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Doppio Sogno

Doppio Sogno
da Warhol a Hirst
da de Chirico a Boetti

Pittura e scultura al Polo Reale di Torino
Palazzo Chiablese
Da 31/01 al 30/04/2014
Curatori della mostra:
Luca Beatrice e Arnaldo Colasanti

Servizio a cura di: Claudio Carioggia e Vanessa Carioggia
Testo critico: Elisabetta Delmastro
Interviste di: Vanessa Carioggia
Voce: Giorgio Masino
Riprese: Luca Serani
Montaggio: Giorgio Masino e Luca Serani

Doppio Sogno è un’esposizione di opere pittoriche e scultoree contornate da poesie nel nuovo e affascinante spazio espositivo di Palazzo Chiablese a Torino. Curata da Luca Beatrice e da Arnaldo Colasanti, la mostra espone opere del Novecento sino ad arrivare ai giorni nostri.
Apparentemente senza un fil rouge che si dipani lungo il percorso espositivo, Doppio Sogno svela tutto e il contrario di tutto, mostra l’immagine antitetica di ogni astrazione in un gioco dialogico imperniato su affinità e antinomie.
Innanzitutto verrebbe da chiedersi: perché Doppio Sogno? Probabilmente perché così come ogni opera d’arte riconduce la mente ad una nozione, ad un’idea, ad un senso di onirico, allo stesso modo anche un’opera che di primo impatto può sembrare contrapposta alla prima, in realtà conduce l’Io più profondo a sensazioni fantastiche, sopite.
Il titolo della mostra Doppio Sogno riporta alla luce un ancora attualissimo racconto di Arthur Schnitzler (1862-1931), Traumnovelle (1926), ripreso anche dal grande regista Stanley Kubrick in Eyes Wide Shut (1999). Fra le pagine dello scrittore tedesco, una coppia borghese della Vienna di fine Ottocento, si ritrova a confessare di aver provato attrazione verso altre persone, segreti che andranno a minare l’apparente idillio di facciata della coppia. E allora meglio rifugiarsi nelle proprie fantasie, nei propri pensieri, confrontando il desiderio fantasticato di Albertine, la moglie, e la reale frustrazione di desideri inespressi di Fridolin, il marito. Doppio Sogno vuole quindi mettere in relazione opere e concetti opposti ma che solo ad un primo sguardo possono sembrare discordanti.
Doppio Sogno è un evento espositivo che spazia all’interno e all’esterno di Palazzo Chiablese.
Negli spazi aperti intorno all’edificio possiamo ammirare molte sculture dei maggiori artisti contemporanei. Volendo citare alcune delle opere esposte in Doppio Sogno, troviamo Marino Marini (1901-1980), il quale, influenzato dall’amicizia con Henry Moore, sviluppa un linguaggio artistico che lo condurrà a forme primitive e volumi stilizzati, come possiamo osservare in Grande cavallo e cavaliere (1956/57). Divenuto famoso per le sue opere contro un consumismo sempre più dilagante, in cui faceva convivere magistralmente pittura e scultura, Flon Flon (1990) di Arman (1928-2006) è un armonioso accorpamento di strumenti a fiato. Tra gli artisti italiani, abbiamo la fortuna di ammirare un’opera di Giacomo Manzù (1908-1991): noto per la serie dei Cardinali, lo ritroviamo a Torino con Ulisse (1983/90), un bronzo tra le ultime opere prodotte dall’artista.
Due opere di Augusto Perez (1929-2000) campeggiano in Piazzetta Reale: Crocifissione Apollo del belvedere (1974) e Crepuscolo (1986). Inizialmente imperniato su un realismo narrativo, Perez giunse ad una plasticità sempre più ricca dai forti richiami classici. Artista tutt’ora in vita, Giuliano Vangi, classe 1931, anche in Ragazza con le trecce (1995), conferma la sua predilezione per l’utilizzo e l’accostamento di materiali eterogenei, per elaborare opere che pongano al centro figure umane dall’impianto solido e dal gusto espressionista. Tra gli artisti stranieri troviamo lo scultore polacco Igor Mitoraj (1944-) e il suo gigantesco Teseo screpolato (2011), opera emblematica della sua arte perché si rifà al classicismo portandosi appresso i segni del tempo.
Mai più attuali potrebbero essere le mani raccolte in un gesto d’amore di Light Signs (2000), di Patrizia Maimouna Guerresi (1951-). Velasco Vitali, classe 1960, è fra gli artisti più giovani presenti a Doppio Sogno. I cani di Branco (2005/13) sono sculture create con i tipici materiali dell’abusivismo edilizio, che inducono a soffermarsi e a riflettere. Le donne eleganti e dinamiche di Giuseppe Bergomi (1953-), Cronografia di un corpo (2012), sono fra le più belle sculture presenti alla rassegna di Palazzo Chiablese.
