lunedì , 19 novembre 2018
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Spazio ambiente e colore nell’opera di Agostino Bonalumi a Palazzo Reale a Milano

Da non perdere la mostra antologica dedicata ad Agostino Bonalumi (Vimercate 1935- Monza 2013) sino al 30 settembre a Palazzo Reale a Milano, la prima a pochi anni dalla sua scomparsa.

L’esposizione, dal titolo Bonalumi 1958 – 2013, promossa dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Museo del Novecento, in collaborazione con l’Archivio Bonalumi, è curata da Marco Meneguzzo, e illustra, attraverso 120 opere, il percorso creativo del grande artista milanese, dagli esordi, ancora in ambito informale nella Milano di fine anni ’50, alla collaborazione e all’amicizia con Piero Manzoni ed Enrico Castellani (con i quali sviluppa il concetto di un nuovo “spazio artistico” della tela),  sino alle affermazioni in ambito europeo e alla recente riscoperta in ambito internazionale.

Il percorso espositivo, ordinato cronologicamente, riserva non poche soprese, a partire dalla prima sala che volutamente propone un compendio (questa volta non cronologico) della sua arte attraverso i decenni, in modo tale da fornire al visitatore una visione sinottica della sua ricerca. Una ricerca che parte dalla sua intuizione più celebre, l’esteroflessione della tela, la forma che esce dal quadro proponendo un “oggetto-pittorico” o  una “pittura-oggetto” che presenti lo spazio nella sua estensione e che si declini in numerose possibilità, dalle forme concave e convesse a quelle lamellari, dalle  tridimensionalità espanse sino alle dimensioni ambientali, il tutto sottolineato da cromatismi in tonalità primarie o rigorosi bianchi e neri.

Colpisce nella prima sala la ricostruzione dell’ambiente “Blu Abitabile” del 1967, un’opera di pittura-ambiente, realizzata per la mostra “Lo Spazio dell’Immagine” di Foligno. Seguono i primi lavori ancora legati alla pittura informale ma sui quali compaiono già elementi aggettanti, spesso afferenti alla realtà, come tubi, canne, erba, tessuti… Le prime esteroflessioni di fine anni ’50 (nel 1958 nasce il gruppo Bonalumi Castellani e Manzoni con una mostra alla Galleria Pater di Milano, alla quale seguiranno altre mostre a Roma, Milano e Losanna) appaiono come primi tentativi di una “messa in forma” che si svilupperà per varianti progressive. Varianti che terranno conto delle forme geometriche primarie: la sfera, il cerchio, le linee scandiscono lo spazio delle tela, sottolineate dalla scelta monocromatica. Fondamentale si rivelerà anche la scelta di nuovi materiali come il “cirè”, un tessuto sintetico inventato in quel periodo e caratterizzato da una notevole lucentezza.

Procedendo nella mostra si trova un’altra grande installazione riproposta per la prima volta dalla sua creazione: la Struttura modulare bianca in vetroresina e nitro e presentata alla Biennale di Venezia del 1970. L’opera è composta da una serie di elementi modulari componibili secondo andamenti circolari e articolati, che ricordano una (futuribile) colonna vertebrale “giurassica” da Museo delle Scienze, e rimandano per assonanza alla Colonna senza Fine di Brancusi. Nel progetto originale si affiancava per contrasto una parete modulare nera, oggi perduta.


Più avanti nel percorso si incontra la terza grande installazione ambientale, una parete di grande superfici, esposta nel 2003 all’Institut Mathildenhöhe, Darmstadt, in Germania. Di grande interesse anche il focus sul secondo periodo creativo dell’artista (che ha lavorato fino all’ultimo nel suo studio), un’indagine sullo spazio e sulla modulazione della luce durato quasi vent’anni, dai primi anni ’70 al 1989, e incentrato sull’uso delle lamelle o delle griglie accostate come le centine di uno scafo, esteroflessioni meno pronunciate che valorizzano, tuttavia, l’incidenza della luce sull’opera, luce che ne modifica radicalmente e continuamente la percezione ottica.
 “Agostino Bonalumi – afferma Marco Meneguzzo – appartiene a quella generazione che ha preso molto da Lucio Fontana, ma che è riuscita a dare il senso dello spazio in una maniera assolutamente moderna, così come avevano fatto i due suoi amici e sodali, Piero Manzoni ed Enrico Castellani, pur mantenendo ciascuno una propria e ben riconoscibile cifra espressiva”.


“Bonalumi – continua Marco Meneguzzo – ha trovato la chiave per dare un’immagine dell’arte strettamente aderente alla società che stava formandosi, aprendosi finalmente alla vera modernità, continuando a sperimentare fino alla fine dei suoi giorni”.
All’interno del percorso viene inoltre proiettato un estratto, della durata di 12 minuti sui 60 complessivi, del documentario “Agostino Bonalumi. L’intelligenza dei materiali”, realizzato da Archivio Bonalumi e Zenit Arti Audiovisive, con la regia di Fabrizio Galatea e la direzione storico-artistica di Francesca Pola. Il film sarà trasmesso integralmente da Sky Arte HD il 18 settembre 2018. Al centro del documetario l’ultima intervista a Bonalumi (che scopriamo essere stato pasticciere nella sua “vita precedente”), realizzata pochi mesi prima della sua morte, alla quale si intrecciano testimonianze dei figli Fabrizio e Pierenrico Bonalumi e dei protagonisti della scena culturale in cui l’artista ha operato, Arturo Schwarz, Fernanda Pivano, Davide Mazzoleni, Gillo Dorfles, Franca Scheggi, il fotografo Uliano Lucas.

La mostra si completa con un approfondimento dal titolo Agostino Bonalumi, Spazio, ambiente, progetto” allestito al contiguo Museo del Novecento, un focus sulla sua progettazione di opere ambientali di notevoli dimensioni: sono esposte opere su carta che illustrano la parte teorica di un pensiero costante sullo spazio e sulle sue potenzialità.

Per Info

Agotino Bonalumi 1935-2003

Palazzo Reale – Milano

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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