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  • Frida Kahlo. Oltre il mito - MUDEC Milano

  • Autoritratto con treccia, 1941

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  • Bambina con collana, 1929

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  • Autoritratto, 1948

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FRIDA KAHLO. Oltre il mito. La mostra al MUDEC

Frida Kahlo al Mudec di Milano fino al 3 giugno 2018

Una mostra per svelare l’artista Frida Kahlo, valorizzare la donna e per una volta dimenticare il personaggio. Una mostra tematica e non cronologica o biografica, per portare l’attenzione del visitatore su dettagli pittorici e bravura tecnica, testimonianze fotografiche e riferimenti etnico-culturali, aspetti onirici e surreali della sua arte, mescolanza di generi e di stili. Una mostra che ci regala degli inediti a fianco di opere conosciute e preziosi aiuti alla lettura della sua arte, grazie all’esposizione di manufatti messicani e precolombiani della collezione permanente del MUDEC. Nelle parole dei curatori Diego Sileo e Davide Domenici una traccia da seguire durante il percorso in mostra.

Diego Sileo teorico, storico d’arte e curatore del PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, ha avuto accesso a materiali di archivio inediti: nel 2007 l’archivio ritrovato di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico) e nel 2010 ha fatto parte, come unico membro europeo, del progetto di ricerca sul nuovo archivio di Frida Kahlo e Diego Rivera del Museo Frida Kahlo di Città del Messico.
“Dopo sei anni di studi e ricerche, presentiamo al pubblico una mostra che vuole gettare luce sull’artista, oscurata ormai dall’icona pop che Frida è diventata”.

Diego Sileo, curatore della mostra Frida Kahlo Oltre il mito

“La mostra inizia con un disegno inedito esposto in anteprima mondiale qui a Milano, L’apparenza inganna, ascrivibile ad una fase tarda del percorso artistico di Frida. La forma dell’abito è fatta per nascondere il suo corpo, ma attraverso la trasparenza Frida si svela per come effettivamente è.

Bambina con collana del 1929. Per 60 anni non si è saputo nulla di questo dipinto. Si pensava che fosse andato perduto o distrutto, testimoniato solo da una fotografia in bianco e nero scattata nel 1929. Parte di una serie di ritratti di giovani ragazze messicane, è riemerso nel 2016. Oggi è per la prima volta visibile nei suoi colori sgargianti.

Inedita è anche la lettera del Settembre 1925, che Frida scrive dopo l’incidente, ancora dal letto di ospedale, raccontando al fidanzato il dolore e la sofferenza, ma terminando con un piccolo autoritratto e una frase di grande ottimismo La vita comincia domani”.

L’apparenza inganna.

“Il suo ottimismo è evidente anche in un’opera come La colonna spezzata del 1944 tra le più note e riprodotte dell’artista. Ho voluto che fosse l’opera simbolo della sezione DOLORE, perché racconta bene come Frida lo affronta. Ma bisogna osservare i dettagli. Frida rappresenta il corpo martoriato dall’incidente, i chiodi, le lacrime sul viso, ma le sue pupille sono sostituite da due colombe bianche. Rassegnazione si, ma non disperazione e rabbia, come per i quattro aborti subiti e la morte del figlio. I quadri più cruenti, infatti, sono quelli che raccontano gli aborti.”

“Inedite le lettere ricevute da tutti i suoi medici, emerse dagli studi che ho fatto sull’archivio scoperto nella Casa Azul di Frida e Diego. Prima si conoscevano solo quelle scritte a loro da Frida. Ad ogni aborto doveva affrontare la stessa sofferenza, pur sapendo che non avrebbe mai potuto portare a termine una gravidanza e realizzare così il grande sogno della sua vita. Si arrabbiava con se stessa e con il destino”.

Davide Domenici, curatore della mostra. Il sogno degli antenati.

Davide Domenici, antropologo del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna e specialista di archeologia e storia dell’America indigena, ci racconta Il sogno degli antenati L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo, la mostra gratuita negli spazi del MUDEC da lui curata insieme a Carolina Orsini.

“Creare un collegamento tra la mostra temporanea e il contesto del museo che la ospita, questo è lo scopo del progetto di valorizzazione delle collezioni etnografiche del MUDEC”. Un vestito indigeno appartenuto a Dolores del Rio, star Hollywoodiana dell’epoca e amica di Frida Kahlo esposto insieme ad una foto dell’artista con un abito simile. Una figura di ceramica del Messico occidentale dello stato di Jalisco e una foto d’epoca dove Frida tiene in mano un oggetto della stessa regione. Teste e figurine fittili e una foto di Frida e Diego con la loro collezione.

