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sabato , 26 maggio 2018
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R3M3MB3R alla Riccardo Costantini Contemporary

Sarà visitabile sino al 10 marzo 2018 negli spazi di Riccardo Costantini Contemporary a Torino la collettiva R3M3MB3R

A partire dalla grafia del titolo in cui le “e” capovolte paiono guardarsi indietro, protagonista è il tema della memoria come traccia che da passato incide esteticamente il presente e che viene declinato attraverso la visione poliedrica di otto artisti provenienti da paesi e percorsi differenti: Edoardo Hahn, Jins, Pablo Mesa Capella, Mario Pandiani & Markos Tsomidis, Francesco Pergolesi , Eleonora Roaro,  Ray Smith e Santiago Ydanez, artisti che si misurano con la fotografia, la scultura, il disegno e la pittura.

Sergio Ydànez, Riccardo Costantini Contemporary

Edoardo Hahn (Torino 1952) presenta il suo lavoro improntato alla fotografia che sia nei temi (una zona a nord di San Francisco vista nella sua architettura silente, vintage, priva dell’elemento umano) che nell’ impostazione tecnica (dai colori al formato) richiama la fotografia on the road anni ‘70. Ed è proprio con il formato e la disposizione delle immagini che Hahn gioca sino ad evocare e dare corpo a ricordi che ci abbandonano, che neppure un’immagine su pellicola può fermare: come in un album di ricordi incapace di contenerle, le sue fotografie sembrano fuggire dalla loro cornice e diventare solo frammenti, situazioni e momenti dislocati, ormai indecifrabili, destinati a svanire o a comporre mosaici incompleti di un passato ormai frammentario e frammentato.

Edoardo Hahn, Riccardo Costantini Contemporary

JINS, pseudonimo di Paolo Gillone (Torino 1966), realizza  grandi disegni su carta organizzati secondo un finto disordine compositivo ricchissimo di segni, immagini, oggetti, animali, realtà e irrealtà; elementi che, al contrario, creano un racconto preciso, denso di riferimenti al suo privato e alle sue passioni, dalle citazioni della storia dell’arte (Keith Haring ma anche la cultura atzeca) alla musica, ad una certa estetica pop, alle notizie filtrate dai mass-media. Un diario per immagini che si fa specchio del contemporaneo, delle esperienze che da personali diventano universali, e come tali si prestano a letture sempre diverse.

Jins, Riccardo Costantini Contemporary

Pablo Mesa Capella nasce come scenografo e ben declina questa sua passione e uno spiccato senso estetico e cromatico nei suoi lavori in mostra, mix fra scultura e installazione: campane di vetro cristallizzano la composizione impedendo qualsiasi variazione anche all’artista-demiurgo e rimandano ad un certo gusto ottocentesco per gli animali impagliati o i fiori di cera. Nelle sue installazioni prendono forma paesaggi onirici e surreali i cui elementi, avvolti da un’atmosfera da favola, provengono dal mondo della natura e in cui gli oggetti, legati tra un loro da un fil rouge (anche fisicamente presente),  spesso rovesciano le prospettive della memoria, come nel caso della lanterna che non fa più luce ma che ricorda tutto quello che le è passato accanto nella sua trascorsa “esistenza”.  Mesa Capella usa lo spazio come una sorta di palcoscenico teatrale, una wunderkammer  in cui protagonisti sono i personaggi ritagliati da fotografie d’epoca che sembrano riemergere dalla memoria in una nuova vita grazio allo sguardo vivificante prima dell’artista e poi dello spettatore.

