatrice come ne pensi? L’Arte può sempre fornire una risposta?

GS Sicuramente sì! Di fronte all’insensata realtà delle due guerre mondiali, i surrealisti si sono rivolti ai sogni, all’inconscio e alla magia cercando modi alternativi di comprendere l’universo. Per loro la magia diviene il lasciapassare per una rinascita culturale e spirituale post-bellica, che permette loro di raggiungere l’obiettivo di una rivoluzione totale, soprattutto una trasformazione individuale che diventa il mezzo con cui cambiare il mondo. Quasi cento anni dopo, si possono trovare tanti parallelismi con la nostra era di angoscia pandemica e catastrofe climatica e, naturalmente, con le guerre, principalmente la catastrofica invasione russa dell’Ucraina. Il Surrealismo non è morto. Sta andando avanti. Siamo tutti surrealisti in quanto anche noi possiamo cambiare il nostro mondo.

Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940 Olio su tela, 129,6 × 96,3 cm Collezione Peggy Guggenheim, Venezia – Solomon R. Guggenheim Foundation, New York

Surrealismo e Magia ha richiesto una lunga preparazione ed  è stata inaugurata, a causa dell’emergenza sanitaria, un anno dopo del previsto, così come la Biennale: ho notato che con quest’ultima, intitolata Il Latte dei Sogni da un’opera letteraria di Leonora Carrington, dimostra una ampia condivisione di temi: c’è stato un dialogo con la curatela della Biennale o è stata una fortunata coincidenza che permette al visitatore un ancora più puntuale approfondimento dei temi del Surrealismo e su alcuni dei suoi protagonisti?

GS L’idea per la mostra Surrealismo e Magia è nata circa 7 anni fa, quando ho fatto la domanda per il dottorato di ricerca (PhD) su questo tema alla Courtauld Institute of Art di Londra, dottorato che ho finito l’anno scorso. Ho iniziato a lavorare a questa mostra 4 anni fa, molto prima che fosse annunciato il tema della Biennale. La collezione di Peggy Guggenheim è sempre una fonte di grande ispirazione per i nostri progetti espositivi. Siamo l’istituzione storica del Surrealismo a Venezia, poiché Peggy Guggenheim è stata una delle collezioniste di opere surrealiste più importanti al mondo. È davvero una singolare coincidenza che entrambe le istituzioni celebrino il Surrealismo quest’anno, ma gli stessi surrealisti probabilmente direbbero che è qualcosa di predestinato! Sono contenta perché così si crea una grande sinergia in città che sicuramente aiuta il pubblico di capire meglio l’importanza del movimento oggi.

Leonora Carrington, Ritratto di Max Ernst, 1939, Olio su tela, 50,3 × 26,8 cm National Galleries of Scotland, Edinburgh, acquistato con il supporto di Henry and Sula Walton Fund e Art Fund, 2018 Inv GMA 5600ngton

Peggy Guggenheim è stata una delle collezioniste e sostenitrici più importanti del movimento del Surrealismo. Quali sono le opere di partenza alla base del progetto di mostra? Ce n’è una in particolare secondo te particolarmente significativa che può servire come chiave interpretativa della mostra?

GS Peggy Guggenheim rappresenta l’ispirazione più grande per questo progetto, come del resto per tutto quello che facciamo al museo. Alla sua collezione appartengono le opere di Leonora Carrington e Leonor Fini che ho incluso nella mostra. Uno dei temi più importanti esplorati nel percorso espositivo è, di fatto, l’interesse proto-femminista per alchimia, stregoneria e androginia nelle loro opere e nei lavori di Dorothea Tanning e Remedios Varo.Un’altra opera particolarmente importante della Collezione Peggy Guggenheim, esposta in mostra, è La vestizione della sposa di Max Ernst del 1940, dove l’artista dipinge la donna amata, Leonora Carrington, come una strega, una misteriosa incantatrice. Ernst ebbe un’intensa storia d’amore con la Carrington, interrotta a causa della guerra; successivamente sposò Peggy Guggenheim, che era a conoscenza del forte legame rimasto tra i due. L’opera è qui messa in dialogo, per la prima volta dopo oltre ottant’anni anni, con il ritratto che Carrington fece di Ernst. Mentre attendevano di lasciare l’Europa alla volta degli Stati Uniti, i surrealisti si rifugiarono a Marsiglia, e, a Villa Air-Bel, organizzarono delle aste domenicali: è lì che i due dipinti vennero fotografati insieme, per la prima e ultima volta, prima di essere esposti oggi a Venezia.

Kurt Seligmann Bafometto, 1948 Olio su tela, 122,6 × 147,6 cm Collezione Museum of Contemporary Art Chicago, donazione Joseph e Jory Shapiro Inv. 1992.72

Quale è stato per i surrealisti il ruolo di Kurt Seligmann, artista e studioso di occultismo, che so essere stato al centro delle tue ricerche?

GS L’artista e studioso svizzero-americano Kurt Seligmann svolge un ruolo chiave nel favorire il legame tra i surrealisti e l’occulto, soprattutto durante il periodo dell’esilio negli anni ’40, quando la magia e il mito sono tra gli interessi più evidenti del movimento. Nel 1938 è il primo surrealista a visitare la costa nordoccidentale della Columbia Britannica, dove acquista opere di artisti indigeni e nel settembre 1939 è il primo surrealista europeo ad arrivare negli Stati Uniti allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Colleziona avidamente libri rari sui temi della magia, dell’alchimia e della stregoneria, e viene riconosciuto come esperto di occultismo da artisti e scrittori, incluso André Breton. Breton spesso si rivolge a Seligmann per migliorare le proprie conoscenze sulla magia. Durante questo periodo in esilio, Breton si avvicina sempre più proprio alla magia e non c’è dubbio che le sue discussioni con Seligmann abbiano avuto un ruolo in questo. Gli articoli di Seligmann su questo tema sono pubblicati sulla rivista surrealista “VVV” e quella d’avanguardia “View”, che sostengono la cerchia dei surrealisti emigrati. I suoi studi culminano con la pubblicazione di un classico dell’occultismo, Lo specchio della magia. Storia della magia nel mondo occidentale (1948), che esercita una grande influenza su Leonora Carrington. Qui Seligmann rimarca le possibilità liberatorie della magia: “La magia fu uno stimolo a pensare, affrancò l’uomo dal terrore, l’arricchì col sentimento di poter controllare il mondo, affinò le capacità della sua immaginazione e tenne vigili le sue aspirazioni verso la suprema perfezione”.

Dopo Venezia la mostra, in ottobre, avrà una seconda sede in Germania…si saranno cambiamenti tra le opere?

GS Sì, la mostra a Potsdam sarà più grande, perché gli spazi del Museum Barberini sono molto più grandi, con soffitti altissimi di 5 metri. A Venezia abbiamo circa 60 opere, e a Potsdam invece ce ne saranno circa 90. 

PER INFO

PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION

Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701
I-30123 Venice

tel: +39 041 2405 411
e-mail: info@guggenheim-venice.it

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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