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Ezio Gribaudo e lo Studio d’Artista

Incontro con Ezio Gribaudo _seconda parte_

servizio a cura di Ivan Fassio e Emma Ramacciotti

Ezio Gribaudo è riuscito a intrappolare l’immagine di ogni cosa, nell’ inconcepibile distanza propria di ogni reperto archeologico. Le lettere dell’alfabeto, i cieli sereni, le statue, gli animali e gli alberi sono riemersi sulla tela come da uno scavo futuro.

Ritornato alla preistoria, Ezio Gribaudo ha immortalato la fisionomia dei dinosauri, prendendosi gioco del tempo. Su ogni supporto, dai sacchi di iuta ai flani tipografici, dalla carta buvard al polistirolo, ha impresso i suoi segni, ha inciso l’effigie muta del linguaggio.

Nel suo studio, abbiamo visto gabbie e mappamondi, strumenti che saldano geografia e immaginario collettivo, presenza e assenza, immaginazione e iconoclastia.

Cesare Zavattini scriveva di un oro ecumenico, che le opere di Ezio Gribaudo disperdevano verso lo spettatore, una sorta di emanazione mistica. Giovanni Arpino lo descriveva come un maestro di stregoneria bianca. Nico Orengo sosteneva che sapesse recuperare memorie per reinventare il mondo, per trasformare lo scarto in nuova vibrazione.

La letteratura ha sempre frequentato le immagini che ha creato, figure che vivono nel limbo in cui idea e forma si incontrano. Il contenuto dei suoi lavori, da una base concettuale, riesce sempre a ricollegarsi ad una realizzazione pratica, a trovare uno stile che lo giustifichi: in questo senso, ha fatto suo l’insegnamento di Benedetto Croce. I manifesti di ogni corrente attingono da questa stessa fonte di ispirazione.

Adriano Spatola, che della poesia concreta concepì il manifesto, trovava la sua pratica estetica vicina alla propria visione, simile ad una riflessione sul peso, cristallizzata nella realtà. Jean Dubuffet, l’autore del manifesto dell’art brut, coglieva un’alta tensione intellettuale nei logogrifi. Ha frequentato la regione immaginaria in cui i progetti dell’arte prendono forma. Per questo, il poeta Raffaele Carrieri, indugiando sull’originalità del tratto, sosteneva che si trattasse di una sorta di genesi, assimilabile alla “silente, prismatica formazione degli arcipelaghi”.

 

Ivan Fassio

Spazio Parentesi

Via Belfiore, 19

Torino

About Emma Ramacciotti

Emma Ramacciotti
Emma Ramacciotti nata a Grosseto classe 1990. Laureata in “Nuove Tecnologie dell’Arte” presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, ha seguito stage presso “ Piemonte Movie gLocal Film Festival”, “Interplay Danza” e “CaseMatte” per la realizzazione di brevi cortometraggi; ha collaborato con il collettivo CAM per il progetto ABITARE IL MINERALE; per la tesi di laurea realizza un documentario sulla CORONA VERDE, un progetto della Regione Piemonte per la riqualificazione del territorio urbano. Attualmente lavora come fotografa e videomaker freelance.

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