venerdì , 17 agosto 2018
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The Florence Experiment - Carsten Höller

“The Florence Experiment”: gli scivoli di Höller per studiare la natura

Fino al 26 agosto, Palazzo Strozzi ospita “The Florence Experiment”, dove il coinvolgimento dei visitatori diventa ricerca scientifica

Contest sui social, esperienze multimediali e attività ludiche. I musei mettono sempre più al centro l’esperienza del visitatore, dettati non soltanto da logiche di marketing e promozione, ma anche da finalità scientifiche. E’ questo il caso di Palazzo Strozzi a Firenze, che con The Florence Experiment sta realizzando un vero e proprio esperimento scientifico coinvolgendo i visitatori del museo.

Il progetto, che durerà fino al 26 agosto, è stato realizzato dall’artista Carsten Höller, dal neurobiologo vegetale Stefano Mancuso e curato dal direttore di Palazzo Strozzi Arturo Galansino. L’intento è quello di studiare l’interazione tra le piante e gli umani: due esseri completamente opposti che riescono, però, a influenzarsi. Il progetto è diviso in due sezioni: la prima, quella più evidente, riguarda i due scivoli installati nel cortile di Palazzo Strozzi. Non una novità per Höller, che ha già portato i suoi scivoli alla Tate Modern di Londra, all’Aventura Mall di Miami e nell’ufficio di Miuccia Prada. La seconda parte, invece, riguarda uno spazio laboratoriale all’interno della Strozzina, dove sono state allestite due sale cinematografiche.

The Florence Experiment – Carsten Höller (foto di Martino Margheri)

L’esperimento riguarda, quindi, esperienze diverse ma connesse. Dal loggiato del secondo piano di Palazzo Strozzi inizia la discesa di venti metri che porta, attraverso lo scivolo, fino al cortile. Una discesa consentita in maniera casuale a 500 visitatori alla settimana, che avranno modo di fare un’esperienza unica in compagnia di una piantina di fagiolo, da consegnare poi al team di scienziati della Strozzina. Su di esse verranno studiati i parametri fotosintetici e le molecole emesse sia in reazione alla discesa sia alla vicinanza a una persona sottoposta alla stessa esperienza.

Le due sale cinematografiche allestite all’interno della Strozzina, invece, costituiscono la seconda parte dell’esperimento, che mira a dare un volto nuovo alla facciata di Palazzo Strozzi sfruttando le emozioni dei visitatori. Per questo, in una prima sala vengono proiettate scene di film horror, nella seconda di pellicole comiche: la paura e il divertimento suscitati nei visitatori producono diversi composti chimici volatili che, tramite due condotti di aspirazione, vengono trasportati sulla facciata di Palazzo Strozzi. Qui influenzeranno la crescita delle piante di glicine, poste su strutture tubolari a forma di Y che si intrecciano sulla facciata rinascimentale. Un giardino verticale prodotto dalle emozioni, che si fondono con la scienza per evidenziare il rapporto non soltanto tra l’uomo e la Natura, ma anche tra questa e l’arte. Un connubio che, in realtà, va avanti da secoli, basti pensare a quello che facevano Leonardo e Michelangelo, che sezionavano i cadaveri per studiare da vicino l’anatomia dell’uomo in modo da rappresentarla al meglio nella pittura.

Come diventerà la facciata di Palazzo Strozzi dopo l’esperimento (Plant Decision.
Making Based on Human Smell of Fear
and Joy, 2018 rendering di Michele Giuseppe Onali)

Per la prima volta, però, viene messa in mostra la neurobiologia vegetale – grazie alla prestigiosa collaborazione scientifica di Stefano Mancuso -, permettendo di parlare dell’unione tra l’uomo e la Natura, una Natura fatta di esseri complessi, in grado di comunicare ed essere influenzati da chi li circonda. E dopo la tela di ragno dei Numen/For Use, la scala gonfiabile di Paola Pivi e l’ala metallica di Ai Weiwei, il cortile di Palazzo Strozzi si trasforma di nuovo, con l’installazione di Höller che ha bisogno dei visitatori per riuscire a completare l’esperimento.

About Azzurra Giorgi

Azzurra Giorgi
Giornalista, appassionata di arte e storia. Ho vagato in giro per un po', partendo dalla campagna toscana fino a New York, Roma, Londra, Torino, Milano e Firenze. Ho lavorato principalmente in riviste di cultura, con alcune parentesi al Corriere dello Sport, a Rivista Studio, in Rai e al Salone del Libro.

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