Pablo Mesa Cappella, Riccardo Costantini Contemporary

Le opere di Marco Pandiani (Torino 1957) e del suo misterioso alter ego Marco Tsomidis (? -Grecia) sono lavori di grandissima originalità e complessità tecnica: straordinaria la capacità di riprodurre in scala il Nautilus di “20.000 leghe sotto i mari” di Jules Verne con il legno che imita il ferro arrugginito dal mare. All’interno piccoli mondi miniaturizzati che rimando alla visionarietà di Verne e alla memoria di avventure marine fantastiche filtrate dal sogno, come quella di Ulisse, evoca in particolare dal mito di Calipso, molto caro agli artisti. Come scrive suo fratello, lo scrittore Enrico Pandiani “[…] Quello che ci troviamo a interpretare, è un linguaggio che pensiamo di aver capito, soltanto per scoprire che non è così, che c’è sempre dell’altro. Tutto ciò che è stato si è accumulato e, ogni volta, si è ripresentato con una forma nuova. […]. Nella stessa sala è collocato il dipinto di Santiago Ydànez (Jaén, Spagna, 1969), uno degli artisti spagnoli fra i più importanti della sua generazione, che prende spunto da una fotografia d’epoca, ritratto di una donna tedesca del periodo Nazional-Socialista. Un sottile ed elegante stratagemma per portarci a riflettere sui recenti rigurgiti nazi-fascisti che stanno segnando anche la nostra contemporaneità e che ci impongono il  dovere morale di “non dimenticare”.

Marco Pandiani e Marco Tsomidis, Riccardo Costantini Contemporary

Francesco Pergolesi (Venezia 1975), presenta parte della serie “Heroes”, un progetto fotografico che racconta e mette in scena artigiani e bottegai, ultimi baluardi di una società in estinzione. Nato nel 2013, è tuttora in continua evoluzione in varie parti del mondo come le ultime immagini scattate a Barcellona. “Ho compreso che questi preziosi universi stavano sparendo, trascinati via da una misteriosa forza: una Nuova Era stava arrivando”. Afferma l’artista: “Prima che sia tardi, raccolgo frammenti di memorie che profumano di carta ingiallita e “Ceci n’est pas une pipe“, di fave appena colte che ascoltano discorsi e maldicenze di anziani pellegrini, seduti religiosamente su sedie di formica verde acqua, di stoffe conservate in bauli polverosi e mani sapienti che fendono tessuti nel cuore della notte, di candide nubi bianche in forni rosa antico come le dita dell’Aurora, di colla e segatura, germogli e spine aguzze, di buongiorno e buonasera per davvero!”

Francesco Pergolesi, Giuditta 2016, Riccardo Costantini Contemporary

Happily Ever After è un progetto in progress dell’artista Eleonora Roaro (Varese 1989), una collezione di fotografie vernacolari in bianco e nero legate al rituale del matrimonio occidentale, realizzate tra gli anni ’40 e gli anni ’70 e acquistate dall’artista nei mercatini in giro per il mondo, colpita dal fatto che dei ricordi personali così privati siano abbandonati e ed esposti come merce. Le figure maschili sono state cancellate da queste immagini con uno smalto fucsia per le unghie, elemento tratto dall’immaginario femminile e impiegato in modo ironico e parimenti drammatico nel suo evocare, senza citare direttamente, il sangue. Questa operazione di damnatio memoriae mira al duplice scopo di criticare l’istituzione matrimoniale e sottolineare al contempo la ripetizione di situazioni e pose, un’ omogeneità  estetica che appiattisce l’unicità dell’evento in un rituale collettivo sempre uguale a se stesso, in cui le donne sono le protagoniste, nel bene e nel male, come recita la formula matrimoniale.

Eleonora Roaro, Happily Ever After, Riccardo Costantini Contemporary

Le opere pittoriche del celebre artista americano Ray Smith (Brownsville, Texas, USA, 1959) appartengono alla serie Rush Hours. Sono ritratti sui generis in cui l’artista trasforma la morfologia di orologi da polso, attraverso un programma in dotazione alla NASA, previa esaustiva intervista ai loro possessori.

Ray Smith, Riccardo Costantini Contemporary

“Rappresentare il tempo delle cose, in funzione della loro vita insieme a noi, o viceversa,” significa poetizzare l’oggetto inserendo in esso un “tempo soggettivo, il tempo di una relazione”. Significa creare Ritratti oggettuali.

 

Da martedì a sabato ore 11.00 – 19.30.

Riccardo Costantini Contemporary

+39 011 8141099 Info@rccontemporary.com

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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