martedì , 20 novembre 2018
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“? War is over”: la mostra su arte e guerra a Ravenna

Al Museo d’arte della città di Ravenna, fino al 13 gennaio 2019, la mostra “? War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità”

«Ma la guerra è finita! – Guerra è sempre»
Primo Levi

Se talvolta si è argomentato che non può esserci pace senza guerra, che la guerra è quasi una condizione naturale, destinata a tornare sempre, ciclicamente, la mostra “? War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità”, allestita presso il Museo d’Arte della città di Ravenna e aperta al pubblico fino al 13 gennaio 2019, sembra porre la questione in una prospettiva diversa.

Il contrario della guerra non sarebbe infatti la pace, ma il dialogo, il conflitto dominato, la dialettica. E in questa prospettiva un ruolo di primo piano lo riveste l’arte, e il modo con cui gli artisti si sono avvicinati a un tema di tale portata.

Emilio Isgrò, Weltanschauung

Proprio al modo con cui l’arte in tutte le sue forme – dal quadro alla fotografia, dal wall drawing alla performance – si è fatta strumento di denuncia e racconto, capace di addentrarsi negli scenari di guerra, di interpretarne l’energia vitale come di denunciarne gli orrori, o di connotarsi come puro atto di liberazione è dedicata la mostra a cura di Angela Tecce e Maurizio Tarantino.

Si tratta di un percorso espositivo non pacificatore né consolatorio, organizzato intorno a tre aree tematiche senza però seguire un criterio cronologico nella selezione delle opere. Ognuna di queste è stata scelta per il suo essere contemporanea, capace di far risuonare le sue motivazioni più profonde e poetiche attraverso il confronto con le altre, portatrici di una sensibilità diversa se non opposta.

Paolo Grassino, Lode a TT

Tre le tematiche di “? War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità”: Vecchi e nuovi miti, sulle ideologie che ieri come oggi sono state spesso alla base di conflitti, o sulle mitologie che ne sono derivate; Teatri di guerra. Frontiere e confini, una rilettura data dagli artisti delle immagini di guerra che si susseguono sotto i nostri occhi, dove i confini dividono ciò che è “dentro” da ciò che è “fuori”; ed Esercizi di libertà, rivolto a ciò che l’arte può dirci sul nostro futuro, uno spazio di creatività.

Le scelte del curatore Angela Tecce e il punto di vista filosofico e letterario di Maurizio Tarantino si completano con l’intervento di Studio Azzurro: quattro installazioni che creano un continuum, un legame immateriale ma solido tra i diversi piani e livelli su cui si distribuisce la mostra e integra le opere con le sue suggestioni audiovisive e interattive.

Si inizia dalla scala, in cui suoni e immagini accompagnano la salita del visitatore e le sue domande. Poi c’è la sala d’ingresso, dove, attraverso una feritoia, ci si cala nei miti e nelle tragiche realtà della prima guerra mondiale. E il corridoio del primo piano, dove i calchi di cavalli e cavalieri del Partenone si rianimano al passaggio del visitatore rileggendo la visione dantesca della guerra. E infine la rilettura del monumento simbolo delle collezioni del MAR, la lastra funeraria di Guidarello Guidarelli, recentemente restaurata che, attraverso l’interazione del pubblico, rigenera e attualizza la sua storia.

Hermann Nitsch, Schüttbild mit malhemd

Il fulcro della mostra è costituito da un nucleo di artisti “storici” che hanno declinato le tematiche della guerra in modi diversi, dalla propaganda bellico-futurista di Marinetti a De Chirico che con “I gladiatori” (1922) rilegge la violenza della guerra mondiale con il filtro di una classicità depurata ed eterna. Picasso con l’opera in mostra, “Jeux des pages” (1951), torna a una riflessione sui disastri della guerra iniziata nel 1937 con “Guernica”, mentre i nostri due più grandi artisti del secondo Novecento, Lucio Fontana e Alberto Burri, esprimono con sensibilità diversissime la lacerazione che i danni del secondo conflitto hanno provocato prima di tutto nelle coscienze.

Un nucleo di grande suggestione della mostra è costituito anche dal “corpo a corpo”, attraverso i secoli, di immagini guerresche: il vaso con scene di battaglia tra greci e troiani e il frammento marmoreo con un legionario romano, “Il Portabandiera” di Rubens e l’addio di Ettore e Andromaca di De Chirico, fino al guerriero postmoderno per eccellenza, il maestro Joda di Guerre Stellari.

Andres Serrano, Fool’s mask

I tre grandi temi che hanno ispirato la scelta degli artisti si intersecano ad ogni piano per rendere più fitta la trama della mostra: ai teatri di guerra fanno riferimento, tra gli altri, Christo, William Kentridge (che si ricollega a De Chirico), Jake & Dinos Chapman, col loro minuzioso catalogo degli orrori, Gilbert&George, reporter dei conflitti urbani, Alfredo Jaar e Robert Capa.

I vecchi e nuovi miti aleggiano nell’opera di Robert Rauschenberg, nel denso e magmatico mare di Anselm Kiefer, nella denuncia di Fabre (nascosta sotto una coltre cangiante), nel dramma silente del lavoro di Jannis Kounellis in Andy Warhol e Hermann Nitsch, mentre sono esercizi di libertà le opere di Mimmo Paladino, Marina Abramović, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò.

Christo, Running fence (Project for Sonoma County and Marin County, State of California)

? War is over. ARTE E CONFLITTI tra mito e contemporaneità

6 ottobre 2018 – 13 gennaio 2019
Da martedì a domenica: 9.00 – 18.00
Chiuso il lunedì

Museo d’Arte della città di Ravenna
via di Roma 13 | Ravenna

About Roberta Turillazzi

Roberta Turillazzi
Giornalista per passione e professione dal 2015. Mamma e moglie giramondo, che attualmente vive a Londra. Lettrice a tempo pieno. Amo l'arte, il cinema, i libri e il calcio.

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