“Importante è il collezionismo di Frida e Diego Rivera, una collezione di 50.000 manufatti archeologici con cui hanno vissuto costantemente a contatto . Frida ne ha tratto ispirazione estetica, cercando nell’iconografia precolombiana elementi utili ad esprimere la sua arte. Dalla cultura indigena ha ripreso l’immaginario di cuori e sangue dell’arte Azteca, per esprimere la sua sofferenza. Ha usato gioielli precolombiani per modellare il suo corpo. Del resto Frida lavora nel contesto della riscoperta del passato e della ricostruzione della nazione messicana dopo la rivoluzione. Il Messico stava reinventando la propria identità nazionale, e scelse la cultura precolombiana che la distingueva da altri paesi”.

 

“In mostra le opere di Frida Kahlo dialogano con i manufatti precolombiani e messicani selezionati dalla ricca collezione permanente del MUDEC. L’importanza di una collezione è proporzionale alla capacità di rendere vivi gli oggetti, non un patrimonio inerte in un magazzino o nelle vetrine, ma un patrimonio che acquista vita e quindi valore perché in grado di portare dei significati e dare strumenti visibili ai visitatori per leggere le grandi opere. E così abbiamo realizzato una piccola mostra collaterale, spero non marginale, che connettendo oggetti archeologici e foto storiche, vestiti e manufatti antichi consentisse di approfondire nuovi aspetti dell’arte di Frida Kahlo”.

Il cervo ferito, 1946

“Foto e dipinti ci raccontano anche il rapporto quotidiano di Frida e Diego con gli animali.  Una credenza popolare messicana racconta che uomini e animali condividono un’essenza e quindi gioie, dolori e malattie. E Frida inserisce spesso richiami al legame tra uomo e animale negli autoritratti e per esprimere la sua sofferenza.”

I quattro temi:

DONNA. Frida un’artista e una donna che ha voglia affermarsi in un paese post rivoluzionario e in un’epoca difficile. Nei suoi dipinti e autoritratti cerca soprattutto di rivendicare un ruolo di uguaglianza per la donna e fa del proprio corpo un manifesto a servizio del suo ideale sociale e politico.

TERRA. Frida non ha mai reciso il legame con il suo paese di origine, neanche per affermarsi come artista, tanto meno per inseguire la fama. Rifiuta, infatti, l’invito ad esporre all’estero. Nelle opere, nelle fotografie e nei disegni Frida ci racconta i costumi e le tradizioni del suo paese. Nei ritratti il suo mondo diviso, come ad una frontiera, tra il Messico rappresentato dai colori e da una natura florida e l’America industriale e grigia. Rappresenta animali e frutti, ma anche la Madre Terra come mito, archetipo e fonte di nutrimento per tutti gli esseri viventi.

POLITICA. Frida, attraverso la sua arte, ha riflettuto su temi politici sia locali che internazionali e lo stato di mobilitazione civile del Messico post rivoluzionario amplifica la ripercussione del suo lavoro. Le sue immagini sono spesso simboliche e il corpo di Frida rappresentato nei dipinti è esso stesso un manifesto di protesta. Un corpo conteso tra giustizia ed ingiustizia, bene e male, forza e fragilità, libertà individuale e controllo sociale.

DOLORE. E’ in assoluto il tema più dibattuto quando si parla di questa artista. Le sue opere, anche molto crude, raccontano senza filtri e senza censure i fatti della sua vita. Questa mostra, grazie anche a documenti inediti, vuole raccontarci il coraggio e la rabbia sorda contro il proprio destino. Un dolore non subito ma affrontato.

Un’ultima sezione, da gustare con calma, espone le fotografie scattate da Frida stessa, fotografa amatoriale ma con un occhio particolare.

Frida Kahlo. Oltre il mito
a cura di Diego Sileo

Il sogno degli antenati
a cura di Davide Domenici e Carolina Orsini

MUDEC – Museo delle Culture – via Tortona 56, 20144 Milano
1 febbraio – 3 giugno 2018

Orari
lunedì 14.30 – 19.30
martedì – mercoledì 9.30 – 19.30
giovedì – venerdì – sabato 9.30 – 22.30
domenica 9.30 – 20.30

About Diana Cicognini

Diana Cicognini
Diana. Dea cacciatrice! Il mio territorio è Milano, la mia preda l'Arte ... che racconto, scrivo, disegno (dipingo) e metto in mostra.

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