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sabato , 26 maggio 2018
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Aaron Gonzalez, UNIO
Aaron Gonzalez, UNIO

Aaron Gonzalez. Intervista per UNIO

Aaron Gonzalez ha esposto a Torino fino al 3 maggio presso Spazio Parentesi.

In mostra, fotografie, pittura, video-art, scultura e installazioni per un percorso e un allestimento concettuale dedicato al legame sentimentale e amoroso.

Aaron Gonzalez, Coniunctio Animi
Aaron Gonzalez, Coniunctio Animi

La metafisica di Aaron Gonzalez supera la forma d’arte tradizionale e si esplicita nella totalità del concetto d’espressione. Le visioni diventano tattili e la materia si plasma per essere percepita ad occhi chiusi. Gonzalez accompagna le sue creazioni con frammenti di pensiero, poetica di ricordi e sensazioni, appendici soggettive che si tramutano in parole ed è con efficacia che abbracciano l’intrecciarsi delle sue creazioni.Si snodano così in un dondolio di dentro e di fuori, di intro e di retrospezione, le sensazioni.

“Il menestrello dell’anima”, così si definisce Aaron Gonzalez.  Italo spagnolo, da Alghero, l’artista trentatreenne è alla sua prima mostra a Torino. “Probabilmente la migliore che io abbia ospitato finora” commenta il curatore di Spazio Parentesi, Ivan Fassio.

Aaron decide di vivere quotidianamente di persona l’esposizione, in quanto effettivamente parte integrante dell’Opera, accogliendo personalmente i visitatori. “E’ un fatto di arte terapia, capire che cosa le persone trovino e riescano a capire dalla mia arte di se stessi. Mi piace lasciarmi ispirare dall’arte altrui per poi miscelarla con quello che sono io: esprimere me stesso con quello che sono gli altri.”: è con questa premessa che l’artista comincia l’intervista.

M.C. Le opere stimolano e appagano ogni senso: dalle fotografie alle sculture, sono tutte integrate con frammenti di pensieri, alcuni che arrivano da lontano e altri più recenti; ognuno di essi sembra aver trovato la sua collocazione in maniera perfetta, come se fossero sempre stati un pezzo di un puzzle, nati per accompagnare l’opera vicino alla quale sono appesi.

A.G. I testi non sempre sono stati concepiti nel momento di creazione dell’opera, anzi, sono ritagli di esperienze di vita, frammenti che a distanza di anni ho ritrovato, riscoperto, e ai quali ho dato un nuovo significato, così da poterli rielaborare in forma artistica.

Aaron Gonzalez, L'Innocente Sacrificio
Aaron Gonzalez, L’Innocente Sacrificio

M.C. Nelle tue opere l’impronta autobiografica è molto presente, quasi estremizzata, come ad esempio in “Dorian”. 

A.G. “Dorian” nasce ispirandosi chiaramente al romanzo di Oscar Wilde: è una trasposizione di me stesso, lui si prende le mie pallottole. Con questa opera io esprimo il fatto che senza ferite l’anima non si evolve. Scelgo modelli eterni per variare e non essere troppo egocentrico (ride): quello che porta il mio volto sono io, è la mia anima.

Aaron Gonzalez, Dorian
Aaron Gonzalez, Dorian

M.C. Dai testi traspare un riflusso costante della marea di un ieri che ha condizionato e che tutt’ora condiziona l’oggi.

A.G. Questa mostra è un riassunto, è presente una progressione ma non è lineare: le mie opere non hanno data, non hanno tempo, ritornano sempre e sempre con significati diversi. Accade poi che invece una mia opera esprima immediatamente in modo completo un concetto, e allora ne diventa essenza pura, e così com’è, la porto con me senza più riarrangiarla. Molto spesso mi ritrovo a metabolizzare cose antiche di mesi o anni, e resto folgorato per quanto siano ancora parte della mia anima.

M.C. I testi accompagnano dolcemente, quasi rapiscono lo sguardo prima che esso si posi sull’opera. Sono un’introduzione al viaggio all’interno delle tue creazioni. Necessari, integranti o d’approfondimento?

A.G. Con i testi do una chiave di lettura, la mia. Senza di essi probabilmente darei una lettura più personale dell’anima di chi le osserva, e questo mi renderebbe comunque felice, ma per me è importante che tutti percepiscano ciò che ho da dire. Per questo sono visioni concrete, perché la mia arte deve essere come un paesaggio: ognuno può vederci malinconia o felicità, ma è sempre lo stesso paesaggio, che comunica con persone diverse.

Aaron Gonzalez, Nucleus Septi
Aaron Gonzalez, Nucleus Septi

M.C. L’opera “UNIO” si relaziona silenziosamente ma a gran voce, al frammento di carta che recita “Tutto questo non esiste senza di te”. Sono separati da altre opere e da uno sciame delicato di piume di corvo, parte integrante e fondamentale dell’allestimento, eppure si chiamano.

A.G. “Tutto questo non esiste senza di te” perché la mostra sarebbe incompleta senza la luce dalla quale è nata. “Unio” è quel legame talmente profondo da non essere scindibile. Rappresenta due specchi, posti uno di fronte all’altro, che si riflettono all’infinito. È questo che ho cercato di esprimere qui dentro, in questa esposizione. Le piume nere sono necessarie, i corvi mi perseguitano: d’altronde il mio primo accesso alla lettura è avvenuto con Edgar Allan Poe. Il legame svela, nelle sue falle e imperfezioni, la distanza tra la percezione del tempo e l’eternità,  come scrivo, parafrasando proprio Poe in un mio stralcio integrativo: “mai più / o forse per sempre”.

Aaron Gonzalez, UNIO
Aaron Gonzalez, UNIO

About Mina Calissano

Mina Calissano
Mina (Torino, 1993) è architetto, graphic designer e digital painter. Attualmente è art director di un'associazione culturale, editor di uno spazio indipendente e recentemente si è occupata della curatela e degli allestimenti di una personale alla Sacra di San Michele.

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