Proseguendo con la visita all’interno, Doppio Sogno si snoda in una carrellata di opere non esclusivamente pittoriche nel senso tradizionale del termine, poste vicine le une alle altre seguendo il pensiero di Arnaldo Colasanti. Uno dei pregi di questa mostra è l’aver creato un forte connubio, un dialogo, fra arte e letteratura. Il percorso espositivo si snoda all’interno delle sale di Palazzo Chiablese seguendo diverse tematiche: teatro, paesaggio, viaggio, panico, nudo, ritorni, doppi ritratti, memoria.
Nella prima sala, dedicata al Teatro, Circus Lady on Horse (2008) di Fernando Botero ed Eroe senza testa (1981) di Enzo Cucchi hanno colori vivi e toni umoristici per comunicare che la vita è un grande spettacolo teatrale. Nella pièce teatrale di ognuno si avvicendano momenti felici, chiari e luminosi, come ricordano le pietre brillanti dell’unicorno di Nicola Bolla, Orpheus’s Dream (2009), e momenti in cui l’unione e la collaborazione possono essere d’aiuto per superare le difficoltà della vita, come mostra la tela di Stefano Di Stasio, Dialogo sotterraneo (1991). L’opera pittorico-scultorea di Claudio Parmiggiani, Senza Titolo (1998), evidenzia che quello che più conta nella vita è la libertà, nonostante tutto quello che possa accadere intorno.
Nella sala dedicata al Paesaggio la serigrafia su cartone di Andy Warhol Vesuvio (1985) e Miraggio (1984) di Mario Schifano, si interrogano su dove vada a finire il mondo quando muore.
I delicati colori degli interni di Antonio Nunziante riproducono immagini che resisteranno al trascorrere del tempo. Le luci calde e vibranti delle architetture di Tino Stefanoni e Salvo, sono in contrapposizione all’opera di Giorgio Ortona, tela dalle linee crude e ben definite.
Le poesie di Dal Bianco e De Angelis accompagnano lo spettatore nella sala dedicata al Viaggio. La meta non ha importanza, che sia Verso Itaca (2013) con Giorgio Ramella, su una barca a vela con Velasco Vitali, sulla Mercedes-Benz di Eric White o sul grande Treno (2007) dai colori bruni di Luca Pignatelli non ha importanza, l’importante è partire.
Panico. La sala dedicata a questo sentimento espone tre opere molto diverse fra loro ma indubbiamente calzanti per il tema affrontato. Si passa da un claustrofobico Urbi et orbi (2011) di Daniele Galliano alla vetrinetta in plexiglass con materiale medico-chirurgico di Damien Hirst No Love Lost (2008), per concludere con Tutto (1987/88), arazzo di Alighiero Boetti che rappresenta un mondo caotico e colorato.
Da sempre il Nudo è stato un genere tra i più gettonati nella storia dell’arte. La schiena lunare e bluastra di Felice Casorati, il moderno guerriero delle Sabine di Luigi Ontani, la vanità del Narciso (1985) di Luigi Stoisa, l’imponente Nicole (2008) di Bernardo Siciliano e il bluatsro Nudo Notturno (2005) di Alessandro Papetti, sono contornati dai versi di Patrizia Valduga.
Doppi Ritratti. Perché ogni ritratto porta dentro di sé un autoritratto. In questa sala possono essere ammirate bellissime opere: l’autoritratto di Giorgio De Chirico, ripreso nella locandina di Doppio Sogno, le due teste sotto la costellazione di Orione di Omar Galliani e il dittico di Valerio Berruti, sono solo alcune delle importanti opere presenti in questa sala.
Il percorso espositivo di Doppio Sogno si conclude con il tema della Memoria e porta con sé le quattro tavole di Giuseppe Salvatori, il dittico della memoria svanita di Nicola Samorì Spronk (2010), il grande Davide con la testa di Golia di Enzo Fiore, bellissima opera realizzata su un letto di resina, foglie, radici e insetti. Altre opere di Doppio Sogno sono libera interpretazione della memoria, come quelle di Fortuna, Luini, Salle e Chiesi.
Come sostiene Arnaldo Colasanti, la memoria è l’unica cosa che nessuno potrà mai cancellare, «l’unica eredità possibile».

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