Fausto Melotti alla GAM di Torino: l’omaggio a un maestro dell’arte italiana del Novecento

Fino al 7 settembre 2025, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino dedica una grande retrospettiva a Fausto Melotti, figura tra le più raffinate e complesse dell’arte italiana del Novecento.

La mostra, intitolata Lasciatemi divertire!, trae spunto da un’affermazione ironica dell’artista stesso e allude al carattere libero, sperimentale e giocoso che ha sempre contraddistinto la sua ricerca. Curata da Chiara Bertola e Fabio Cafagna, rispettivamente direttrice e conservatore dell’istituzione torinese, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Fausto Melotti di Milano e si inserisce nel ciclo Seconda Risonanza, promosso dalla GAM per valorizzare protagonisti storici della sua collezione.

Ph. Studio Gonella

Sono oltre centocinquanta le opere esposte, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, riunite per ripercorrere l’intera traiettoria creativa dell’artista: dai primi esperimenti astratti degli anni Trenta alle sculture leggere e musicali della maturità, passando per i teatrini, la ceramica, i disegni, i bassorilievi e le composizioni ispirate alla musica e alla scrittura, e persino la pittura. La mostra si sviluppa in otto sezioni ordinate cronologicamente, ma con snodi tematici che permettono di cogliere le ricorrenze formali e concettuali della sua poetica.

Ph. Studio Gonella

Un allestimento centrale rievoca idealmente gli atelier di Melotti a Milano, in via Leopardi, e a Roma, in via Margutta: spazi di intensa attività, abitati da opere in divenire, strumenti musicali, libri, modelli e appunti. Intorno a questa ricostruzione si dipanano le altre sezioni, dedicate all’arte astratta, alle suggestioni naturali e urbane di Città e foreste, alle Cosmologie, ai Miti antichi, fino agli Alfabeti, in cui la scultura si intreccia alla scrittura come gesto grafico e segno poetico. Due sale raccolgono opere ispirate rispettivamente alla musica (Intervalli e contrappunti) e ai ritmi atmosferici (Pioggia e vento), che restituiscono la centralità del tempo, del vuoto e del silenzio nella sua arte. Completano l’itinerario i celebri Teatrini e una ricca sezione dedicata alla produzione ceramica, esito di un lungo periodo in cui Melotti, dopo i traumi della guerra, trovò in quel materiale una via di sopravvivenza e di sperimentazione formale.

L’allestimento si estende oltre le sale espositive: sculture monumentali dialogano con atri, vestiboli e giardino, dove si può ammirare Modulazione ascendente (1977), scultura aerea in ottone che sembra librarsi nello spazio come un pensiero musicale. Una selezione di fotografie, materiali d’archivio e documenti autografi è esposta nella Biblioteca del museo, arricchendo l’esperienza con la voce stessa dell’artista.

Fausto Melotti, Orfeo, 1945

Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) ha avuto un legame significativo con Torino, dove nel 1925 visse un periodo di formazione fondamentale. Ospite dello zio Carlo Fait, assistente dello scultore Pietro Canonica, frequentò l’Accademia Albertina, dove avvenne il primo folgorante incontro con la scultura. Fu solo il primo capitolo di una biografia ricchissima, che si sarebbe sviluppata tra molteplici campi del sapere e dell’arte. Dopo gli studi classici si iscrisse a Fisica e Matematica all’Università di Pisa, per poi laurearsi in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano nel 1924. Parallelamente, ottenne il diploma di pianoforte e studiò composizione. La vocazione artistica lo condusse presto alla scultura: dopo il periodo torinese, nel 1928 si trasferì a Milano, dove frequentò l’Accademia di Brera come allievo di Adolfo Wildt, insieme a Lucio Fontana, con cui mantenne un sodalizio duraturo.

ph, Studio Gonella

Nel 1932 iniziò l’insegnamento a Cantù, in un contesto pedagogico avanzato dove, come dichiarava lui stesso, lo scopo era “insegnare il piccolo eroismo di pensare con il proprio cervello”. Intanto, si avvicinava al milieu dell’arte astratta: nel 1935 aderì al movimento Abstraction-Création, attivo a Parigi, e partecipò alla prima mostra collettiva di arte astratta a Torino, nello studio di Casorati e Paulucci. Nello stesso anno, espone alla Galleria Il Milione di Milano una serie di sculture contrappuntistiche, ispirate al rigore musicale. A testimonianza di questo clima culturale è la pubblicazione di Kn di Carlo Belli, cugino di Melotti, definito da Kandinskij il “Vangelo dell’arte astratta”.

Ph. Anelli

Nel 1936, per la VI Triennale di Milano, realizzò un’opera-chiave, Costante Uomo, installazione ambientale concepita per la “Sala della Coerenza” progettata dallo studio BBPR: dodici sculture scandivano lo spazio secondo un ritmo visivo che univa colore, parola e architettura. Ma la guerra segnò una cesura drammatica: nel 1943 il suo studio fu distrutto dai bombardamenti e Melotti si trasferì a Roma, dove disegnò, dipinse, scrisse versi. Nel 1944 pubblicò con Scheiwiller Il triste Minotauro, raccolta poetica in cui la leggerezza si fonde con un senso malinconico e sospeso.

Il dopoguerra lo vide concentrato sulla ceramica, mezzo di sostentamento e sperimentazione, che praticò per circa quindici anni. Con straordinaria inventiva realizzò oggetti d’uso dalle forme fantasiose, dai colori smaltati e cangianti. Ottenne numerosi premi: il Gran Premio alla Triennale di Milano nel 1951, la medaglia d’oro a Praga e a Monaco. Il legame con Gio Ponti si consolidò anche grazie a importanti committenze, come le ville Planchart a Caracas e Nemazee a Teheran.

Negli anni Sessanta tornò alla scultura astratta, abbandonando quasi del tutto la ceramica. Le sue composizioni si fecero più leggere, fatte di linee, vuoti e ritmi: sculture che sembrano disegnare lo spazio come una partitura. Nel 1975 pubblicò con Adelphi Linee, raccolta di aforismi e prose poetiche che vinse il Premio Diano Marina. Mostre personali a Palazzo Reale di Milano (1979), al Forte Belvedere di Firenze (1981), in Italia e all’estero, consolidarono il suo riconoscimento internazionale. A pochi giorni dalla sua morte, nel giugno 1986, la Biennale di Venezia gli conferì il Leone d’oro alla memoria.

Tra i capitoli meno noti ma affascinanti della sua produzione, va ricordato il lavoro nel campo del gioiello d’artista. A partire dagli anni Cinquanta, Melotti iniziò a realizzare ornamenti in ottone, argento e oro: piccoli universi di forme, costruiti con la stessa grazia e intelligenza delle sue sculture. Le Ruote, orecchini e collane composti da dischi irregolari, sono tra i pezzi più noti. I suoi gioielli – veri oggetti poetici – sono stati esposti anche in mostre internazionali, come quella recente della galleria Hauser & Wirth di Zurigo, e oggi, al pari delle sue sculture, sono sempre più ricercati da collezionisti e musei.

PER INFO

FAUSTO MELOTTI

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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