venerdì , 17 agosto 2018
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Dieci anni di capolavori alla Accorsi Ometto

Da Piffetti a Ladatte è il titolo della nuova mostra presso la Fondazione Accorsi Ometto curata da Giulio Ometto, Presidente della Fondazione e da Luca Mana, conservatore del Museo, visitabile sino al 3 giugno 2018.

Manifattura di Rue Fontaine, Allegoria dell’autunno, dopo il 1800

Dopo una serie di mostre a tema con interessanti incursioni nella pittura italiana a cavallo tra l ‘800 e il ‘900 e la recente mostra sul Maestro Giacomo Grosso, la Fondazione propone ai visitatori un riallestimento delle proprie collezioni che consenta un lettura attenta e un approfondimento su alcuni degli  esemplari che sono entrati a farne parte negli ultimi dieci anni grazie ad una costante campagna di acquisizione sul mercato antiquario: in mostra un centinaio di opere tra le 250 entrate nel patrimonio del museo dal 2008.

Pietro Piffetti, Tavolo da centro (Buffetto), legno avorio e tartaruga

Dalle parole dello stesso curatore, Luca Mana, troppo spesso un museo di arti decorative è visto come un luogo statico, mentre la Fondazione ha proprio come obbiettivo quello di far percepire il museo come un’istituzione, o meglio dire, una collezione, in continuo divenire: tra i suoi compiti, oltre a salvaguardare l’arte del XVIII e XIX secolo, ha quello di ampliare le proprie raccolte, mantenendo inalterato il gusto e lo spirito collezionistico del fondatore, Pietro Accorsi. Un’oculata amministrazione dei beni della Fondazione ha permesso inoltre di mantenere un’assoluta autonomia finanziaria e un’altrettanto vivida coerenza di intenti: in questi ultimi dieci anni, infatti, non solo è stato possibile l’acquisto di importanti oggetti di arte decorativa, ma è stato perseguito il recupero di capolavori finiti all’estero e riportati a Torino, come il cofano-forte intarsiato in palissandro, pruno e avorio colorato e risalente al 1750-1770 di Pietro Piffetti: quest’ultimo, appartenuto a Maria Beatrice di Savoia, era finito in asta da Sotheby’s a New York nel 2013. Altro esempio notevole, Il Trionfo della Virtù di  Francesco Ladatte, incredibile terracotta di straordinaria qualità, che è stata contesa da Giulio Ometto ad un’asta di Sotheby’s, spuntandola addirittura sul Louvre che ne conserva un’altra versione, acquistata da un parigino in una trattoria di Superga per una cifra irrisoria.

Francesco Ladatte, Il Trionfo della Virtù, 1744, terracotta

 

Anche il candeliere in bronzo dorato, su modello di Juste-Aurèle Meissonier, rischiava di restare all’estero, mentre adesso, dopo il suo acquisto a Parigi nel 2016, è tornato nuovamente a Torino.  Bellissimo e inusuale il buffetto da centro stanza, sempre del Piffetti, dalle linee sinuose ed estroflesse e un raffinato intarsio che cita i coralli: esposto nella mostra sul Barocco Piemontese nel 1937, sino ad oggi era rimasto in una collezione privata ea distanza di 80 anni viene mostrato nuovamente al pubblico, occasione per riscoprire che il nome buffetto da cui il Buffet ma l’idea stessa di cena in piedi in cui ci si serve da soli proviene da Pierre Buffet, cuoco di Francesco I, re di Francia, che per agevolare gli spostamenti del sovrano aveva ideato una specie di grande cassa adatta a trasportare il vasellame e le vivande: scoperchiata, diventava una vera e agile credenza pronta all’uso, con tutto ciò che serviva al pasto del re. Tra i dipinti, notevoli i due ritratti di Giovanni Panealbo, raffiguranti Vittorio Amedeo III di Savoia e la figlia Maria Teresa, e quello della principessina Maria Luisa Gabriella di Savoia di Louis Michel Van Loo, proveniente dalla collezione di Amedeo di Aosta, che testimoniano la produzione artistica nel Regno sabaudo e l’esistenza di un raffinato collezionismo legato alla corte.

L.M.Van Loo, Ritratto di Maria Luisa Gabriella di Savoia, 1733, olio su tela

Ogni singolo pezzo è stato selezionato perseguendo una personalissima passione per il bello e per gli oggetti preziosi: altri esempi di rara fattura gli oggetti montati in modo tale che alle porcellane della manifattura di Vincennes si alternino a quelle della dinastia Qing o a quelle della manifattura di Meissen, e l’incantevole Venditrice di Amorini in biscuit di Meissen del 1790-1800, regalato da Galeazzo Ciano ad un diplomatico che lo aveva aiutato alla stesura del patto di ferro con la Germania nel 1938.

Maniffatura francese, scena pastorale 1747-1749 Porcellana di Meissen

Per Informazioni

Fondazione Accorsi Ometto

Via Po 55, Torino

About Paola Stroppiana

Paola Stroppiana
Paola Stroppiana (Torino, 1974) è storica dell’arte, curatrice d’arte indipendente e organizzatrice di eventi. Si è laureata con lode in Storia dell’Arte Medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, città dove ha gestito per più di dieci anni una galleria d'arte contemporanea. Collabora con diverse testate per cui scrive di arte e cultura. Si interessa a nuovi percorsi d’indagine come il gioiello d’artista e le ultime tendenze del collezionismo contemporaneo, argomenti sui quali ha tenuto conferenze presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Il Museo Civico di Arte Antica e la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Politecnico di Milano.

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